I maniaci di Dnipropetrovsk sono una coppia di assassini seriali ucraini che nell'estate del 2007, in meno di un mese, hanno commesso 21 omicidi nella città di Dnipropetrovsk e nelle zone limitrofe. Sono Igor Suprunjuk (Dnipro, 20 aprile 1988) e Viktor Sajenko (Dnipro, 1 marzo 1988). Un loro complice, Alexander Hanzha, fu arrestato per rapina. Ai loro delitti si sarebbero ispirati altri due copycat, Artyom Anoufriev e Nikita Lytkin.

Storia Omicidi Prima che gli omicidi partissero, Igor Suprunjuk all'età di 17 anni (2005) aveva picchiato un ragazzo e gli aveva rubato la bicicletta, che vendette a Viktor Sajenko: entrambi furono arrestati, ma non andarono in carcere per via della loro giovane età. Sempre qualche mese prima dei delitti, Igor aveva preso la patente per la sua Daewoo Lanos verde, che gli era stata regalata per compleanno dai genitori. La usava come taxi abusivo per caricare passeggeri e rapinarli con l'aiuto dei suoi due complici. Il 1º marzo 2007 Alexander Hanzha commise due rapine a mano armata a Dniprodzeržyns'k, ma si rifiutò di prendere parte ad altri rapine. I primi due omicidi avvennero il 25 giugno 2007. La prima vittima fu una trentatreenne di nome Ekaterina Ilchenko, che stava tornando a casa dopo avere bevuto un tè da un suo amico. Igor e Viktor erano in giro con la scusa di fare una passeggiata: quando la vide, Igor la uccise con una martellata sul cranio. Il suo corpo fu trovato dalla madre alle 5 del mattino.

Un'ora dopo uccisero Roman Tatarevich, che stava dormendo su una panchina vicina alla prima scena del delitto. Il cadavere era irriconoscibile in quanto il cranio era stato ripetutamente colpito, sino alla totale sfigurazione, con un oggetto contundente. Il 1º luglio Evgeniya Grischenko e Nikolai Serchuk vennero trovati uccisi nella vicina città di Novomoskovs'k. La notte del 6 luglio fu ucciso con un oggetto contundente Egor Nechvoloda, un soldato che si era appena congedato dall'esercito; stava tornando da un night club. La madre, allertata dagli abitanti di un condominio della via Bohdan Khmelnytsky, trovò il corpo il mattino seguente.

Quella stessa notte morì anche Elena Shram, una guardiana notturna ventottenne che al momento portava con sé una borsa piena di vestiti: secondo la confessione di Viktor, Igor la uccise con diverse martellate e poi pulì il martello con uno dei vestiti contenuti nella borsa. Più tardi uccisero Valentina Hanzha, una madre di tre figli sposata con un disabile (non aveva nessuna relazione parentale con Alexander Hanzha). Il 7 luglio furono aggrediti due quattordicenni di un villaggio vicino, Pidhorodne, mentre andavano a pescare. Andrei Sidyuck morì, mentre Vadim Lyakhov riuscì a fuggire ma fu arrestato dalla polizia in quanto erroneamente sospettato dell'omicidio di Andrei.

Il pomeriggio del 12 luglio sparì un quarantottenne di nome Serhyj Jacenko, che lottava da tempo contro un cancro alla gola: al momento della sparizione stava guidando il suo Dnepr. La moglie Lyudmila, preoccupata della sua scomparsa, stampò delle foto del marito e le attaccò nel villaggio di Taroms'ke. La svolta si ebbe quando un paesano riconobbe di avere visto il suo Dnepr in una zona boschiva vicina ad una discarica. Il corpo fu trovato insieme al Dnepr 4 giorni dopo (16 luglio) con dei segni di una colluttazione molto violenta e mutilazioni. Lasciò una madre disabile, la moglie e due figli. Il 14 luglio fu uccisa una quarantacinquenne di nome Natalia Mamarchuk a Diïvka: stava viaggiando con uno scooter in una zona boschiva, quando fu stordita dai due killer. Fu quindi uccisa con un'arma contundente, i due poi scapparono con il suo scooter.

Seguirono altri 11 omicidi: la coppia arrivava a uccidere più vittime in un giorno. Dal 14 al 16 luglio vennero trovati due cadaveri al giorno, per un totale di 6. Le vittime erano selezionate senza nessun criterio specifico: tra di esse si contavano donne, bambini, anziani, senzatetto o persone sotto l'effetto dell'alcool. Per i delitti usavano martelli, sbarre di acciaio e cacciaviti; in almeno un caso usarono anche un coltello. I colpi erano diretti alla testa e viso. I malcapitati venivano spesso torturati e mutilati; ad alcuni vennero cavati gli occhi mentre erano vivi. Una vittima era incinta: il feto le venne estirpato dal ventre. Venivano in qualche caso caricati sulla Daewoo di Igor e rapinati dei loro cellulari e oggetti di valore. Venivano venduti a dei negozi di seconda mano della zona. Gli omicidi si svolsero a Dnepropetrovsk e nell'oblast' di Dnipropetrovs'k in un mese circa.

Indagini Dopo il delitto del quattordicenne del 7 luglio gli omicidi precedenti vennero messi in connessione. Vadim Lyakhov, che era riuscito a fuggire, era stato inizialmente sospettato dalla polizia, che poi ha dovuto ricredersi all'apparire di nuove testimonianze. Fu di grande utilità la collaborazione con gli agenti per creare un identikit degli assassini. Qualche giorno dopo degli altri testimoni assistettero al delitto di Natalia; persero di vista gli aggressori perché scapparono con lo scooter. Anche due bambini che si trovavano ad una tenda a poca distanza dalla scena del crimine assistettero all'aggressione. La loro descrizione dei killer combaciava con quella di Vadim.

Fu quindi creata una task-force da Kiev, guidata dall'investigatore Vasily Paskalov. Cominciò pure la caccia all'uomo delle forze locali. Oltre 2000 investigatori lavorarono sul caso. Inizialmente le indagini rimasero segrete e non venne pubblicata alcuna informazione sui delitti. Gli abitanti del luogo non vennero messi in guardia: non vi fu né una diffusione pubblica delle gesta dei serial killer, né una diffusione pubblica dell'identikit dei killer. Gli unici luoghi dove vennero distribuiti furono i negozi di pegno. Comunque dalle indiscrezioni che circolarono i cittadini si convinsero a rimanere a casa di notte.

Arresto Gli agenti identificarono della refurtiva nel banco dei pegni del distretto di Leninskiy; la descrizione dei venditori combaciava con gli identikit dei sospettati. I tre vennero arrestati il 23 luglio 2007. In quel momento Igor stava provando a vendere un cellulare in un altro negozio locale in cambio di 150 hryvny, che corrispondono a circa 20$. Quando fu messo in funzione per prova, gli agenti lo localizzarono per trovare il proprietario. Individuato, fu arrestato insieme a Viktor. Hanzha fu arrestato in casa mentre buttava i cellulari rubati nel gabinetto. Furono recuperati, ma tutti i dati in essi contenuti si erano cancellati. Gli furono attribuiti 29 capi di imputazione, di cui 21 omicidi e 8 aggressioni. A Igor vennero attribuiti 21 delitti, 8 rapine a mano armata e un reato di violenza contro animali (zoosadismo). A Viktor vennero attribuiti 18 omicidi, 5 rapine e un reato di violenza contro animali. Ad Hanzha vennero attribuite 2 rapine. I tre confessarono presto, ma Igor in seguito ritrattò la confessione.

Processo Il processo si aprì nel giugno 2008. Igor si dichiarò innocente, mentre gli altri due imputati ammisero la colpevolezza. L'avvocato difensore di Igor, Viktor Chevguz, rimise l'incarico quando non riuscì a ottenere l'infermità mentale per il suo assistito. Del resto i delitti erano stati commessi con cura, cosa che presuppone la consapevolezza dei propri atti (e quindi la capacità di intendere e volere) come affermato dagli avvocati dell'accusa. Tra le prove contro gli imputati figuravano macchie di sangue sui vestiti e videoregistrazioni degli omicidi. La difesa negò che le persone nei video erano i loro clienti e inoltre dichiarò che la polizia avrebbe taciuto su altri arresti di persone fortemente sospettate che erano state rilasciate senza accuse.

Per Viktor e Igor venne chiesto il carcere a vita; per Hanzha 15 anni di lavori forzati (si ricorda che l'Ucraina non ha più la pena di morte dal febbraio 2000, dopo la dichiarazione della sua incostituzionalità nel dicembre 1999). Serial killer come Anatoly Onoprienko e Serhiy Tkach erano stati condannati alla reclusione rispettivamente per 52 e 37 omicidi accertati: il primo sparava alle vittime (adulti e bambini) dopo essersi introdotto in casa loro; il secondo strangolava e sottoponeva ad atti di necrofilia ragazze a Pologovski. Tkach fu arrestato il 30 agosto 2005, due anni prima dei Maniaci di Dnepropetrovsk.

I tre ragazzi avevano altrettanti avvocati nominati dalla corte, ma Viktor volle sostituire il proprio legale con suo padre, Igor Sajenko, che si era laureato in Legge due mesi prima. La difesa di Hanzha si basò sulla tesi che non aveva commesso alcun delitto. Confessò una rapina ai danni di due uomini, sperando di alleviare la sentenza. Per le altre difese gli avvocati fecero convocare gli investigatori che si erano occupati del caso, compreso il capo della squadra che arrestò i killer. Li accusarono di avere svolto ricerche illegali, di avere conservato documenti in modo improprio e denunciarono "problemi" durante gli interrogatori. Infine insistettero sul fatto che le persone apparse nei vari video non erano Igor e Viktor.

In un'intervista della Komsomol'skaja Pravda, Igor affermò che c'era un terzo sospettato degli omicidi, un certo Danila Kozlov. Tatiana Shram, una sorella della vittima Elena Shram, disse di avere visto questo nome nei documenti del processo. Kozlov era con gli aggressori poco prima dell'omicidio, ma fu scagionato dalle accuse perché innocente ed il caso non fu portato in tribunale. La difesa di Viktor affermò infine che egli aveva una "dipendenza psicologica" da Igor Suprunjuk: egli avrebbe ricevuto minacce da quest'ultimo e Viktor stesso testimoniò che aveva paura di Igor. Altre prove della loro colpevolezza venivano dal materiale multimediale riguardante gli omicidi contenuto nei cellulari e computer. In un video si vede l'omicidio del disabile Yatzenko: venne ucciso a martellate e gli fu piantato un cacciavite nell'occhio e nell'addome mentre era ancora vivo. L'attacco durò più di 4 minuti, nei quali la vittima continuò a svenire e rinvenire.

Igor sorrideva alla telecamera, che veniva retta da Viktor. Uccisa la vittima, i due tornarono nella loro macchina parcheggiata nei pressi e discussero con molta calma dell'atto appena commesso. Poi lavarono il martello con una bottiglia d'acqua e risero. I due possedevano pure delle foto dei funerali delle vittime in cui sorridevano mentre schernivano le bare. Altre foto mostravano gli atti di zoosadismo: Igor torturava cani randagi e gatti per sconfiggere delle paure che provava. Una di esse, condivisa dai due, era la paura dell'altezza (vertigini). La sconfissero sedendosi per ore sulla ringhiera del 14º piano del loro appartamento. Hanzha aveva la fobia del sangue e si rifiutava di fare il bagno al suo gatto per paura di ustionarlo. In altre foto i tre disegnavano svastiche e altri simboli con il sangue di animali o facevano il saluto nazista. Igor era nato il 20 aprile, nello stesso giorno di Adolf Hitler: spesso faceva riferimento a questo fatto.

In alcune foto venivano aggiunte delle didascalie, come "Il debole deve morire. Il più forte conquisterà". Tra un delitto e l'altro, Igor collezionava dei ritagli di giornale che parlavano del caso. Queste prove (300 foto e 2 video) vennero mostrate alla corte il 29 ottobre 2008 per la prima volta. I video, che crearono shock per la loro crudeltà, mostrarono chiaramente che i killer erano Igor e Viktor. La difesa disse che le prove erano state ottenute illegalmente e che erano state falsificate. Quando venne chiesto agli imputati se riconoscevano le persone nel video, loro negarono. Allora il giudice Ivan Senchenko rispose loro: "Voi non siete ciechi". Inoltre un esperto di modifiche di pellicole, Valery Voronyuck, testimoniò che i video non erano stati alterati, di conseguenza gli atti della difesa non furono accolti.

La fine