La lingua cimbra (nome nativo: Zimbar zung, "lingua cimbra", talvolta indicato come tzimbar o tzimbris; ), detta anche, più semplicemente, cimbro, è un idioma germanico, più precisamente del ceppo germanico occidentale, di origine bavarese meridionale,Anthony Rowley, «„Mòcheno e Cimbro“. Von Dialekten zu Sprache(n)?», in Dialektologie zwischen Tradition und Neuansätzen. Beiträge der Internationalen Dialektologentagung. Göttingen, 19.-21. Oktober 1998, a cura di Dieter Stellmacher, Stoccarda, Franz Steiner, 2000, pp. 213–221, in part. 214. diffuso storicamente in alcune zone del Veneto e, più tardi, anche del Trentino.
Questa lingua intrattiene stretti rapporti di parentela con il mòcheno, altra propaggine bavarese meridionale, e si caratterizza per essere una varietà germanica arcaizzante e alquanto divergente dal tedesco standard sotto il profilo grammaticale, lessicale e fonematico, così da risultare praticamente inintelligibile ai tedescofoni e comprensibile con difficoltà ai parlanti dialetti bavaresi e altoatesini.
Giunto in Italia nel corso del Basso Medioevo, il cimbro, dopo un iniziale relativo isolamento linguistico, ha subìto per secoli la pressione delle parlate venete circostanti, cui si è aggiunto, successivamente, l'uso pervasivo e capillare dell'italiano, determinando una significativa riduzione dei cimbrofoni e tangibili cambiamenti nelle strutture della lingua, specialmente per quanto riguarda il vocabolario; il cimbro è, perciò, considerato una lingua vicina all'estinzione.
Storia
Alcuni sostengono che il nome della lingua, o glottonimo, derivi dagli antichi antenati degli attuali parlanti, cioè da quei Cimbri sconfitti dai Romani nel II secolo a.C. Si tratta tuttavia, con ogni probabilità, di un caso di omonimia, nonostante diversi storici antichi (fino allo scrittore contemporaneo Mario Rigoni Stern) vi facciano più volte riferimento.Alberto Castaldini, «Gli Ultimi Cimbri», in: Limes 6/2003 "Il Nostro Oriente", Roma: L'Espresso, pp. 169–179. Massimiliano Marangon, Antenati e fantasmi sull'altopiano. Un'identità etnica cimbra e le sue modulazioni antropologiche, Euroma, Ed. Univ. di Roma - La Goliardica, Roma, 1996, Contributi di antropologia storica, pp. 288, ISBN 88-8066-150-7, 9788880661504. Sebbene la maggior parte degli studiosi consideri attualmente il cimbro una varietà meridionale della lingua bavarese, alcuni, tra cui Bruno Schweizer, Alfonso Bellotto, e più di recente Ermenegildo Bidese, lo considerano un dialetto della lingua longobarda, altrimenti estinta, sopravvissuto in alcune nicchie settentrionali del dominio longobardo.
Il primo studio scientifico della lingua cimbra fu prodotto dal dialettologo tedesco Johann Andreas Schmeller (1785-1852), uno dei moderni fondatori della ricerca sul campo: nel suo lavoro di ricercatore, nel corso del 1833, si portò sull'Altopiano di Lavarone, quindi nei VII Comuni vicentini e poi sui XIII Comuni veronesi, e in seguito, nel 1844, ancora sui XIII Comuni e poi sui VII Comuni, intervistando le persone che ancora parlavano il cimbro, e fu il primo a riconoscere il cimbro come un'evoluzione del tedesco bavarese del XII e XIII secolo: oggi, la maggioranza della comunità scientifica vede negli attuali Cimbri una diretta discendenza da popolazioni di origine bavarese meridionale che, durante il Medioevo, migrarono dalla zona dell'Ammersee e del lago di StarnbergHans Tyroller, Grammatische Beschreibung des Zimbrischen von Lusern, Stoccarda, Franz Steiner, 2003, p. 2 e 12; H. Tyroller, «Das phonologische System des Zimbrischen von Lusern sowie Möglichkeiten ein geeignetes Orthographiesystem dafür zu schaffen», in Sprachkontakte im Alpenraum. Minderheiten- und Lokalsprachen. Tagungsberichte des Symposiums «Kodifizierung und Ausarbeitung einer Grammatik des Zimbrischen und es Fersentalerischen». Trento 7. Mai 1999, a cura di H. Tyroller, Trento, 1999, p. 174. nel Veneto nord-occidentale e nel Trentino meridionale. Questi cimbri si diffusero inizialmente, nel corso di varie ondate, sull'Altopiano dei Sette Comuni e, partendo da qui, anche in Lessinia, nella zona orientale del gruppo del Monte Baldo e sui vicini Altopiani di Folgaria, Lavarone e Luserna.
Una comunità cimbra assai più recente è quella del Cansiglio, fondata da emigranti roanesi a partire dal XVIII secolo e costituita da alcuni villaggi nei comuni di Fregona (Treviso), Tambre e Alpago (Belluno).
Decadenza e situazione attuale Già in tempi relativamente antichi il cimbro subì una forte regressione a favore del veneto e, quando divenne lingua nazionale a larga diffusione, dell'italiano.
Altopiano dei Sette Comuni Sull'Altopiano di Asiago, i primi comuni ad abbandonare il cimbro furono Enego e Lusiana: già verso la metà del Seicento, i parroci dei due paesi smisero di predicare in tedesco; la lingua fu definitivamente dimenticata nel corso dell'Ottocento.
Una decisione analoga fu presa più tardi dai parroci degli altri comuni: Asiago nel 1816 (qui nel 1830 cessò anche il catechismo per bambini in cimbro), Foza nel 1827 e Roana attorno al 1850.
Nel 1847, nel comune di Gallio, si parlava cimbro (ma in una forma sempre più corrotta) nelle sole località di Bertigo, Ronchi, Campanella e Zaibena. Nel 1849 Josef von Bergmann riteneva che Foza fosse il comune dove il cimbro si manteneva più vivace e attivo, ma un cinquantennio più tardi risultava anche qui in avanzata decadenza.
Come attestato da Alfred Bass, che aveva visitato i Sette Comuni nel 1898 e nel 1899, il paese di Asiago era ormai completamente italianizzato, così come le contrade Pennar, Kaberlaba e Zocchi, e i pochi madrelingua cimbri erano sparsi nelle località periferiche del comune. Quanto asserito da Wilhelm Rohmeder nel 1912, e cioè che il cimbro era ancora vivo tra molte famiglie di Asiago, va quindi decisamente ridimensionato portando il numero dei parlanti totali del tempo a circa 150 (equivalenti al 5% dei residenti). Interessante la coeva testimonianza di Aristide Baragiola: gli abitanti della contrada Bosco cantavano ancora degli inni sacri in lingua cimbra, ma non ne comprendevano pienamente il significato.
Negli anni Trenta qualche traccia della lingua sussisteva a Foza, così come ai Ronchi di Gallio.
Roana e Rotzo furono i comuni dove la lingua si mantenne in uso più a lungo, certamente grazie alla loro posizione marginale che fu per qualche anno accentuata dalla distruzione del ponte sulla val d'Assa, nel corso della Grande guerra.
Quando nel 1958 la linguista austriaca Maria Hornung raggiunse l'altopiano, constatò come in queste località, così come nelle loro frazioni Mezzaselva, Canove e Castelletto (Cesuna risultava già italianizzata nel 1847), non fosse difficile individuare qualcuno che ancora parlasse il cimbro. Tornata nella zona verso la metà degli anni Ottanta, riuscì ad effettuare delle registrazioni audio con gli ultimi tre parlanti di Canove.
Attualmente, solo una decina di residenti di Roana e Mezzaselva conosce e parla il cimbro.
Proprio alla vigilia della sua scomparsa, c'è stato un rinnovato interesse nei confronti della lingua cimbra da parte degli abitanti dell'Altopiano. Tra le iniziative di maggiore rilievo, spicca l'apertura, datata 1973, dell'Istituto di Cultura Cimbra di Roana.Molto importante inoltre la recente introduzione nelle scuole primarie dei Sette Comuni, a cura dell'Associazione 'Federazione Cimbri 7 Comuni' in accordo con i dirigenti scolastici, di ore di cimbro per gli alunni: nelle regioni a statuto di autonomia è l'insegnamento della lingua a scuola che ha permesso di salvarla, insegnandone anche la forma scritta.
Tredici Comuni veronesi Nei Tredici Comuni della Lessinia questo idioma iniziò a declinare tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento. Sul finire di quest'ultimo secolo la sua area di diffusione era ormai limitata ai soli centri di Selva di Progno, Giazza e Campofontana, nonché ad alcune contrade di San Bartolomeo delle Montagne, di Velo Veronese e di Roverè Veronese (si stimano meno di 2000 parlanti su un totale di abitanti).
Nel 1810 un'inchiesta, svolta per conto del governo napoleonico, annotò come nelle sole Campofontana ("da tutti e meglio di tutti"), Selva di Progno ("da molti e con varie corruzioni") e Giazza ("da tutti ma corrotta e con gorga spiacevole") si parlasse diffusamente la lingua cimbra, mentre negli altri centri era usato solo da pochissimi anziani. Verso la fine dell'Ottocento Carlo Cipolla notava come ormai il cimbro resistesse solo in alcune contrade di Campofontana e Selva di Progno, mentre solo a Giazza era parlato da tutti.
Giazza resta oggi l'unico paese della Lessinia dove ancora si utilizza il cimbro. Anche in questo caso le prospettive future sono tutt'altro che rosee: solo 19 residenti (tutti in età avanzata) parlano il cimbro e altri 24 lo capiscono, sono perciò locutori passivi. A questi va aggiunta una certa quantità di giazzesi emigrati, stimata in circa 40 unità.
Luserna Secondo il censimento Trentino del 2021, la popolazione cimbra nella Provincia di Trento era di locutori, in diminuzione rispetto al censimento del 2011. Attualmente è il comune che vanta la percentuale più cospicua di parlanti cimbro (circa il 70% della popolazione, su un totale di 271 abitanti).
Cansiglio La comunità cimbra del Cansiglio abitava i villaggi di Vallorch e Le Rotte nel comune di Fregona (TV), Val Bona, Pian dei Lovi, Canaie Vecio, e Pian Canaie nel comune di Tambre (BL), Campon, Pian Osteria e I Pich nel comune di Alpago (BL). Nel corso del Novecento la maggioranza della popolazione si è trasferita nei centri ai piedi dell'altopiano e oggi solo in alcuni villaggi resistono degli abitanti stabili. L'isola linguistica cimbra è di fatto estinta, ma vi sono dei tentativi di rivitalizzazione da parte di associazioni locali.
Varianti Essendo la lingua di una comunità a suo tempo essenzialmente rurale e ben poco incline alla produzione scritta, il cimbro, oltre a mancare di uno standard ufficiale, era e rimane segmentato in diversi dialetti propri dei vari gruppi più o meno isolati che lo parlavano o parlano.
La popolazione cimbra arrivò a contare, nel Seicento, circa parlanti, per poi decadere e ridursi. Ad oggi si stima che le persone in grado di parlare o comprendere il cimbro siano meno di un migliaio, stanziate in isole linguistiche situate soprattutto nel comune trentino di Luserna (Lusèrn), così come nella frazione di Mezzaselva (Mittebald/Toballe) del comune vicentino di Roana (Robaan) sull'Altopiano dei Sette Comuni, nella località di Giazza (Ljetzan) nel comune veronese di Selva di Progno.
Un gruppo di 882 persone si è registrato come appartenente all'etnia cimbra nel censimento del 2001 in provincia di Trento: 267 a Luserna (89,9%) e 615 in altri comuni. La Regione Veneto non prevede ancora questo tipo di rilevazione, dal momento che, a differenza della provincia autonoma di Trento, non esistono leggi specifiche per la salvaguardia e la valorizzazione delle minoranze linguistiche storiche.
Da alcuni studiosi viene individuato come cimbro standard quello di Asiago, anche se oggi è parlato da pochissime persone, e la ragione di tale asserzione sta nel fatto che l'Altopiano fu il primo areale di stanziamento dei coloni germanici.
Paradossalmente, il cimbro di Luserna, quello che oggi concretamente è il più parlato, sarebbe anche il cimbro meno originale e più moderno, più innovativo e divergente da una "purezza" originaria. Il cimbro di Luserna è influenzato dal tedesco moderno, portato dai lusernesi emigrati in Germania o in Austria e poi rimpatriati e tornati in paese, anche se si tratta di un fenomeno relativamente recente e comunque limitato ad alcuni neologismi (come, a titolo di esempio, bèschmaschì, ossia "lavatrice", dal tedesco Waschmaschine). Questa varietà annovera anche diversi prestiti dall’italiano, come stòrdja (da storia), o sekretàrdjo (da segretario) e così via.