LImpero latino di Costantinopoli (1204-1261), detto anche Impero latino d'Oriente, fu il risultato della quarta crociata, indetta da papa Innocenzo III per la riconquista di Gerusalemme, ma conclusa con il saccheggio e la presa di Costantinopoli. La città e l'impero latino vissero dei decenni perlopiù difficili e caratterizzati da uno stato di cronica difficoltà, terminato solo con la riscossa dell'imperatore bizantino Michele VIII Paleologo che riconquistò la capitale.

Tale impero veniva percepito dai crociati come uno Stato cattolico successore dell'Impero romano d'Oriente. Baldovino I, conte delle Fiandre, venne incoronato come primo Imperatore il 16 maggio 1204; al rivale Bonifacio del Monferrato venne affidato il regno di Tessalonica.

Storia Contesto storico

L'impero bizantino alla fine del XII secolo si era indebolito a livello politico e militare, perdendo in sequenza la Serbia, la Croazia, la Dalmazia e la Bulgaria... Al contempo, l'Europa occidentale si stava organizzando per compiere una nuova grande campagna nell'ambito delle crociate, con la speranza di riconquistare Gerusalemme, perduta nel 1187. I nobili perlopiù francesi e fiamminghi che provarono a organizzarla avevano bisogno di imbarcazioni per raggiungere la Terrasanta, motivo per cui decisero dopo attente riflessioni a rivolgersi alla repubblica di Venezia, la sola in grado di fornire gli aiuti indispensabili; fu così che nella città lagunare si radunarono le forze intenzionate a unirsi alla quarta crociata e imbarcarsi per la Terrasanta, che però erano prive dei fondi necessari a pagare l'esorbitante trasporto con le navi lagunari.. Il doge Enrico Dandolo ebbe allora la brillante idea di offrire loro il trasporto in cambio della conquista della città ribelle di Zara, che era uno degli scali lungo la rotta per la Terrasanta.. La decisione era motivata dal desiderio veneziano di ricondurre all'obbedienza gli zaratini, che avevano preferito accettare l'autorità dell'Ungheria. Al netto di vari pareri avversi, numerosi crociati accettarono di collaborare con Venezia ed eseguirono nel 1202 l'assedio di Zara, ma il saccheggio e la devastazione arrecata ai danni di una città cristiana indignò la Santa Sede.. Papa Innocenzo III decise infatti di scomunicare i partecipanti, salvo poi limitare il provvedimento ai soli veneziani, nella speranza che la spedizione potesse proseguire senza ulteriori e gravi intoppi.

Nel frattempo, le lotte tra il figlio del deposto imperatore Isacco Angelo (Alessio) e suo zio, il despota Alessio III innescarono conseguenze allora imprevedibili. Dopo essere stato imprigionato col padre, Alessio riuscì a fuggire, dirigendosi verso nord.. A Zara, Enrico Dandolo ricevette degli emissari del giovane bizantino, che domandava assistenza per rovesciare l'attuale imperatore che usurpava il trono.. Poiché in cambio aveva effettuato delle promesse mirabolanti in termini religiosi, economici, politici e militari per la prosecuzione della crociata, la ricomposizione dello Scisma d'Oriente e per la stipula di accordi commerciali, l'appello divenne assai allettante e spinse il doge e gli altri comandanti ad accettare la proposta.. Fu così che nel 1203 i veneziani e i crociati eseguirono un assedio di Costantinopoli, rovesciando Alessio III, restaurando Isacco e Alessio IV e insediandosi alle porte della capitale in attesa che le promesse sarebbero state garantite.. Oltre a essere oggettivamente impossibile adempiervi, le decisioni di Alessio erano ostacolate dalla potente aristocrazia bizantina, stanca delle prepotenze e delle ingerenze occidentali.. Quando divenne chiaro che sarebbe risultato impossibile mantenere fede a quanto giurato, i crociati eseguirono nel 1204 un secondo assedio, stavolta più brutale, in quanto culminato con una serie di efferati saccheggi e soprusi che causarono il crollo dell'impero bizantino...

Nascita e dissoluzione

La fisionomia del neonato impero latino fu conferita dalla Partitio terrarum imperii Romaniae ("divisione delle terre dell'impero di Romània),Il termine "Romània" fu adoperato dai latini per definire il proprio impero, retaggio di quello che era l'antico impero romano d'Oriente: . un trattato concluso dai crociati e dai veneziani nel marzo del 1204 a Costantinopoli.. Il doge Enrico Dandolo, ispiratore del patto di spartizione summenzionato, suggerì anzitutto di eleggere un imperatore della Romania, considerando tra i candidati il marchese Bonifacio I del Monferrato, prima comandante dell'esercito crociato e dalle spiccate capacità politiche, e il conte Baldovino IX di Fiandra, maggiormente gradito ai veneziani e anche per questo infine incoronato nel maggio del 1204 a Santa Sofia sovrano.Il termine "latino" risulta un riferimento ai creatori occidentali dell'impero e al rito religioso da essi praticato: .

Quanto al destino delle terre bizantine, a Baldovino ne fu assegnato un terzo, corrispondente alla Tracia e alla porzione nord-occidentale dell'Anatolia, comprensiva delle due sponde del Bosforo e dell'Ellesponto, oltre a varie isole egee tra cui Lesbo, Chio e Samo.. Un altro terzo venne riservato ai capi crociati, a cui spettava il compito di dividerle con più precisione tra i cavalieri.. Bonifacio del Monferrato avrebbe dovuto ricevere qualcosa in Anatolia, ma preso dal rancore per non essere stato eletto imperatore, scatenò violente dispute e si chetò soltanto quando si ritagliò un possedimento nella regione europea, impadronendosi con la forza di Tessalonica dopo aver ceduto Creta ai lagunari e fondando un regno che includeva alcuni centri abitati alle porte della Macedonia e della Tessaglia.. I restanti domini andarono ai veneziani, coloro che trassero il massimo vantaggio dall'impresa e i cui avamposti erano dislocati tra importanti porti e numerose isole egee.. Pur avendo rinunciato al possesso dell'Epiro, dell'Acarnania, dell'Etolia e del Peloponneso, che le erano stati riservati, la repubblica marinara si insediò nei porti di Korōnī e Modone e più tardi anche di Durazzo e di Ragusa, sull'Adriatico. Al doge andarono inoltre le isole Ionie, la già citata Creta, Negroponte, il grosso delle Cicladi, amministrativamente incorporate nel ducato dell'Arcipelago, e i più importanti porti dell'Ellesponto e del Mar di Marmara. Anche la stessa Costantinopoli venne spartita, con Venezia che ne ottenne tre ottavi, mentre gli altri cinque restarono all'imperatore.. Ciò consentiva di fatto al doge di vantare il possesso di un solido impero coloniale in Oriente, così come delle principali rotte marittime tra Venezia e Costantinopoli.

Sin dalla sua fondazione, l'impero latino soffriva una precarietà strutturale e politica tangibile. Presto l'impero entrò in uno stato di guerra costante con i suoi potenti vicini, ovvero la Bulgaria di Kalojan e le due neonate realtà che si proponevano di raccogliere l'eredità bizantina, l'impero di Nicea in Asia Minore e il despotato d'Epiro nei Balcani (una terza realtà nata dalle ceneri di Bisanzio, l'impero di Trebisonda, rimase estranea alle vicende che interessarono l'impero latino). La nomina Baldovino I, primo sovrano eletto, suscitò risentimento in Bonifacio I del Monferrato, che decise di ritagliarsi un proprio dominio largamente indipendente in Grecia, il regno di Tessalonica. Ciò acuì la fragilità dei latini, che sin dal 1205, dopo aver altezzosamente respinto gli atteggiamenti cordiali di Kalojan, lottarono contro i bulgari e, nel 1205, durante una di queste lotte, Baldovino I morì. Gli subentrò il fratello Enrico di Fiandra (r. 1206-1216), sotto cui l'impero visse il proprio apogeo grazie a una politica accorta, alla salvaguardia dei confini e alla decisione di rinsaldare i rapporti con l'aristocrazia dopo i primi atteggiamenti vessatori adottati nei primi tempi. In Anatolia, Enrico riportò brillanti vittorie militari ai danni dell'imperatore di Nicea Teodoro I Lascaris, assicurando per qualche anno il controllo latino delle coste asiatiche fino ad Adramittio.

Alla morte di Enrico, le lotte dinastiche e le rivalità locali indebolirono l'impero. Il legame con il regno di Tessalonica, retto dalla dinastia dei Monferrato, fu fonte di ulteriori attriti: dopo la morte di Bonifacio di Monferrato nel 1207, Enrico dovette domare le ribellioni dei feudatari lombardi e dei signori di Negroponte. Sebbene riuscisse a garantire la successione del giovane Demetrio del Monferrato, le tensioni riemersero quando l'imperatore Pietro II di Courtenay (r. 1216-1217) fu catturato lungo il tragitto verso Costantinopoli dall'ambizioso Teodoro Angelo Ducas d'Epiro, che nel 1224 conquistò Tessalonica e la pose sotto il proprio dominio. Teodoro giunse persino a considerare l'idea di aggredire Costantinopoli, ma il timore di un intervento del potente zar Ivan Asen II, sotto cui la Bulgaria visse una fase di grande splendore, gli impedì di completare la conquista.

Nel frattempo, l'impero di Nicea, sotto la capace gestione di Giovanni III Vatatze (r. 1221-1254), circoscrisse progressivamente la presenza latina in Anatolia fino alla sola Nicomedia. Invani si rivelarono gli sforzi dell'imperatore latino Roberto di Courtenay (r. 1219-1227) di richiamare l'attenzione dell'Occidente su quanto era chiamato ad amministrare. Le successive coalizioni tra Vatatze e Ivan Asen dal 1235 minacciarono gravemente la sopravvivenza dell'impero, ormai confinato a Costantinopoli e alle aree immediatamente circostanti. Malgrado la situazione disperata, grazie all'ausilio dei veneziani Costantinopoli resistette nel 1236 al più importante tentativo di assaltare la città mentre si trovava sotto i latini. L'invasione mongola della Bulgaria e della Serbia e la conseguente avanzata contro l'impero latino compromisero la stabilità dello Stato crociato, il quale tentava ormai di anno in anno invano di chiedere rinforzi all'Europa occidentale. Stridevano con questa fase di decadenza gli encomiabili risultati raggiunti da Vatatze, i quali consentirono al suo successore, Teodoro II Lascaris (r. 1254-1258), di consolidare la posizione dei niceni, ma la sua dissennata lotta con l'aristocrazia esasperò la situazione interna e portò all'estinzione della sua dinastia e all'ascesa di Michele VIII Paleologo.

Negli ultimi decenni in cui esistette, divenne evidente che la sopravvivenza del dominio latino dipendesse da fragili alleanze temporanee, dalla speranza che i contrasti tra i niceni, i bulgari o altre potenze esterne proseguissero e che il cronico deficit di risorse militari e finanziarie stava diventando incolmabile. Gli appelli del papato e le crociate proclamate per sostenere Costantinopoli sortirono risultati minimi, costringendo il disperato imperatore Baldovino II (r. 1237-1261) a recarsi frequentemente in Europa (1237-1239 e 1243-1248) in cerca di appoggio. Nel frattempo, i baroni latini ipotecarono persino la Corona di Spine, poi riscattata dal re di Francia Luigi IX nel 1238, e lo stesso Baldovino arrivò a dare in pegno il proprio figlio Filippo di Courtenay ai mercanti veneziani. Nel 1260, l'imperatore fu costretto a spogliare i palazzi della capitale del piombo dei tetti per finanziare la difesa.