Sèleco è un marchio italiano di elettronica di consumo. Fondato nel 1965 dalla divisione elettronica della Zanussi di Pordenone, dal 1965 al 1997 è stato marchio dell'omonima azienda, la Sèleco S.p.A., che è stata la prima del settore in Italia e la quarta in Europa. Dopo il fallimento di quest'ultima azienda, il marchio è passato sotto altre proprietà e dal 2021 appartiene alla società BTV SRL di Roma.

Storia Le origini: la nascita del marchio Sèleco e la Zanussi Elettronica (1965-1982) La Zanussi di Pordenone, affermatasi come maggior produttore italiano di elettrodomestici, nel periodo compreso tra la fine degli anni cinquanta e gli inizi degli anni sessanta, diversificò le sue attività facendo ingresso nel settore elettronico, in particolare nella produzione dei televisori. Lino Zanussi (1920-1968), amministratore delegato dell'azienda, che intuì le potenzialità di questo settore industriale che in Italia e in Europa all'epoca era in forte espansione, nel 1959 effettuò un viaggio in Giappone, paese all'avanguardia in questo campo. La produzione dei primi apparecchi fu commissionata all'Ultravox di Milano, utilizzando il marchio aziendale Rex, il cui primo modello fu il Rex 27 del 1961. Un anno più tardi, nel 1962, fu creato un secondo marchio, Naonis, destinato a una clientela femminile.

Zanussi che al rientro dal suo viaggio in Giappone aveva convocato i più stretti collaboratori per un adeguato approfondimento del tema, dopo aver ascoltato le varie opinioni, chiese all'ingegner Giorgio Tranzocchi (1922-1988), quale fosse la quantità minima di televisori da produrre all'anno. Tranzocchi, a cui venne affidata la direzione del nuovo ramo di attività, rispose che la quantità ideale era di 120.000 apparecchi l'anno, e più tardi, nel 1963, nello stabilimento di Porcia fu installata la prima linea di montaggio dedicata. L'azienda friulana avviò così l'assemblaggio dei televisori su telai Ultravox, e completati con componenti acquistati da terzi fornitori.

Nel 1965 fu decisa la creazione di un terzo marchio che potesse affermarsi nel mercato dei televisori. I nomi proposti furono diversi, e tra questi venne scelto Sèleco, derivato dalla crasi fra i termini "selettore" e "continuo".. La realizzazione grafica del marchio, la sua forma e cromatura, fu fatta dall'ufficio di disegno industriale della Zanussi, diretto da Gastone Zanello.

Nel 1967, Zanussi aprì un nuovo stabilimento di 30.000 m² a Vallenoncello, destinato unicamente alla produzione elettronica e dotato di moderni macchinari, che grazie alle competenze tecniche acquisite nel settore, spinse l'attività a non essere limitata solo all'assemblaggio dei televisori e delle radio, poiché si aggiunsero altre attività connesse, quali la produzione di componenti elettronici, circuiti stampati, telai e parti meccaniche, stampaggio plastiche, foratura, zincatura e verniciatura, cosicché da allora ogni apparecchio veniva interamente prodotto in proprio dall'azienda friulana in tutte le sue parti, a eccezione dei soli cinescopi per televisori, forniti dalla Videocolor di Anagni.

Nel 1968 morì per un incidente aereo Lino Zanussi, e successivamente la famiglia affidò la conduzione dell'azienda a Lamberto Mazza, divenuto nuovo amministratore delegato del Gruppo. Nella seconda metà degli anni settanta, l'industria italiana dei televisori era però entrata in una crisi profonda, dovuta principalmente alla mancata introduzione della televisione a colori in Italia da parte del governo, le cui trasmissioni negli altri paesi europei erano state avviate sul finire degli anni sessanta, una situazione che rese le aziende operanti nel settore - che ancora assemblavano apparecchi in bianco e nero - tecnologicamente arretrate rispetto ai concorrenti stranieri. Ciò malgrado, nel 1974 la Zanussi produsse e commercializzò con il marchio Sèleco la prima console per videogiochi di produzione italiana, la Ping-o-tronic.

Nel 1975, Mazza attuò la ristrutturazione del Gruppo che portò alla nascita di cinque divisioni, tra cui quella elettronica. La medesima divisione, quattro anni più tardi, nel 1979, venne scorporata e costituita in azienda autonoma come Zanussi Elettronica S.p.A., in cui rientrarono tutte le attività di produzione elettronica e con i marchi Rex, Naonis, Sèleco e Stern. Nella Zanussi Elettronica confluirono aziende che erano passate sotto il controllo del Gruppo di Pordenone, come la Ducati Elettronica di Bologna e la Procond di Longarone (1977), operanti nel settore della componentistica, e l'Inelco di Tavernerio, in provincia di Como (1978), attiva nell'elettronica professionale.

La crisi del Gruppo Zanussi e la creazione di Sèleco S.p.A. assieme a REL e Indesit (1983-1990) Zanussi Elettronica risentì, oltre che della crisi generale dell'industria elettronica in Italia, anche del default finanziario che nel 1982 colpì la società capogruppo, a causa di un deficit di 130 miliardi, tant'è vero che due anni più tardi, nel 1984, il Gruppo friulano venne ceduto alla multinazionale svedese Electrolux.. Per rilanciarsi, Zanussi Elettronica dovette ricorrere all'intervento pubblico, che a quell'epoca interessò l'industria elettronica italiana e che avveniva attraverso la REL, finanziaria pubblica istituita nel 1982 dal Ministero dell'Industria, con il compito di risanare le aziende del settore in crisi..

Il 6 dicembre 1983, fu costituita a Pordenone la Sèleco S.p.A., con un capitale sociale di 56 miliardi di lire, suddiviso tra REL, Zanussi Elettronica e Indesit, rispettivamente con il 49, il 45,26 e il 5,74% delle partecipazioni.Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 167 del 19 giugno 1984, p. 5133 Grazie a una successiva delibera da parte del CIPI, pubblicata il 24 dicembre sulla Gazzetta Ufficiale, REL fu autorizzata a erogare alla nuova società finanziamenti agevolati per 102 miliardi di lire. Nella Sèleco confluirono le attività industriali della Zanussi Elettronica con i marchi Sèleco, Rex, Naonis e Stern, e alcuni impianti di produzione della Indesit da tempo inutilizzati. Se a quel punto Sèleco divenne formalmente un'azienda autonoma di elettronica, specializzata prevalentemente nella produzione di televisori a colori, essa stessa di fatto non era svincolata dalla vecchia proprietà, che rimaneva comunque come socio di minoranza. Tra tutte le aziende italiane di elettronica in crisi interessate dall'intervento della REL, Sèleco fu l'unica in cui la finanziaria pubblica era socio di maggioranza. Inoltre, se si considera che il terzo socio, Indesit, nel 1985 andò in amministrazione controllata, il controllo pubblico sulla Sèleco arrivava al 55% del suo capitale.

Nei primi cinque anni di attività vennero effettuati enormi investimenti soprattutto negli impianti produttivi, che dovevano servire a creare il polo italiano del televisore a colori in grado di produrre circa un milione di pezzi all'anno. L'azienda si impose come primo produttore nazionale di televisori e nel 1986 raggiungeva una quota di mercato in Italia del 13%. Electrolux, che aveva assunto il pieno controllo di Zanussi, in qualità di socio privato di Sèleco nel 1987 aveva minacciato il suo disimpegno dall'azienda qualora lo Stato non avesse deciso di destinare alla medesima tutti i fondi erogati per l'industria elettronica. Inoltre, la stessa multinazionale svedese fece pervenire una richiesta al Ministero dell'Industria, dicastero allora guidato dal repubblicano Adolfo Battaglia, di altri 100 miliardi di lire di finanziamento pubblico per rilevare tre aziende in difficoltà partecipate da REL e costituirci assieme il polo elettronico nazionale nel settore: Brionvega, Imperial e la Nuova Autovox, più relativi marchi. Sèleco, al contrario di altre aziende interessate dall'intervento pubblico registrava valori di bilancio positivi, seppur non particolarmente elevati, incluso un buon andamento di mercato e un fatturato che annualmente si aggirava sui 300 miliardi di lire, grazie pure allo sviluppo tecnologico che si presentava all'avanguardia, poiché assieme alla tedesca Standard Elektrik Lorenz era l'unica in Europa a progettare televisori con tecnologia digitale.

Nel 1988, l'azienda friulana siglò un accordo con il colosso tedesco Siemens per la fornitura di componenti in tecnica digitale. Nello stesso periodo, vi furono contrasti tra Zanussi-Electrolux e il Ministero dell'Industria. Le due parti non riuscivano a raggiungere un'intesa, poiché la multinazionale svedese non era intenzionata a rispettare la condizione posta al momento in cui il CIPI deliberò la costituzione della Sèleco, che la impegnava a rilevare la totalità dell'azienda entro il quinto anno di attività. Il Gruppo svedese, che manifestava da tempo la propria intenzione di disimpegnarsi dall'elettronica di consumo qualora non fosse stato aiutato a creare il polo nazionale, mise in vendita le proprie quote possedute in Sèleco attraverso Zanussi, che per la prima volta dall'avvio delle sue attività registrava ingenti perdite di bilancio.

Nel 1990, Sèleco partecipò al Consorzio Italiano Terminali ad Alta Definizione (CITAD), costituito a quell'anno per la ricerca e lo sviluppo della tecnologia televisiva dell'alta definizione, assieme alla RAI, Philips Italia, Selenia IEA, Italtel e SGS Thomson e Videocolor. Vi fu pure un massiccio impegno aziendale nell'ambito dei decoder per la pay tv, divenendo fornitore per la nascente Telepiù.

L'era Rossignolo: la crisi del 1994 e il fallimento (1991-1997) La situazione di stallo e di incertezza sul futuro di Sèleco, che contava all'alba degli anni novanta 1.700 addetti, si protraeva fino al 1991, quando le quote di maggioranza dell'azienda, il 59,3%, furono rilevate dalla SOFIN S.p.A., società finanziaria facente capo a Gian Mario Rossignolo, presidente della Zanussi, e allo svedese Hans Werthén, CEO di Electrolux, e che aveva come altri soci la Crediop, la britannica Hambros Bank e la francese Crédit national. REL, rimaneva come socio di minoranza, che assieme alla SPI del Gruppo IRI rimaneva proprietaria del 37% di Sèleco, mentre il restante 3,7% veniva acquisito dalla Friulia, finanziaria della Regione Friuli-Venezia Giulia. A seguito di questa operazione, venne sottoscritto l'aumento di capitale per 34 miliardi di lire.

I conti della società e la sua capacità produttiva ( televisori e videoregistratori l'anno) migliorarono, e nel 1992 si espanse rilevando la maggioranza della spagnola Elbe di Barcellona e della Brionvega di Milano.. Nel 1993, si verificarono i primi contrasti con il socio REL (peraltro in liquidazione), e il presidente Rossignolo e il vicepresidente Werthén si dimisero dalle rispettive cariche ricoperte nell'azienda pordenonese rimanendovi solo come azionisti, con il primo che fu sostituito dall'amministratore delegato Riccardo Viziale. All'origine dei contrasti tra il socio di maggioranza SOFIN e la REL, la richiesta fatta al socio pubblico da parte di Rossignolo a partecipare alla ricapitalizzazione di Sèleco attraverso la conversione in azioni del credito di 82 miliardi di lire vantato dalla REL nei confronti dell'azienda, ma dalla medesima respinta nonostante tale soluzione non avrebbe comportato alcun ulteriore ricorso a fondi pubblici. L'azienda friulana, che l'anno precedente aveva realizzato un fatturato di 450 miliardi di lire, cominciò nuovamente a registrare notevoli perdite, dovute principalmente alla saturazione del mercato mondiale dei televisori e agli onerosi investimenti effettuati per acquisire i marchi Elbe e Brionvega.