Il doppiaggio italiano nasce nel 1929 in California per opera di alcune delle maggiori case di produzione statunitensi.
Tale pratica nel 1932 arriva in Italia, a Roma, città che continua a detenere il primato nella realizzazione di edizioni italiane di opere cinematografiche e televisive.
Anni 1920 Con l'avvento del sonoro nel 1927, il mercato europeo del cinema statunitense, il maggior esportatore di pellicole in Europa, subì un brusco calo; i cinematografi europei non erano infatti attrezzati per proiettare pellicole sonore.
In Italia non si era a conoscenza che a Hollywood già da qualche tempo si erano iniziati degli esperimenti di post-sincronizzazione; il primo di essi, in lingua italiana, fu eseguito nel 1929 negli studi californiani della Fox; l'iniziativa partì dal montatore Louis Loeffer, il quale, avendo sposato un'italiana e avendo vissuto per un periodo in Italia, aveva dimestichezza dell'idioma; Loeffer si avvalse dell'attore italiano Augusto Galli, stabilitosi ad Hollywood dal 1922, che doppiò una scena del film Maritati ad Hollywood: nacque così il doppiaggio in lingua italiana. Il risultato fu deludente, ma aprì la strada alla soluzione tanto cercata.
La scuola romana
Anni 1930 In Italia nel frattempo, a causa dell'inefficienza delle sale, in quel periodo i film sonori statunitensi venivano rimontati: dopo aver rimosso la traccia sonora, venivano inserite delle didascalie a schermo intero con la traduzione del discorso ammutolito, che interrompevano continuamente e le sequenze, trasformandoli di fatto in film muti, procurando ai film una perdita di ritmo e di valore dell'opera, e allungandone notevolmente la durata fino spesso a raddoppiarla. Gli umoristi del Marc'Aurelio li apostrofavano sarcasticamente "film letti al cento per cento".
Data la mole di lavoro richiesta per questa pratica, aggiunta allo snaturamento che essa apportava all'opera, si dovette cercare una soluzione. Il malumore e successivo calo di interesse del pubblico italiano verso queste pellicole, creando anche un forte danno agli esercenti, e di conseguenza all'erario, fece sì che si iniziasse l'evoluzione delle 3200 sale cinematografiche presenti in Italia, attrezzandosi di altoparlanti e proiettori atti a leggere le pellicole sonore. In realtà, tale mutazione avvenne molto lentamente: al febbraio 1930 solo una minima parte era riuscita a installare le apparecchiature necessarie e tra maggio e settembre 1931 chiusero ben 350 cinematografi; la quantità di pellicole mute disponibili sul mercato era esigua e costituita soprattutto da film datati che non avevano in precedenza trovato collocamento a causa della scadente qualità.
Ma la causa maggiore del blocco del mercato del cinema sonoro fu l'ostracismo da parte del governo, determinato a impedire che il cinema nazionale si trasformasse in diffusore e propagatore di lingue straniere. Ogni pellicola che presentasse al suo interno anche una sola battuta in lingua non italiana, veniva respinto dalla revisione della censura; emblematico il caso occorso al film Anna Christie di Clarence Brown (1930), pellicola che presentava per la prima volta la voce della diva di punta dell'era del muto di Hollywood, Greta Garbo, annunciato in tutto il mondo con lo slogan "La Garbo parla!"; l'edizione italiana fu completamente ammutolita, ad eccezione di una sola frase: "Padre! Padre!", gridata in italiano dalla stessa Garbo. Sorte ancora peggiore trovò il primo film sonoro di Buster Keaton, Chi non cerca... trova: la Metro-Goldwyn-Mayer per venire incontro al mercato europeo costrinse gli attori a recitare, anche nell'originale inglese, con una lentezza esasperante, scandendo le sillabe in maniera compitata, in modo che il movimento delle labbra fosse messo in evidenza il più possibile; quindi gli stessi attori ridoppiarono il film, con la medesima lentezza, nelle varie lingue di cui non avevano nessuna dimestichezza, risultando dei dialoghi privi di spontaneità in cui ogni traccia di comicità veniva perduta. Il critico Enrico Roma apostrofò il lavoro «il più insulso, il più puerile di quanti se ne siano ideati fin qui [...] il risultato di questo pasticcio è apparso dei più disastrosi e che il comicissimo attore era ridotto a un automatismo addirittura pietoso [...] un film che [...] in questa edizione è disceso al di sotto della mediocrità».
Ma oltre al mercato italiano, le case di produzione hollywoodiane notarono il calo dell'intero mercato europeo, e corsero subito ai ripari. Dapprima, alcune tra le maggiori case di produzione (Metro-Goldwyn-Mayer e Fox Film) iniziarono a produrre i film di maggior rilievo in plurime versioni multilingue in presa diretta; ciò comportò una spesa di produzione maggiore, dovuto all'incrementato lavoro degli attori che dovevano imparare i copioni in diverse lingue e rigirare le scene molte più volte. Per di più, il pubblico rimase spesso insoddisfatto a causa della pronuncia imperfetta degli attori; divenne popolarissima invece la marcata inflessione anglofona dei comici Stanlio e Ollio nel film Muraglie, di cui si discusse tanto e che rappresentò l'unico caso in cui portò al successo di pubblico, tanto che negli anni a venire i film della coppia furono doppiati con una accentuata cadenza anglofona. La Paramount arrivò ad aprire un proprio stabilimento centrale di produzione a Joinville, nei pressi di Parigi, e ingaggiare troupe e attori delle principali nazioni europee che rigirassero il film originale in lingua locale. Queste edizioni furono duramente disapprovate dal pubblico e dalla critica.
Nel 1931 la Metro-Goldwyn-Mayer si convinse che la pratica del doppiato era la più efficace e meno dispendiosa; istituì il reparto doppiaggio italiano con la direzione di Carlo Boeuf e il dialoghista Giovanni Del Lungo e avviò la pratica del doppiaggio con gli attori Augusto e Rosina Galli (che iniziò a prestare la voce a Joan Crawford, Argentina Ferraù e Francesca Braggiotti (che doppiava Greta Garbo). Venivano scritturati anche attori di passaggio, come Milly o il comico Dino Bolognese. Il primo film M.G.M. a essere doppiato interamente in lingua italiana fu Carcere diretto da Ward Wing; anche qui il risultato fu una recitazione con forti accenti americani. In seguito, la stessa Metro fece doppiare nei suoi stabilimenti di Culver City Sivigliana di Ramón Novarro e Trader Horn di W. S. Van Dyke..
Nel frattempo la Fox Film, che oltre al primo esperimento di due anni prima di Carcere non aveva ritenuto vantaggioso insistere, visto il restringimento del regime fascista e non perdere così il mercato italiano, dovette ricredersi e adottare anch'essa la pratica del doppiato. Ingaggiò come direttore del doppiaggio l'attore caratterista Frank Puglia, Alberto Valentino (fratello del divo Rodolfo) come dialoghista, e Franco Corsaro come primo doppiatore. Il primo film ad essere doppiato dalla Fox fu, nel 1931, Tu che mi accusi di Victor Fleming, doppiatori Franco Corsaro, Luisa Caselotti, Agostino Borgato e Guido Trento.
La Paramount Pictures, che nel frattempo aveva assistito da spettatrice alla nascita del nuovo metodo, decise anch'essa di adoperare questa pratica nel sopracitato stabilimento centrale di Joinville, insistendo nel far curare le edizioni dei vari Paesi europei agli attori locali; fu scelto come direttore dei doppiaggi Pier Luigi Melani. Qui furono doppiati film di grande successo della Paramount come Il dottor Jekyll di Rouben Mamoulian e Il segno della croce di Cecil B. DeMille; entrambi avevano come protagonista Fredric March, doppiato rispettivamente da Olinto Cristina, fino ad allora attore teatrale e radiofonico, e da Franco Schirato.
Il successo immediato del film doppiato fu anche dovuto al fatto che una parte della popolazione italiana era all'epoca analfabeta o comunque non istruita al punto da poter seguire interi film sottotitolati.
Nell'estate del 1932 aprì finalmente a Roma il primo stabilimento di doppiaggio italiano: la Cines-Pittaluga, la quale aveva nel Regno il monopolio di produzione e distribuzione cinematografica. La direzione fu affidata al regista Mario Almirante; costui fu intenzionato a dare al doppiaggio italiano maggior prestigio e si circondò di attori e collaboratori di primissimo piano. Tra i primi film a essere doppiati dalla nuova società c'è A me la libertà! di René Clair, dove si possono riconoscere le voci di Gino Cervi e Corrado Racca., Ragazze in uniforme di Sagan, dove si ascolta la voce Andreina Pagnani, apprezzata attrice teatrale, La tragedia della miniera e L'Atlantide di Pabst, in cui si udiva la voce di Umberto Melnati. Altri grandi nomi che prestarono la propria recitazione al doppiaggio furono: Mario Ferrari, Olinto Cristina, Tina Lattanzi, Ugo Cesari, Gero Zambuto, Camillo Pilotto, Augusto Marcacci.
Nello stesso periodo nacquero a Roma altre case di doppiaggio, come la Fotovox, fondata dall'ingegnere Gentilini e dal compositore Nuccio Fiorda, con direttore di doppiaggio Franco Schirato; la Fono Roma, fondata dall'ingegnere Salvatore Persichetti, che diventò lo stabilimento primario nel settore grazie alla 20th Century Fox, alla Paramount e alla Warner Bros. che le affidarono le edizioni italiane dei propri film; e l'Itala-Acustica diretta da Vincenzo Sorelli.
Ci si rese conto ben presto che i doppiaggi effettuati in Italia erano di gran lunga superiori a quelli eseguiti negli Stati Uniti, i quali soffrivano dell'inflessione anglofona degli esecutori. Così, nel 1933 tutte le major decisero di proseguire la loro attività in loco, ovvero in ognuna delle nazioni interessate. La Metro-Goldwyn-Mayer aprì un proprio stabilimento a Roma, con la mansione come direttore e doppiatore affidata a Augusto Galli, sua moglie Rosina scritturata come assistente del marito e doppiatrice e Giovanni Del Lungo e Virgilio Lilli come dialoghisti; vennero qui doppiati Il campione di King Vidor e Ingratitudine di Clarence Brown, definiti dal critico Filippo Sacchi i migliori doppiaggi mai sentiti fino a quel momento. La Fox delegò le attività di doppiaggio alla Fono Roma.
Il regio decreto-legge n. 1414 del 5 ottobre 1933 dispose che qualora un film straniero fosse stato doppiato all'esterno del Regno d'Italia questi non poteva essere proiettato nelle sale italiane, istituendo inoltre una tassa sul doppiaggio di 25000 lire per ogni film straniero a spese della società produttrice. Il provvedimento non colse impreparate le major, dato che la ricollocazione era già prescritta in Francia e Germania dall'anno precedente. Da questo momento la pratica venne effettuata soltanto in Italia e iniziò a perfezionarsi sempre più; fra gli anni 1935 e 1938 il doppiaggio italiano raggiunse una maturità artistica eccezionale e questo periodo fu considerato da alcuni critici l'"epoca d'oro" del doppiaggio italiano. Qualche riserva fu invece espressa sulle traduzioni, talvolta troppo letterali o gergali, al quale molti anni più tardi verrà dato l'appellativo di doppiaggese.
Dal giugno del 1938 le major troncarono i loro rapporti con l'Italia in seguito alle disposizioni del monopolio; per qualche tempo continuarono a collaborare le minori United Artists, la Universal Pictures, la Columbia Pictures la Disney e l'RKO che rispettivamente produssero e distribuirono Biancaneve e i sette nani, in Italia nel dicembre 1938.