Manduria (già Casalnuovo) è un comune italiano di abitanti della provincia di Taranto in Puglia.
Geografia fisica
Territorio
La città è situata nel Salento settentrionale alle falde delle Murge tarantine a , ma nel territorio è situato anche il monte Bagnolo, al confine col comune di Sava. Il territorio si estende inoltre su una fascia costiera lunga , tramite alcune frazioni. In esso scorre il fiume Chidro, uno dei più importanti fiumi del Salento, che oltre ad essere un sito di importanza comunitaria è compreso nella riserva naturale regionale orientata del Litorale Tarantino Orientale. Presso la frazione di Borraco scorre anche il fiume Borraco.
Clima La città di Manduria sorge in una fertile piana che si estende ad est sino alla cittadina di Oria e ad ovest verso le basse colline del "Diavolo" che fungono da spartiacque tra il microclima costiero e quello più continentale dell'entroterra. Il "Monte dei Diavoli" (Lu monti ti li tiàuli in salentino settentrionale) è il più alto del territorio coi suoi dal livello del mare.
La temperatura media annua si attesta sui . D'inverno non sono rari episodi di gelo notturno specie durante periodi anticiclonici, d'estate sovente il termometro può superare i 40° con picchi eccezionali di 43°-44° quando si verificano caldi e secchi venti settentrionali.
La piovosità media nel periodo 1961-1990 è stimata in 610 millimetri, la nevosità fra 3 e 4 centimetri annui.
Il 28 ottobre 2018, intorno alle ore 20:00, una tromba d’aria di grado compreso tra EF0 e EF1 si è abbattuta nel comune recando ingenti danni a case, chiese e auto, facendo volare alberi e creando parecchio disagio tra i cittadini.
Origini del nome Manduria si è denominata "Casalnuovo" dalla sua ricostruzione nell'XI secolo sino al 1789, quando fu ripreso il nome della città antica.
Il toponimo è di origine messapica e vi si potrebbe riconoscere la radice indoeuropea mando- "cavallo". Va confrontato con il sanscrito mandurắ "recinto, stalla per cavalli" e non si può escludere un significato analogo per Manduria. Sicuramente l'allevamento dei cavalli era particolarmente diffuso nel Salento antico, dove era oggetto di venerazione Iuppiter Menzana (un Giove-padre cui erano sacrificati cavalli). A quest'ambito si può forse ricondurre il nome di un altro centro abitato salentino, Cavallino.
Le prime attestazioni del toponimo si trovano in Tito Livio (Ab Urbe condita, XXVII, 15) e in Plinio il Vecchio (Naturalis historia, II, 26). Nella Tabula Peutingeriana è riportato come Manduris, mentre la forma greca è Μανδὐριοη.
Storia
porta ancora numerose testimonianze del suo antico passato, tra le quali le mura megalitiche, circondate dai resti del fossato che circondava la città, e la necropoli. Affrontò varie guerre con la vicina Taranto, durante una delle quali trovò la morte Archidamo III nel 338 a.C., re di Sparta, alleato dei Tarantini.Diodoro, XVI, 63.
Manduria intorno al 266 a.C. entrò a far parte dei domini di Roma assieme agli altri centri messapici del Salento, a seguito della presa di Brindisi. Durante la discesa di Annibale in Italia, Manduria si schierò tra le città ribelli a Roma e per questo la repressione fu molto dura: le fonti storiche riferiscono della deportazione di migliaia di uomini (Q. Fabius consul oppidum in Sallentinis Manduriam vi cepit. Ibi ad tria milia hominum capta et ceterae praedae aliquantum).Tito Livio "Dalla fondazione di Roma", libro XXVII, cap. 15
Per Manduria passava la via Traiana Sallentina o via Sallentina, strada romana che iniziava dalla via Appia nei pressi di Taranto, giungeva a Manduria e si dirigeva ad Avetrana, Nardò, Alezio, Ugento per terminare ad Otranto. Era larga almeno 4 metri e lastricata. Sulla Tabula Peutingeriana oltre al tracciato si leggevano anche le distanze in miglia: «Taranto XX Manduris XXIX Neritum» (20 miglia tra Taranto e Manduria e 29 miglia tra Manduria e Nardò).
Distrutta nei secoli successivi dai Saraceni, venne rifondata nell'XI secolo con il nome di Casalnuovo, occupando solo parzialmente la vecchia città di Manduria ed espandendosi verso occidente, lasciando inedificata la zona orientale già destinata all'antica necropoli.
La cittadina di Casalnuovo in Terra d'Otranto fu infeudata alla famiglia Hugot (dal 1339), alla quale successero i De Tremblay (XV secolo) e quindi i De Raho, i Montefuscoli, i Dentice, i Castromediano, i Bonifacio, i Borromeo, i Chyurlia ed infine gli Imperiali di Francavilla, che la tennero sino alla fine del secolo XVIII.
Con decreto reale del 17 novembre 1789 Ferdinando I di Borbone, re delle Due Sicilie, le restituì il suo antico nome di Manduria. Il 14 febbraio 1895 Umberto I re d'Italia, concesse al comune di Manduria il titolo di città. Lo stesso anno il comune deliberava che una lapide murata sotto l'arco di Porta Napoli ricordasse le date memorabili della città.
Simboli Lo stemma è stato concesso con regio decreto del 14 febbraio 1895. La sua blasonatura araldica è la seguente:
Il gonfalone, concesso con regio decreto del 30 ottobre 1924, è un drappo partito di bianco e di verde.
La bandiera è un drappo partito di bianco e di verde.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Manduria si fregia del titolo di Città d'Arte, conseguito con determinazione dirigenziale regionale n.24 del 15 03.2018 che ha riconosciuto il possesso dei requisiti stabiliti nelle linee guida approvate con deliberazione di Giunta Regionale n.1017 del 19.05.2015.
Centro storico
Il centro storico di Manduria si sviluppa in una serie di stradine strette e contorte. Tra i monumenti principali che si trovano in questa area vi sono la chiesa collegiata romanica (meglio conosciuta come chiesa Madre), il ghetto ebraico di epoca medievale, la torre dell'orologio, palazzi gentilizi costruiti in varie epoche e tratti dell'antica cerchia muraria messapica.
Architetture religiose
Chiesa Madre (XV secolo)
Esempio di architettura religiosa pugliese che, all'evidente impianto romanico, fonde influssi ed elementi tardo-gotici e catalaneggianti. L'edificio fu realizzato nello stesso luogo dell'antica chiesa medievale, molto più piccola, limitata quasi soltanto allo spazio dell'attuale presbiterio. A questa chiesa precedente appartenevano i due leoni stilofori oggi collocati ai lati del Portale; la loro fattura lascia immaginare l'importanza di quello che dovette essere un piccolo-grande gioiello architettonico di molti secoli fa, poi andato perduto. La trasformazione in chiave umanistica inizia a partire dalla seconda metà del XV ed ultimata entro la seconda metà di quello successivo, forse nel 1562. Non si conosce il nome dell'architetto, pur se lo splendido Portale col soprastante rosone della facciata, e il Fonte Battesimale (datato 1534), risultano opera del maestro Raimondo da Francavilla.
L'edificio, di pianta quadrata, si compone di cinque navate, la centrale, col soffitto ligneo a cassettoni restaurato nel 1938, si continua col presbiterio ad un'alta, elegante abside esagonale. La navata centrale è sorretta, come le altre, da colonne che si presentano più alte e possenti terminandosi negli originali capitelli compositi. In coincidenza del presbiterio restano i basamenti di pilastri polistili appartenenti alla chiesa dell'XI secolo. DI particolare interesse sono le volte delle più piccole navate laterali d'influsso catalano ed anche il pulpito ligneo del 1608, indicato fra i monumenti di interesse nazionale.
I due "cappelloni" sono dedicati uno al Santissimo Sacramento e l'altro al patrono san Gregorio Magno. Ma l'attenzione si sofferma anche sulla facciata dal frontone cuspidato, con un rosone e il portale sormontato dalla lunetta con l'altorilievo della Trinità cui la chiesa è dedicata.
Il campanile, incorporato fra le navate a destra e il presbiterio, è composto da cinque piani sovrapposti, con finestra monofore, colonnine che decorano queste ultime e gli spigoli, mascheroni e decorazioni zoomorfe e mitologiche, è un manufatto architettonico che desta l'interesse degli studiosi.
Chiesa di San Francesco
Le origini della chiesa e del convento francescano si devono al vicario provinciale padre Luca da Lecce, in carica tra il 1474 e il 1483. Dai lavori di restauro del 1964 si è scaturito che si configurava in un vano rettangolare raggiungendo l'altezza dell'attuale trabeazione, con copertura in legno, di cui sono rimaste le buche nelle pareti. Intorno al 1592, con la venuta a Manduria dei padri della Serafica Riforma, si procedette ai lavori di ristrutturazione del convento e della chiesa, in particolare sotto le novità architettoniche del XVII secolo. Nel 1608 venne abbattuta la copertura lignea, sopraelevando e rinforzando i muri perimetrali esistenti, creando il nuovo presbiterio, che allora comprendeva l'attuale abside e parte dell'attuale coro. Nel 1633 costruirono un diaframma in mezzo al presbiterio e dietro l'altare maggiore venne inflessa una volta intermedia, dove furono ricavati i due vani per i coni inferiore e superiore. Il campanile barocco, probabilmente, fu eretto nella prima metà del XVIII secolo e su di esso furono sistemate tre campane. Nel presbiterio sono notevoli le diciotto statue lignee a mezzobusto e il Crocifisso ligneo, risalenti al XVII secolo. Sempre nella chiesa è conservata la tela della Madonna con Bambino e Santi del pittore Giovanni Bernardino Azzolino (detto pure Bernardino il Siciliano), sul dipinto è riportata l'iscrizione «HOC OPUS FIERI FECERUNT: LUCAS ANTONIUS E JOANNES VINCENTIUS / LAURENTIS - F. JO BERNARDINUS AZZOLINUS ANNO 1621».
Ex Chiesa di Santa Croce
Chiamata anche "Chiesa del Camposanto vecchio", la chiesa di Santa Croce è così conosciuta perché, secondo alcune fonti locali, dentro di essa era custodita una pesantissima croce in legno, portata da un "P. Cappuccino di S. Vito" sulle spalle. La chiesa è composta di una sola navata, lunga 12 m e larga 9 m, con due altari, di cui quello sinistro dedicato ai santi Marco Apostolo e Biagio vescovo e martire, successivamente demolito, mentre l'altare principale era dedicato ai ss. Innocenti e, ancor prima, alla ss. Croce. Col tempo la chiesa acquisì maggior rinomanza grazie all'allora vescovo di Oria Tommaso Maria Franca, che concesse l'uso della chiesa come sede di un pio sodalizio legato alla figura e al culto di San Rocco. La siffatta congrega esercitò sin dal 1698 gli atti religiosi e caritatevoli nei confronti dei più poveri e nel 1803 ricevette il Regio assenso da parte del re di Napoli Ferdinando IV. Con la creazione del Camposanto comunale nei pressi della chiesa e convento dei Padri Cappuccini, nel 1839 la vicina chiesa di Santa Croce fu adibita a deposito mortuario. Nel 1865 il colera devastò la città di Manduria al punto che il Camposanto si mostrò insufficiente e si fece ricorso alle tombe presenti nella chiesa dei Cappuccini. Intanto si costruì il nuovo Camposanto più a nord e la chiesa riprese il principale ufficio di deposito nel 1870. Con un decreto reale si proibì, però, la tumulazione, surrogando a questo l'inumazione, e nel 1893 si sospese il seppellimento nel Camposanto, così che la chiesa di Camposanto vecchio fu affidata dal Municipio alle cure dei Reverendi Frati Minori Osservanti.
Chiesa di San Pietro Mandurino