Il Lutto nell'ebraismo (ebraico:אֲבֵלוּת aveilut, rimpianto) è una combinazione di minhag e mitzvah che deriva dai testi classici della Tōrāh e della Letteratura rabbinica. I particolari dell'osservanza e dell'onoranza funebre variano a seconda delle comunità ebraiche.
Benedizione funebre Alla notizia di un decesso si recita la seguente benedizione:
ברוך אתה ה' א‑לוהינו מלך העולם, דין האמת.
Traslitterazione: Barukh atah Adonai Eloheinu melekh ha'olam, dayan ha-emet.
Traduzione: "Benedetto sei Tu, Signore, nostro Dio, Re dell'universo, Vero Giudice.""Barukh atah Ha-shem, Elokaynu, melekh ha-olam", Sia benedetto il Signore, nostro Dio, Re dell'Universo.
Vi è anche una tradizione di lacerarsi i vestiti nel momento che si apprende la notizia di una scomparsaTradizione che risale fino agli antichi israeliti..
Gli uomini ortodossi si tagliano il bavero sinistro della giaccaA sinistra per i genitori, a destra per altri familiari., nella parte corrispondente alla posizione del cuore. Nella pratica non-ortodossa di solito si taglia la cravatta o si indossa un bottone nero con un nastro strappato.
Chevra kadisha
La chevra kadisha (חברה קדישא "società santa") è una società ebraica di sepoltura usualmente formata da volontari, uomini e donne, che preparano la salma per l'inumazione rituale. È compito della società assicurarsi che la salma riceva le dovute onoranze, sia purificata e vestita nei sudari appropriati.
Molte chevra kadisha nelle aree urbane sono associate alle sinagoghe locali e possiedono sezioni specifiche riservate nei cimiteri di zona. Alcuni ebrei pagano per altri o per se stessi una quota associativa annuale a una Chevra Kadisha di loro scelta in modo che, quando giunga la morte, la società non solo si prenda cura del defunto, come si addice alla legge ebraica, ma ne garantisca anche la sepoltura in un vicino e appropriato cimitero ebraico.
Un compito specifico della Chevra kadisha è quello di provvedere alla sepoltura dei morti che non hanno parenti. Questi sono definiti meit mitzvah (salma mitzvah): meit mitzvah, come dovere da compiere con sollecitudine, supera qualsiasi altro comandamento positivo (mitzvat aseh) della Tōrāh.
Molte società di sepoltura programmano uno o due giorni all'anno di digiuno, organizzando regolari sessioni di studio per rimanere aggiornate coi relativi articoli della Legge ebraica. Inoltre la maggior parte delle società di sepoltura forniscono supporto alle famiglie durante la shiv'ah (tradizionale settimana di lutto), procurando servizi di preghiera, pasti e altro.Weisser, Michael R., A Brotherhood of Memory: Jewish Landsmanshaftn in the New World, Cornell University Press, 1985, ISBN 0-8014-9676-4, pp. 13-14."With Demise of Jewish Burial Societies, Resting Places Are in Turmoil", The New York Times, 03/08/2009.
Preparazione della salma — Taharah
Esistono tre fasi principali per preparare un corpo alla sepoltura: lavaggio (rechitzah), purificazione rituale (taharah) e vestizione (halbashah). Il termine taharah viene usato per riferirsi sia alla procedura completa della preparazione alla sepoltura, sia agli specifici stadi di purificazione rituale.
Si recitano preghiere e brani della Tōrāh che comprendono i Salmi, Cantico dei Cantici, Libro di Isaia, Libro di Ezechiele ed il Libro di Zaccaria.
La sequenza generale dei passaggi per eseguire la tahârah è come segue:
Il corpo (guf) viene scoperto (poiché precedentemente coperto da un lenzuolo in attesa di taharah). Il corpo viene lavato accuratamente. Emissioni di sangue vengono cauterizzate. Il sangue è seppellito col defunto. Il corpo viene pulito da sporcizia, da fluidi e solidi corporei e da qualsiasi altro sia sulla pelle. Ornamenti e gioielleria vengono rimossi. Il corpo è purificato con acqua con immersione nella mikveh o con acqua corrente per 9 kavim (pari a 3 secchi) nella maniera prescritta. Il corpo viene asciugato (secondo le varie tradizioni). Il corpo viene vestito con i tradizionali indumenti di sepoltura (tachrichim, per gli uomini il kittel). Una fascia (avnet) viene cinta intorno agli indumenti e legata in modo da formare la lettera ebraica "shin" che rappresenta uno dei nomi di Dio. La bara (aron) (se si provvede una bara) viene preparata rimuovendo qualsiasi foderamento o altre decorazioni. Un lenzuolo di avvolgimento (sovev) è posto all'interno. Fuori della Terra di Israele, se la persona aveva usato un tallit di preghiera in vita, lo si inserisce nella bara per avvolgerlo intorno al cadavere al momento della sua posa. Una della frange (gli tzitzit) dell'orlo è tagliata via dallo scialle per indicare che non verrà più usato per pregare in vita e per significare che la persona è assolta dall'osservare qualsiasi mitzvah (Comandamento) scritto nella Tōrāh. Il corpo viene quindi sollevato e posto dentro la bara, avvolto nel tallit e nel lenzuolo. Terra di Israele (afar), se disponibile, viene messa su varie parti del corpo e infine gettata sulla bara. La bara viene chiusa. La sepoltura dovrebbe avvenire in realtà senza bara, ed in Terra d'Israele il corpo viene infatti inumato nudo sulla nuda terra. Fuori dalla Terra d'Israele il corpo dovrebbe essere inumato vestito, ma senza bara. Qualora però la legislazione locale preveda l'obbligo di bara (come in Italia) il corpo viene inumato in una bara in base al principio "dina de-malkuta dina" (la legge del regno è legge), principio religioso ebraico che prevede il rispetto delle leggi dello stato.
Una volta che la bara è chiusa, lo chevra chiede perdono al morto per eventuali offese apportate durante il rituale di sepoltura o per la mancanza dell'appropriato rispetto durante la taharah.
Nell'ebraismo non esiste la visita della salma con veglia funebre né la "bara aperta" durante il funerale. A volte la famiglia e i parenti stretti offrono i loro rispetti finali prima del funerale. In Israele non si usano bare, con l'eccezione dei funerali militari e statali. Il corpo viene portato alla tomba avvolto nel tallit.
Dalla morte fino all'inumazione, è tradizione per i "sorveglianti" (shomrim) di stare con la salma. Si recitano Salmi durante tutto il tempo.
Lutto Keriah e Shiva Tradizionalmente chi è in lutto si fa uno strappo (keriah קריעה) nell'abito, prima del funerale o subito dopo. Lo strappo deve essere sulla sinistra per un genitore (sulla parte corrispondente alla posizione del cuore e chiaramente visibile) e sulla destra per fratelli, sorelle (inclusi fratellastri e sorellastre)Morris Silverman, Prayers of Consolation, Media Judaica Inc., 1984. ISBN 0-87677-062-6, bambini e coniugi (e non è necessario che sia visibile).
Halakhot riguardo al lutto non si applicano per i bambini sotto i 13 anni. Inoltre le halakhot del lutto non si seguono per gli infanti appena nati da 30 giorni o meno.
Nel caso che una persona in lutto riceva la notizia della morte e sepoltura di un parente dopo un periodo di trenta giorni o più, non si esegue nessuna keriah o lacerazione dell'indumento tranne nel caso di un genitore. Per un genitore la lacerazione dell'indumento deve essere eseguita in qualsiasi caso, per questo non influendo quanto tempo è trascorso dal momento della morte e il ricevimento della notizia. Se il figlio o la figlia del defunto si cambia d'abito durante la shiva, deve eseguire lo strappo anche nel nuovo vestito. Nessun altro della famiglia ha l'obbligo di strapparsi i vestiti cambiati durante la shiva. Né figlio né figlia deve ricucire mai più gli abiti strappati, ma gli altri possono ricucirli dopo 30 giorni dalla sepoltura.articolo su chabad.org
Quando le persone in lutto ritornano a casa, non devono fare bagno o doccia per una settimana, non devono calzare scarpe di cuoio e portare gioielleria; gli uomini non si sbarbano e in molte comunità vengono rimossi grandi specchi nelle case delle persone in lutto. È usanza per coloro che sono in lutto sedersi su sedie basse o anche per terra a simbolizzare la realtà emotiva di essersi "prostrati" dal dolore. Il pasto della consolazione (seudat havra'ah), il primo ad esser consumato dopo il ritorno dal funerale, tradizionalmente consiste di uova sode e altri cibi rotondi o oblunghi, seguendo la storia biblica di Giacobbe che comprò la primogenitura da Esaù per un piatto di lenticchie (Genesi );Cfr. anche Tanakh viene raccontato che Giacobbe stava cuocendo le lenticchie subito dopo la morte di suo nonno Abramo.
Durante questo tempo membri di famiglia e amici lontani vengono a far visita o chiamano per presentare le proprie condoglianze e confortare.
Inizio e calcolo dei sette giorni di lutto Se la persona in lutto torna dal cimitero dopo la sepoltura e prima del tramonto, allora il giorno del funerale viene considerato come il primo dei sette giorni di lutto. Il lutto si conclude generalmente la mattina del settimo giorno. Nessun lutto può verificarsi di Shabbat (il sabato ebraico) né la sepoltura avvenire di Shabbat ma il giorno di Shabbat conta come uno dei sette giorni. Se una festività ebraica cade dopo il primo giorno, essa riduce il periodo di lutto. Se il funerale si verifica durante un giorno festivo religioso, il periodo di lutto inizia alla fine di esso. Alcune feste, come ad esempio il Rosh haShanah, annullano il periodo di lutto completamente.
Fasi del lutto Aninut La prima fase del lutto si chiama aninut, o "lutto [intenso]". L‘onen (la persona in aninut) viene considerata in stato di shock e disorientamento totale. L‘onen è quindi esentato dall'osservare quelle mitzvot che richiedono azione (e attenzione), tipo quelle di pregare e recitare le benedizioni, indossare i tefillin (filatteri), in modo da essere in grado di partecipare senza ostacoli alle onoranze funebri. Tuttavia l‘onen è sempre obbligato a seguire i comandamenti che proibiscono le azioni (come quello di non violare lo Shabbat).
Aninut dura fino alla fine della sepoltura o, se la persona in lutto non è in grado di partecipare al funerale, dal quando non è più coinvolto nel funerale stesso.
Avelut Aninut viene subito seguito da avelut ("rimpianto"). L‘avel (la persona in avelut) non ascolta musica né va a concerti e non frequenta nessun evento gioioso né feste (come per es. un matrimonio) né Bar o Bat Mitzvah, a meno che non sia assolutamente necessario (se la data di un tale evento è stata fissata prima del decesso, è proibito posticiparla o cancellarla).
Avelut comprende tre periodi distinti:
Shiva – Sette giorni La prima fase di avelut è la shiva (,"sette"), un periodo di una settimana di dolore e lutto durante il quale i partecipanti si radunano a casa di uno di loro e ricevono visitatori. È considerata una grande mitzvah (comandamento) di cortesia e compassione andare a far visita alle persone in lutto. Per tradizione non si scambiano saluti o parole e i visitatori attendono che le persone in lutto inizino la conversazione. La persona in lutto non è obbligata a far conversazione e, anzi, può ignorare completamente i suoi visitatori. I visitatori spesso portano cibo e lo servono agli astanti in modo da evitare che le persone in lutto debbano cucinare o svolgere altri servizi.
Esistono varie usanze su cosa dire quando ci si congeda da persone in lutto. Una delle più comuni è dire:
המקום ינחם אתכם בתוך שאר אבלי ציון וירושלים
Hamakom y'nachem etkhem b'tokh sha'ar avelei tziyon viyrushalayim:
"L'Onnipresente vi conforterà tra quelli che si affliggono a Sion e Gerusalemme"
Secondo le tradizioni di una data comunità altri possono dire: «Non dovrai aver più tza'ar ("dolore")» o «Avrai solo simcha ("celebrazioni")» o «ci scambieremo solo buone notizie (besorot tovot)» o «Ti auguro lunga vita».
Usualmente i servizi di preghiera sono organizzati e tenuti presso l'abitazione della persona (o famiglia) in lutto. È tradizione che la persona stessa conduca il servizio.
Shloshim – Trenta giorni