Con letteratura latina ciceroniana o cesariana si intende un periodo della storia della letteratura latina il cui inizio è convenzionalmente fissato nel 78 a.C. (anno della morte del dictator Lucio Cornelio Silla) e la cui fine è identificata nel 31 a.C., anno della fine della Repubblica romana e l'inizio dell'Impero romano. Faceva parte del cosiddetto periodo aureo, chiamato anche classico o di transizione (dalla Repubblica all'Impero), insieme al periodo augusteo.

Contesto storico e caratteristiche letterarie

La morte di Silla è l'evento che sembra chiudere un'epoca storica per aprirne un'altra, inizialmente caratterizzata dalla brama di potere degli optimates che scatenò numerose reazioni in tutto il territorio sottomesso da Roma..

Il periodo compreso tra il 78 a.C. ed il 43 a.C. fu caratterizzato da un clima rovente e da un ambiente in cui spiccarono le figure di Sertorio, Spartaco, Mitridate, Lucullo, Catilina, Cicerone, Pompeo, Crasso e Cesare, il grande condottiero che incoraggiò la fusione fra i romani conquistatori e le popolazioni soggiogate.

Fu un'epoca in cui si presentarono grandi novità, sia in ambito civile che letterario: i grandi modelli della letteratura e dell'arte greca, infatti, vennero assimilati e rielaborati in modo tale da essere adeguati alla sensibilità ed alla spiritualità del tempo: il contrasto tra vecchio e nuovo spesso si notò anche nello spirito e nell'opera di uno stesso autore.

Marco Terenzio Varrone detto Reatino (116 a.C.-27 a.C.), definito da Francesco Petrarca il terzo gran lume romanoTrionfo della Fama, III, 37-39. e da Marco Fabio Quintiliano vir Romanorum eruditissimus (l'uomo più erudito fra i romani), rappresentò il più grande consuntivo della civiltà romana tradizionale, basata sull'osservanza del mos maiorum; fu autore, inoltre, di un'analisi della società a lui contemporanea, intrisa di turbinose vicende politiche e di decadenza morale, nella sua opera più caratteristica, i 150 libri di Saturae Menippeae. Varrone fu un autore molto eclettico: le sue opere (circa 74 in 620 libri) sono raggruppabili in opere storiche ed antiquarie, opere di storia letteraria e linguistica, opere didascaliche, opere di creazione artistica; tuttavia, ci sono pervenuti solamente alcuni libri del De lingua latina e i tre libri del De re rustica.

Marco Tullio Cicerone (106 a.C.-43 a.C.), l'autore da cui prende nome questo periodo, fu una delle più complesse e ricche personalità del mondo romano, dominatore della cultura, del pensiero e dell'arte di un'epoca gloriosa.. Manifestò la difesa della tradizione politica e culturale dell'età precedente attingendo e rimodernando spunti e teorie da diversi campi della civiltà ellenica, con nuova ricchezza dei mezzi espressivi.. Considerato dai contemporanei il re del foro. e da Quintiliano lexemplum (il modello) a cui si doveva ispirare chi studiava eloquenzaMarco Fabio Quintiliano, Institutio Oratoria, X 1, 109-112., Cicerone, grazie alla sua notevole produzione letteraria (insieme a Varrone, l'autore più fecondo della romanità.), alla sua abilità nell'oratoria, alla sua espressione retorica ed al suo ideale di humanitas (basato su un'idea di cultura legata ai più autentici valori umani e sulla dignità della persona.), segnò un'orma incancellabile nella storia della lingua latina. e si propose come coscienza critica per l'uomo di ogni tempo.

Lingua

Fu nel I secolo a.C., con l'estensione della cittadinanza romana agli Italici e i cambiamenti sociali che ne derivarono, che a Roma sorse la preoccupazione per la purezza della lingua. Anche sotto la spinta della speculazione linguistica greca, si avviò un processo di regolarizzazione della lingua. In questi tempi fiorirono letterati come Cicerone, che fu oratore e filosofo, oltre che politico (fu console nel 63 a.C., l'anno della congiura di Catilina); o come Catullo e i poetae novi, che rivoluzionarono la lingua poetica. La scrittura non era ignota neppure a 'rudi' condottieri come Cesare, che fu ammiratissimo per il suo stile terso, e di cui restano due opere ancora studiate e apprezzate: La guerra gallica (Commentarii de bello Gallico) e La guerra civile (Commentarii de bello civili).

Tra gli scrittori latini furono grande epigrammisti di questo periodo Catullo, che usò i distici elegiaci, e più tardi soprattutto Marziale, che con tono arguto, pungente e veloce, accanto al distico utilizzò anche l'endecasillabo falecio, già ampiamente sfruttato da Catullo.

Produzione Filosofia e politica

La caratteristica fondamentale della filosofia romana è il suo fine pratico-politico: indicare un ideale di vita per l'individuo e la società. Guidati dalla diffidenza per la teoria e dall'interesse per i riflessi pratici delle speculazioni razionali, i Romani entrarono in contatto con una filosofia greca già adeguata alla loro mentalità, caratterizzata dalla cultura dell'età ellenistica, in cui prevalevano ormai correnti di pensiero scettiche, che avevano abbandonato gli antichi ambiziosi obiettivi della conoscenza universale e della metafisica dei grandi filosofi del passato.

Un impulso decisivo alla diffusione della filosofia greca in Roma fu dato da Marco Tullio Cicerone (Arpino 106 a.C.- Formia 43 a.C.) che tradusse e scrisse in latino opere che formarono la base della filosofia romana. Per Cicerone era fondamentale per chi come lui aspirasse a ricoprire incarichi politici nella Roma repubblicana, una formazione culturale che attingesse alla cultura greca. Il primo accostamento di Cicerone al pensiero greco avvenne nell'ambito di uno stoicismo molto diverso però dai suoi più antichi fondatori.

Lo stesso Cicerone ebbe modo di seguire a Roma nell'88 a.C. il filosofo Filone di Alessandria che sosteneva un dogmatismo eclettico della tarda Accademia in cui Platone veniva integrato con elementi aristotelici e stoici. Anche qui veniva attenuato lo scetticismo che era accusato di rendere impossibile non solo la conoscenza ma anche la vita quotidiana. Era vero che i sensi ingannano ma la verità si può comunque raggiungere con il retto uso della ragione.

" Io non sono uno di quelli il cui animo vaga nell'incertezza e non segue principi costanti. Che mai ne sarebbe del pensiero o piuttosto della vita, se togliessimo il metodo non solo di ragionare ma anche di vivere? " (De officiis, II, 7). Quindi Cicerone vuole certezze ma nello stesso tempo, non accetta i contrapposti dogmatismi che generano fanatismo, per cui egli preferisce orientarsi verso un moderato scetticismo. L'esperienza comune e il buon senso, il consenso su verità da tutti condivise sono antecedenti a qualsiasi dottrina e, anche se non certe, sono probabili e bastano a guidare un ideale politico.

Sempre Cicerone chiedeva che la Res publica si reggesse sulla legge che trova il suo fondamento in una legalità naturale. È la stessa natura che impone a tutti di vivere secondo natura e ragione e in quest'ordine legale-razionale spetta ad ognuno assolvere il suo compito nell'ambito del proprio ruolo sociale. La natura, com'era intesa dagli stoici, equiparava gli uomini, non è così per Cicerone: nel suo modello di stato il cittadino, nel limite della appartenenza al suo ceto, dovrà contribuire a instaurare la " iustitia " e la " concordia ". Lo Stato ideale avrà dunque una costituzione mista dove sia presente il consolato, il senato aristocratico e i comizi popolari.

Grammatica

Marco Terenzio Varrone fu il primo a compiere approfonditi studi sulle più importanti questioni grammaticali e linguistiche del mondo antico (greco e latino) con il suo De lingua latina. Egli aveva avuto in gioventù insegnanti come Lucio Elio Stilone Preconino, che lo fece appassionare agli studi grammaticali, etimologici e oratori, oltre a Lucio Accio, esperto in linguistica e filologia. A quest'ultimo dedicò la prima opera grammaticale, De antiquitate litterarum.

Oratoria

Tra il 150 a.C. e il 100 a.C. circa si opposero tra loro due scuole oratorie nate in Grecia: quella asiana e quella atticista. L'ampollosità caratteristica dello stile asiano fu incarnata dall'oratore Quinto Ortensio Ortalo. Tra gli oratori atticisti, uno dei più importanti fu certamente Cesare, anche se i suoi discorsi sono andati perduti. E se Cicerone è riconosciuto come il più importante retore latino, fu anche un grande oratore (a lui si deve la diffusione dello stile rodiese, con la sua prosa più temperata rispetto all'Asianesimo, ma priva dell'asciuttezza dell'Atticismo), sia per le sue opere teoriche, in cui entrò nel merito dei principali dibattiti in corso.

Accanto alla scuola attica e alla scuola asiana, vi era, infatti, anche una terza scuola retorica, detta rodiense, dalla città di Rodi. Esponente principale della scuola rodiense, sintesi delle vene stilistiche contenutistiche delle altre due scuole, fu quindi Cicerone, cui maestri furono Apollonio di Alabanda ed il suo seguace Apollonio Molone.

Poesia

Le origini dell'elegia latina costituiscono un problema su cui fin dall'inizio del XX secolo si è misurata la critica letteraria per definire i rapporti della poesia augustea con quella catulliana e con l'epigramma greco. Oggi, seguendo la via segnata da Wilamowitz e Funaioli si preferisce evidenziare la maggiore soggettività dei poeti latini già a partire da Catullo, e la commistione di generi ereditata dall'analoga tendenza della letteratura alessandrina.

Si possono inoltre ipotizzare tramite il confronto con l'elegia greca degli antecedenti preletterari dell'elegia, rintracciabili nei carmina convivalia e nelle laudationes militari, che richiamano i paralleli contesti della lirica greca arcaica. Così come questa derivò i suoi metri e il suo linguaggio dall'epica omerica, anche la letteratura latina affonda nelle sue tradizioni guerriere sia l'epica che l'elegia: il distico elegiaco appare in latino già nell'epigramma funerario attribuito ad EnnioMaggiali Giovanni, Ennio in Catullo 15: dall'apoteosi alla rafianídosis, Stilgraf, Paideia: rivista di filologia, ermeneutica e critica letteraria: LXIII, 2008..

Ma l'elegia di stampo ellenistico fece il suo ingresso a Roma tramite la generazione dei Poetae novi. In essi l'apparato di conoscenze legate alla mitologia diversamente dai predecessori orientali non è più il centro del gioco poetico, ma ne è un ingrediente accessorio volto a mettere in evidenza lo spirito irruente del sentimento di chi scrive.

Gaio Elvio Cinna va ricordato come autore di elegie di tipo sia erudito che erotico-sentimentale, grazie all'influenza esercitata su di lui e su Cornelio Gallo dal poeta Partenio di Nicea. La poesia elegiaca deve moltissimo alla lirica neoterica che mutuò le modalità dell'elegia ellenistica e a Catullo che ne diede saggi di grande raffinatezza formale ed eleganza concisa.

Temi originariamente catulliani sono nell'elegia la rivolta morale, il gusto dellotium come estraneità all'impegno civile e politico. L'elegia trova in Catullo anche l'abbozzo della nuova forma compositiva (soprattutto nel carme LXVIII, in cui è rilevante l'elemento mitologico). Di questa continuità con la tradizione neoterico-catulliana la stessa poesia elegiaca si mostra più volte apertamente consapevole, rendendo il debito omaggio ai suoi precursori.

Assistiamo poi con Tito Lucrezio Caro ad una nuova forma poetica che è la poesia didascalica, con il capolavoro del De rerum natura di natura scientifica-filosofica, in esametri suddiviso in sei libri (raccolti in diadi) che illustrano fenomeni di dimensioni progressivamente più ampie: dagli atomi (I-II) si passa al mondo umano (III-IV) per arrivare ai fenomeni cosmici (V-VI). Si tratta di un genere letterario che - in forma di poema o di più brevi componimenti metrici (capitoli, epistole) - si proponeva di impartire un ammaestramento scientifico, religioso, morale, dottrinale, ecc.

Retorica