I fortini di Capri, detti anche fortini costieri di Anacapri o fortini borbonici, sono situati nel comune di Anacapri, in Campania.

Le strutture, costruite tra il IX e il XV secolo, vennero inizialmente utilizzate come torri di avvistamento, essendo Capri continuamente sottoposta alle scorrerie dei pirati. Distrutte dai corsari saraceni, agli inizi del XIX secolo queste antiche costruzioni militari furono ricostruite dai britannici o dai francesi che, sebbene in archi di tempo differenti, entrarono in possesso dell'isola agli inizi dell'Ottocento. Nel 2004 i fortini sono diventati ecomuseo, con il restauro delle strutture e l'apposizione di maioliche che ne descrivono la flora e la fauna presente.

Oggi è possibile raggiungere agevolmente i fortini grazie a un sentiero che connette anche la grotta Azzurra con il faro di Punta Carena. La vegetazione lungo il sentiero dei Fortini è rada, discontinua e in grado di sopravvivere a un ambiente difficile, essendo ripetutamente colpita da schizzi d'acqua. Non vi sono invece molti animali, che vivono generalmente nelle rade foreste ivi presenti oppure in mare.

Fonti testuali e grafiche I fortini di Capri vengono citati per la prima volta in un documento nel 1808, quando Pietro Colletta, ufficiale del genio borbonico passato ai francesi, pubblicò il Giornale della conquista di Capri. Colletta nella sua opera descrisse dettagliatamente gli ultimi combattimenti, ai quali Gioacchino Murat aveva assistito da Massa Lubrense..

I fortini vengono per la prima volta inclusi in una cartina nel 1808, quando il capitano Zannoni compilò un'accurata carta geografica dell'isola di Capri, poi riprodotta in bianco e nero in numerosi libri del Novecento, i cui autori l'assunsero però come prova che i fortini fossero opera degli inglesi. L'originale a colori reca invece in calce la seguente didascalia:

La prima trattazione storiografica dei fortini fu quella di Rosario Mangoni che, nella sua opera Ricerche topografiche ed archeologiche sull'isola di Capri ne descrisse l'ubicazione, la funzione strategica, le azioni di guerra e gli utilizzatori:

Mangoni nello stesso anno pubblicò una seconda opera, Ricerche storiche ed archeologiche sull'isola di Capri, nella quale citò nuovamente le quattro strutture militari.. Anche il generale e storico francese Mathieu Dumas (1753-1837) in alcune pagine di un suo saggio citerà i fortini, rimarcando quanto sia arduo raggiungerli..

In seguito, per secoli, l'argomento non fu più trattato dagli storici; fu ripreso solamente dopo il secondo dopoguerra, quando ne parlarono autori quali Umberto Broccoli e Carlo de Nicola. Analogamente, Roberto Ciuni riportò l'argomento in alcune pagine del suo libro La conquista di Capri;. altri autori furono Salvatore Borà, Romana de Angelis Bertolotti e Eduardo Federico.

Negli anni duemila l'associazione culturale Oebalus ne scrisse nel terzo volume della raccolta Conoscere Capri. Qui Borà, sotto il nome dell'associazione, li descrisse «attraverso le mappe, le cartografie e le dichiarazioni di personaggi testimoni degli avvenimenti storici avvenuti sull'isola tra il 1806 e il 1808».. Una delle più complete fonti testuali riguardanti i fortini venne pubblicata nel 2004, quando il comune di Anacapri distribuì un documento cartaceo contenente un'accurata descrizione dei fortini e della loro parte naturalistica, ponendo l'attenzione sulla flora e fauna del sentiero.

Storia

Medioevo Data la loro posizione strategica all'interno del golfo di Napoli.. Capri venne sottoposta per lungo tempo alle continue scorrerie dei pirati. Il fenomeno della pirateria e della guerra di corsa ha caratterizzato la storia dell'isola sin dal IX secolo, quando iniziò l'attività corsara dei Saraceni a scopo di saccheggio sulle coste del Mediterraneo.

Poiché l'isola era sottoposta a ripetuti attacchi dei corsari musulmani, venne presa la decisione di costruire più torri d'avvistamento lungo la costa orientale anacaprese, per scorgere da lontano le navi corsare e dare in tempo l'allarme alle popolazioni indifese, che avevano quindi la possibilità di rifugiarsi in luoghi più sicuri (a questo proposito rimane famoso il castello Barbarossa)..

I fortini, come le altre torri costiere e castelli presenti nell'isola, vennero tuttavia distrutti in un'età imprecisata dai capitani delle varie potenze barbaresche, che durante la ritirata distruggevano tutte le risorse che non erano in grado di portare con sé.

Età napoleonica Quando Napoleone nel 1806 tolse la città di Napoli a Ferdinando IV, che fu costretto nuovamente a fuggire in Sicilia, nominò re di Napoli il fratello Giuseppe Bonaparte. Il regnante napoletano inviò poco dopo a Capri una guarnigione per farne una base fortificata francese contro l'Inghilterra, stabilitasi nell'isola nel maggio dello stesso anno.. Il 3 ottobre, 1808 Murat ordinò al generale Jean Maximilien Lamarque di organizzare la flotta da condurre alla volta di Capri..

Secondo l'archeologo Umberto Broccoli, la spedizione era composta da «sessanta trasporti [...] scortata dall'intera flottiglia da guerra, comandata da Giuseppe Correale e composta dalla fregata Cerere, comandata da Bausan, dalla corvetta Fama, da ventisei cannoniere e da dieci paranzelle (barche da pesca) armate. Il generale Lamarque si imbarcò sulla Cerere col suo stato maggiore, in primis il generale Pignatelli ed il Colletta. Poi, secondo le indicazioni dello stesso Colletta, il Lamarque la mattina del 5 ottobre dette ordine di sbarcare nella cala d'Orico dove con l'aiuto di scale i soldati riuscirono ad arrampicarsi fino ad Anacapri»..

Murat, nel frattempo, si recò a Posillipo (Napoli) per osservare le operazioni di sbarco; si spostò durante la stretta finale a Massa Lubrense, comune della penisola sorrentina, dove assistette agli ultimi combattimenti..

Dopo aver ingannato le truppe anglosassoni fingendo di puntare a Marina Grande, Marina Piccola e Tragara, i francesi sbarcarono ad Anacapri, che era poco sorvegliata in quanto ritenuta inaccessibile dal mare. Gli uomini di Lamarque, una volta sbarcati presso Orrico, si issarono su una scarpata verticale a strapiombo sul mare. Quindi, sorprendendo i britannici, i francesi conquistarono rapidamente Anacapri e la sottostante città di Capri, precedentemente posta sotto assedio..

I britannici andarono a firmare i patti di resa il 16 ottobre; il giorno seguente i franco-napoletani entrarono nell'isola vittoriosi. Durante la cosiddetta presa di Capri, quindi, i ruderi dei fortini vennero recuperati e trasformati in ridotte per artiglieria a tiro corto.

Non è ancora chiaro, tuttavia, chi precisamente abbia edificato nuovamente i fortini. I fortini anglosassoni, costruiti per proteggere la piazzola dalla quale tiravano le forze armate britanniche, sono solitamente dotati di mura massicce e rivolti verso il mare. Vengono invece generalmente attribuiti ai francesi i fortini rivolti verso il monte, con le mura più sottili e dotati di feritoie e di alcuni ambienti coperti destinati al mantenimento delle cibarie.

Età contemporanea Dopo la presa di Capri i fortini hanno conosciuto un forte periodo d'abbandono, essendo stati trascurati per quasi tutto il Novecento nonostante il loro alto valore storico e paesaggistico.. Solo nel 1972, con il progetto di restauro del fortino di Orrico, si iniziò a pensare a un progetto che comprendesse il restauro di tutti i fortini esistenti lungo la costa occidentale di Anacapri e dei relativi sentieri. Questo progetto venne ripreso per interessamento da parte dell'amministrazione comunale a cominciare dal 1996, su progetto organico dell'architetto Enrico Lucca. Il comune di Anacapri patrocinò l'opera con il contributo finanziario dell'Unione europea; i lavori iniziarono nel 1997 e terminarono nel 2004.

Durante gli interventi di restauro, progettati e diretti dall'architetto Enrico Lucca, si effettuarono anche lavori per «rendere leggibili tutti gli aspetti del territorio»; vennero infatti prodotte dal ceramista Sergio Rubino più di duecento tabelle in maiolica, ora inserite lungo il sentiero, che ne descrivono storia, flora e fauna. I testi botanici, storici e geologici sono stati realizzati da Tullia Rizzotti; quelli faunistici sono stati invece elaborati da Gennaro Aprea.

I fortini e il sentiero, dopo le operazioni di restauro effettuate nel 2003, sono così diventati il primo ecomuseo artistico-didattico all'aria aperta del mondo.

Descrizione Fortino di Orrico

Il fortino di Orrico si apre sulla punta del Miglio, a circa trenta metri sul livello del mare, ed è dotato di una cinta muraria semicircolare avente un raggio di dieci metri e uno spessore di due metri...

La ricostruzione del fortino di Orrico è tradizionalmente attribuita sia agli inglesi che ai francesi. Gli inglesi hanno infatti posizionato dentro al fortino due blocchi di pietra bianca, sui quali venivano poggiati i cannoni, e hanno creato per i fucilieri un fossato con feritoie, nella sezione retrostante della costruzione... I francesi, invece, hanno realizzato le opere di difesa del fortino verso monte.

Per il resto il termine «Orrico» non possiede una toponomastica precisa, ma è molto probabile che abbia un'origine ellenica, dal termine greco orrica il cui significato è campo fiorito.. Infatti a primavera, nella zona, i prati secchi e i pendii rocciosi rinverdiscono donando una copiosa fioritura di numerose specie arboree..

Fortino di Mesola

Il fortino di Mesola si apre sulla penisola del Campetiello, da cui ha origine il suo secondo toponimo, ovvero «fortino di Campetiello». Il secondo nome del promontorio ha origine dalla famiglia De Campetiello, originaria di Tramonti e proprietaria della zona nel 1129, quando l'isola faceva ancora parte della repubblica di Amalfi..

Il fortino di Mesola fu costruito in una posizione strategica, che consente il controllo di tutta la fascia costiera compresa tra la Cala di Mezzo e la Cala del Lupinaro. La fortificazione presenta una struttura più rude e una muraglia curva più massiccia, costruita per proteggere la piazzola di tiro, i quattro vani rettangolari superiori, simmetrici rispetto all'ingresso, e un vano interrato dove probabilmente venivano curati i militari feriti. Il fortino è munito anche di un fossato perimetrale esterno rivolto verso monte.

La zona di Mesola, inoltre, era stata probabilmente abitata in epoca preistorica; infatti nell'area sono stati portati alla luce alcuni utensili di ossidiana e frammenti di vasi e altri manufatti... La presenza umana in questa zona impervia fu possibile, secondo Carl Friedlander, grazie all'esistenza di alcuni rivoli di acqua potabile oggi scomparsi o divenuti sotterranei.

Nel periodo greco e romano nell'area era comunque presente un approdo; ancora oggi è possibile intravedere i resti di una scala scolpita nella roccia.

Fortino di Pino

Il fortino di Pino si apre sull'aspra scogliera della Cala di Mezzo e si affaccia sulla Cala di Tombosiello,. a quaranta metri sul livello del mare.. La costruzione, di dimensioni maggiori rispetto a quelle di Orrico e di Mesola, è stata realizzata con lo scopo di controllare una vasta porzione di territorio; difatti la stessa è adatta a sorvegliare a nord la Cala di Mezzo e a sud quella del Limmo.

La struttura, attribuita ai francesi, consiste in due alti locali in posizione centrale; uno è caratterizzato da un soffitto a volta, mentre l'altro è coperto da una superficie piana di legno. Era presente anche un terzo locale, poi crollato. Il fortino, munito anche di una cisterna per l'approvvigionamento dell'acqua, è stato modificato dagli inglesi, che vi aggiunsero un piazzale da tiro affacciato sul mare.