Loperazione Crimine-Infinito è una maxi-operazione contro la 'Ndrangheta e le collegate cosche milanesi, portata a termine dalle Direzioni Distrettuali Antimafia (DDA) dei tribunali di Reggio Calabria e Milano a partire dal 2003, i cui sviluppi sono ancora in corso.

Le indagini sono culminate con l'arresto di trecento persone e la successiva condanna di più di duecento persone, colpevoli di reati quali omicidio, traffico di sostanze stupefacenti, ostacolo del libero esercizio del voto, riciclaggio di denaro proveniente dalle attività illecite quali corruzione, estorsione ed usura: tutti reati resi possibili in forza dell'associazione per delinquere di stampo mafioso, accusa comune a tutti gli imputati, e su cui si è concentrata l'azione investigativa. Essendo il coordinamento tra le due DDA il punto di forza principale per il successo dell'operazione, è opportuno parlare di operazione Crimine–Infinito come unione dei due filoni d'indagine "Crimine" a Reggio Calabria e "Infinito" a Milano.

Indagini Risalenti fino al 2003, si compongono in gran parte di intercettazioni e filmati da parte di Polizia e Carabinieri: importantissimo quello ripreso al Santuario della Madonna di Polsi il 2 settembre 2009 ed al summit del 31 ottobre 2009 presso il circolo "Falcone e Borsellino" di Paderno Dugnano.

Nel filone milanese l'indagine è stata condotta essenzialmente dall'Arma dei Carabinieri, coordinata dal colonnello Roberto Fabiani del Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Monza, con alcuni apporti investigativi di altri servizi di Polizia giudiziaria. Sono state messe a disposizione degli inquirenti ore di registrazioni telefoniche (con un costo stimato di euro, largamente coperto dai sequestri, tramutabili in confische, ai beni degli imputati) e ore di intercettazioni ambientali: le indagini sono state ripartite tra i vari nuclei investigativi, con un'attenta selezione di personale in grado di comprendere il dialetto calabrese.

Ai Carabinieri di Desio è stato affidato il filone della locale di Desio e quella di Seregno. Le indagini effettuate sulle locali di Erba e Canzo sono state portate avanti dai ROS di Torino, mentre gli uomini del ROS di Milano si sono concentrati sulle dinamiche che hanno coinvolto la Perego Strade. La Direzione Investigativa Antimafia di Milano si è occupata principalmente del locale di Pavia.

Mentre il processo milanese è stato coordinato dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini con la collaborazione dei pubblici ministeri Alessandra Cecchelli, Alessandra Dolci, Paolo Storari (sostituti procuratori presso il tribunale di Milano) e Salvatore Bellomo (sostituto procuratore di Monza), nella procura reggina la direzione è stata affidata al procuratore aggiunto della DDA di Reggio Calabria Nicola Gratteri, al procuratore capo Giuseppe Pignatone e al procuratore aggiunto Michele Prestipino. Gli stessi hanno anche sostenuto gli impianti accusatori nei successivi processi presso i tribunali di Milano e Reggio Calabria.

Vi sono piste di indagine anche nell'ambito delle inchieste "Tenacia" (Procura di Milano), "Patriarca" (Procura e Squadra Mobile di Reggio Calabria), "Reale" (ROS sezione anticrimine di Reggio Calabria), "Solare" (ROS di Roma), "Circolo formato" della DDA di Reggio Calabria e "Minotauro" della procura di Torino.

Comune alle due procure è stata l'indagine indirizzata alla cosiddetta zona grigia, quell'area intermedia tra legale ed illegale che alimenta la mimetizzazione dell'economia mafiosa.

Le indagini sono state messe in pericolo da talpe all'interno delle istituzioni: intercettazioni ambientali hanno permesso agli investigatori di scoprire che Giovanni Zumbo, commercialista in rapporti con amministrazioni pubbliche e forze dell'ordine, rivelò parecchi dettagli dell'operazione agli indagati Pelle e Ficara, imputati nel filone milanese; essi sono stati quindi posti in stato di fermo mesi prima del termine delle indagini, come misura cautelare per la salvaguardia dell'esito delle successive operazioni.

Teorie scaturenti dall'indagine Diffusione della 'ndrangheta sul territorio lombardo: in Lombardia almeno 16 locali di 'ndrangheta operativi, con 500 affiliati. Caratteri tradizionali dell'organizzazione Conformazione: entità unita e strutturata a più livelli collegati gerarchicamente tra loro, con un forte carattere verticistico (in contrasto col rischio di visione frammentaria e localistica della stessa). struttura locale denominata appunto "locale". struttura intermedia denominata "Lombardia", rappresentabile come una "colonizzazione" al di fuori del territorio della casa madre. struttura di vertice calabrese denominata "Provincia", da cui provengono, o vengono ratificati, tutti gli ordini ("cordone ombelicale"). Importanza strategica delle occasioni di riunione: summit a livello di "locale" in cui partecipano tutti gli affiliati. summit a livello di "Lombardia" in cui la partecipazione è più ristretta. matrimoni e funerali. Importanza del "capitale sociale" dei clan sotto forma di contatti nelle forze dell'ordine e nella pubblica amministrazione. Dall'indagine sono emerse anche "una serie di iniziative di carattere elettorale" da parte dei boss della 'ndrangheta per entrare nel mondo politico "sia a livello locale che a livello regionale".

Arresti Il 5 luglio 2010 il Giudice per le indagini preliminari di Milano Andrea Ghinetti ha emesso un'ordinanza di arresto per 154 persone, con accuse che variano dall'associazione di stampo mafioso al traffico di armi, all'estorsione nonché intimidazione per l'aggiudicazione di appalti o preferenze elettorali. In parallelo, con le stesse motivazioni, è stata emessa dalla DDA di Reggio Calabria un'ordinanza di arresto per altre 156 persone residenti nella regione Calabria.Ordinanza Crimine: volume,,,

A queste fanno seguito i blitz del 13 luglio 2010, in cui sono stati impiegati circa uomini delle forze dell'ordine.

I processi Processo "Infinito" Il processo, presieduto dal Giudice dell'udienza preliminare di Milano Roberto Arnaldi e vietato alle telecamere, è cominciato l'11 maggio 2011 nell'aula bunker di via Uccelli di Nemi a Milano.

Si sono costituite parti civili: la Regione Calabria (prima volta che l'ente è ammessa parte civile al di fuori del proprio territorio regionale), la Regione Lombardia (solo dal 14 giugno), la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dell'Interno, il Ministero della difesa, il Commissario straordinario antiracket, la Provincia di Monza e della Brianza, i Comuni di Bollate, Desio, Pavia, Seregno, Paderno Dugnano (dal 17 giugno), la Federazione Nazionale Associazioni Antiracket di Tano Grasso, i curatori fallimentari della Perego Strade, l'imprenditore Agostino Augusto (imputato nel processo Bad Boys a Busto Arsizio ed in seguito collaboratore di giustizia).

Una delle linee della difesa fu l'accusa di incompetenza territoriale del tribunale di Milano, in quanto sede del vincolo associativo sarebbe la Calabria ("madrepatria" in contrapposizione ai "locali"). Eccezione però respinta dal tribunale in quanto accertato che la struttura denominata "Lombardia", pur mantenendo costanti rapporti e collegamenti con il vertice calabrese, è da considerarsi autonoma e perciò sede del vincolo associativo trattato nel 416-bis: è perciò legittima la competenza del tribunale milanese nell'esprimersi su questo reato. Sono state inoltre documentate una quarantina di summit, sempre all'interno della regione Lombardia, di cui alcuni a Legnano e Pioltello, di competenza quindi del tribunale di Milano.

Un'altra linea di difesa volge all'impossibilità di dimostrare l'esistenza di una struttura criminale autonoma e coesa. Nell'ordinanza del 5 luglio si fa però continuamente riferimento alla conferma dell'esistenza della struttura denominata "Lombardia", di cui fanno parte calabresi ormai trapiantati stabilmente in Lombardia da decenni.

Di rilevante importanza è la collaborazione con la giustizia di Antonino Belnome, condannato il 14 settembre 2011 dal giudice Claudio Castelli ad 11 anni e 6 mesi di reclusione, essendo stato l'esecutore materiale dell'omicidio di Carmelo Novella (capo della struttura "Lombardia" ed accusato dal "Vertice" calabrese di volersi scindere dalla madrepatria). Tale condanna tiene conto dello sconto di pena dovuto al rito abbreviato e della concessione dell'attenuante speciale della collaborazione con la giustizia.

Nella sentenza del 20 novembre 2011 il GUP di Milano Roberto Arnaldi ha condannato in primo grado con rito abbreviato 119 persone, 8 assolti ed 1 deceduto (39 imputati ancora a giudizio con rito ordinario, verranno giudicati dal tribunale presieduto da Luisa Balzarotti).

Nelle motivazioni della sentenza, depositate il 4 giugno 2012, vengono confermate le tesi accusatorie dei pm Boccassini, Dolci e Storari: la sostanziale autonomia e radicamento della 'ndrangheta al nord, nonostante gli stretti rapporti con la Calabria, derivante dalla presenza sul territorio da almeno due generazioni, e i rapporti con i personaggi politici che compongono il cosiddetto "capitale sociale" dei clan.

Le udienze facenti parte del rito ordinario si sono svolte ogni martedì, giovedì e venerdì nell'aula bunker di Piazza Filangieri, di fronte al carcere di San Vittore. Cruciale la figura di Antonino Belnome, esecutore materiale dell'omicidio di Carmelo Novella ed ora collaboratore di giustizia in videoconferenza da una località segreta.

Il 10 gennaio 2013 la Corte di cassazione ha annullato, senza rinvio, in parte la sentenza del GUP Arnaldi poiché questi ha depositato la motivazione in due momenti, prima incompleta e poi con l'integrazione della parte mancante ma la Cassazione ha annullato l'integrazione su ricorso dei legali di alcuni imputati.

La sentenza di primo grado, giunta il 6 dicembre 2012 al termine del rito ordinario, ha portato a quarantuno condanne, con pene dai tre ai vent'anni di reclusione, a tre assoluzioni ed al risarcimenti di euro per le istituzioni coinvolte e costituitesi parti civili.

Processo "Crimine" Gli avvisi di garanzia sono stati confermati dalla DDA di Reggio Calabria a 161 indagati il 24 marzo 2011, mentre il processo, presieduto dal GUP Giuseppe Minutoli, si è aperto a Reggio Calabria il 13 giugno 2011. Si sono costituite parti civili la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell'Interno, la Regione Calabria, la provincia di Reggio Calabria, l'ANAS, le associazioni "Sos Impresa" e "Federazione Antiracket Italiana".

La requisitoria è stata aperta dal PM Michele Prestipino il 27 settembre e chiusa dal PM Nicola Gratteri il 24 ottobre 2011, insieme con i colleghi sostituti procuratori Antonio De Bernardo, Giovanni Musarò e Maria Luisa Miranda: richieste di condanna per 118 su 120 imputati con rito abbreviato (2 richieste di assoluzione per non aver commesso il fatto). Altri 40 imputati hanno scelto il rito ordinario, che si celebra al cospetto del tribunale di Locri.

L'8 marzo 2012 il Gup di Reggio Calabria Giuseppe Minutoli ha condannato 93 persone con rito abbreviato e ne ha assolte altre 34.

È stata identificata l'unitarietà dell'organizzazione e l'esistenza di una struttura di vertice detta "Provincia", la quale non era mai stata riconosciuta con sentenza; pur essendo accolta l'accusa di associazione mafiosa, non è però stata riconosciuta ad essa l'aggravante della transnazionalità.