Figura di primo piano della Scuola di Parigi del dopoguerra, sulla quale esercitò una forte influenza, fu il primo a trascendere l'antinomia tra astrazione e figurazione. In una carriera di appena quindici anni produsse oltre mille dipinti, caratterizzati da una costante evoluzione tra astrazione e figurazione, da un uso intenso del colore e da un peculiare trattamento della luce e della materia pittorica. Si dedicò anche alla litografia, all'incisione, al collage e al disegno.

Biografia

Origini e infanzia Nacque a San Pietroburgo in una famiglia di ufficiali della nobiltà baltico-tedesca. Il padre, il barone Vladimir Ivanovič Staël von Holstein, tenente generale, fu l'ultimo vicecomandante imperiale della Fortezza di Pietro e Paolo dal 1908 al 1917; la madre, Ljubov' Vladimirovna Berednikova, di ventidue anni più giovane del marito, proveniva da una famiglia agiata e sensibile alle arti, imparentata con il compositore Aleksandr Glazunov.

Come molti russi bianchi, la famiglia fu costretta all'esilio dalla rivoluzione e lasciò San Pietroburgo nell'estate del 1919, stabilendosi dapprima a Vilnius e poi in Polonia. Il padre morì nel 1921 e la madre l'anno seguente. Nicolas e le sorelle Marina e Olga, rimasti orfani, furono affidati tramite un'amica della madre alla famiglia Fricero di Bruxelles, ricchi borghesi di origine sarda che avevano acquisito la nazionalità russa nell'Ottocento.

Formazione Studiò dal 1924 nel collegio gesuita Saint-Michel di Etterbeek e dal 1931 nel collegio Cardinal Mercier di Braine-l'Alleud, dove si appassionò alla letteratura francese e alla tragedia greca e cominciò a scoprire la pittura nei musei, in particolare Rubens e i contemporanei belgi James Ensor e Constant Permeke. Il padre adottivo Emmanuel Fricero avrebbe voluto avviarlo all'ingegneria, ma al termine degli studi il giovane scelse la pittura.

Dopo un viaggio nei Paesi Bassi nel giugno 1933, in cui scoprì la pittura fiamminga, si iscrisse in ottobre all'Accademia reale di belle arti di Bruxelles, dove studiò disegno classico, e all'accademia di Saint-Gilles, dove seguì corsi di architettura e di decorazione; nel 1935 collaborò ai murali del padiglione dell'arte vetraria all'Esposizione universale di Bruxelles. Viaggiò quindi per l'Europa: nel sud della Francia e a Parigi scoprì Paul Cézanne, Henri Matisse, Chaïm Soutine e Georges Braque; attraversò poi la Spagna in bicicletta, annotando e disegnando lungo il percorso. Nel 1936 espose icone di gusto bizantino e acquerelli alla Galerie Dietrich di Bruxelles, sua prima mostra.

Marocco, Italia e Parigi Nel 1937 a Marrakech conobbe Jeannine Guillou, pittrice bretone di cinque anni più anziana, già affermata, che divenne la sua compagna. Nel 1938 i due viaggiarono in Italia (Napoli, Pompei, Paestum, Sorrento, Capri), dove de Staël studiò Tiziano, El Greco e i primitivi italiani.Lettera a Emmanuel Fricero, Napoli, 15 febbraio 1938, citata in . Rotti i rapporti con i Fricero, si stabilì con Jeannine a Parigi, dove frequentò brevemente l'Académie Moderne di Fernand Léger e copiò i maestri al Louvre. Dipingeva molto e distruggeva gran parte della propria produzione.

La guerra e gli esordi Nel settembre 1939 si arruolò nella Legione straniera francese: mobilitato nel gennaio 1940 e assegnato al servizio cartografico a Sidi Bel Abbès, in Algeria, e poi a Susa, in Tunisia, fu congedato nel settembre dello stesso anno. Raggiunse Jeannine a Nizza, dove entrò in contatto con Alberto Magnelli, Maria Helena Vieira da Silva, Jean Arp, Sonia Delaunay e Robert Delaunay e cominciò a orientarsi verso l'astrazione: nel 1942 dipinse le prime tele astratte. Il 22 febbraio 1942 nacque la figlia Anne.

Nel 1943, sotto l'occupazione, la famiglia tornò a Parigi, sostenuta dalla gallerista Jeanne Bucher. Nel febbraio 1944 espose accanto a César Domela e Kandinskij e nel maggio dello stesso anno tenne la prima personale alla Galerie l'Esquisse, che gli valse la sincera ammirazione di Georges Braque, con il quale strinse una delle amicizie più importanti della sua vita. Nel 1945 espose alla Galerie Jeanne Bucher, al primo Salon de Mai e al Salon d'Automne. Il riconoscimento critico giunse però troppo tardi per Jeannine, gravemente malata, che morì il 27 febbraio 1946, stremata da anni di malnutrizione.

Il riconoscimento (1946-1951) Pochi mesi dopo la morte di Jeannine sposò Françoise Chapouton, dalla quale ebbe tre figli: Laurence (1947), Jérôme (1948) e Gustave (1954). Nell'ottobre 1946 firmò un contratto con il mercante Louis Carré, che si impegnò ad acquistare tutta la sua produzione. Nel gennaio 1947 la famiglia si trasferì in un grande atelier in rue Gauguet, presso il Parc Montsouris, vicino allo studio di Braque; nello stesso edificio de Staël conobbe il mercante americano Theodore Schempp, che cominciò a diffondere la sua opera tra i collezionisti statunitensi. Nell'aprile 1948 ottenne la cittadinanza francese.Decreto del 6 aprile 1948, pubblicato nel Journal officiel del 18 aprile 1948, p. 3841.

Insoddisfatto dei metodi di Carré, passò alla galleria di Jacques Dubourg sul boulevard Haussmann, che rimase per tutta la vita il suo mercante più fedele. Tra il 1947 e il 1949 la sua tavolozza si schiarì sensibilmente: alle composizioni dense e cupe dell'immediato dopoguerra subentrarono opere in grigi e argenti (Hommage à Piranese, 1948; Jour de fête, 1949) dall'impasto sempre più ricco. Rifiutò di allinearsi a qualsiasi movimento: quando nel marzo 1950 il Musée national d'art moderne acquistò Composition (les pinceaux), pretese di essere esposto separatamente dal gruppo degli astrattisti. Nel 1950 le sue opere entrarono in importanti collezioni americane, tra cui la Phillips Collection di Duncan Phillips, e nel 1951 nel Museum of Modern Art di New York. Nello stesso anno nacque l'amicizia con il poeta René Char, con il quale pubblicò Poèmes de René Char, bois de Nicolas de Staël, illustrato con xilografie.

Il ritorno alla figurazione (1952-1953)

Il 1952 fu uno degli anni più prolifici, con oltre 240 dipinti. Il 26 marzo, assistendo con la moglie alla partita di calcio Francia-Svezia al Parc des Princes, trovò un soggetto decisivo: ne nacque la serie Les Footballeurs, in colori vividi, culminata nel monumentale Le Parc des Princes (200 × 350 cm). Esposto al Salon de Mai, il dipinto fu letto come un manifesto figurativo e i sostenitori dell'astrazione accusarono de Staël di tradimento. L'artista rispose: «Non contrappongo la pittura astratta a quella figurativa. Un dipinto dovrebbe essere al tempo stesso astratto e figurativo: astratto in quanto muro, figurativo in quanto rappresentazione di uno spazio».Alvard, Degand, van Gindertael, Témoignages pour l'art abstrait, Éditions Art Aujourd'hui, Parigi, 1952; citato in .

Nel marzo 1953 la prima grande mostra newyorkese, alla galleria Knoedler, fu un successo commerciale e di critica; il gallerista Paul Rosenberg, già mercante di Picasso, Braque, Léger e Matisse, gli offrì un contratto in esclusiva. Nel maggio dello stesso anno, a un concerto parigino, scoprì quelli che chiamò i «colori dei suoni»: la passione per la musica contemporanea e per il jazz, in particolare per Sidney Bechet, ispirò Les Musiciens, souvenir de Sidney Bechet e il monumentale L'Orchestre. In estate la luce provenzale di Lagnes, presso Avignone, spinse la sua tavolozza verso colori saturi e brillanti; portò quindi la famiglia in Italia e in Sicilia, dove i paesaggi di Agrigento ispirarono alcune delle sue tele più celebri. Acquistò infine una casa, il Castelet, a Ménerbes.

Antibes e la morte

La mostra newyorkese del febbraio 1954, con i dipinti di Ménerbes e della Sicilia, fu un grande successo commerciale, confermato in primavera da un'esposizione da Dubourg a Parigi che sancì il ritorno alla figurazione attraverso la natura morta, il paesaggio e la figura umana. Dal 1953 aveva intrecciato una relazione con Jeanne Polge, una donna sposata che ispirò una serie di nudi (Nu debout, Nu couché); nell'autunno 1954, separatosi da Françoise, si trasferì da solo ad Antibes, dove installò lo studio.

Lavorando con rinnovata intensità, mutò tecnica: agli spessi impasti a spatola sostituì colori diluiti stesi con cotone e garza, ed elesse le marine a soggetto prediletto. Nel periodo di Antibes produsse oltre 350 opere. All'inizio di marzo del 1955, di ritorno da Parigi dove aveva assistito a concerti e a una conferenza di Pierre Boulez, iniziò su un telaio di sei metri Le Concert (350 × 600 cm), il suo ultimo dipinto.

Sempre più isolato, sofferente di esaurimento, insonnia e depressione, e in crisi nella relazione con la Polge, il 16 marzo 1955 si tolse la vita gettandosi dalla terrazza del suo edificio ad Antibes, a quarantun anni. In un'ultima lettera a Dubourg scrisse: «Non ho la forza di portare a termine i miei quadri. Grazie per tutto quello che ha fatto per me. Con tutto il cuore». L'ultimissima lettera fu per la figlia Anne, allora tredicenne. È sepolto nel cimitero di Montrouge.

Stile ed eredità In circa quindici anni di attività de Staël produsse più di mille dipinti, oltre a disegni, incisioni, litografie e collage. La sua opera riflette l'influenza di Cézanne, Matisse, van Gogh, Braque, Soutine e dei Fauves, oltre che dei maestri olandesi Rembrandt, Vermeer e Hercules Seghers.

Se in una prima fase artistica perseguì una libera espressione, successivamente si accostò all'astrazione, non priva di forti slanci emozionali. Nell'ultimo periodo creativo, dal 1950 in poi, prevalse un'espressione di calma che si manifestò con l'inclusione nelle sue opere di oggetti reali, in un insieme lirico.Le Muse, De Agostini, Novara, 1965, Vol. IV, p. 169.

Dalle composizioni scure e dense della metà degli anni quaranta passò a un'esaltazione del colore culminata in opere come Grand Nu orange (1953); la materia pittorica evolse dagli spessi impasti a spatola delle Compositions del 1945-1949 ai pigmenti fluidi e diluiti delle ultime opere (Agrigente, 1954; Chemin de fer au bord de la mer, soleil couchant, 1955).

La sua «reinvenzione della figurazione», avviata nel 1952 con Le Parc des Princes, fu poco compresa all'epoca ma anticipò di quasi due decenni l'evoluzione dell'arte del dopoguerra: de Staël aveva recuperato il mondo visibile senza rinunciare alla libertà espressiva della pittura contemporanea. Le sue ultime opere, diluite e rarefatte, anticiparono il color field painting e l'astrattismo lirico degli anni sessanta e settanta. Il Dictionnaire de la peinture lo definisce «il creatore più potente della sua generazione nella Scuola di Parigi del dopoguerra [...]. Fu il primo a trascendere l'antinomia tra astrazione e figurazione».

Le prime retrospettive postume si tennero nel 1956 negli Stati Uniti e al Palais de Tokyo di Parigi; seguirono quelle del Grand Palais (1981), del Centre Pompidou e dell'Ermitage (2003) e della Fondazione Maeght (1991). La retrospettiva del 2023 al Museo d'arte moderna di Parigi registrò oltre 409 000 visitatori, record storico di affluenza per il museo. Sul mercato le sue opere raggiungono quotazioni tra le più alte per un pittore europeo del dopoguerra.

Jean-Luc Godard, che considerava de Staël il pittore «che si è spinto più lontano», vi alluse più volte nei suoi film: in Il bandito delle 11 (1965) l'uso dei colori primari è fortemente influenzato dalla sua pittura, e il trailer del film lo presentava come «la storia del pittore Nicolas de Staël e del suo suicidio».Jean-Luc Godard, in Art Press, n. 4, numero speciale «Godard», dicembre 1984 - febbraio 1985, p. 12.

Note

Bibliografia

Nicolas de Staël, catalogo della mostra di Torino, Torino, 1960.

Voci correlate Tachisme Astrattismo lirico Scuola di Parigi (XX secolo)

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