Biografia Nacque a Napoli nel 1882, il due di novembre per caso come talvolta suol succedere, in quanto il padre Angelo, ebanista/scultore/falegname, è qui che da poco si era trasferito dalla natia Palazzolo/Castrocielo, oggi provincia di Frosinone, all'epoca di Caserta: qui aveva sposato una ragazza abruzzese, Giuditta Alessandroni. Pochi mesi dopo la nascita di Amleto il padre tornò a Castrocielo in quanto non gratificato della vita a Napoli. A Castrocielo nacque la secondogenita. Richiamato dai grandi lavori in corso a Roma in quegli anni dopo Porta Pia, Angelo vi si trasferì e aprì la sua bottega di falegname ebanista prima in via Toscana e poi in via Labicana nel 1883. Ed è qui che Amleto mentre cresceva cominciò ad avere i primi insegnamenti nella pratica del contatto coi materiali da lavorare. Da indagini risulta che frequentò le elementari nel da poco fondato Istituto S. Maria a Viale Manzoni. Definire ‘napoletano’ Amleto Cataldi come di regola pedissequamente avviene e si ripete, sembrerebbe che lo si voglia in qualche modo tener lontano dal concetto ‘romano’, in un limbo distante, ignorando dunque che dei 48 anni di esistenza, 47 li ha trascorsi e vissuti ininterrottamente a Roma.

L'insegnamento del padre, che era anche valente scultore del legno, come pure la frequenza della scuola di scultura, in particolare del Nudo, all'Accademia di Belle Arti di via di Ripetta, gli diedero quelle basi teoriche e quella maturità che all'età di diciotto anni già lo rendevano padrone delle tecniche anche più sofisticate della disciplina, in special modo della tecnica di fusione dei metalli. Fino ad oggi purtroppo non conosciamo quali sono state le opere e le iniziative intraprese nei primi anni, la sola data sicura è il 1904 data alla quale presenta a Londra il suo primo lavoro Sulla spiaggia o Disperazione: opera selezionata da una giuria specialmente rigorosa nei confronti del giovanissimo artista, scultura in bronzo che già documenta la padronanza della tecnica della fusione a cera persa. La esposizione alla mostra di Earl's Court a Londra fu un avvenimento di altissimo prestigio e significato per l'arte italiana: basti dire che tutti i massimi artisti vi erano presentati, tra cui una personale di Antonio Mancini dagli esiti strepitosi. Fu dunque una passerella di lancio per il giovanissimo Cataldi, data l’alta qualità dell’opera esposta.

La foga e l'impeto nel lavoro erano fortissimi anche perché nel frattempo era sopravvenuta la morte del padre e quindi sensibile il carico di responsabilità nei confronti della madre e di una sorella. Pesante l'assenza di archivi e di documentazioni ad attestare quanto realizzato in questi primissimi anni di attività. Sappiamo che nel 1905 presentò a Roma un’opera in marmo Il Figliuol prodigo che riscosse grande successo e una medaglia d'oro al giovane scultore. Nel 1906 a Milano esponeva il bronzo La Disperazione già citato. Nel 1907 si registra, con successo, la esibizione sempre a Roma di una seconda scultura in marmo Ultimo gesto di Socrate e una in bronzo di alta qualità La cieca. Attività intensissima e altrettanto è la partecipazione a fiere ed esposizioni in Italia e all'estero, perfino oltreoceano, tra le quali, nel 1909, alla prestigiosa Biennale Veneziana e a quella altrettanto prestigiosa del Centenario del 1910 a Buenos Aires. Iniziano i riconoscimenti ufficiali e anche gli incarichi pubblici: nel 1907 vince il concorso di professore per la cattedra di Modellato all'Istituto S. Michele di Roma, nel 1908 ad una esposizione romana degli Amatori e Cultori la sua Lettrice in bronzo di 42,5 cm viene acquistata dallo Stato e attribuita alla da poco istituita Galleria Nazionale di Valle Giulia, nel 1909 per il Comune di Roma realizza un busto in marmo di Carducci di elevatissima qualità, nel 1910 realizza una delle quattro Vittorie in bronzo alta 4 metri, la sola senza il braccio levato, sul Ponte Vittorio Emanuele II sempre a Roma, di qualità tale che è arduo distinguerla da uno scultore della Grecia classica; nel medesimo anno realizza un soggetto strepitoso anche dal punto di vista meramente tecnico, La ragazza che si pettina, un bronzo alto 52,5 che presenterà lo stesso anno anche a Buenos Aires, oggi un esemplare alla Galleria Comunale di Roma. Nel 1911, alla mostra di Belle Arti di Roma per il cinquantenario dell'Unità d'Italia, presenta il Risveglio: nudo di donna, in marmo di qualità tale che la giuria internazionale la riconobbe degna del primo premio e medaglia d’oro: l’opera fu acquistata dallo Stato e anche assegnata alla Galleria Nazionale. Da questo periodo fino alla sua fine immatura fu tutta una realizzazione di opere di una quantità ma soprattutto di una qualità così elevata da farlo assurgere, come le cronache e le riviste Emporium registrano, ai primi posti della scultura europea. Tralasciando i ritratti e i busti in numero, incredibile, di almeno settanta realizzati tra il 1909 e il 1920 che pure attestano la celebrità ormai consolidata dell’artista come pure la quantità di monumenti pubblici specie ai Caduti ovunque nel Paese e altresì le sculturine in bronzo pieno di circa 24–27 cm che pure, anche se limitatissimamente, eseguiva, diamo qui appresso un elenco delle sue creazioni più significative, molte delle quali ad attenta ricerca, sono visibili, oltre che nei luoghi, anche nella rete e che aiutano a dedurre il ruolo dell’artista.

Nel 1913 il sindaco Ernesto Nathan inaugura nel luogo forse più spettacolare della Città Eterna e cioè sul Pincio a pochi metri da quel gioiello neoclassico che è la Casina Valadier, la scultura in bronzo di una ragazza nuda, china con la tina ciociara in mano da cui sgorga acqua, nel centro di una vasca circolare a raso: La Fontana della Ciociara sbadatamente ed erroneamente nota come l’Anfora o La Venere o la Sorgente; oggi lo spazio dove si leva l’opera fa parte dello stradario romano come Largo Amleto Cataldi, dietro iniziativa del Prof. M. Santulli. L’anno dopo 1914 presenta alla XI Biennale di Venezia una scultura in marmo in grandezza naturale per la quale è arduo procedere a descrizione: La Velata, una donna in piedi in una movenza di eleganza inaudita, le pieghe in marmo che lasciano intravedere il corpo perfetto sottostante che freme e quasi ribolle sotto il velo marmoreo: è possibile che il Cristo napoletano famoso di Giuseppe Sanmartino nella Cappella Di Sangro abbia incatenato Amleto Cataldi: La Velata fu acquistata già a Venezia dal Comune di Palermo e collocata nel ridotto del Teatro Politeama e successivamente trasferita nel Museo ‘Restivo’ della città.

Procediamo nella nostra carrellata dei soli, a nostro avviso, capolavori assoluti: nel 1916 alla Mostra della IV Secessione Romana presenta La Figlia del Lavoro un bronzo alto 54 cm che illustra il contadino che tiene adagiata sul corpo la sua bimbetta: opera del massimo significato, specchio di quelle istanze sociali e sindacali che in quegli anni scuotevano il Paese, resa con tale purezza stilistica scevra da sentimentalismi e da pathos che pur l’argomento avrebbe quasi imposto, perfettamente pura e classica: le cronache riportano che il Re Vittorio Emanuele III di Savoia l’acquistò per la propria collezione privata. Nel 1918 alla Mostra milanese di Brera presenta una bagnante (tutte le donne per Cataldi erano bagnanti o danzatrici o nudi), superba scultura in bronzo alta 56 cm oggi al Museo Civico di Udine: una postura unica e fuori del comune, non escluso ispirata dai balletti di Diaghilev o dagli assolo di Isadora Duncan o da una delle splendide danzatrici russe a Roma in quegli anni, quali Olga Khokhlova, futura moglie di Picasso, Eugenia Borissenko da Anton Giulio Bragaglia chiamata: Jia Ruskaia, come pure Elena Pisarevskaja ribattezzata Ilena Leonidoff.