Carosello è stato un programma televisivo d'intrattenimento e pubblicitario italiano, trasmesso dalla Rai dal al sul Programma Nazionale (in seguito Rete 1) per un totale di puntate in bianco e nero.

La trasmissione era concepita come un contenitore di cortometraggi commissionati dagli inserzionisti commerciali. Ogni filmato, della durata complessiva di circa due minuti e quindici secondi, era composto da uno spettacoli o racconto di natura artistica, comica o divulgativa, al quale seguiva la presentazione vera e propria del prodotto (il cosiddetto "codino"); per regolamento, la prima parte non poteva contenere alcun riferimento esplicito alla merce reclamizzataAldo Grasso, Storia della televisione italiana, Milano, Garzanti, 2004..

In seguito alla riforma radiotelevisiva del 1975 e al conseguente riassetto delle regole di gestione della pubblicità, la formula di Carosello fu superata da nuovi modelli di comunicazione aziendale, portando alla decisione di concludere il programma il 1º gennaio 1977.

Oltre alla funzione commerciale, la trasmissione ha avuto un significativo impatto sulla cultura di massa in Italia, favorendo la diffusione di personaggi animati e figurativi entrati nell'immaginario collettivo, tra cui il pulcino Calimero, ideato dai fratelli Nino e Toni Pagot con Ignazio Colnaghi per Mira Lanza, e Carmencita, creata da Armando Testa per i prodotti Lavazza.

Caratteristiche Veniva trasmesso tutti i giorni, tranne il venerdì santo e il 2 novembre, originariamente dalle 20:50 alle 21:00. Per effetto dellausterity, che spinse la Rai ad anticipare tutti i programmi della serata a partire dal Telegiornale (spostato alle 20:00), dal 2 dicembre 1973 fu trasmesso alle 20:30.

Consisteva in una serie di filmati (spesso scenette comiche sullo stile del teatro leggero o intermezzi musicali) seguiti da messaggi pubblicitari. Carosello non era e non poteva essere solo un contenitore di messaggi pubblicitari: erano predeterminati il numero di secondi dedicati alla pubblicità, il numero di citazioni del nome del prodotto e il numero di secondi da dedicare allo "spettacolo", la cui trama doveva essere di per sé estranea al prodotto. Per una legge allora vigente non era concesso fare della pubblicità all'interno di uno spettacolo televisivo serale e nemmeno prima di un intervallo di novanta secondi dall'inizio del medesimo.

I corti venivano realizzati come qualsiasi film professionale, girati in pellicola impegnando ambienti e maestranze delle normali produzioni cinematografiche, spesso ricorrendo a sceneggiatori di fama - per esempio Age & Scarpelli - e a grandi registi: fra gli altri, Luciano Emmer (che ne è considerato l'inventore), Pupi Avati, Corrado Farina, Federico Fellini, Ugo Gregoretti, Sergio Leone, Luigi Magni, Ermanno Olmi, Gillo Pontecorvo, Valerio Zurlini e, fra gli stranieri, l'americano Richard Lester.

Storia La nascita

Nel 1957 la Rai decise di inserire messaggi pubblicitari nella programmazione e per aggirare il divieto di fare pubblicità durante gli spettacoli televisivi sviluppò un apposito formato televisivo.

La regola principale del Carosello era che la parte di spettacolo (il "pezzo", della durata di 1 minuto e 45 secondi), doveva essere rigidamente separata e distinguibile da quella puramente pubblicitaria (il "codino", della durata di 30 secondi). Il passaggio dal pezzo al codino avveniva con una frase-chiave pronunciata dal protagonista; solo nella parte finale poteva essere nominato il prodotto. Ogni Carosello era inserito, durante i primi sei anni, in un contesto di tipo teatrale: veniva introdotto dall'apertura del sipario con accompagnamento di una specie di fanfara.

Le quattro scenette della primissima puntata di Carosello (andata in onda il 3 febbraio 1957) furono, per sorteggio,Walter Veltroni, op. citata le seguenti:

Shell: Contributo Shell per la sicurezza del traffico; Giovanni Canestrini vi parla di: "Guida a destra o guida a sinistra?"; L'Oréal: Un personaggio per voi con Mike Bongiorno; Singer: Quadrante della moda con Isa Pola e Mario Carotenuto; Cynar: Il barman con Carlo Campanini e Tino Bianchi.

Dal 10 febbraio 1957 andò in onda la serie Le avventure del signor Veneranda per il brandy Stock 84. Il regista fu Eros Macchi, lo sceneggiatore, soggettista e autore del personaggio fu Carletto Manzoni, gli attori furono Erminio Macario e Giulio Marchetti, il produttore fu Pino Peserico.

Nei primi anni andavano in onda solo quattro spettacoli per ogni puntata. La pubblicizzazione di un dato prodotto seguiva un ciclo di quattro puntate con cadenza settimanale, diversi l'uno dall'altro sebbene con soggetto comune. All'interno di una trasmissione, quindi, un pezzo andava in onda solo una volta. Nella sigla di chiusura infatti, l'annunciatrice annunciava la data della successiva messa in onda. I lettori del Radiocorriere TV, proprietà dell'ente RAI, potevano conoscere in anticipo le pubblicità incluse nel palinsesto. A partire dal 1960 i pezzi salirono a cinque per ogni puntata (anche se dal 1962 al 1964 scesero di nuovo a quattro). Dall'autunno 1974, e fino all'estate 1976, i Caroselli in onda ogni sera diventarono ben sei.

Il successo

La soluzione ebbe un enorme successo: Carosello è stato per molti anni fra le trasmissioni televisive più amate, arrivando a rappresentare un tipico appuntamento della famiglia italiana, tanto che, ancora oggi, la frase «A nanna dopo Carosello», intimata dalle madri ai figli bambini che dovevano andare a letto quasi subito dopo cena, è rimasta parte del linguaggio parlato.Walter Veltroni, I programmi che hanno cambiato l'Italia. Quarant'anni di televisione, Milano, Feltrinelli, 1992. ISBN 88-07-42064-3

Oltre a introdurre l'innovazione della pubblicità, e a farlo inserendola in un contesto che aveva il pregio di renderla gradevole al pubblico, Carosello portò anche una serie di innovazioni nel linguaggio televisivo in generale. La sua caratteristica più rilevante era l'inedita "brevità" (non solo delle inserzioni ma anche degli altri "siparietti"); per questo, gli stacchi teatrali dovevano essere diretti, semplici, attingendo spesso a luoghi comuni e rimanendo molto vicini alla cultura popolare. Memorabile una pubblicità (contenitore di una sorta di mini serie a puntate) con protagonista un giovane che subiva il furto del proprio ciclomotore di una nota marca.

Un'attuale rilettura evidenzierebbe una centralità socio-culturale localizzata nelle regioni del Nord Ovest italiano (Milano, Torino), teatro allora della rinascita economica e meta preferenziale dell'emigrazione interna. Troviamo infatti lo stereotipo della massaia moderna e avveduta, da uno spiccato accento milanese, con il compito di indicare il prodotto casalingo più aggiornato. In contropartita osserviamo la persona semplice e sprovveduta, sia attore sia personaggio d'animazione, come il pulcino Calimero, con spiccato accento veneto, regione allora depressa e serbatoio di emigrazione. Potrebbe indurre il sospetto di un velato razzismo l'apporre tale dialetto al personaggio di una colf di colore ma tuttavia si tendeva a evidenziare la differenza tra metropoli e provincia, l'ingresso o meno degli italiani nella cultura consumistica. Un buon esempio sono le avventure di un contadino in un negozio di casalinghi, alla ricerca di "una cosa cittadina". Inorridito davanti a degli elettrodomestici messi in prova da un commesso, l'uomo può rassicurarsi riconoscendo il marchio del prodotto richiesto, una comune lametta da barba.

Rispetto alla pubblicità moderna, la più lampante differenza rimase proprio il tentativo della RAI di integrare le novità di una nascente società dei consumi in un contesto legato alla tradizione nazionale popolare. Il messaggio pretendeva essere rassicurante e a tratti con pretese persino pedagogiche. Attraverso il messaggio pubblicitario si elargiva una promessa delle qualità di un prodotto.

Sicuramente il mondo della pubblicità, in prima fila la Sipra che gestiva la pubblicità RAI, vedeva in Carosello uno strumento sfuggito loro di mano e passato ai "creativi": il personaggio e la storiella erano più importanti del messaggio pubblicitario; ad esempio, Calimero era più famoso del detersivo reclamizzato.

D'altra parte, Carosello fu definito da una certa cultura anche "diseducativo",Adriano Zanacchi, voce “Carosello” in La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche di F. Lever, P. C. Rivoltella, A. Zanacchi (edd.) e inoltre la trasmissione risultava di fatto poco pratica e dispendiosa per la committenza, data l'eccessiva durata delle scenette.

Sospensioni In quasi vent'anni di storia, Carosello venne sospeso in sole due occasioni: per una settimana tra il 31 maggio e il 6 giugno 1963, per l'agonia e la morte di papa Giovanni XXIII, e dal 12 al 15 dicembre 1969, all’indomani della strage di piazza Fontana.

Altre sospensioni più brevi si ebbero per la morte di papa Pio XII (dal 9 all’11 ottobre 1958), per il disastro del Vajont (10 ottobre 1963), per le uccisioni dei fratelli John (22 novembre 1963) e Robert Kennedy (5 giugno 1968) nonché, a seguito di improrogabili collegamenti, per la prima trasmissione in Mondovisione, il 25 giugno 1967, e per l'ammaraggio della navicella spaziale Apollo 14, il 9 febbraio 1971. Alcuni scioperi e agitazioni in seno alla RAI alterarono lievemente la programmazione, ad esempio con l'avvio della sigla finale senza l'elencazione dei prodotti reclamizzati.

La chiusura Il 1º gennaio 1977 andò in onda l'ultima puntata di Carosello.

Le cinque scenette di quest'ultima puntata furono: Stock: Superspettacolo di Capodanno (con Raffaella Carrà, regia di Gino Landi); BTicino: Il calcolatore elettronico: Cassa robot (con Alfredo Danti, regia di Nedo Zanotti); Amaro Ramazzotti: I due sceneggiatori: Il bowling (con Mario Maranzana e Giancarlo Dettori, regia di Andrea Cardile); Ati/Piletti: Attività serene: La giornalaia (regia di Ermanno Olmi); Dr. Gibaud: Famiglia: Sciare (con Mario Valdemarin e Gemma De Angelis, regia di Ezio Perardi).

La chiusura del programma fu causata da vari fattori: in primis, il mercato pubblicitario italiano si stava trasformando in senso più moderno e dinamico, e quindi i produttori cominciarono a diventare insofferenti verso i limiti di tempo imposti da questo modo di reclamizzare i propri prodotti; anche il pubblico stava cambiando, e la televisione basata su presupposti pedagogici cominciava a perdere presa. Anche le ditte più piccole, che non potevano permettersi i costi di Carosello, iniziarono a far sentire la loro voce. Infine, i prodotti del mercato internazionale avevano bisogno di un'immagine standard nei diversi Paesi e mal sopportavano il fatto di dover costruire pubblicità legate particolarmente al contesto italiano.

Vennero creati da allora degli annunci più brevi racchiusi in scenette pubblicitarie, compresi tra un intermezzo (solitamente scene animate) d'apertura e uno di chiusura e mandati in onda in precise fasce orarie; in base a talune gli spazi venivano contraddistinti con una lettera dell'alfabeto. In particolare il Carosello venne sostituito con lo Spazio F, in onda alle 20:30, quindi alla fine del telegiornale. Lo Spazio F fu poi sostituito da una nuova serie di intermezzi, che mostravano adesso il nome della rete, nell'ottobre 1983, periodo in cui il canale Rete 1 assunse l'attuale denominazione Rai 1.

La sigla

Le prime due sigle (i cosiddetti "siparietti") vennero realizzate da Luciano Emmer e Cesare Taurelli per conto della loro società di produzione Recta Film. La prima, andata in onda solo per tutto il 1957, fu addirittura realizzata in casa dello stesso Emmer la notte prima della messa in onda, almeno secondo quanto raccontato dal regista romano.