il Giornale (dalla fondazione sino al 1983 il Giornale nuovo) è un quotidiano a diffusione nazionale fondato a Milano nel 1974, con una diffusione media di 28.933 copie a maggio 2023.Accertamenti Diffusione Stampa, maggio 2023.
Fu fondato da Indro Montanelli (1909-2001), che lo diresse ininterrottamente per venti anni, fino al 1994, dandogli un orientamento liberale e conservatore, sebbene fortemente indipendente dalle linee dei partiti politici. Dopo l'uscita del fondatore, in seguito alla «discesa in campo» di Silvio Berlusconi, si attestò tra i principali quotidiani italiani di centro-destra.
La testata Il nome il Giornale nuovo fu scelto poiché esisteva già un quotidiano a Varese denominato Il Giornale (editori Violini e Parravicini, direttore responsabile Ambrogio Lucioni). Nel 1977 il quotidiano varesino scomparve e nel 1983 la testata venne rinominata il Giornale, come Montanelli avrebbe voluto fin dall'inizio.
L'aggettivo nuovo aveva assunto nel tempo un valore simbolico e numerosi lettori, i «veri padroni del giornale e dei giornalisti», come li definiva Montanelli, continuarono per alcuni anni ad aggiungerlo al nome ufficiale del quotidiano ogni volta che lo citavano.
Storia Fondazione All'origine della decisione di Indro Montanelli di uscire dal Corriere della Sera, presso il quale aveva lavorato oltre quarant'anni, vi fu la decisione di Giulia Maria Crespi, responsabile della linea e dei bilanci del quotidiano di via Solferino, di imporre una virata a sinistra della linea editoriale, avviata nel 1972 con il licenziamento del direttore Giovanni Spadolini, sostituito da Piero Ottone.
Già nella seconda metà dello stesso anno Montanelli cominciò a mettersi in contatto con alcuni amici e colleghi fidatissimi, tra i quali Enzo Bettiza, con l'intenzione di lasciare il Corriere e creare un nuovo quotidiano. Vennero subito coinvolti altri due autori di alto valore professionale: Gianni Granzotto, già amministratore delegato della Rai e all'epoca presidente della FIEG, caratterizzato da brillanti doti diplomatiche e organizzative, e Guido Piovene, scrittore di fama internazionale e amico di Montanelli fin dagli anni trenta.
Ai primi di ottobre del 1973, Indro Montanelli rilasciò al settimanale Il Mondo un'intervista molto critica verso il Corriere, in cui disse per la prima volta di voler fondare un nuovo giornale. Giulia Crespi prese male la rivelazione e dette corso alla sospensione dello scrittore toscano, incaricando il direttore Piero Ottone di comunicarglielo; non vi fu tuttavia bisogno di ciò, in quanto Montanelli, il 17 ottobre, lasciò spontaneamente via Solferino, avviando rapidamente ulteriori contatti per la fondazione del Giornale.
Enzo Bettiza, momentaneamente ancora in carica al Corriere, cercò di reclutare per il nuovo quotidiano dell'amico quanti più giornalisti possibile. Alla fine ne portò in dote al Giornale nuovo oltre una trentina. Tra di loro: Egisto Corradi, principe dei giornalisti di guerra, Giancarlo Masini, inventore del giornalismo di divulgazione scientifica e ricercatore, Gianfranco Piazzesi (commentatore politico), Antonio Spinosa (esperto ritrattista di personaggi storici), Cesare Zappulli (esperto d'ambito economico), Pietro Radius (inviato speciale del Corriere d'Informazione) eppoi i famosi «macchinisti» del Corriere Leopoldo Sofisti e Gian Galeazzo Biazzi Vergani, esperti nell'organizzazione propria di un giornale. Bettiza non attinse solo al Corriere. Convinse di poi Renzo Trionfera dellEuropeo, portò via a Epoca il suo principale inviato all'estero, Lucio Lami. Strappò a La Notte Egidio Sterpa, valido cronista cittadino e i più giovani Fernando Mezzetti e Salvatore Scarpino, entrambi vocati a brillante carriera.
Dal canto suo Montanelli scelse due personalità prestigiose per le corrispondenze dall'estero: Vittorio Dan Segre (diplomatico israeliano di origine italiana) per la sede di Gerusalemme e François Fejtő, ungherese residente a Parigi, storico e intellettuale raffinato, per la sede transalpina. Declinò l'invito invece Ugo Stille, storico corrispondente del Corriere della Sera da New York. Ad essi si aggiunsero altri intellettuali che ricercavano un nuovo spazio espressivo di tendenza moderata, che non fosse dominato dalla «cultura radical chic» (come la definiva Montanelli). Fra essi si possono menzionare: Raymond Aron, Frane Barbieri, Alain de Benoist, Livio Caputo, Jean-François Revel, Gregor von Rezzori, Giorgio Torelli e Marcello Staglieno.
Il progetto del Giornale nuovo prese corpo tra la fine dell'anno e il gennaio-febbraio 1974. Secondo Montanelli e i suoi collaboratori, il Giornale nuovo avrebbe dovuto sottrarre lettori a giornali come il Corriere e La Stampa, "colpevoli" di avere abbandonato la loro tradizionale collocazione politico-editoriale e di stare con Berlinguer e con la sinistra democristiana.
Montanelli cominciò poi a cercare un editore. Bussò a molte porte, ma tutti gli approcci con i grandi editori fallirono. Ad Andrea e Angelone Rizzoli si rivolse con queste parole: «Mi avete fatto la corte per tre anni affinché dirigessi un vostro quotidiano ed ora ve lo porto bell'e pronto», parole alle quali Andrea Rizzoli rispose, lasciando stupefatto Montanelli, che la Rizzoli avrebbe di lì a poco comprato il Corriere della Sera. Dopo Rizzoli, si ritirarono uno dopo l'altro anche Gianni Agnelli e Mario Formenton, genero di Arnoldo Mondadori e amministratore delegato della casa editrice omonima, il quale disse di no anche a causa del parere negativo di Giovanni Spadolini, cosa che fece arrabbiare molto MontanelliAlberto Mazzuca, Penne al vetriolo, Bologna, Minerva, 2017.. In precedenza, il giornalista toscano aveva rifiutato di fondare un nuovo giornale insieme ad Eugenio Scalfari (il primo direttore, il secondo condirettore) definendo la proposta di Scalfari un tantino azzardataFranco Recanatesi, La mattina andavamo in piazza Indipendenza, Milano, Cairo, 2016.. Si fece avanti l'industriale Nino Rovelli: il progetto prevedeva che Rovelli sarebbe stato il proprietario, ma non avrebbe influito sulla linea del giornale. Montanelli rifiutò.
Eugenio Cefis, presidente della Montedison, gli propose invece di fondare un giornale a struttura cooperativa: i giornalisti sarebbero stati i proprietari e la Montedison avrebbe garantito la copertura finanziaria. Montanelli preferì questa seconda soluzione. Il Giornale nuovo ottenne un finanziamento con la formula del «minimo garantito»: la SPI (azienda del gruppo Montedison) gestì la raccolta della pubblicità; comunque andassero le vendite, avrebbe garantito al nuovo quotidiano una somma di 12 miliardi all'annoSecondo Giampaolo Pansa, la Montedison e la dirigenza DC vedevano bene un giornale concorrente del Corriere della sera, che aveva assunto una linea anti-democristiana. Secondo Pansa l'intermediario di Cefis nel Giornale nuovo fu Gianni Granzotto (Comprati e venduti, pp. 190-191)..
Il 27 febbraio 1974, a Milano, venne costituita la «Società Europea di Edizioni S.p.A. – Società di redattori», proprietaria della testata nonché società di gestione del giornale. Il Giornale nuovo nacque quindi come «società di redattori». Il Comitato di redazione era composto da: Enzo Bettiza; Gian Galeazzo Biazzi VerganiNato a Cremona il 19 giugno 1925, si laureò in Lettere a Pavia. Iniziò a scrivere di arte e teatro alla «Provincia di Cremona», poi passò nel 1955 al «Corriere della Sera diretto da Mario Missiroli. Con la direzione di Alfio Russo (1961) divenne caposervizio e con la gestione di Giovanni Spadolini (1968) vice direttore. Piero Ottone lo nominò caporedattore centrale (1972). Dopo aver cofondato «Il Giornale», rimase in Via Negri per tutto il resto della sua carriera. Condirettore dal 1983, nel 1991 divenne presidente della società editrice del quotidiano. Morì il 7 aprile 2019.; Gianfranco Piazzesi; Leopoldo Sofisti; Renzo Trionfera; Cesare Zappulli. La redazione era composta da 59 giornalisti: il quotidiano usciva sei giorni alla settimana per contenere i costi (non era in edicola il lunedì)Secondo il contratto nazionale di lavoro, i giornalisti che lavorano nei giorni festivi hanno diritto ad una maggiorazione dello stipendio.. Il primo numero uscì martedì 25 giugno 1974.primo numero
Quel giorno la terza pagina ospitò un elzeviro di Guido Piovene, un articolo di Bettiza intitolato Dalla parte di Aleksandr Solzhenicyn e la prima puntata di un racconto di Joseph Roth ancora inedito in Italia, La leggenda del santo bevitoreIl racconto uscì l'anno dopo per i tipi dell'Adelphi.. Le attese per la creatura di Montanelli erano elevate: alcuni pensavano addirittura che Montanelli avesse fondato un partitoGiampaolo Pansa, op. cit., p. 304.. Enzo Bettiza fu scelto come condirettore, incarico conservato fino al 1983.
I venti anni di Montanelli Dal 1974 al 1980 Il quotidiano presentava alcune caratteristiche che lo distinguevano dal resto della stampa italiana: una terza pagina fissa, fedele alla tradizione giornalistica italiana; tutti gli articoli nella prima pagina si chiudevano al suo interno e non presentavano rimandi o continuazioni nelle pagine interne; un'intera pagina veniva dedicata alle lettere al direttore (intitolata La parola ai lettori) cui Montanelli rispondeva tutti i giorni; gli introiti degli annunci funebri erano destinati in beneficenza agli enti indicati dagli stessi inserzionisti.
Nel taglio basso della prima pagina era presente Controcorrente, una rubrica racchiusa in un riquadro in cui, con poche righe (non più di 400 battute), Montanelli commentava un fatto o un evento del giorno precedente in modo ironico e pungente. Altri piccoli riquadri di punzecchiature scritte dai redattori erano Agopuntura, collocata nella pagina interna di cronaca milanese, e Puntasecca, nella pagina dedicata alla critica letteraria ed artistica.
Le vendite furono subito alte. Alla fine di agosto un notaio certificò che il Giornale nuovo aveva una tiratura media di copieGiampaolo Pansa, op. cit., p. 193.. Dopo i primi mesi di euforia, le vendite si stabilizzarono attorno alle copie. Molti prevedevano che il nuovo quotidiano milanese, con così tante firme e con la vena straordinaria del direttore, avrebbe portato via parecchi lettori al Corriere della Sera. Il quotidiano di Montanelli, invece, si ritagliò un suo spazio all'interno dell'elettorato moderato, intaccando il concorrente ma non facendolo cadere dal trono. A Milano, in particolare, il Giornale nuovo non sfondò, rimanendo fermo sulle copie, contro le 160- del Corriere, che rimase il primo giornale anche in Lombardia. Fu una grande delusione per Montanelli.
Nel novembre 1974 Guido Piovene, presidente della società editrice e creatore della terza pagina del Giornale nuovo, morì prematuramente. I suoi successori furono Giorgio Zampa e Sandra Artom, sotto la supervisione di Enzo Bettiza. Davvero imponente la schiera dei collaboratori: Per la filosofia: Nicola Abbagnano, Vittorio Enzo Alfieri, Remo Cantoni, Vittorio Mathieu. Per la letteratura: Masolino D'Amico, Mario Luzi, Geno Pampaloni, Giorgio Soavi e Giorgio Zampa. Per la saggistica: Mario Praz. Per la storia: Giuseppe Are, Girolamo Arnaldi, Renzo De Felice, Aldo Garosci e Rosario Romeo. Per le scienze politiche: Nicola Matteucci e Domenico Settembrini. Per la psicoanalisi: Mauro Mancia. Per l'arte: Carlo Ludovico Ragghianti, Marco Valsecchi e Carlo Franza. Per la religione: Sergio Quinzio. Per la musica: Piero Buscaroli e Paolo Isotta. Per il cinema e teatro: Carlo Laurenzi. Per l'economia: Sergio Ricossa e Marco Vitale.
Assai prestigiosa anche la presenza dei collaboratori stranieri: Raymond Aron, Anthony Burgess (dal 1978 al 1981), John Kenneth Galbraith, Gustaw Herling-Grudziński, Eugène Ionesco, Jean-François Revel, Paul Samuelson.