Labbazia cistercense di Santa Maria di Rivalta è un edificio religioso che appartiene al complesso monumentale di Rivalta Scrivia, frazione di Tortona, sulla riva sinistra del torrente Scrivia, nei pressi dell'incrocio di antiche strade romane (via Aemilia Scauri e via Postumia), divenute nel Medioevo importanti vie di transito commerciale e di pellegrinaggio. Le origini dell'abbazia di Rivalta Scrivia risalgono al 16 gennaio 1180, quando Folco, abate dell'abbazia cistercense di Lucedio nel vercellese, promise ad Oberto, vescovo di Tortona, di facere ecclesiam de Ripaalta abbatiam del proprio ordine e di rispettare i diritti della chiesa di Tortona.
Storia
Secoli XII-XIII Le origini Si hanno notizie a Rivalta Scrivia di una chiesa dedicata a san Giovanni e di una piccola comunità monastica benedettina già nel 1151. In quell'anno il vescovo di Tortona Guglielmo faceva dono a Guido, priore della chiesa di Rivalta, del luogo di GoideTerritorio di Castelnuovo Scrivia dove l'anno precedente si era insediata una comunità di fratres guidati da un sacerdote chiamato Bartolomeo.
Il domino Ascherio, fece crescere la piccola comunità monastica composta in questa prima fase sia da laici che da religiosiCastello e Chiesa dovevano fornire i mezzi al sorgere dell’Abbazia.L’origine di un nucleo monastico a Rivalta Scrivia si fa risalire ad una donazione del 22 agosto 1150 e ad un certo Ascherio,forse della famiglia degli Ascheri di Castelnuovo Scrivia, lì stabilitosi dopo esser stato, a partire dal 1137, priore del monastero di Santa Giustina di Sezzè, di dove si era allontanato in cerca di un luogo più rispondente ai suoi ideali, dato che il monastero sezzadiese non offriva né sicurezza per quel che riguardava l’asilo né tranquillità per quel che riguardava la vita monastica. Intorno al castello egli possedeva già alcuni beni e, poiché era di famiglia distinta e danarosa, riuscì in un breve spazio di tempo ad allargare notevolmente l’estensione dei possedimenti del monastero in e . Nel giro di pochi anni l'abbazia conobbe un notevole sviluppo, favorita anche dal contesto storico che vide un notevole indebolimento di Tortona, che nel 1155 venne distrutta dopo l'assedio mossole da Federico Barbarossa in quanto alleata del comune di Milano nel corso della guerra contro la Lega lombarda.
Nel 1153 Ascherio compare come agente della chiesa di San Giovanni e nel 1155 acquisisce il titolo di abbas"Nel 1153 compare nei documenti come agente della chiesa di San Giovanni, mentre dal 1155 acquisisce il titolo di abbas. Negli anni tra il 1155 e il 1165, approfittando della crisi politico-sociale provocata a Tortona dalle vicende legate alla lotta del comune contro l’imperatore Federico I Barbarossa e i suoi alleati, la comunità rivaltese rafforzò la base fondiaria della comunità acquisendo molti terreni intorno al monastero". in . Sotto la guida dell'abate Ascherio, appartenente al ceto aristocratico, fu organizzata una comunità monastica che con le proprie risorse e per mezzo di acquisti e di donazioni provenienti da privati, estese e rafforzò la base fondiaria della chiesa di San Giovanni sia in Rivalta sia in Goide.
Dopo il 1170 si accentuarono i contrasti tra san Giovanni e la chiesa tortonese, Ascherio fu indotto a collegare Rivalta ai monaci cistercensi alle dipendenze dell'Abbazia di Lucedio, con l'arrivo di Folco, abate di Lucedio, che nominò Pietro nuovo abate di Santa Maria di Rivalta, concorde con Oberto, vescovo di Tortona, che aveva richiesto di facere ecclesiam de Ripa alta abbatiam del proprio ordine e di rispettare i diritti della chiesa tortonese "Negli anni tra il 1155 e il 1165, approfittando della crisi politico-sociale provocata a Tortona dalle vicende legate alla lotta del comune contro l’imperatore Federico I Barbarossa e i suoi alleati, la comunità rivaltese rafforzò la base fondiaria della comunità acquisendo molti terreni intorno al monastero. Lo sviluppo notevole della comunità impose ad Ascherio di aggregare il monastero rivaltese al potente ordine cistercense. Le origini dell’abbazia di Rivalta Scrivia risalgono quindi al 16 gennaio 1180, quando Folco, abate dell’abbazia cistercense di Lucedio, nel vercellese, promise ad Oberto, vescovo di Tortona, di facere ecclesiam de Ripa alta abbatiam del proprio ordine e di rispettare i diritti della chiesa tortonese"..
Nel suo testamento del 1185 l'abate Ascherio rinuncia a tutti i diritti che vantava sulla chiesa di San Giovanni a favore del monastero cistercense donando inoltre l'abbazia di Santa Maria di Acqualunga, fondata in seguito alla sua partenza da Rivalta nel 1180 con l'arrivo dei cistercensi.
La fondazione dell'abbazia di santa Maria L'abate Pietro subentrò ad Ascherio nel 1180 e fu allora che vennero avviati i lavori per l'edificazione della nuova abbazia dedicata a santa Maria. A partire dal 1183 il titolo di san Giovanni si affiancò alla dedicazione di santa Maria, obbligatoria per le chiese abbaziali cistercensi, consolidando così pienamente il cambiamento avvenuto. L'inizio della costruzione dell'attuale edificio è dunque da collocarsi in questo periodo temporale, tra il gennaio del 1180 ed il febbraio del 1183.
Il primo segno documentato dell'insediamento del potente ordine cistercense, fondato nel 1098 in Borgogna, è l'atto di acquisto di una pezza di terra aratoria posta presso la chiesa, stipulato dal nuovo abate Pietro il 26 aprile 1184.
Nel primo ventennio di lavori venne costruita la zona absidalePresbiterio a terminazione rettilinea con ai lati cappelle rettangolari con colte a botte archiacuta.. I lavori proseguirono sul lato destro del transetto dove venne eretta la parte dei monaciSagrestia, sala capitolare, parlatoio, sala dei monaci.. Con una scala a doppia rampa si accedeva al dormitorio dei monaci del piano superiore.
Verso la fine del XII secolo pare avesse già preso forma la parte dei conversi, parallela a quella dei monaci sul lato opposto del chiostro. L'accesso era nella prima campata della chiesa. In questa ala si svilupparono il cellier (farmacia, magazzino), il dormitorio, il refettorio e altri locali di servizio. Intorno al nucleo del monastero furono costruiti i laboratori dei conversi, l'economato, e la foresteria per l'assistenza dei poveri e dei malati. Un muro di cinta circondava e delimitava tutta l'area del complesso con alcune porte custodite da un porteriusCitato per la prima volta nel 1192.
Agli inizi del XIII secolo un secondo progetto sostituisce quello originario, portando a termine la costruzione del transetto e delle navate. Al contrario di una prima valutazione storica, i due chiostri - spesso citati durante le fasi costruttive dell'abbazia - non furono contemporanei, bensì furono due fasi costruttive dello stesso manufatto in tempi diversi. In un documento del 24 marzo 1244 si parla di un chiostro veteri, parte del chiostro venne ricostruito durante i lavori per la sala del capitolo intorno al 1220. Lungo la navata laterale della chiesa sopravviveva invece una manica del chiostro edificato al termine del XII secolo, coevo alla costruzione della sacrestia.
La decorazione della chiesa segue fermamente le indicazioni della regola di Bernardo di Chiaravalle che prevedeva una ampia austerità e pulizia. L'ornamento era completamente subordinato alla funzione statica dell'edificio. Rigore formale, soggetti vegetali o geometrici stilizzati, e solo nel XV secolo ci sarà spazio per l'apparato pittorico quando le strette regole cistercensi si erano ormai affievolite.
Si presume che entro il 1260 la chiesa dovesse essere completata, nonostante le varie fasi intermedie del cantiere, testimoniate dall'estrema varietà dei pilastri (cruciformi, circolari, ottagonali). Della parte del monastero è rimasta solo la sala capitolare suddivisa in nove campate. Degli ambienti dei conversi sopravvive il cellier.
La grange monastica e le filiazioni di Rivalta
L'abbazia venne dunque ultimata verso la seconda metà del XIII secolo, nel periodo di maggior prosperità per il monastero, il quale si era articolato in molte grange. Qui di seguito lo schema delle filiazioni abbaziali di Rivalta che include anche la ramificazione anteriore:
Secoli XIV-XV Nei secoli XIV e XV la vita spirituale e monastica decadde insieme agli edifici. L'abbazia fu concessa in commenda il 23 dicembre 1478 da papa Sisto IV a Guidone de Torelli, chierico di Parma.
Secolo XVI Con bolla del 12 novembre 1538 papa Paolo III unì l'abbazia di Rivalta alla Congregazione cassinese di Santa Giustina, consegnando il monastero ai monaci benedettini di San Nicolò del Boschetto di Genova. Il 30 gennaio 1546 i monaci del Boschetto, succeduti ai cistercensi nella proprietà del monastero rivaltese, vendettero la maggior parte dei terreni di Rivalta al genovese Adamo Centurione. Dalla metà del XVI secolo l'abbazia divenne chiesa parrocchiale. Secolo XVII I monaci benedettini abbandonarono il monastero alla fine del XVII secolo, lasciando un parroco secolare a garantire la cura delle animeFino ai primi anni del XIX secolo la nomina del parroco è rimasta di diritto dell'abbate di San Nicolò di Genova, quando le leggi napoleoniche soppressero tutti i monasteri piemontesi e liguri.. Nel 1654 il patrizio genovese Agostino Airoli fu investito del feudo di Rivalta con il titolo di marchese e iniziò la costruzione di una residenza nobiliare utilizzando anche parte del monastero medievale (l'ala dei conversi). Inoltre, dato che la chiesa abbaziale era addossata a detta residenza, l'Airoli propose ai monaci e al vescovo di Tortona di potersi scostare dalla chiesa che soffoca una parte del Palazzo, demolendone alcune campate e farci piazza, con rimodernare la restante, per adibirla ad oratorio parrocchiale. Così, come risulta da una pianta di Rivalta del 1687, la facciata fu abbattuta e la chiesa fu ridotta da quattro a tre campate.
Descrizione
La chiesa
La chiesa fu costruita seguendo fedelmente i dettami dell'architettura cistercense sanciti da San Bernardo, che prevedeva estrema semplicità e linearità delle forme. La pianta è a croce latina con abside e cappelle laterali quadrangolari con volte a botte archiacuta. Si tratta di un edificio di notevoli dimensioni, nonostante l'abbattimento di una - la prima - delle quattro campate verso la metà del XVII secolo, misura complessivamente 40 metri di lunghezza e 16 di larghezza in navata.
Le tre campate sopravvissute sono coperte da volte a crociera costolonate, nella navata centrale e nel transetto, mentre le navate laterali sono coperte da volte a crociera semplice. Le navate sono scandite dall'alternanza di pilastri forti e pilastri deboli, caratterizzati da una notevole varietà morfologica (poligonali, circolari e a fascio), costruiti in pietra e in mattone. I capitelli pensili dei pilastri forti sono cubici ad angoli smussati. I sostegni deboli hanno capitelli decorati con motivi vegetali stilizzati.
Nel XVII secolo la chiesa fu arricchita da otto altari: oggi ne rimangono due in mattoni (in stile barocco) e altri quattro in legno dorato acquistati nel 1864, provenienti dal Duomo di Tortona. Nel XVIII secolo la chiesa fu intonacata e nel 1773 rifatto il pavimento in cotto.
Nel transetto di sinistra fu costruito da Carlo Vegezzi Bossi nel biennio 1893-1894 un organo a due tastiere di 38 registri e 27 pedali. Lo strumento fu collaudato nel novembre 1894 da Giuseppe Perosi, maestro di cappella del duomo di Tortona, padre del più noto Lorenzo. Il monastero