Il terremoto di Ferrara del 1570 è stato un evento sismico localizzato nel ducato di Ferrara sviluppatosi tra il 16 e il 17 novembre 1570. Lo sciame sismico si protrasse sino al 1574 ed è stato ipotizzato che si siano verificate circa duemila scosse, concentrate per la maggior parte nei primi tre mesi dal sisma.
Il disastro distrusse metà della città di Ferrara e segnò in modo permanente molti degli edifici rimasti in piedi. Pur non essendone l'unica causa, il sisma contribuì direttamente ad un lungo declino di Ferrara, che durò fino al XIX secolo.
Il terremoto ha causato il primo episodio documentato di liquefazione del suolo nella Pianura padana, e una delle più antiche occorrenze dell'evento conosciute al di fuori della paleosismologia. Ha portato alla costituzione di un osservatorio dei terremoti, e alla stesura di alcune delle prime note di progetti di costruzione di strutture antisismiche su basi scientifiche.
La stessa area è stata colpita, secoli dopo, da un altro grave terremoto di analoga intensità.
Geologia La Pianura Padana è una pianura alluvionale e rappresenta la parte frontale di due catene di opposta convergenza: l'Appennino settentrionale e le Alpi meridionali.
Il bacino della Pianura padana formatosi dalla flessione verso il basso della crosta terrestre in seguito alla spinta appenninica, sovrasta e nasconde soprattutto la parte anteriore attiva dell'Appennino Settentrionale. Le prospezioni geofisiche effettuate mediante prospezioni sismiche a riflessione e le esplorazioni tramite pozzi profondi, volte alla ricerca di idrocarburi, hanno evidenziato la presenza di un sistema di pieghe e accavallamenti. Il terremoto del 1570 è stato collegato al movimento del più esterno e più settentrionale di questi sovrascorrimenti. (con riassunto in italiano)
Ferrara si trova sul versante emiliano della Pianura Padana, una pianura alluvionale geologicamente abbastanza stabile fin dall'era Messiniana (7-5 milioni di anni fa). Piccoli terremoti sono comuni, anche se non frequenti, ma raramente hanno causato danni considerevoli al paesaggio urbano. Ferrara fu teatro di terremoti di minore entità nei quattro secoli precedenti il 1570, come risulta descritto in documenti contenuti nell'archivio storico comunale, con descrizioni dettagliate dei danni subiti da edifici e dichiarazione di testimoni dell'epoca.
Area del sisma
La città di Ferrara Al tempo dell'evento del 1570, Ferrara era una città di medie dimensioni con circa 32.000 abitanti.
Nonostante le continue - e spesso vittoriose - guerre contro le superpotenze dell'epoca, quali la vicina Venezia e lo Stato Pontificio, nel XVI secolo Ferrara fu una città fiorente, un importante centro per il commercio, gli affari e le arti liberali: scuole di musica e pittura di livello mondiale, legate alle comunità artistiche fiamminghe, nacquero in questa città alla fine del XV e all'inizio del XVI secolo, grazie al mecenatismo della famiglia d'Este. Le botteghe di strumenti musicali, e in particolare la fabbricazione dei liuti, erano un vanto della città ed erano considerate preminenti.
Una nuova parte della città, denominata Addizione Erculea, era stata costruita nel secolo precedente: tale quartiere è comunemente considerato uno dei maggiori esempi di urbanistica del Rinascimento e il più grande e architettonicamente avanzato progetto di espansione urbana in Europa dell'epoca.
Situazione politica, economica e religiosa Nel 1570 la città era governata da Alfonso II d'Este, duca di Ferrara e vassallo di Papa Pio V. Con lui la corte di Ferrara raggiunse enorme sfarzo e magnificenza, fu un grande mecenate per molti artisti, tra i quali Torquato Tasso, Battista Guarini, Luzzasco Luzzaschi e Cesare Cremonini. Con lui Ferrara divenne meta per artisti e pensatori ma le grandi spese sostenute per tale politica produssero molti problemi alle casse pubbliche, che spesso si trovarono in difficoltà e costrinsero ad aumentare le tasse.
Le dimore degli estensi raggiunsero con lui il massimo splendore. La città rimase un rifugio sicuro per tutti gli ebrei, ed anche per i convertiti dalle azioni giudiziarie promosse dalla Chiesa cattolica. Nonostante lo status formale di Alfonso II come vassallo della Santa Sede, egli, come i suoi predecessori, non agì mai contro i duemila ebrei che vivevano entro le mura della sua città, mantenendo un rapporto di reciproco interesse con la comunità ebraica (che contribuiva al benessere economico e culturale della città), e tale atteggiamento lo mise in pessima luce col papato.
Alfonso II riuscì sino alla fine ad evitare le numerose sfide diplomatiche e legali mosse dal Papato contro l'indipendenza della città, grazie ad una politica astuta e ad una forte amicizia con Carlo IX di Francia. Alfonso II del resto era figlio di Renata di Francia, membro della Casa di Valois, dichiarata eretica e colpevole di aver ospitato lo stesso Giovanni Calvino in terra cattolica. Per mantenere formalmente buoni rapporti con il Papa frequentava abitualmente le messe e si professava pubblicamente cattolico, ricevendo la comunione, dando consistenti elemosine, organizzando processioni religiose per i santi e costruendo conventi.
Con la morte di Alfonso II si ebbe la devoluzione di Ferrara allo Stato Pontificio già anticipata nella bolla pontificia del 1567 di papa Pio V, la Prohibitio alienandi et infeudandi civitates et loca Sanctae Romanae Ecclesiae nella quale era ricordata la necessità di una discendenza legittima perché la casata potesse rimanere al potere.
Il terremoto Eventi precursori e scossa principale
Il 15 novembre 1570, la notte prima del primo terremoto, si videro sopra la città diversi fenomeni di luci telluriche. Testimonianze dell'epoca riferiscono l'uscita dal suolo di fiamme che si sollevarono nell'aria, probabilmente causate da piccole sacche di gas naturale liberate dalle crepe nella crosta terrestre.
Il terremoto avvenne di mattina: tre forti scosse colpirono la città nel primo giorno, più un'altra (la più forte) il giorno dopo. Il primo forte sisma avvenne alle ore 9.30 del 16 novembre 1570 e il suo epicentro fu a pochi chilometri dal centro città. Seicento pezzi di muratura in pietra (soprattutto merlature, balconi e camini) caddero, danneggiando ulteriormente i fragili tetti in pietra e paglia.
Il giorno seguente il terreno tremò di nuovo molte volte. Alle ore 20.00 si verificò un nuovo e potente sisma che causò gravi danni alle pareti e danni strutturali ad alcuni edifici. Solo quattro ore più tardi, un nuovo tremore provocò nuove crepe e qualche collasso. Alle 3 del mattino del 17 novembre il terreno venne scosso più duramente ancora: molti edifici, già danneggiati dalle scosse precedenti, collassarono e caddero in cumuli di rovine. Molte facciate di chiese, spesso costruite come mura autoportanti che sormontavano ben oltre l'architettura efficace, crollarono, anche nel Duomo.
Un mese dopo il terremoto, il 15 dicembre 1570, una nuova potente scossa colpì la città: questa volta il malconcio Palazzo Tassoni e le chiese di Sant'Andrea e Sant'Agostino non furono risparmiati.
Il successivo 12 gennaio 1571 un nuovo shock danneggiò Palazzo Montecuccoli.
L'ondata sismica durò complessivamente quattro anni, anche se lo sciame più dannoso si esaurì dopo circa sei mesi.
Effetti
Il sisma provocò ingenti danni alla già precaria situazione economica del ducato, aumentando il numero di persone indigenti.
Il quaranta per cento degli edifici della città venne danneggiato, compresi quasi tutti gli edifici pubblici. Alcune di essi crollarono e molte chiese subirono danni critici ai pilastri e ai muri principali.
Gli osservatori dell'epoca riferirono che la bassa conca a forma di ciotola in cui si trova Ferrara sembrò innalzarsi in una sorta di gobba, prima di tornare al suo profilo originario. Il sollevamento di 10-15 cm comportò la deviazione del corso del fiume Po che, abbandonando le Valli di Comacchio, portò tutte le sue acque nell'odierno delta: tale evento epocale venne fatto immortalare nel 1579 da papa Gregorio XIII in un affresco di Ignazio Danti presso la Galleria delle carte geografiche dei Musei vaticani.
L'evento fu una sorpresa per molti studiosi, poiché secondo l'allora teoria tradizionale della filosofia naturale, i terremoti non erano destinati a colpire in inverno o in pianura. Peraltro, terremoti di minore entità hanno in effetti già colpito Ferrara in passato: eventi sono registrati nel 1222, 1504, 1511 e 1561 (alcuni dei quali hanno causato danni modesti), mentre un evento più forte si verificò nel 1346. L'intensità del terremoto è stata valutata come VIII sulla scala di intensità Mercalli: solo l'evento del 1346 fu simile per intensità, anche se l'urbanizzazione minore comportò danni molto meno evidenti (ma più vittime); gli altri sono stati tutti contrassegnati come classe VII o VI. Altri eventi sismici colpirono la città nel 1695, 1787 (tre shock in dieci giorni) e 1796.
L'eccezionale lunghezza dello sciame sismico del 1570, all'epoca senza precedenti a Ferrara, portò alcuni a ritenere che si trattasse di un fenomeno soprannaturale e fu interpretato dalla popolazione come una punizione divina su Ferrara e sui suoi governanti, gli Estensi.
Vittime Nonostante i danni diffusi, i decessi furono piuttosto limitati: le scosse iniziali avevano infatti preallarmato la popolazione, dando loro il tempo di evacuare gli edifici danneggiati. La maggior parte delle case erano di uno o due piani di altezza, e ha ricevuto danni meno gravi rispetto ai palazzi più grandi e chiese.
Fonti attendibili, come ad esempio lo storico Cesare Nubilonio, stimarono il verificarsi di 40 vittime, mentre Azariah dei Rossi e Giovanni Battista Guarini riportarono entrambi 70 morti. Altre fonti variano da 9 morti a oltre 100, con altri casi di stima dell'ordine di 200 oppure 500 vittime, ma sono considerate inaffidabili dalla maggior parte degli storici. L'ambasciatore di Firenze Canigiani scrisse di circa 130-150 vittime.
Valutazione iniziale del danno
L'ammontare dei danni alla città venne stimato in oltre 300.000 scudi, una somma enorme al quel tempo.
Palazzi ed edifici pubblici Il Castello Estense, sede del ducato, subì gravi danni e divenne inagibile. Il palazzo della Ragione crollò parzialmente, così come le mura di cinta della loggia dei Banchieri e della loggia dei Callegari, di fronte al duomo. Il palazzo vescovile fu distrutto e dovette essere ricostruito. Minori danni vennero inflitti a palazzo Cardinale, palazzo Paradiso, palazzo Tassoni Estense e al palazzo personale del duca Alfonso.
Chiese Vi furono danni diffusi agli edifici di culto: le chiese di San Paolo e San Giovanni Battista crollarono, con molte opere pittoriche andate distrutte. Le facciate delle chiese di San Francesco, Sant'Andrea, Santa Maria in Vado, San Domenico e Santa Maria della Consolazione risultarono gravemente danneggiate o distrutte, così come la Certosa. La chiesa di Santa Maria degli Angeli, ancora in costruzione, venne così gravemente danneggiata che i lavori vennero abbandonati. Oltre alla facciata, il Duomo perse la cappella del Corpus Domini e parte di un'ala laterale: la pesante catena di ferro sopra l'altare maggiore cadde a terra, insieme ai pregevoli capitelli marmorei delle colonne. La chiesa di San Paolo dovette essere ricostruita da zero.
Torri Molte torri, un tipo di architettura comune nello scenario delle città italiane nel Rinascimento, vennero danneggiate. Il campanile del Castello crollò a terra, così come la parte alta delle altre tre torri maggiori del paese: Palazzo della Ragione, Porta S. Pietro donjon e Castel Tealdo. Le guglie del Duomo, delle chiese di S. Silvestro, S. Agostino, S. Giorgio e S. Bartolo vennero gravemente danneggiate.
Evacuazione della città
I poveri e i ricchi