Coraggioso uomo d'armi e abile politico, riuscì, grazie a una politica di apparente neutralità e al cinismo, a far attraversare indenne al proprio Stato il periodo di grandi sconvolgimenti dovuti alle Guerre d'Italia,Ludovico Antonio Muratori, Delle antichità estensi, a cura di Cassa di Risparmio di Vignola, vol. 2, Arti Grafiche Tamari, 1988, p. 264. di cui fu anzi uno dei principali agitatori.Bernardino Zambotti, Diario Ferrarese dall'anno 1476 sino al 1504, in Giuseppe Pardi (a cura di), Rerum italicarum scriptores, pp. XXI-XXIII (Prefazione del curatore).

Fu anche uno dei principali mecenati e uomini di cultura del Rinascimento. Sposò Eleonora d'Aragona, che svolse un ruolo determinante in alcune fasi critiche del suo ducato, oltre che essere un valido sostegno nella conduzione della corte.. Durante il suo ducato, Ferrara, grazie in particolare all'Addizione Erculea realizzata con l'architetto di corte Biagio Rossetti, divenne la prima capitale moderna d'Europa..

Biografia Giovinezza Figlio di Nicolò III e della sua terza moglie Ricciarda di Saluzzo, nacque il 24 ottobre 1431 a Ferrara. Ebbe come precettore il letterato Guglielmo Capello. Pur essendo Ercole il primogenito legittimo, il padre favorì, nel proprio testamento, la successione dei due figli bastardi Leonello e Borso. Indignata, Ricciarda abbandonò i due figli bambini, Ercole e Sigismondo, alla loro sorte, e si ritirò nei territori paterni, giurando di non tornare mai più a Ferrara se non quando avesse veduto uno dei propri figli duca.Notizie di Eleonora e di Beatrice di Aragona, figlie di Ferdinando I, re di Napoli, maritate dal real genitore, con Ercole I, duca di Ferrara e di Modena, con Mattia Corvino, re di Ungheria; Michele Vecchioni, 1791.

Ingiustamente privato del potere, Ercole venne così esiliato, insieme al fratello minore, alla corte aragonese di Napoli. Qui rimase dal 1445 al 1460, venendo istruito sulle strategie militari e sulle regole della cavalleria. Inoltre iniziò ad amare l'architettura classica (greca e romana) e le arti.

Pare anche che durante il soggiorno napoletano, all'età di diciott'anni, Ercole intrattenesse una relazione amorosa con Costanza di Capua, figlia del conte Luigi d'Altavilla, che sposò segretamente e per la quale si scontrò in duello con Galeazzo Pandone, zio di Costanza, che la chiedeva per sposa. Galeazzo aveva già diffuso l'annuncio delle prossime nozze, anche se Costanza non aveva ancora acconsentito, ed Ercole, per gelosia e rivalsa, gli rivelò d'aver già contratto e consumato il matrimonio con lei e lo invitò a desistere, poiché, se non avesse voluto rinunciarvi, non avrebbero potuto risolvere altrimenti che con un duello mortale. Galeazzo lo accusò di dire il falso ed Ercole rispose dandogli una mentita"Gesto di disprezzo e di sfida che consiste nel toccare la punta del naso di una persona col pollice inumidito di saliva" () in faccia. Galeazzo, risentito, lo sfidò a un duello all'ultimo sangue. Il 13 Maggio 1450 i due, armati di sola spada, si recarono clandestinamente in un luogo solitario fuori città, dove si batterono "con gran furia valorosamente". Ercole fu ferito leggermente al volto, Galeazzo ricevette due ferite più gravi alla testa e al braccio. A causa di quest'ultima, non potendo più manovrare correttamente la spada, sarebbe senz'altro rimasto ucciso, se i due non fossero stati perentoriamente interrotti dall'arrivo dei cavalieri del re, nel frattempo avvisato dell'accaduto. In seguito a questo duello, citato sia da Matteo Maria Boiardo sia da Ludovico Ariosto, Ercole guadagnò il soprannome di "cavaliere senza paura".cfr. L. A. MURATORI, Delle antichità estensi, p. II, Modena 1740, pp. 214 s. e A. FRIZZI, Memorie per la storia di Ferrara, vol IV, Ferrara 1850, p.30Archivio Storico per le Province Napoletane, Anno XII. - Fascicolo I, 1887, p. 474; Notizie di Eleonora e di Beatrice di Aragona figlie di Ferdinando I, Michele Maria Vecchioni, presso Vincenzo Orsino, 1790, p. 28.

Durante le signorie dei fratellastri combatté come capitano di ventura sotto diverse bandiere e vincolato nei suoi schieramenti dalle politiche della casa d'Este. Ottenne risultati alterni e quasi mai vittorie memorabili, ma dimostrò sempre grande coraggio e valore personali. Quando al potere della signoria estense salì Borso vi fu un cambio di alleanze ed Ercole si trovò costretto a combattere contro Alfonso V d'Aragona, che lo aveva accolto.

Durante la Battaglia di Sarno del 1460 militò tra le file angioine e si distinse combattendo contro lo stesso sovrano di Napoli, che fu sul punto di catturare.Enrica Guerra, Soggetti a ribalda fortuna: gli uomini dello stato estense nelle guerre dell'Italia quattrocentesca, FrancoAngeli Editore, 2005, pp. 32-34.

Alla Battaglia della Riccardina del 1467, presso Molinella, combatté al servizio dei veneziani. Dopo che con la cavalleria estense ebbe salvato Bartolomeo Colleoni che stava per essere sopraffatto dai nemici, Ercole cercò di trattenere i propri soldati che si davano alla fuga e rimase ferito da un colpo di schioppetto al malleolo del piede destro. La sua condotta durante tale battaglia, che durò per tutto il giorno fin dopo il tramonto, venne comunemente lodata, in quanto Ercole difese e mantenne il campo valorosamente, nonostante né lui né gli altri capitani e rispettivi cavalli avessero per tutto il giorno mangiato o bevuto; gli furono uccisi ben tre cavalli nel corso dello scontro e, dopo essere stato colpito, "fu visto, così ferito, seguire la battaja nobilissimamente". Inoltre aveva dato ordine di accendere una gran quantità di torce per continuare la battaglia anche di notte, cosa che fu poi impedita dal Colleoni, che fece interrompere lo scontro.

La ferita si rivelò grave e non guarì mai del tutto. Ercole rischiò di morire e, nonostante fosse curato da ottimi medici, impiegò due anni a rimettersi. Rimase claudicante e i veneziani, che in seguito sarebbero divenuti tra i suoi più temibili avversari, lo soprannominarono pertanto il Ciotto, ovvero lo Zoppo..

Congiura dei Pio Gian Lodovico Pio di Savoia, signore di Sassuolo, Piero de’ Medici e Galeazzo Maria Sforza nel 1469 ordirono una congiura contro Borso e tentarono di coinvolgere anche Ercole. Questi non accolse l'invito al tradimento, anzi finse di accordarsi coi congiurati e denunciò poi al duca la situazione, che così poté sventare il pericolo arrestando i rivoltosi e mettendone diversi a morte. Gian Lodovico Pio venne decapitato lo stesso anno ed i suoi beni furono confiscati ed incamerati dalla signoria di Ferrara.

Duca di Ferrara, Modena e Reggio La successione alla guida del ducato non avvenne senza difficoltà. Borso d'Este, che aveva ottenuto da pochi mesi l'investitura ducale anche da parte del papa, aveva già segretamente concordato sin dal 1461 con l'imperatore Federico III d'Asburgo, dal quale dipendeva il ducato per Modena, Reggio e i territori annessi, che fosse il fratello Ercole a salire al potere dello stato ed intanto gli aveva affidato il governo di Modena. Tale accordo venne mantenuto segreto sino alla fine, per evitare possibili gelosie o divisioni nella casata, anche considerando che una linea ereditaria legittima avrebbe potuto passare da Leonello d'Este al figlio Niccolò, e quest'ultimo si attendeva infatti tale decisione..

Quando Borso, fratello di Ercole, morì durante la notte tra il 19 ed il 20 agosto del 1471, Ercole parlò con un altro figlio illegittimo di Niccolò III e possibile pretendente alla successione, Alberto, che rinunciò ad ogni pretesa sul ducato e si dichiarò dalla sua parte. In tal modo Ercole, che si stava preparando da tempo con un gruppo di armati pronti in Castelnuovo, il giorno successivo, 20 agosto, venne proclamato duca mentre la città schierata con lui gridava Diamante, Diamante!, riferendosi all'impresa di Ercole. Niccolò, che si trovava fuori da Ferrara, non poté in quel momento opporsi in alcun modo...

L'insediamento di Ercole a duca fece emergere in modo netto due schieramenti, il primo a sostegno di Ercole e l'altro a favore di Niccolò. Del primo facevano parte inizialmente varie famiglie di Ferrara ed il fratello Alberto. Anche Venezia, per la quale Ercole aveva combattuto in precedenza, si schierò dalla sua parte. Del secondo altre famiglie ferraresi, papa Paolo II, Lorenzo de' Medici, Galeazzo Maria Sforza e Giovanni II Bentivoglio. A tutti gli oppositori cittadini che si erano allontanati per protesta venne offerto il perdono, ma a chi non ritornò a Ferrara facendo atto di sottomissione non venne risparmiata la morte con esecuzioni sommarie e torture. Intanto a Roma il nuovo papa, Sisto IV, dichiarò Ercole legittimo duca. Questi soltanto nel 1472, a un anno dalla nomina ducale, permise alla madre Ricciarda di rientrare a Ferrara: i due non si vedevano da quasi trent'anni.

Nel 1473 sposò Eleonora d'Aragona, figlia di Ferrante I di Napoli. Col matrimonio, che fu sfarzoso, il nuovo duca colse l'occasione per mutare le alleanze.. In verità Ercole non voleva, inizialmente, sposare Eleonora: sempre aveva chiesto con insistenza la di lei sorella Beatrice d'Aragona, di otto anni più giovane, più bella, e probabilmente ancora vergine, ma Ferrante non aveva voluto accontentarlo.Valentina Prisco Eleonora d'Aragona e la costruzione di un "corpo" politico al femminile (1450 -1493), Universidad de Zaragoza, 2019, p. 98.

Ormai in là con l'età, Ercole auspicava la nascita immediata di un erede maschio: l'arrivo della primogenita Isabella (1474) fu, ciò malgrado, accolto con gioia e feste, ma quando nel 1475 nacque una seconda femmina, Beatrice, il duca la considerò una grave sciaguraSilvia Alberti de Mazzeri, Beatrice d'Este duchessa di Milano, Rusconi, 1986, pp. 6-8. e non permise festeggiamenti neppure per il battesimo. Beatrice, la quale sarebbe stata in verità, tra i figli, quella più somigliante al padre per indole,. fu perciò ceduta al nonno Ferrante, che la adottò formalmente.Valentina Prisco, Eleonora d'Aragona e la costruzione di un "corpo" politico al femminile (1450 -1493), Universidad de Zaragoza, 2019, pp. 355-362. Momento fondamentale per la dinastia fu dunque l'arrivo del figlio maschio, Alfonso, che avvenne il 21 luglio 1476 in palazzo Schifanoia. Alla notizia in città vi furono festeggiamenti che, in alcuni casi, portarono anche diversi danni causati dagli eccessi, come gravi danneggiamenti di botteghe notarili e incendi di portoni nel centrale palazzo della ragione..

Rivolta di Niccolò d'Este

Appena conclusi i festeggiamenti relativi all'evento, Niccolò d'Este, informato di una breve assenza di Ercole che si era recato alla Delizia di Belriguardo e approfittando di un punto debole nelle mura, entrò in città con circa seicento uomini armati e occupò la piazza. Aveva viaggiato muovendosi sul Po provenendo da Mantova con cinque navi camuffate in modo che sembrassero trasportare solo merci.

Tentò di entrare nel palazzo ducale per occupare la corte ma Eleonora, per mezzo della via Coperta, insieme ai tre figli si rinchiuse in Castelvecchio, impossibile da espugnare con le poche forze degli assalitori. Non appena fu avvisato del colpo di mano del nipote, Ercole con la servitù si mosse per tornare a Ferrara, ma giunto nei pressi della città, allertato da un secondo messo che Niccolò aveva con sé ben quattordicimila uomini, si recò in varie località del ducato per chiedere armi e aiuti ai contadini e agli alleati, quindi si fermò a radunare uomini a Lugo. Nel frattempo Niccolò tentava di portare dalla sua il popolo, allettandolo col la promessa di una riduzione del prezzo del frumento, poiché negli ultimi anni v'era stata grande carestia, ma non ebbe successo, in quanto i ferraresi rimasero fedeli al proprio duca.