Le prime biblioteche romane scaturirono dal forte desiderio dei romani di coltivare la cultura greca, e ciò accadeva già nel III secolo a.C. Per la metà del II secolo a.C. la grecità veniva promossa e diffusa da un circolo di nobili romani guidati da Scipione l'Emiliano.Testo principale consultato per questa voce: Lionel Casson, Libraries in the Ancient World, Yale University Press (2001), pp. 61-108 ; si è inoltre visionata la trad. ital. Biblioteche del mondo antico, Sylvestre Bonnard (2003). ISBN 978-8886842563 . Cfr. anche Encyclopaedia Britannica (1911), s.v. "Ancient Libraries - Roman" e passim; G. Biagio Conte, Profilo storico di letteratura latina. Dalle origini alla tarda età imperiale, Mondadori (2004); S. Martinelli Tempesta (cur.), La trasmissione della letteratura greca e latina, Carocci (2012). Scipione era pervaso dallo spirito greco: si racconta che, durante la terza e ultima guerra punica tra Roma e Cartagine, nel 146 a.C., nella quale comandava le forze romane che abbatterono le ultime difese della città africana e la misero in fiamme, mentre guardava i fuochi che ardevano, espresse il suo stato d'animo in questo momento storico citando un appropriato versetto dell'Iliade di Omero.Plutarco, Aemilus Paulus, 28.6. Suo padre, Emilio Paolo, aveva distrutto per sempre l'impero macedone ventidue anni prima con la vittoria della Battaglia di Pidna; non prese bottino per sé, ma lasciò che Scipione e l'altro suo figlio, entrambi "appassionati di conoscenza" - che all'epoca voleva dire "conoscenza greca" - si portassero via con loro la biblioteca reale.

Poiché parlare greco e aver conoscenza della letteratura greca erano diventati gli ingredienti comuni della vita culturale della classe superiore romana, molte famiglie avevano raccolto un certo numero di libri che formavano una cosiddetta "biblioteca", di modeste dimensioni s'intende, ma con gli autori canonici in voga. L'unica vera collezione libraria che si sappia sia esistita con certezza è quella della precedente biblioteca macedone che Scipione e suo fratello acquisirono tramite loro padre. Tale raccolta era indubbiamente vasta e variata, dato che probabilmente fu iniziata verso la fine del V secolo a.C. da Re Archelao I di Macedonia, che era così amante della cultura greca da attirare Euripide e altri famosi letterati ateniesi presso la sua corte macedone. La biblioteca inoltre era stata quasi certamente arricchita da Antigono II Gonata, il cui lungo regno (277-239 a.C.) fu rinomato per il suo patronato delle arti.E. rawson, in Cambridge Ancient History, VIII, p.464. Scipione fu quindi in grado di offrire accesso a quegli scrittori latini che godevano della sua amicizia, a scritti greci speciali e fuori dall'ordinaria disponibilità pubblica. Si prenda come esempio Ennio, che i romani consideravano il padre della letteratura latina. Tra le molte opere che produsse, si annovera una traduzione in latino della singolare storia utopico-filosofica di Evemero, che narra di un viaggio immaginario verso un'isola sconosciuta dell'Oceano Indiano.Oxford Classical Dictionary, 3ª ed. s.v. "Ennius, Quintus" e "Euthemerus". Ennio deve aver ricevuto il testo greco di questo inusitato scritto da Scipione, poiché Evemero aveva passato più di un decennio presso la corte macedone e certamente aveva fatto in modo che la biblioteca reale contenesse alcune copie delle sue opere.

Prime collezioni

Si può dedurre che esistessero altre collezioni, non grandi come quella di Scipione, ma che possedessero una certa varietà e profondità di argomenti i certe discipline. Sulpicio Gallo, un personaggio che Cicerone reputava essere "uno dei nobili romani più devoti allo studio delle lettere greche", era un esperto di astronomia.Cicerone, Brutus, 20.78. Appena prima della Battaglia di Pidna, Emilio Paolo lo chiamò affinché apostrofasse le truppe e spiegasse loro scientificamente l'eclisse lunare che stava per sopraggiungere, in modo che i soldati romani non si spaventassero e pensassero che fosse un misterioso e nefasto auspicio;Livio, 44.37. Gallo poi scrisse un trattato sull'eclissi. Doveva certo avere una biblioteca ben fornita che, oltre a raccogliere un buon numero di comuni autori greci così da meritarsi le lodi di Cicerone, includesse anche una gamma completa di opere greche sull'astronomia che gli permettessero quindi di coltivare questa sua specializzazione. Gallo potrebbe aver ricevuto da Scipione il testo di un rinomato poema didattico sulle costellazioni scritto dall'erudito poeta Arato, perché Arato lo scrisse su suggerimento di Antigono Gonata e ci doveva sicuramente essere una copia nella biblioteca macedone; tuttavia quest'opera doveva esser troppo semplice per un serio studioso della disciplina come Gallo. Ciò di cui abbisognava si poteva trovare solo nella Biblioteca di Alessandria, e forse Gallo ordinò che gli venissero fatte delle copie e mandate a Roma.

Libri di storia

Un'altra area specializzata presente a Roma era la storia. Ciò è chiaro da certe dichiarazioni fatte da Polibio, che era un leader militare e politico greco trasportato a Roma come ostaggio dopo Pidna, e che divenne amico intimo di Scipione, visse a Roma e scrisse una lunga storia dei romani.Polibio, Storie (a cura di D. Musti, trad.: M. Mari), BUR Rizzoli, Milano (1993). Cfr. anche Harry Thurston Peck, in Harper's Dictionary of Classical Antiquities (1898), s.v.. Questa opera si concentrava sul cinquantennio dallo scoppio della seconda guerra punica (218-202 a.C.) nella quale Annibale ne uscì quasi vincitore, fino alla distruzione dell'impero macedone portata a termine da Emilio Paolo nel 168. Polibio scriveva in greco, dato che era suo scopo spiegare al mondo greco cosa aveva permesso a Roma di salire così rapidamente all'apice del potere, potere veramente immenso. Varie sue note riflettono che abbia potuto consultare le opere di vari scrittori precedenti. Pare ovvio che abbia conosciuto la storia monumentale della Sicilia scritta da Timeo perché, come ci dice, Polibio continua nel suo libro introduttivo "da dove Timeo ha lasciato".Polibio, 1.5.1. Sappiamo che ne consultò altri, giudicando dai giudizi che emette su di loro: censura Teopompo, autore di una massiccia storia dei tempi di Filippo II padre di Alessandro Magno, per le sue bugie, acrimonie e pettegolezzi.Teopompo di Chio 8.9-11. Considera Filarco, che aveva trattato della storia greca del terzo secolo a.C., come scrittore sensazionalista piuttosto che veramente storico.Filarco di Atene, 2.56.1-8. Filino, che aveva registrato la prima guerra punica, lo considera troppo filocartaginese. Le opere di Caritone e Sosilo, che si occuparono della seconda guerra punica dato che facevano entrambi parte delle file annibaliane, non erano altro che "chiacchieroni pettegoli". Ma apprezza altamente le memorie di Arato di Sicione, il più noto leader politico e militare del Peloponneso durante la seconda metà del III secolo a.C.

Polibio deve aver raccolto una collezione di storie che spaziava dalle opere note, come quella di Timeo di Tauromenio, a quelle relativamente oscure, come quelle di Caritone e Sosilo. Come le ottenne, nessuno lo sa. Alcune potrebbero esser state tra i possessi di Scipione e altre provenienti da nobili con cui era amico, di cui fece anche copie. Ciò che non riusciva a trovare a Roma, lo avrebbe cercato altrove, dato che viaggiava molto e quindi poteva aver occasione di fare acquisti in merito. Un soggiorno ad Atene, per esempio, avrebbe potuto fargli recuperare una copia della storia di Timeo, dato che costui aveva scritto là e Atene, tra l'altro, era il posto dove i librai fecero la loro prima comparsa. Abbiamo quindi tutte le necessarie indicazioni per affermare che, a metà II secolo a.C., esistevano abbondanti risorse librarie a Roma: potevano esser private, potevano essere sparse, potevano esser permesse ad una stretta cerchia di persone - ma esistevano.

Guerre e bottini

Nella prima parte del secolo successivo, le risorse bibliotecarie di Roma si arricchirono ulteriormente, tramite le guerre intraprese in Grecia e Asia Minore. Le guerre portavano bottino, e l'opportunità di trafugare bottino offriva in certi posti un modo veloce per farsi una biblioteca. Aveva infatti permesso a Emilio Paolo di portarsi a Roma la prima biblioteca conosciuta e registrata nella storia. Permise successivamente a Silla, la figura politica dominante del secondo decennio del secolo, e a Lucullo, la figura militare dominante del terzo decennio, di aggiungerne altre due.

Il bottino di Silla includeva un grande valore - nientemeno che l'eccellente collezione di Aristotele. Questa, tra i capricci di eredità varie, era capitata tra le mani di un'ignota famiglia che viveva nell'impero di Pergamo e che l'aveva riposta sottoterra per salvarla dalle razzie degli agenti reali. Fu infine venduta ad un bibliofilo, Apelliconte di Teos, che la portò ad Atene. Nell'86 a.C. Silla prese Atene e, quando Apelliconte morì poco dopo, si impossessò dei suoi libri e se li portò a Roma.Strabone, 13.609. Fu un evento letterario: i libri includevano opere di Aristotele e del suo successore, Teofrasto, mai disponibili altrove. Naturalmente dovevano venire restaurati, dato che l'umidità ed i vermi avevano causato un considerevole danno. Apelliconte li aveva fatti spesso ricopiare, restaurando il testo dove era stato eroso, ma lui era un amante di libri e non uno studioso, e la restaurazione, fatta senza debito controllo, aveva prodotto copie piene di errori. Dopo la morte di Silla, la collezione passò a suo figlio Fausto, che non se ne interessò molto, lasciandola alle cure del bibliotecario responsabile. Tirannione di Amisos, un saggio grammatico greco che viveva in Italia ed era abile nella manutenzione e organizzazione dei libri, riuscì ad entrare nelle buone grazie di Fausto (e del bibliotecario) e gli fu permesso di revisionare e riparare i contenuti della biblioteca sillana, rendendo i libri nuovamente usabili e leggibili.

La biblioteca di Lucullo derivava da bottino raccolto durante le sue vittoriose campagne militari in Asia Minore settentrionale. Deprivato del comando nel 66 a.C., si ritirò a vita privata e, assistito dall'immensa ricchezza che aveva accumulato come generale vittorioso di tante battaglie, si dedicò a stravaganze ed eccentricità varie. Mantenne una sontuosa villa a Roma e altre nella provincia, installando biblioteche in ognuna, ricolme di libri che aveva riportato dalle guerre. Le biblioteche apparentemente erano strutturate nella forma nota dalle rovine di Pergamo: un insieme di stanze per le raccolte, colonnati dove i lettori potevano stare, e sale dove si potevano riunire e parlare.Isidoro di Siviglia, Etymologiae, 6.5.1. Generosamente, Lucullo rese disponibili le sue collezioni non solo agli amici e parenti, ma anche a letterati greci che vivevano a Roma. Plutarco scrive:

I greci correvano da Lucullo perché i suoi libri, provenendo dagli stati greci dell'Asia Minore, erano scritti nella loro lingua. Anche la biblioteca di Silla conteneva tali volumi in greco. Sicuramente, man mano che il tempo passava, anche libri in latino venivano aggiunti, ma pochi in confronto a quelli greci. Gli scrittori latini avevano cominciato tardi, appena due secoli prima, e la loro produzione era solo una frazione di quello che era disponibile in greco.

Uomini di cultura