Il dialetto alto-mantovano (dialèt alt mantuà) è un idioma del ceppo gallo-italico delle lingue romanze, di tipo lombardo, ed è parlato nel territorio dell'Alto Mantovano, vale a dire la porzione nord-ovest della provincia di Mantova. È considerato facente parte del sistema linguistico del dialetto brescianoGiovanni Bonfadini, presentazione all'Atlante Lessicale BrescianoBernardino Biondelli, "Saggio sui dialetti galloitalici" - Bernardoni Ed. 1853 Milano, pag. 5: "Il Bresciano è parlato nell'estesa valle dell'Ollio, in quella del Clisio fin entro il Tirolo, e lungo la riva destra del Benaco fino a Desenzano; di là per una linea trasversale, che discende fino a Canneto sull'Ollio, confina col Mantovano." ma con elementi di transizione col dialetto mantovano e in certe zone di confine anche col dialetto veronese e il dialetto cremonese.

Classificazione

La provincia di Mantova è divisa in tre grossi gruppi dialettali: il dialetto mantovano propriamente detto, parlato a Mantova città e nella fascia centrale della provincia, in transizione con l'emiliano, i dialetti dell'alto mantovano (schiettamente lombardo orientale anche se con elementi di transizione col mantovano cittadino, parlato nell'Alto Mantovano, ossia la zona settentrionale della provincia di Mantova), e il dialetto basso mantovano (appartenente al gruppo emiliano), in particolare con il ferrarese, il mirandolese e il guastallese, parlato nella zona meridionale della provincia, per l'appunto nell'Oltrepò mantovano).

I dialetti dell'alto mantovano appartengono al gruppo delle lingue romanze, e in particolare al ceppo galloitalico. Parlati nel territorio definito come Alto Mantovano e con le inevitabili divergenze nelle zone di transizione coi dialetti veronesi e cremonesi in alcune zone di confine, queste parlate presentano considerevoli differenze rispetto al dialetto mantovano e ancor più al dialetto basso mantovano, parlati nel resto della provincia, appartenente al gruppo emiliano-romagnoloNella parte meridionale della Lombardia vi sono dialetti che risentono di organiche affinità con parlate regionali contermini, quali il dialetto cremonese (influssi emiliani) e quello mantovano-basso mantovano (che presentano importanti analogie con l'Emilia e il Veneto). LURATI 2002, p. 226-227; per fonologia e varietà del dialetto di Cremona, cfr. PARLATE E DIALETTI DELLA LOMBARDIA, p. 33-35..

Nell'alto mantovano si parlano invece dialetti del lombardo, in particolare appartenenti al gruppo dei dialetti lombardo orientali, insieme al bresciano (del cui sistema linguistico sostanzialmente fa parte), al bergamasco, al cremasco e soresinese o alto cremonesePARLATE E DIALETTI DELLA LOMBARDIA, pp. 30-32: Dialetto di Crema (fenomeni fonetici). e al trentino occidentale.

Infatti la Lombardia è linguisticamente distinta in due sezioni maggiori: una occidentale e una orientale, fungendo da linea divisoria il corso dell'Adda. La sezione orientale – che a livello geografico comprende le province di Bergamo e Brescia e la parte settentrionale delle province di Cremona (Crema) e di Mantova - risente, anche culturalmente, dell'affinità con il mondo veneto, ai cui destini politici fu per lunghi periodi legataLURATI 2002, p. 226..

I dialetti dell'Alto Mantovano rappresentano delle varietà di transizione tra il dialetto bresciano, molto simile in particolare a quello parlato nella Bassa Bresciana e nell'area Gardesana, e il dialetto mantovano, soprattutto per quanto riguarda la fonetica, mentre è conservata la grammatica e la struttura delle parlate lombardeANTOLOGIA DEL DIALETTO BRESCIANO, p. 15: il dialetto bresciano “nei paesi lungo il Chiese risente del mantovano ed è marcatissima, ad esempio, la 'z' pronunciata in luogo della 's'”. Al contrario, per il bresciano “l'unica demarcazione netta con i dialetti di confine è quella con l'Oglio, quando separa il bresciano dal cremonese. Infatti, a causa delle secolari contese per il possesso e la navigazione sul fiume, e fra gli stati diversi che il fiume divideva, i due dialetti non si sono influenzati quasi in nulla"..

Del resto, se aspetti sintattici e morfologici si presentano con una certa unità, la fonetica è invece lo spazio di un accentuato polimorfismo, di una diversificazione locale che a volte suscita l'impressione di una atomizzazione. Pur nei confini più stretti vi è perciò una varietà veramente notevolissima e vi sono isole a sé stanti, con caratteristiche tutte proprie, varianti di termini, di espressioni e di pronuncia di medesime parole proprie di singole localitàANTOLOGIA DEL DIALETTO BRESCIANO, p. 15.. Nella fonetica inoltre il dialetto risulta più moderno – ossia in una fase ulteriore – della lingua, mentre quanto al lessico si verifica l'oppostoLURATI 2002, p. 246..

Storia L'alto mantovano è nato dal latino volgare, innestatosi sulla lingua celtica parlata dai Galli popolanti allora la pianura padana. Infatti, dalle originarie parlate celtiche di cui è rimasta traccia in certe particolarità di pronuncia, si è passati al predominio del latino, che rimane ancora il tessuto fondamentale del dialetto alto mantovano. Come gli altri dialetti gallo-italici, nella storia ha subito diverse influenze: ad esso sono andate frammischiandosi radici germaniche lasciate dai Longobardi, voci feudali, vocaboli francesi, e altro ancoraANTOLOGIA DEL DIALETTO BRESCIANO, p. 13..

Nell'evoluzione successiva, l'alto mantovano ha accolto termini provenienti da altre lingue, quali principalmente l'italiano, che è ormai conosciuto e parlato dalla totalità della popolazione e dal quale provengono quasi tutti i neologismi. Il dialetto alto mantovano, come gran parte dei dialetti italiani e delle lingue minoritarie regionali italiane, fino a cinquant'anni fa era il linguaggio di ogni giorno e conosciuto da tutti nel territorio alto mantovano, poiché poche persone conoscevano un italiano corretto. Oggi, seppure permanga in larga misura, accanto ad un'ampia conoscenza dell'italiano, ha perso quella vasta varietà di vocaboli, chiaramente diversi dall'italiano, che soprattutto in ambito agricolo rendevano classificabile ogni singolo utensile. È possibile sentire vocaboli ormai desueti, in particolare relativi all'ambito agricolo, solo da persone di età avanzata. Tra le generazioni più giovani è in uso un dialetto fortemente contaminato dall'italianoPARLATE E DIALETTI DELLA LOMBARDIA, pp. 7-10.. Infatti, lo sviluppo delle comunicazioni e la diffusione della cultura hanno causato infinite modifiche nella pronuncia e nell'uso delle parole.

Inoltre, da decenni ormai si impone nell'oralità una lingua che si definisce italiano regionale, e che per secoli ha vissuto un'esistenza in larga misura umbratile, affidata prevalentemente alla scrittura: si chiude così la lunga storia di varianti locali in molti dialetti; vi è la regressione non solo di molte parlate bensì il venir meno di intere culture, che fondatesi per secoli sull'esperienza e sulla tradizione soccombono oggi alla cultura del nuovo, del consumo e del cambiamento. È un fenomeno massiccio e denso di profonde conseguenze sociali.

L'avanzata dell'uso regionale dell'italiano, o koinè, appare oggi come il fenomeno di gran lunga prevalente nelle realtà dialettali lombarde. La koinè è stata nel passato un fenomeno di avvicinamento all'uso geograficamente più largo, al tipo più diffuso, al modello delle città e dei centri.

Nei parlanti più giovani, gli adattamenti a una lingua più universale per decenni sono stati in gran parte inconsci. Nella koinè che essi usano manca di regola l'intenzione di scostarsi dalla “norma” locale giacché essi non la conoscono più. La koinè si stacca oggi sempre più marcatamente dal modello dialettale, per orientarsi su un modello italianizzante: va verso quell'italiano – o meglio quegli italiani – che vengono utilizzati sempre più nell'oralità e veicolati dalla scuola e dai mass-media. Oggi l'italiano – anzi, i vari italiani regionali – occupa gli ampi spazi lasciati sguarniti dai dialetti in declinoLURATI 2002, pp. 243-244..

Nonostante ciò, per il momento non si può certo dire che il dialetto alto mantovano sia in pericolo di estinzione, mentre spesso un rischio del genere è presentato per i dialettofoni – vale a dire coloro che usano abitualmente il dialetto in famiglia o con gli amici - di molte città lombarde. In effetti a giudicare dalle abitudini linguistiche dei giovani, certe nuove generazioni cittadine sembrano ignorare, e persino snobbare, il dialetto.

Nelle campagne però, come nel caso dell'Alto Mantovano, e nelle valli lombarde la situazione è molto diversa, sebbene anche in queste aree l'erosione stia accelerandoLURATI 2002, p. 253..

Varianti

Nel dialetto alto mantovano possono essere riscontrate alcune varianti, anche se nella maggior parte dei casi si tratta di semplici variazioni nella pronuncia. Nel territorio è possibile distinguere alcune fasce linguistiche: nei territori comunali di Castiglione delle Stiviere, Solferino, Medole, Castel Goffredo, Casalmoro e Asola disposte nella parte nord-occidentale della provincia di Mantova a contatto con il territorio bresciano si parlano sostanzialmente varietà del brescianoGiovanni Bonfadini, nella presentazione all'Atlante Lessicale Bresciano afferma: "Sostanzialmente bresciano è infatti il dialetto dell'Alto Mantovano" e fra i 101 punti di rilevazione sono inclusi Solferino, Castiglione delle Stiviere e Asola.

Una fascia intermedia, con perdita di alcuni fenomeni del bresciano, comprende la zona di Casaloldo, Ceresara, Piubega e Mariana Mantovana.

La fascia poco influenzata dal dialetto mantovano è quella ad oriente: Cavriana, Guidizzolo, Volta Mantovana, Goito: qui, a titolo di esempio, si notano variazioni anche nel lessico, ove scompare il bresciano bigaròl (grembiule).

Da segnalare che nei comuni di Monzambano, Volta Mantovana, Ponti sul Mincio, prossimi al confine con la provincia di Verona, è molto forte l'influsso del dialetto veronese, che si fa nettamente prevalente a Roverbella, la quale può essere considerata territorio linguisticamente veneto: infatti permangono le -o finali in molti vocaboli, e scompare la ü turbata tipica del mantovano e del bresciano.

Nella zona di Canneto sull'Oglio invece, sono presenti elementi di transizione con il dialetto cremonese.

Fonetica e fonologia

L'alto mantovano ha in comune con i dialetti lombardi della sezione orientale – province di Bergamo e Brescia, parte settentrionale della provincia di Cremona -, in particolare con il bresciano, i seguenti tratti fonetici: passaggio di u tonico latino > ö davanti m e in sillaba chiusa: föm “fumo”, bröt “brutto” latino i tonico > é in sillaba chiusa e in fine di parola: dé “giorno”, lé “li” caduta di v intervocalico romanzo, sia nella parola che nella frase: caàl “cavallo”, la àca “la vacca” conservazione di -r e -l finali dopo vocale tonica: muér “moglie”, fiöl “figlio” caduta della nasale dopo vocale tonica: bé “bene”, bu “buono”, vi “vino” (ma in alcune zone dell'alto mantovano la nasale si mantiene in tèmp “tempo” (come anche in alcune zone del bresciano, cfr. Montichiari (BS): "Me dich doca che al temp del prim Rè de Sipro"Giovanni Papanti, I parlari italiani in Certaldo, 1875, pag. 166, in altre invece cade come a Castiglione delle Stiviere: "Dìze dóca che al tép del prém rè de Cìpro". Questa situazione di opposizione locale "tép"/"tèmp" la si ritrova in varie altre zone della provincia di Brescia, talvolta dovuta a fenomeni di diglossia, dove la variante più socialmente elevata prevede l'esito "tèmp" e quella più rustica "tép") latino -cl- intervocalico (anche qualche riduzione da -tl-, come in vetulus > vetlus > veclus “vecchio”) dà c: ècia “vecchia”, césa “chiesa”