La Galleria Nazionale di Palazzo Spinola è un museo statale collocato all'interno di palazzo Spinola di Pellicceria (detto anche palazzo Francesco Grimaldi), un edificio nobiliare cinquecentesco sito al civico 1 di piazza di Pellicceria, nel cuore del centro storico di Genova. Il 13 luglio 2006 è stato inserito nella lista dei quarantadue palazzi iscritti ai Rolli di Genova, dichiarati dall'UNESCO patrimonio dell'umanità. Splendido esempio di dimora aristocratica fra Sei e Settecento, il museo ospita opere di eccezionale valore come lEcce Homo di Antonello da Messina, il Ritratto di Ansaldo Pallavicino di Antoon van Dyck e il Ritratto di Giovanni Carlo Doria a cavallo di Peter Paul Rubens.
Il terzo piano è occupato dalla Galleria Nazionale della Liguria, dove, secondo la volontà degli ultimi due proprietari, i marchesi Paolo e Franco Spinola, che nel 1958 donarono allo Stato il palazzo affinché divenisse un museo pubblico, sono esposte le acquisizioni artistiche statali. Questa collezione sarà trasferita nella nuova sede museale di Palazzo Raggio al termine della ristrutturazione, prevista entro il 2030.
Storia del palazzo I Grimaldi e i Pallavicino Il palazzo venne realizzato per volontà di Francesco Grimaldi alla fine del XVI secolo su strutture medievali preesistenti. Nel 1599 venne inserito nei rolli di prima categoria (primo bussolo) e riportato nei Palazzi di Genova di Peter Paul Rubens. Fig. 46-47-48. Del periodo di proprietà della famiglia Grimaldi rimangono gli affreschi sui soffitti dei saloni dei due piani nobili, realizzati nella prima metà del Seicento da Lazzaro Tavarone e raffiguranti al primo piano La città di Lisbona assediata dall'esercito del duca d'Alba e, al secondo piano, Trionfo di Renato Grimaldi e Imprese per l'espugnazione della città di Zierikzee.
Nel 1650 Tommaso Grimaldi, necessitando di fondi per sanare un grosso debito, vendette il palazzo a suo cognato Ansaldo Pallavicino.Proposal for the inscription of Genoa Le Strade Nuove and the System of the Palazzi dei Rolli in the Unesco World Heritage List, Volume I - Dossier, p. 264 e seg. Si trattò dell'unico passaggio di proprietà dovuto a una compravendita. Al Pallavicino si devono alcuni interventi architettonici, fra cui la chiusura del loggiato al primo piano, documentata da un'incisione di Rubens, nonché un sensibile accrescimento della quadreria grazie ai dipinti ereditati dal padre, Agostino Pallavicini, doge della Repubblica nel biennio 1637-1639, tra cui il Ritratto di Ansaldo Pallavicino, di Anton van Dyck, diverse tele del Grechetto e il bozzetto con l'Ultima cena di Giulio Cesare Procaccini. Alla morte di Ansaldo, avvenuta nel 1660, la proprietà della dimora passò al figlio, Niccolò Agostino Pallavicino, che a sua volta lascerà la cospicua eredità alla sorella Anna Maria Pallavicino, sposata con Gerolamo Doria.
Maddalena Doria e il passaggio agli Spinola L'erede di Anna Maria Pallavicino fu suo figlio Paolo Francesco Doria, che morì nel 1734 e che cedette il palazzo alla sorella, Maddalena Doria, sposata con Nicolò Spinola del ramo di San Luca. Divenuta proprietaria del palazzo, la nobildonna avviò un ampio programma di ristrutturazione che interessò soprattutto il secondo piano nobile, costituito da una sequenza di ambienti caratterizzati da uno sfarzoso utilizzo delle dorature in sintonia con lo stile rococò. Maddalena provvedette a ingaggiare i più rinomati quadraturisti e pittori dell'epoca (Lorenzo De Ferrari, Giovanni Battista Natali e Sebastiano Galeotti) per conferire un aspetto à la page alla sua dimora con la costruzione di una galleria degli specchi, collocata sopra la gallerietta fatta edificare da Ansaldo Pallavicino, assecondando gli ultimi dettami della moda impartiti da Versailles.E. Gavazza, L. Magnani, Pittura e decorazione a Genova e in Liguria nel Settecento, Sagep, Genova, 2000, p. 227 e seg.
Dagli Spinola di San Luca agli Spinola di Luccoli Il matrimonio fra Maddalena e Nicolò Spinola, doge della Repubblica nel biennio 1740-1742, sancì il passaggio di proprietà alla famiglia di cui ancora oggi il palazzo porta il nome. Il figlio di Maddalena, Francesco Maria Spinola, sopravvisse alla madre solo nove anni e, alla sua morte, il palazzo venne ereditato dal figlio, Paolo Francesco Spinola. Quest'ultimo, destinato a vivere durante uno dei periodi più bui per l'aristocrazia, con la rivoluzione francese e la fine della Repubblica di Genova in pieno periodo napoleonico, fu suo malgrado protagonista di un'intensa fase di dispersione del patrimonio. Fu infatti costretto a numerose alienazioni per finanziare, insieme ad altri nobili, le campagne napoleoniche, ma non rinunciò ad alcuni importanti acquisti di opere d'arte, fra cui il suo Ritratto, commissionato alla pittrice Angelika Kauffmann.Paolo Francesco Spinola. Un aristocratico tra rivoluzione e restaurazione, G. Ruffini, F. Simonetti, G. Zanella, SAGEP, Genova, 2010
Alla morte di Paolo Francesco, deceduto senza figli nel 1824, l'eredità venne spartita fra tre cugini materni: Giovanni Battista, Ugo e Giacomo Spinola di Luccoli, a cui toccò il palazzo in oggetto, con la clausola che abbandonasse la secolare dimora di via Luccoli (Palazzo della Catena) a favore di quella di Pellicceria. Si trattò di uno dei momenti più rilevanti per la storia della quadreria del palazzo che, con questo passaggio di proprietà, vide arrivare fra le proprie sale la ricchissima collezione di Giacomo Spinola che, a sua volta, aveva ereditato parte della raccolta di Costantino Balbi. Si ricordano, a questo proposito, la Madonna orante di Joos van Cleve, lAllegoria della Pace di Luca Giordano e il Ritratto femminile di Bernardo Strozzi. A Giacomo Spinola si deve un'ampia campagna di restauri, nonché la completa ristrutturazione delle cucine storiche site nell'ammezzato fra il primo e secondo piano.
Da Giacomo Spinola alla donazione di Paolo e Franco Alla morte di Giacomo Spinola, nel 1858, il palazzo passò prima al figlio Francesco Gaetano, poi al nipote Ugo e infine ai pronipoti Paolo e Franco Spinola. Durante la seconda guerra mondiale il palazzo fu duramente colpito dai bombardamenti alleati, perdendo il terzo e il quarto piano. I marchesi Paolo e Franco Spinola, grazie anche ai suggerimenti dello storico Pasquale Rotondi, nel 1958 decisero di destinare alla pubblica fruizione il palazzo e tutto il suo contenuto e lo donarono allo Stato, vincolano la donazione al «mantenimento dell'aspetto di dimora storica». Contestualmente donarono villa Pagana, la loro residenza estiva, al Sovrano Militare Ordine di Malta affinché ne diventasse una sede di rappresentanza.
La Galleria Nazionale della Liguria Data la perdita del carattere storico degli ultimi due piani del palazzo, ricostruiti in stile contemporaneo, i due marchesi Spinola suggerirono di collocare al terzo piano la Galleria Nazionale della Liguria, ovvero un sito in cui esporre le acquisizione che il Ministero della cultura decise di destinare alla regione Liguria. In questi ambienti sono esposti capolavori del massimo rilievo provenienti dalla donazione Spinola che, per ragioni conservative, non potevano essere collocati negli ambienti storici, insieme ad altre opere di pregio acquisite negli anni dallo Stato.
Descrizione Dell'aspetto originario cinquecentesco rimangono oggi solo i due portali, inseriti nelle facciate tardobarocche del palazzo, ornati da protomi mostruose di gusto manierista recentemente restaurati.Le Pietre Parlanti. L'ornamento nell'architettura genovese 1450-1600, Luciana Mueller Profumo, Banca Carige, Genova, 1992, p. 280. Sia la facciata nord che la facciata sud furono ridecorate a stucco durante la ristrutturazione settecentesca. L'entrata del palazzo è oggi situata in piazza Pellicceria Superiore e immette direttamente all'atrio, mentre una volta l'ingresso principale era posizionato sulla piazza inferiore, attraverso cui si accedeva al cortile interno, in quanto la costruzione iniziale presentava una forma a U con due ali collegate da un porticato, in seguito chiuso. Attualmente nell'atrio coperto, di fronte allo scalone monumentale, è il monumento funerario del capitano Francesco Spinola, realizzato nella seconda metà del Quattrocento e proveniente dalla distrutta chiesa di San Domenico. Sempre nel cortile è possibile ammirare due esempi di portantine, utilizzate dai nobili per spostarsi nei caruggi di Genova. A piano terra, la Sala dei donatori è così chiamata perché conserva oggetti e fotografie appartenute ai marchesi Paolo e Franco Spinola. È inoltre presente uno schema, simile a un albero genealogico, che mostra i passaggi di proprietà della dimora.
Scalone monumentale Percorrendo lo scalone principale è possibile ammirare antica carte geografiche, realizzate ad Amsterdam nella seconda metà del Seicento presso la prestigiosa stamperia di Joan Bleau e di Frederick De Witt.
L'appartamento del marchese con i miti di Gregorio De Ferrari Le sale collocate nel primo ammezzato sono chiamate appartamento del marchese perché Paolo Spinola, dopo la donazione del palazzo allo Stato nel 1958, se ne era riservato l'utilizzo. Qui è esposta una eccezionale serie di sette tele di soggetto mitologico, realizzate da Gregorio De Ferrari e acquisite dal Ministero della cultura nel 2012. Si tratta di quattro tele dedicate al Mito di Ercole e di tre monumentali dipinti tratti dalle Metamorfosi di Ovidio, cioè Pan e Siringa, Mercurio e Argo, e Perseo e Andromeda. Le tele provengono da un salone di palazzo Cattaneo-Adorno, dove Perseo e Andromeda risultava inserita al centro della parete di sinistra, fra i due episodi con Ercole e l’Idra e Ercole e il toro. Pan e Siringa era invece inserita a soffitto mentre, sulla parete sinistra, trovava sede Mercurio e Argo con ai lati Ercole e Anteo e Ercole sul rogo. Dallo stesso palazzo provengono anche le tele con il Sacrificio di Isacco di Orazio Gentileschi e il Ratto delle sabine di Luca Giordano, anch'esse acquisite dal Ministero della cultura ed esposte in altre sale.
Primo piano nobile
Il primo piano nobile mantiene l'aspetto di una dimora aristocratica genovese della prima metà del Seicento.
Salone Un grande affresco raffigurante l'Assedio di Lisbona del duca d'Alba occupa l'intero soffitto. È opera di Lazzaro Tavarone, dipinto nel 1614 su commissione di Tommaso Grimaldi per celebrare le gesta del padre, Francesco, il fondatore del palazzo. Le pareti sono impreziosite da decori tipici seicenteschi con ornamenti trompe-l'œil e con riquadri a marmorino. Nel salone e nei salotti successivi, oltre ai mobili originali seicenteschi, sono esposte alcune opere acquistate o ereditate da Ansaldo Pallavicino. È il caso del Ritratto di Agostino Pallavicino con il figlio di Domenico Fiasella, dove compare il piccolo Ansaldo immortalato all'età di sette anni, accanto al padre nelle vesti di ambasciatore della Repubblica di Genova presso il Re di Francia. Sorte più sfortunata ebbe il dipinto con lo stesso soggetto eseguito da Antoon Van Dyck, smembrato, di cui oggi sopravvive soltanto un frammento con il Ritratto di Ansaldo Pallavicino. La sala ospita anche il Ratto delle Sabine di Luca Giordano.
Primo salotto Anche questo ambiente presenta lo stesso tipo di decoro alle pareti, ma l'integrità stilistica è qui interrotta da un cornicione in stucco del Settecento, situato fra le pareti e il soffitto. Nella sala sono esposte tre grandi tele, di cui due rappresentano episodi della "Gerusalemme liberata", mentre la terza raffigura Diana e Endimione.
Secondo salotto