Pur restando nella legalità, fu arrestato a San Pietroburgo nel luglio 1862 e processato, dopo due anni di reclusione nella fortezza Pietro e Paolo, per attività sovversiva. Anche se la pena iniziale gli fu ridotta, Černyševskij trascorse complessivamente sette anni di prigione nel distretto minerario di Nerčinsk, e diciotto di confino, di cui dodici sempre in Siberia e gli ultimi sei ad Astrachan'. Riacquistata la libertà, rientrò a Saratov per morirvi dopo soli quattro mesi.

Biografia Origini familiari e primi anni

Nacque a Saratov, una povera città della provincia contadina sul corso inferiore del Volga, alle nove di mattina del 12 (24) luglio 1828,Le fonti, siano russe o italiane, indicano le date secondo il calendario giuliano, vigente in Russia fino al 14 febbraio 1918, quindi per non creare confusione si è optato per l'inserimento tra parentesi della corrispondente data nel calendario attuale. da Gavriil Ivanovič Černyševskij (1793-1861) e Evgenija Egorovna Golubeva (1803-1853).. L'unico altro figlio della coppia, il primogenito, era morto durante la prima infanzia.

Il nome originario della famiglia paterna non è noto: nei documenti i membri maschi sono indicati con nome e patronimico e si può risalire fino al quadrisavolo Vasilij, tutti diaconi e, a partire dal bisnonno Vasilij Savvič, originari del villaggio di Studënki, a 130 verste da Penza. Il nonno, Ivan Vasil'evič, nato nel 1763, a quindici anni si era trasferito con i genitori e i fratelli nel vicino villaggio di Černyševo (o Černyšovo) che sorgeva sulle rive del fiume Sjuvernja e che presumibilmente deve il nome a un servo della gleba di proprietà del conte Razumovskij, suo fondatore..

Secondo la versione del primo biografo di Černyševskij, Flegont V. Duchovnikov (1844-1897), poi ripresa da altri e risalente alla tradizione orale,. Gavriil Ivanovič, rimasto orfano di padre da bambino, era stato affidato dalla madre, che non aveva mezzi per garantire il suo sostentamento, al vescovo di Tambov. Più tardi il ragazzo era stato trasferito al seminario di Penza, e qui aveva preso il nome dal villaggio ove era nato, nell'omonimo governatorato, Černyševo.. Ma le fonti documentarie raccontano una storia diversa. Nel 1803 il decenne Gavriil Ivanovič era stato raccomandato al vescovo Feofil Raev (1737-1812) dallo zio Nichanor e dal nonno paterno perché entrasse in seminario, nonostante il protocollo prevedesse un esame d'ammissione e il consenso genitoriale firmato. La richiesta era stata accolta dopo due suppliche — sembra per le gravi condizioni di salute del padre — e la verifica del livello di preparazione raggiunto dal ragazzo. Non si sa invece perché Gavriil Ivanovič, anziché a Tambov, sia stato iscritto al seminario di Penza, e fu qui che, come d'uso negli istituti religiosi ortodossi, cominciò a chiamarsi Černyševskij, dal nome del villaggio natio..Allo stesso modo, il fratello del padre, lo zio Nichanor Vasil'evič, che aveva studiato al seminario di Tambov, di cognome faceva Studenskij, essendo nato nel villaggio di Studënki. Cfr. .

Nell'aprile 1812, considerato l'ottimo profitto e la penuria di docenti al seminario, il giovane Gavriil era stato assunto, ancora studente, in qualità di insegnante di greco per le prime classi, mentre due anni dopo, conclusi gli studi, sarebbe passato alle classi superiori come docente di Poesia russa.. Nel 1818 Egor Ivanovič Golubev (nato nel 1781), sacerdote della chiesa di Sergio, in quel di Saratov, era venuto a mancare e, stando alla versione di Duchovnikov, il governatore, Aleksej Davidovič Pančulidzev (1758-1834), aveva fatto richiesta al vescovo di Tambov che gli fosse inviato, per ricevere la carica, «lo studente migliore del seminario», il quale fosse persona dotta, degna e povera, così da poterlo impiegare anche come precettore per i suoi figli, e la scelta del vescovo era giocoforza caduta su Gavriil Ivanovič. Pare invece che sia stato lo stesso Gavriil Ivanovic a proporsi per l'incarico,. e che il concistoro ecclesiastico di Penza abbia approvato. Poiché, secondo la tradizione, il nuovo prete doveva sposare la figlia del defunto predecessore, Gavriil Ivanovič, il 7 (19) giugno 1818, si era unito in matrimonio con la non ancora quindicenne Evgenija Egorovna per entrare in carica un mese dopo,. e assumere anche il ruolo di precettore dei figli del governatore, tenuto in precedenza dallo stesso Golubev.

La carriera di Gavriil Ivanovic sarebbe avanzata rapidamente. Nel 1820 era divenuto insegnante di greco, storia sacra e aritmetica presso la Scuola Teologica, appena inaugurata a Saratov. Intanto la sorella minore di Evgenija, Aleksandra, era stata maritata nel 1822 a Nikolaj Kotljarevskij, un ufficiale da cui ebbe tre figli e con cui visse vagando di provincia in provincia, fino al 1828, quando l'uomo morì di tifo in Bessarabia. Nel 1830 la ventiquattrenne Aleksandra si risposò con il nobile Nikolaj Pypin e inizialmente visse con i Černyševskij nello stesso appartamento, ma poi la crescita numerica della sua famiglia consigliò il trasferimento in un'altra ala della casa, più tardi conservata e convertita in museo, che s'affaccia sullo stesso cortile.

L'infanzia di Nikolaj trascorse in questa famiglia allargata, tra l'austera delicatezza del padre, prodigo di concessioni libertarie al figlio, cui facevano da contrappunto l'amore morboso e apprensivo della madre, restia ad assecondare tanta indulgenza, e le storie narrate da nonna Golubeva, Pelageja Ivanovna (1780-1847). Costei amava ingannare il tempo giocando a dama con il nipote, e quando era impegnata a sferruzzare, gli raccontava vecchie storie di famiglia. Furono in particolare due aneddoti, tra i tanti uditi, a colpire la fantasia del piccolo Černyševskij. Un lontano parente era stato catturato dai kirghisi-kazaki, mentre era lontano dal villaggio per lavoro. Riuscito poi a fuggire, era stato inseguito dai temibili cavalieri della steppa, e ciò nonostante aveva fatto perdere le proprie tracce celandosi per ore tra le canne del fiume. La seconda storia aveva per protagonista un altro membro dei Golubev, famiglia di lunga tradizione ecclesiastica, diacono di Saratov al tempo in cui era un villaggio quasi desertico e sovente attaccato dai lupi. L'ingegnoso ministro del culto aveva costruito nella foresta una capanna, con delle fessure in luogo delle finestre, aveva chiuso la porta dall'interno con una barra, e rafforzato il tetto con alte assi di legno. Nei pressi del fortino legava di volta in volta o un maiale o un'oca e aspettava l'arrivo dei lupi, uccidendone agevolmente diversi senza alcun rischio personale. Ma un giorno la capanna era stata messa sotto assedio da tutto un branco che per poco non ebbe la meglio sul cacciatore, salvato in extremis dall'intervento provvidenziale degli abitanti del villaggio, partiti alla ricerca del diacono di cui da troppo tempo non avevano notizie..

Vivace e loquace in famiglia, Nikolaj era timido e impacciato con gli estranei, complice una forte miopia manifestatasi già nella prima infanzia. Pur avendo qualche difficoltà a partecipare ai giochi degli altri bambini, non per questo rinunciava, nel periodo invernale, al loro passatempo preferito. In genere senza il permesso dei genitori, ospiti dei vicini nelle lunghe serate, i bambini sulle loro slitte di legno, ricavate da una mezza botte, si davano appuntamento su una stradina abbandonata e si lanciavano in discesa verso il fiume. Nikolaj amava anche passeggiare lungo le rive del Volga, costellate da capanne di fango, rigurgitanti miseria e risonanti le tristi melodie dei burlaki (gli alatori). Testimone di tanta desolazione e indigenza, vide transitare a Saratov anche centinaia di deportati, per lo più contadini che avevano partecipato alle rivolte, e che suo padre volentieri ospitava a casa.

Nel 1836, all'epoca in cui Nikolaj sarebbe dovuto entrare in seminario, il genitore decise che per i primi tempi lo avrebbe educato in casa. Memore della sua personale esperienza, voleva risparmiare al figlio tante sofferenze. Il seminario di Saratov non era meno opprimente e imbarazzante di quello di Penza. Gli insegnanti facevano uso smodato della frusta e giocavano a carte; l'edificio era fatiscente, sporco e privo di riscaldamento; il rettore, beveva. Così, Gavriil Ivanovič iscrisse il suo ragazzo nei registri dell'Istituto religioso, ma Nikolaj non lo frequentò quasi mai, se non per dare gli esami.

Grande divoratore della biblioteca paterna, molto ben fornita soprattutto in materia di storia e letteratura, Nikolaj vi lesse opere di Puškin, Gogol', Žukovskij. Il poeta preferito era all’epoca Lermontov. Presto sviluppò un amore appassionato per le lingue. Nel corso della sua vita avrebbe imparato a leggere in latino, greco, inglese, francese, tedesco, polacco, italiano e, in minor grado, ebraico, tataro,. arabo e persiano. A parte il latino, che apprese alla perfezione dal padre, quasi tutto il resto lo assimilò da sé, ma doveva la conoscenza della maggior parte delle lingue orientali a un professore del seminario. Quanto alle altre, il persiano se lo fece insegnare da un commerciante di frutta persiano, con cui era entrato in rapporto e a cui in cambio diede lezioni di russo, mentre il tedesco gli fu impartito dal suo maestro di musica, madrelingua, al quale in precedenza Gavriil Ivanovič aveva trasmesso il russo. A dodici anni, nell'inverno del 1840, l'occupazione principale di Nikolaj fu quella di controllare dall'originale, pagina per pagina, la traduzione che Trediakovskij aveva fatto de lHistoire romaine depuis la fondation de Rome jusqu'à la bataille d'Actium di Charles Rollin, rintracciandovi molti errori.

Il seminario Nel 1842, a quattordici anni, Nikolaj Gavrilovič entrò in seminario dove prese a frequentare il corso di retorica, ma senza mai provare alcun genuino interesse a causa del basso livello dell’insegnamento ricevuto, condizionato anche dal malanimo serpeggiante tra docenti e amministrazione. Tuttavia, uno di questi docenti, l'orientalista Gordij Semёnovič Sablukov (1803-1880),Sablukov è autore della prima traduzione russa del Corano. fu da lui amato e ricordato con affetto per essere stato uno studioso valido e disinteressato..

La disciplina era meno severa di quanto non lo fosse ai tempi di Gavriil Ivanovič, benché qualche insegnante ricorresse ad abusi fisici e punisse gli studenti costringendoli a mettersi in ginocchio in un angolo e a chinarsi petto a terra. In particolare, il professore di latino aveva l'abitudine di sbattere i libri sulla testa dei ragazzi, di tirare loro i capelli e, una volta, per poco non ne rese uno invalido per averlo fatto ruzzolare dalle scale.

Nikolaj era molto amato e rispettato dai condiscepoli. Lui, figlio di un arciprete membro del concistoro,Gavriil Ivanovič era stato elevato al rango di arciprete nel 1825 ed era entrato nel concistoro tre anni dopo. più istruito e, sebbene non benestante, in migliori condizioni economiche, li soccorreva come poteva. Ai più poveri regalava qualche soldo e dei vestiti, e a chiunque glielo chiedesse dava lezioni di latino, venendo in classe anche un’ora prima del dovuto. Così ce lo descrive un compagno di classe: «A quel tempo era un po’ più alto della media, con un’inconsueta, dolce fisionomia femminile, capelli biondo chiari, ondulati, morbidi e belli, la sua voce era pacata, il discorso, piacevole… Sfortunatamente per lui, era molto miope; doveva tenere il libro davanti agli occhi e scrivere stando curvo sul banco». Non pago di aiutare i compagni del seminario, Nikolaj dava una mano pure agli allievi del liceo di Saratov dove studiava il cugino, Aleksandr Nikolaevič Pypin (1833-1904).