Il cosiddetto Melqart di Sciacca è una statuetta bronzea rinvenuta da un peschereccio nel gennaio 1955 a Sciacca, nelle acque antistanti Selinunte. Alta 36 cm, fu identificata inizialmente come la divinità cananea Melqart e datata XIV-XIII sec. a.C.

Fa parte delle collezioni del museo archeologico di Palermo, ma attualmente è ospitata presso il Museo del Mare di Sciacca.

Descrizione La statua raffigura una divinità cananea che gli studiosi hanno identificato solo inizialmente in Melqart e successivamente in una forma di Ba'al, Hadad o Reshef, il dio mediterraneo fondamentale nel periodo hyksos dell'Antico Egitto. Il soggetto si colloca nel filone delle antiche divinità del cielo mesopotamiche, come il Teshup degli Hurriti, e delle successive derivazioni di matrice siro-anatolica come il Ba'al cananeo ol il Giove Dolicheno.

Risalta la somiglianza con il celebre Ba'al di Ugarit (XIV sec. a.C.) conservato al Louvre e con una moltitudine di rappresentazioni affini. Il copricapo conico con protuberanza a bottone lo accomuna nel tratto distintivo all'Osiride egizio. La posizione minacciosa e ammonitrice del braccio destro, ampiamente riscontrabile nella produzione artistica delle civiltà del tempo, è spesso di sostegno a fulmini, scettri, oggetti o armi (asceLa grande importanza rivestita dal simbolo dell'ascia nel Mediterraneo coevo è riscontrabile nel labrys minoico - la doppia ascia cretese largamente attestata a Cnosso - e nei luoghi del labrandeus - vedi , mazze, clave) che ne attestano la potenza di dio atmosferico, degli uragani e delle tempeste. Lo spazio vuoto nelle mani del bronzetto di Sciacca suggerisce un esito analogo. La presenza della barba a punta, caratteristica dei popoli mesopotamici, discosta ulteriormente da Melqart (che è un "figlio" e, come tale, viene raffigurato imberbe) e avvicina piuttosto al contesto iconografico di Ba'al, Hadad, Teshup e Reshef. Esclude inoltre possibili riferimenti a divinità femminili, come Anat.

Potrebbe essere una delle testimonianze dell'espansione di popoli cananei nel Mediterraneo occidentale già negli ultimi due secoli del II millennio a.C.. Naturalmente, il ritrovamento in mare non qualifica di per sé il reperto come autoctono, ma rafforza il collocamento della Sicilia pre-ellenica lungo le rotte maestre del Mediterraneo antico e la pone certamente in un contesto di assidua frequentazione culturale con i popoli egei e del vicino Oriente.

Note

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