Per prevenzione e protezione incendi si intendono gli studi e le pratiche volti a prevenire, mitigare e reprimere i rischi e gli effetti indesiderati di incendi potenzialmente distruttivi. NFPA Fire Protection Handbook, pp. 2-19.

Implica lo studio del comportamento, la compartimentazione antincendio, la soppressione e l'indagine sulle cause dell'incendio e delle relative gestione delle emergenze, nonché la ricerca e sviluppo, la produzione, la sperimentazione e l'applicazione di sistemi di mitigazione.

Storia Nell'antica Roma, il compito di estinguere i frequenti incendi in città era affidata al corpo dei vigiles, composto da 500 uomini, che si racconta fosse stato creato dal generale e politico Marco Licinio Crasso. Secondo Plutarco, Marco Licinio Crasso in realtà non aveva costituito il corpo dei vigiles per fini filantropici, bensì per trarne profitto. In occasione di un incendio, sebbene i vigiles fossero sempre pronti a intervenire, attendevano gli ordini del capo dei vigiles, che prima di inviarli a spegnere l'abitazione contrattava con il proprietario dell'abitazione affinché questi vendesse la casa in fiamme, abbassando l'offerta mentre le fiamme continuavano a distruggere l'abitazione, in modo da acquistare la proprietà ad un prezzo sensibilmente inferiore rispetto al suo valore.

Nel 64 d.C. scoppiò il grande incendio di Roma, che, secondo lo storico Tacito, si propagò velocemente a causa della mancanza di opportune protezioni antincendio:

Nell'80 d.C., quando Roma era governata da Tito, la città fu devastata da un altro importante incendio. Secondo lo storico Cassio Dione non furono svolte indagini per cercare i colpevoli dell'incendio in quanto «sicuramente il disastro non era di origine umana, ma divina».

Un esempio di pompa antincendio forse utilizzata per lo spegnimento di un incendio è menzionato da Erone di Alessandria. La pompa incendio fu reinventata in Europa durante il sedicesimo secolo: si trovano riferimenti impieghi di questo tipo ad Augusta nel 1518 e a Norimberga nel 1657. Un libro di invenzioni del 1655 parla di un motore a vapore (chiamato "fire engine") con una pompa utilizzata per "alzare una colonna d'acqua di 12 metri", senza specificare se si trattasse di un dispositivo portatile o semovente.

Il primo estintore (portatile) di cui si ha notizia venne brevettato nel 1723 dal chimico Ambrose Godfrey. Consisteva in una sorta di botte riempita di liquido estinguente con un contenitore in peltro riempito di polvere pirica. Un sistema di accensione faceva esplodere la polvere, spargendo quindi la soluzione. Si ha notizia del suo uso in quanto il Bradley's Weekly Messenger del 7 novembre 1729 parlò della sua efficacia nell'estinguere un fuoco a Londra.

Il XIX secolo vide un ulteriore sviluppo della tecnologia antincendio. L'estintore "moderno" fu inventato dal capitano britannico George William Manby nel 1818; era un serbatoio in rame da 3 galloni contenente una soluzione acquosa di carbonato di potassio, pressurizzato con aria compressa. Al 1838 risale un brevetto dello statunitense John M. Jordan, costituito essenzialmente da un tubo metallico chiuso in cima da una valvola e circondato da un involucro di legno.

Nel 1793 venne fondato il Corps des gardes-pompes de la ville de Paris. Dopo l'incendio dell'ambasciata austriaca i 1º luglio 1810, l'imperatore Napoleone il 18 settembre 1811 diede a questo corpo il nuovo nome di Battalion de sapeurs-pompiers de Paris elevandolo ad unità militare. Nel 1867 questi vigili del fuoco presero il nome di Régiment de sapeurs-pompiers de Paris e infine il 1º marzo 1967 quello attuale di Brigade de sapeurs-pompiers de Paris.

Nel 1938, a seguito di un decreto legge facente parte di altri decreti legge voluti dal governo fascista con i quali furono introdotte leggi razziali, il termine di derivazione francese "pompiere" fu sostituito in Italia dal termine "vigile del fuoco", con riferimento ai vigiles dell'antica Roma.

L'antica tecnica del "fuoco di fuga", che consiste nell'accendere il fuoco per poi spegnerlo allo scopo di buttarsi nelle ceneri, divenne celebre in seguito all'incendio di Mann Gulch (Montana, 5 agosto 1949): grazie a questa tecnica Wag Dodge, capo degli smoke jumpers, riuscì a salvarsi dall'incendio. Martin E. Alexander, Fire Management Today - How Big Was Dodge’s Escape Fire?

Terminologia Sebbene nel linguaggio comune ci si riferisca spesso a "prevenzione incendi" e "protezione da incendi" per indicare le stesse attività antincendio, a rigore le attività di "prevenzione" e "protezione" sono tra loro distinte a seconda che abbiano lo scopo di prevenire che un incendio si realizzi (prevenzione incendi) o di diminuirne gli effetti una volta che l'incendio sia già innescato o propagato (protezione da incendi).

Nel caso in cui il rischio sia definito come moltiplicazione della probabilità di accadimento di un evento pericoloso (P) per la gravità (o "magnitudo") degli effetti dannosi scaturiti dall'evento pericoloso (D). Lo scopo delle misure di prevenzione è diminuire la probabilità P, mentre lo scopo delle misure di protezione è diminuire la gravità del danno D.Nicola Ciannelli, Università degli Studi di Pisa - Corso di «Scienza e Tecnica della Prevenzione Incendi»

Per lotta antincendio ci si riferisce invece a misure di protezione da incendi messe in atto da persone per contrastare gli effetti di un incendio.

Misure di prevenzione

Con la prevenzione si vuole ridurre al minimo il rischio che l'incendio avvenga.

Esempi di misure di prevenzione incendi sono:

eliminazione, minimizzazione e controllo di rifiuti e scarti combustibili, depositi di materiali infiammabili, fonti di calore controllo delle aree poco frequentate corretta realizzazione e manutenzione di impianti elettrici (per evitare cortocircuiti, contatti lenti, surriscaldamenti dei cavi, ecc.), impianti parafulmine, impianti di ventilazione dei locali, collegamenti elettrici a terra (per evitare l'accumulo di cariche elettrostatiche) utilizzare materiali e strutture incombustibili o difficilmente infiammabili utilizzare strumenti anti-scintilla addestramento del personale.

Valutazione del rischio incendio

Nel corso degli anni, sono state sviluppare procedure più o meno complesse di valutazione del rischio incendio.

Uno dei metodi più semplici per calcolare il rischio di un incendio (così come per altri pericoli per la sicurezza) è quello di stimare il rischio come moltiplicazione della "frequenza" per la "magnitudo". La frequenza indica la probabilità che l'evento si verifichi in un determinato intervallo di tempo, mentre la magnitudo indica l'entità dei possibili danni. Utilizzando misure di prevenzione si riduce la frequenza, mentre utilizzando misure di protezione si riduce la magnitudo.

Il Fire and Explosion Index (abbreviato in F&EI) è un indice della pericolosità di un processo o di un impianto per quello che riguarda il rischio di incendi ed esplosioni, messo a punto dalla Dow Chemical Company.

La norma ISO 16732-1 (Fire safety engineering — Fire risk assessment — Part 1: General) indica i principi generali per la stima del rischio incendio, mentre nel caso specifico di macchinari, la valutazione del rischio incendio è trattata dalla norma ISO 19353 (Safety of machinery — Fire prevention and fire protection).

Identificazione delle possibili cause di incendio

Anche lo studio di incendi già manifestati in passato e delle loro cause e modalità di svolgimento rientra nelle attività di prevenzione da possibili incendi futuri. Sebbene le statistiche sulle cause di incendio possano variare considerevolmente a seconda della regione geografica e del tipo di incendio considerato (ad esempio: incendio boschivo, incendio domestico, incendio sul lavoro, incendio di apparecchiature elettriche, ecc.), e spesso la causa di un incendio non sia chiaramente identificabile, tali statistiche sono spesso utilizzate nella prevenzione incendi al fine di identificare, almeno in un primo momento, le possibili cause di incendio, in modo da valutare poi misure di prevenzione e protezione appropriate per ciascuna possibile causa identificata.

L'organizzazione no-profit National Fire Protection Association (NFPA) indica tra le maggiori cause di incendio domestico: cottura di cibi (responsabile di circa la metà degli incendi in casa) sistemi di riscaldamento (ad esempio: utilizzo non corretto di sistemi di riscaldamento fissi o portatili) cause elettriche (ad esempio: impianti elettrici difettosi o sovraccarichi, ecc.) fumare sigarette, pipe e sigari (da cui l'indicazione da parte di NFPA di fumare all'esterno dell'edificio) uso di candele (responsabili in media di 90 morti all'anno negli Stati Uniti).

Altre comuni cause di incendio sono: negligenza nell'uso di fiamme libere ostruire la ventilazione di apparecchi elettrici, di uffici, ecc.

Nel caso degli incendi boschivi, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) riporta che, per gli incendi boschivi in Italia di cui sia conosciuta la causa, questa è per la maggior parte umana e volontaria (quindi di tipo doloso), mentre solo una minima parte è associabile a cause naturali. Ad esempio, i dati del 2018 indicano quanto le seguenti percentuali: 23,1% - incendi non classificati 3,4% - incendi di origine dubbia 50,2% - incendi per causa umana, volontari 20,1% - incendi per causa umana, involontari 3,2% - incendi di causa naturale.

Gli incendi boschivi di origine dolosa, oltre a rappresentare un rischio per la sicurezza delle persone, possono minacciare gravemente l'intero ambiente globale: è questo il caso, ad esempio, degli incendi in Amazzonia del 2019. In particolare, il 22 agosto 2019 l'Atmospheric Infrared Sounder del satellite Aqua (NASA) ha elaborato i dati sulle emissioni di monossido (CO) e diossido di carbonio (CO2) causate dagli incendi in Amazzonia. Nello stesso giorno il Copernicus Climate Change Service dell'Unione europea ha rilevato un picco percepibile nelle emissioni di CO e CO2 causato dagli stessi incendi.

Eliminazione e controllo delle sorgenti di innesco

Le sorgenti di innesco di un incendio si suddividono in quattro categorie: Accensione diretta: una scintilla, ad esempio, entra in contatto con un materiale combustibile in presenza di ossigeno. Accensione indiretta: avviene per convezione, conduzione e irraggiamento termico. Attrito: avviene per sfregamento di due materiali. Autocombustione o riscaldamento spontaneo: ad esempio reazioni chimiche esotermiche e lenti processi di ossidazione, dove il calore è prodotto dal combustibile.

L'eliminazione o il controllo di tali sorgenti di innesco è una possibile misura di prevenzione incendi, fermo restando che la possibilità che sia presente un innesco è spesso elevata in molte situazioni (si pensi ad esempio alla onnipresenza di tecnologie che utilizzano energia elettrica, che possono potenzialmente originare scintille e calore). Pertanto, sebbene l'eliminazione delle fonti di innesco sia auspicabile, spesso si riduce ad un controllo di tali fonti di innesco, riducendo, ma non azzerando, il rischio di un possibile innesco.

Misure di protezione La protezione da incendi negli edifici a terra, nelle costruzioni offshore o a bordo delle navi si ottiene in genere attraverso: Protezione da incendi passiva Protezione da incendi attiva Istruzione.

La protezione incendi passiva non richiede l'intervento di un uomo o di un impianto, e consiste nell'uso di: Barriere antincendio: come ad esempio, muri tagliafuoco, porte tagliafuoco, pavimenti ignifughi, isolamento dell'edificio, distanze di sicurezza esterne ed interne, ecc. Tali barriere possono essere utilizzate per formare compartimenti antincendio destinati a limitare la diffusione del fuoco, le alte temperature e il fumo. Materiali classificati per un'adeguata reazione al fuoco Sistemi di ventilazione Uscite di emergenza e vie d'uscita consone.