LAyyavazhi, chiamato anche Ayyavalismo o AyyavaḻiLa terminazione zhi (ழி) della parola Ayyavazhi, è una consonante retroflessa, e viene più correttamente traslitterata nella forma ḻi, in accordo con il sistema di romanizzazione della Biblioteca Nazionale di Calcutta. La corretta versione del nome sarebbe dunque Ayyavaḻi., è un credo definibile come monista occasionalmente incluso tra le correnti dell'Induismo,La maggioranza dei suoi seguaci è registrata come induista nei censimenti indiani (cfr. ) sebbene venga considerata una religione separata da quest'ultima dai seguaci stessi, da diversi studiosi e in diverse fonti governative.

L'Ayyavalismo è incentrato sulla figura di Ayya Vaikundar, sulla sua vita e sui suoi insegnamenti contenuti nelle scritture ayyavali, ovvero lAkilam e lArulnul. Oggi la religione ayyavali è maggiormente diffusa nel sud dell'India, dove nacque, in particolare in alcuni distretti del Tamil Nadu come Kanyakumari, Tirunelveli e Thoothukudi.

Per la presenza — nella dottrina ayyavali — del concetto del Dharma, è classificato tra le religioni dharmiche. Sebbene l'Ayyavazhi condivida molti concetti — in particolare mitologici e pratici — con l'Induismo, si differenzia da questo sotto parecchi e basilari aspetti, specialmente il concetto del contrasto tra bene e male, oltre che la visione della vita dopo la morte che alcuni associano alle idee abramitiche sul paradiso, a cui si aggiunge la esplicita condanna al sistema delle caste.

Etimologia Vi sono più teorie e interpretazioni sul significato del termine Ayyavazhi, in tamil அய்யாவழி, Ayyāvaḻi. Una possibile interpretazione è la via di Ayya, considerando dunque Ayya come il nome proprio di Ayya Vaikundar; una seconda interpretazione vuole che l'espressione significhi la via del padre, dato che ayya nella lingua tamil è spesso utilizzato con il significato di caro padre, papà; per altri il significato è la verità ultima del maestro, in quanto interpreterebbero ayya come maestro. Altre speculazioni sul significato del termine includono il sistema religioso del guru e la via dell'unione con Dio, in cui Ayya è visto come un nome stesso indicante la Divinità. In verità le interpretazioni possono essere molteplici — ed effettivamente ne sono state proposte molte altre — proprio per il fatto che i termini ayya e vali siano usati con una vastissima gamma di accezioni nella lingua tamil.Nella lingua tamil ayya è può significare padre, guru, il superiore, signore, dignitario, rispettabile, maestro, re, insegnante, precettore, ec. Il termine vazhi in tamil può significare la via, corso di condotta, maniere, metodo, modo, causa, antichità, successione, sistema religioso, ragione e altra ancora.

Storia La rapida diffusione di questa religione è stata per la prima volta notata dai missionari cristiani attivi nei nella metà del XIX secolo, per il crescente numero di fedeli che partecipavano ai culti di Ayya Vaikundar (1809/1810-1851), nello stato principesco del Travancore, nel sud dell'India.

Ayya Vaikundar nacque come col nome Muthukuttisamy, a Swamithope, villaggio nei pressi di Nagercoil. Apparteneva a una casta di basso grado sociale, i Cāṇārs/Nāṭār, in una parte dell'India dove il sistema delle caste era particolarmente rigido e oppressivo. Fin da giovane mostrò una certa devozione verso Visnù. Impiegato come scalatore della palma del genere Borassus (utilizzata per svariati usi, non ultima la produzione del vino di palma) e come agricoltore, subì diverse forme di discriminazione ed emarginazione. Identificandosi pienamente tra le masse oppresse, Muthukuttisamy/Ayya interpretò la sua condizione e quella dei suoi simili come frutto di una perniciosa forza malefica, il Kālī (o Kaliyan), sia cosmica che personale, sia invisibile che tangibile attraverso svariati emanazioni ed eoni, la quale trovava massima espressione fisica nel maharaja di Travancore stesso, Swathi Thirunal Rama Varma (noto anche come "Thiruvithkanur"), che Ayya chiamava Kalineecan ("la personificazione del male").

Dichiarando sé stesso come un avatar di Visnù (secondo la tradizione la divinità si incarnò in lui il 4 marzo 1833), iniziò un progetto di emancipazione sociale che ebbe grande seguito tra le caste di basso livello, portando inevitabilmente a duri scontri con l'organizzazione dello stato del Travancore, oltre che a contrasti con i cristiani britannici, che nel XIX secolo tentavano di imporre le conversioni forzate in India.

Nel corso degli anni successivi Ayya nominò 5 discepoli ("cidar"), di cui la famiglia dei discendenti del primo (i "Payyan") gestisce tuttora a Swamithope il principale tempio ayyavali. Gli insegnanti di Ayya continuarono ad essere trasmessi a lungo solo per via orale. I primi scritti apparvero attorno al 1918, la prima copia stampata dellArul Nool nel 1927 e dellAkilam nel 1933.

Un rapporto della London Missionary Society del 1847, sei anni prima della morte di Ayya, riporta che attorno a Thengapattanam (sulla costa del Tamil Nadu), l'Ayyavazhi conta tra i Cāṇārs non meno di 10.000 aderenti. Nel 2015, in tutto il mondo, sono stimati circa 700.000 aderenti.

Teologia L'Ayyavazhi ha una teologia che condivide alcuni aspetti con quella induista, ma prende apertamente e radicalmente le distanze da questa. Le differenze sono varie e profonde, e questo è uno dei motivi che fanno dell'Ayyavazhi una religione separata e diversa dall'Induismo. La religione ayyavali è un sistema indicato come monistico (o, altrimenti, enoteista) nato nella prima metà del XIX secolo nel sud dell'India, tuttavia presenta molte caratteristiche che la avvicinano anche alle idee panteistiche e possiede una distinzione abbastanza marcata tra il concetto di bene e il concetto di male, rendendola dunque anche una religione inferentemente dualistica. I due principi cosmici sono rappresentati rispettivamente da Dio e dal male primordiale, Kroni, sebbene quest'ultimo fosse scisso in sei entità, le quali furono progressivamente distrutte nel corso di sei ere. L'ultima parte, tuttavia, chiamata Kaliyan — spirito del male che può manifestarsi sulla terra — verrà distrutta solamente dopo il giudizio universale. Questa visione dualistica è stata causa di numerose controversie interne all'Ayyavazhi stesso, dato che i testi sacri della religione ayyavali sono incentrati più sul discorso dell'unione finale con la Divinità, che sulla dottrina escatologica della liberazione dal male per l'ottenimento di questa unione finale. Anche lArulnul, scritto probabilmente dai discepoli di Ayya — ovvero i "citar" — tratta di una concezione monistica piuttosto che dualistica. Molti ayyavali e molti studiosi sostengono inoltre che l'Ayyavazhi sia anche panteistico, in particolare per la presenza nel sistema dottrinale del concetto dell'Ekam, lo spirito cosmico di Dio — e la Divinità stessa nella sua espressione creativa — che permea tutte le cose che esistono. L'Ayyavazhi è monistico, ovvero insegna che Dio è uno — è il principio di tutto ciò che esiste — ma che non è un'entità uniforme, immobile e inattiva. Al contrario la Divinità è agente, immanente e donatrice di vita. L'universo è il prodotto della manifestazione di Dio, della sua creazione che si esprime perennemente attraverso la natura. Dio si può dire dunque che corrisponde al motore, alla fonte, all'energia che fluisce all'interno di ogni cosa dando a questa forma e vita. Dio non è singolare, è plurale, ovvero è manifesto nell'universo attraverso la molteplicità ed entra in contatto con chi lo contempla attraverso innumerevoli forme e sfaccettature, le quali corrispondono alle varie divinità, ovvero i nomi e le forme che Dio assume. Secondo la teologia ayyavali la Divinità si manifesta principalmente in forma tricefalica, vale a dire nei suoi tre principali aspetti — la Trimūrti —, ovvero Brahmā, il creatore dell'universo in cui si trova la Terra; Śiva, il distruttore; e Visnù il conservatore. Questi tre aspetti della Divinità sono quelli necessari al mantenimento dell'equilibrio cosmico, la creazione non esisterebbe senza la distruzione, ed entrambe non esisterebbero senza la conservazione, dalla quale scaturisce sempre il nuovo. Dio è dunque creatore, distruttore e conservatore allo stesso tempo. La Divinità è possibile inoltre che si incarni per entrare in contatto diretto con gli esseri viventi in grado di precepirne l'essenza; l'incarnazione si verifica con la formazione della cosiddetta Trinità, la quale è ancora una volta composta da tre aspetti: l'anima universale, l'Ekam; lo spirito, ovvero il Nārāyaṇa, corrispondente al dio Viṣṇu in grado di incarnarsi attraverso gli avatar; e infine il corpo fisico, ovvero una manifestazione della Divinità facente parte della realtà all'interno della quale si incarna.

Secondo gli ayyavali, Dio si sarebbe incarnato sulla Terra attraverso Ayya Vaikundar, suo figlio e profeta. I parallelismi con la dottrina cristiana — con la sua concezione della Divinità in tre persone — sono molto evidenti, sebbene il legame sia presente anche tra Cristianesimo e Induismo, tanto che quest'ultimo — come l'Ayyavazhi —, si propone come spiegazione più completa e approfondita ai misteri della stessa religione cristiana. L'Ekam (che in tamil ha un significato oscuro, grossomodo "l'uno ineffabile"), la Divinità, è un ente senza forma, infinito ed eterno. Dio non muta — sebbene sia attivamente espresso, come precedentemente spiegato — poiché è oltre il tempo e lo spazio, essendo la causa prima di ogni cosa, e quindi anche di queste limitazioni, dettate unicamente dai sensi dell'uomo. La teologia dell'Ayyavazhi si differenzia tuttavia rispetto alle altre teologie basate sul monismo. Tratta dell'Ekam, l'unità ultima di cui tutte le cose sono fatte, l'unità che sta dietro al velo che riveste la realtà, dato dai sensi umani.

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