God Save the King («Dio salvi il Re» o «Dio preservi il Re») è il brano musicale patriottico e popolare inglese che funge per consuetudine da inno nazionale e reale britannico, dei territori d'oltremare del Regno Unito, e da inno reale dei reami del Commonwealth. Quando sul trono siede una sovrana, assume il titolo di God Save the Queen («Dio salvi la Regina») e il testo è adattato nel genere grammaticale.
D'autore ignoto sia per il testo sia per la musica, affonda le proprie radici nella tradizione religiosa, politica e popolare della Gran Bretagna e appare frutto della rielaborazione di materiale musicale e testuale comune. Acquista funzione di emblema nazionale con l'avvento dello Stato costituzionale moderno e rappresenta storicamente il modello degli inni nazionali monarchici.
Mentre il brano completo di musica e testo ha funto da inno di tutti i paesi legati alla corona britannica, la sola melodia è stata adottata più volte dagli inni di altre nazioni, soprattutto di lingua tedesca; in qualche caso anche in paesi di tradizione repubblicana ma legati per cultura alla Gran Bretagna (Stati Uniti) o alla Germania (Svizzera).
Storia God Save the King è indicato a volte come l'inno nazionale più antico ancora in uso, essendo stato pubblicato completo di testo e musica non più tardi del 1744 e adottato al massimo nel 1825: in questa data infatti il brano è indicato per la prima volta nelle fonti come «inno nazionale»,. e lo sarà poi costantemente dopo l'ascesa al trono di Vittoria.. Il primato di antichità assume quindi l'anno 1825 (anteriore anche alla nascita di molti Stati europei moderni) come data di adozione non ufficiale dell'inno.
Con riguardo alla sola pubblicazione completa di testo e musica, l'inno nazionale più antico è l'olandese Wilhelmus, redatto per iscritto già nel 1574 ma adottato soltanto nel 1932. Il primato di inno più antico è riconosciuto a volte alla Marsigliese, che fu adottata ufficialmente nel 1795. Si deve comunque ritenere che God Save the King divenne inno nazionale «per gradi», all'epoca delle guerre rivoluzionarie francesi (1792-1802): è quindi in pratica contemporaneo alla Marsigliese, ma a differenza di questa è sempre rimasto in vigore.
Titolo e contesto storico
Il titolo del brano corrisponde al terzo e settimo verso della prima strofa, che chiudono rispettivamente la terzina e la quartina metriche di cui essa si compone e le corrispondenti frasi musicali.
L'espressione «God save the King» e la sua equivalente del secondo verso, «long live [the] King», ricorrono da secoli nella lingua inglese. Esse corrispondono all'augurio che nelle prime traduzioni della Bibbia rendeva il latino «vivat rex» («viva il re») del I Libro dei Re (versetto sull'incoronazione di Salomone), che nelle edizioni dal 1390 in poi diventa alternativamente «lyue the kyng» e «God save the kynge»..
L'intreccio del potere politico con la liturgia è lungamente radicato in Inghilterra, e la stessa cerimonia di incoronazione del sovrano è un rito religioso che, fin dal tempo di Edgardo (973), si serve di un anthem (antifona) per cantare il passo 1,38-40 del I Libro dei Re. A ridosso della prima pubblicazione del futuro inno nazionale, Händel stesso musicò una versione di Zadok the Priest per l'incoronazione di Giorgio II (1727)..
Ma nell'Inghilterra postrivoluzionaria e del primo costituzionalismo moderno era mutata la concezione del potere sovrano, e la legittimazione reciproca tra il re e il popolo coinvolgeva ormai la totalità dei sudditi: fu proprio negli anni 1740-1745 che si assistette al fiorire della musica patriottica a carattere popolare, di cui sono espressione composizioni rimaste poi celebri in tutto il mondo, come Rule, Britannia! di Arne. Su questa scia maturò il passaggio dallanthem elevato, affidato al coro professionale, all'inno pur sempre di stampo religioso e solenne ma orecchiabile e cantabile dal popolo unito..
Pubblicazioni e prima esecuzione
God Save the King fu pubblicato per la prima volta negli anni 1740. Chappell assume che la prima edizione sia stata inclusa nella raccolta Harmonia anglicana del 1744,. e solo in seguito nel Thesaurus musicus del 1745. L'affermazione, nell'irreperibilità dell'edizione da lui descritta, è stata a lungo posta in dubbio; solo nella seconda metà del XX secolo la scoperta alla Biblioteca del Congresso di una copia dellHarmonia, unita all'evidente rinomina della stessa raccolta in Thesaurus musicus, ha reso attendibile tale testimonianza..
Oltre che nell'Harmonia, le prime pubblicazioni dell'inno sono incluse: nell'edizione del Thesaurus databile tra il 20 aprile e il 16 novembre 1744; in quella del Gentleman's Magazine dell'ottobre 1745; nell'altra del Thesaurus uscita intorno al dicembre 1745;. in una copia dell'arrangiamento di Thomas Arne conservata presso il British Museum.
Quest'ultima fu usata per la prima esecuzione pubblica nota dell'inno, tenuta al Drury Lane il 28 settembre 1745.. L'esecuzione seguì la rappresentazione dellAlchimista di Jonson e fu affidata a un coro maschile guidato da tre celebri voci: Susannah Cibber (mezzosopranoSusannah Cibber era un soprano, ma nel corso della carriera la sua voce gradualmente si abbassò fino al registro del contralto. La parte femminile nell'arrangiamento di Arne è scritta in chiave di mezzosoprano.), sorella di Arne, John Beard (tenore) e Thomas Reinhold (basso). L'esecuzione dell'inno fu replicata a Covent Garden,. in un arrangiamento di Charles Burney, allievo di Arne..
L'evento, all'indomani della vittoria di Carlo Edoardo Stuart a Prestonpans (24 settembre 1745) nel corso dell'ultima sommossa giacobita, si svolse in un'atmosfera di patriottismo alla quale l'inno, come riaffermazione di lealtà a Giorgio II, aderiva a perfezione; nella medesima serata, l'intero cast maschile della commedia annunciò l'intenzione di costituirsi in unità volontaria a difesa del re contro il Giovane Pretendente.
Ognuna delle prime pubblicazioni presenta una diversa versione della melodia di God Save the King. La versione pubblicata per prima potrebbe non essere il vero originale, poiché la copia del Thesaurus conservata al King's College di Cambridge presenta abrasioni e altri segni d'alterazione.. Il brano è comunque scritto nella tonalità originale di sol maggiore..
a) Thesaurus musicus (Harmonia anglicana) 1744
Si tratta musicalmente della stessa versione riportata (con ogni probabilità senza l'autorizzazione dell'editore del Thesaurus John Simpson) come A Song for two Voices. As sung at both Playhouses dal Magazine, anche se è presente un doppio errore alla battuta 4: una sequenza la-si-do invece di la-la-si, scritta sulla stessa figurazione ritmica. Dal punto di vista testuale, invece, la versione del Magazine corrisponde a quella che sarebbe uscita poco dopo nell'edizione 1745 del Thesaurus, qui riportata come versione d).
La ricostruzione dei frammenti alterati della versione a), omesse le note di abbellimento, dà un risultato melodicamente quasi identico. (l'unica, rilevante differenza è alle battute 13-14) alla linea della voce femminile della versione c) arrangiata da Arne, sebbene questa sia trasportata in mi♭ maggiore.. In seguito alla ricostruzione, l'ipotetico originale dell'inno doveva suonare come segue.
b) Ricostruzione di Thesaurus musicus (Harmonia anglicana) 1744
Si riporta di seguito la versione arrangiata da Arne, ritrasportata per comodità in sol maggiore, scritta nello stesso metro, senza abbellimenti e con le sole voci soliste, esclusa la ripetizione delle due frasi da parte del coro. La linea del mezzosoprano è scritta in chiave di violino per uniformità con gli altri esempi.
c) Thomas Arne 1745
Si può notare che la battuta 1 del canto nelle versioni b) e c) è identica a quella della versione moderna (sol-sol-la), mentre nella versione a) e in quella del Magazine figura alterata (sol-sol-sol). Questa vistosa differenza nella versione di Arne non sarebbe una sua innovazione: secondo Scholes si tratterebbe di un errore iniziale che la nuova versione d) del Thesaurus, posteriore al Magazine, avrebbe poi corretto..
Differiscono invece dalle corrispondenti battute della versione moderna la battuta 4 (la-si-sol invece di si-la-sol) e quelle immediatamente precedenti alla conclusione delle due frasi, sulle cui note si cantano in entrambi i casi, alla prima strofa, le sillabe God-save-the (5 e 13). Anche la difformità della battuta 4 – che è ancora diversa nella prima versione a) del Thesaurus (la-la-si) e presenta il doppio errore in quella del Magazine – è però già superata dalla versione d) apparsa sul Thesaurus stesso sotto il titolo A Loyal Song. Sung at the Theatres Royal,.. che per semplicità si riporta di nuovo senza abbellimenti.
d) Thesaurus musicus 1745
Se quindi la forma moderna delle battute 1 e 4 fu raggiunta nel giro di un anno (e quella della battuta 1 era forse presente già nell'originale), diversa sorte ebbe la melodia del verso conclusivo delle due frasi, «God save the King». La linea melodica adottava l'uso corrente all'epoca di anticipare la tonica alla penultima battuta (il sol di King veniva cioè cantato anche su the). Riferisce Chappell che quest'uso passò di moda qualche anno dopo, e si preferì quindi raggiungere la tonica sol con note di passaggio per grado congiunto, formando due semplici scale discendenti (la-sol-fa♯ e do-si-la)..
e) Battute 5-6
f) Battute 13-14
Per scongiurare la banalità di questa soluzione sul finale della strofa, i cantanti presero allora l'abitudine di eseguire una corona sulla sillaba us, prolungandola, per poi salire al mi dell'originale e cantare una terzina mi-re-do sulla sillaba God. Questo nuovo uso, criticato da Chappell che mostra di preferire la versione più antica,. si è poi stabilizzato dando luogo ad almeno altre due varianti.
g) Battute 13-14: terzina
h) Battute 13-14: variante ritmicaSi trova ad esempio nell'arrangiamento di Elgar per l'incoronazione di Edoardo VII,
i) Battute 13-14: variante ritmico-melodicaEmerge in una versione circolata negli anni 1750, dal titolo God Save the King ma in tre strofe completamente diverse. Il brano è affidato al coro e la melodia dell'inno è cantata dal tenore. .
Negli arrangiamenti moderni la seconda frase è introdotta alla battuta 6 da una scala di note di passaggio che dalla tonica sale alla dominante (sol-la-si-do, in ottavi, che conducono la melodia al re sul tempo forte della battuta 7).
j) Battute 5-8: arrangiamento moderno
Testo Il testo di God Save the King è rimasto anonimo. Singole parti di esso sono rintracciabili nella tradizione politica e religiosa, cosicché pare trattarsi di un centone di frasi lealiste comuni.. Il primo e il penultimo verso della prima strofa, ad esempio, funsero da parola d'ordine della marina inglese in epoca Tudor (10 agosto 1545): all'esclamazione «God save King Henrye» (Enrico VIII) doveva darsi risposta «And long to reign over us». Quest'ultima espressione si trova anche in una commedia di Nicholas Udall, Ralph Roister Doister (1540 circa, pubblicata nel 1566), nella forma «The Lord strengthen her most excellent Majestie long to reign over us in all prosperitie» («Il Signore fortifichi Sua Maestà eccellentissima perché regni a lungo su di noi in tutta prosperità»). Secondo Scholes, i versi della seconda strofa potrebbero essere legati alla preghiera in uso nelle chiese anglicane per l'anniversario della congiura delle polveri («scatter our enemies», «disperdi i nostri nemici», e «assuage their malice, and confound their devices», «placa il loro rancore e confondi i loro piani»).