Nel Libro III de Il Capitale di Karl Marx, pubblicato postumo da Friedrich Engels, che raccolse ed organizzò i manoscritti e le bozze dell'autore, viene abbandonata l'ipotesi della costanza della composizione organica del capitale tra diversi settori, assunta nel Libro I ed atta a garantire l'uguaglianza tra i valori di produzione, quelli che risultano dalle disparate quantità di lavoro incorporato nelle diverse merci, ed i prezzi di produzione, cioè non i prezzi di vendita delle merci così come sperimentati nelle economie capitalistiche, risultato della tendenza all'uniformità dei saggi di profitto settoriali, bensì i prezzi così come risultano dal processo produttivo dopo che i capitalisti abbiano conteggiato un profitto distribuito in funzione del capitale anticipato, affrontando così il conseguente problema della trasformazione dei valori in prezzi di produzione.

La soluzione che Marx dà al problema, rectius, la soluzione che emerge dai manoscritti e dalle bozze così come organizzati postumamente dall'amico Engels nel dare alle stampe il Libro III, diede inizio ad un'accesa ed impervia controversia, ormai lunga da più d'un secolo, che ha visto tra i suoi protagonisti economisti ed intellettuali del calibro di Eugen von Böhm-Bawerk, Rudolf Hilferding, Benedetto Croce, Vilfredo Pareto, Eduard Bernstein, Oskar Lange, Isaak Rubin, Luigi Einaudi, Piero Sraffa, Maurice Dobb, Joan Robinson, Claudio Napoleoni, Paul Sweezy, Paul Samuelson e Georg von Charasoff.

Di seguito, illustriamo alcune delle osservazioni che hanno avuto maggiore eco in ambito accademico.

Eugen von Bohm-Bawerk Eugen von Böhm-Bawerk, considerato, insieme a Carl Menger, il fondatore della scuola austriaca in economia, nel suo Karl Marx e la fine del suo sistema (1896), formulò la prima rilevante critica di incoerenza rivolta a Marx.

Egli ritenne di dare una spiegazione del fatto che Marx, nel Libro I parla di valori e successivamente, nel III, di prezzi di produzione con la circostanza che il teorico del comunismo era un positivista. Marx, secondo il suo critico, dopo un primo approccio "metafisico" al problema del valore (Libro I), osservò l'economia reale e vi vide solo prezzi e non valori (Libro III). Vi vide la superficie delle cose e nient'altro. In sostanza partì dall'astratto verso il concreto, con un metodo sbagliato che produsse un risultato sbagliato.

In ambito marxista si risponde a questa critica con due osservazioni. La prima fa riferimento al metodo usato e dichiarato da Marx, secondo cui l'ordine dell'esposizione non coincide con quello dell'analisi. Quest'ultima parte dal concreto (un insieme caotico di fatti) per individuarvi alcune essenziali determinazioni astratte per poi, da queste ultime, ricostruire il concreto, questa volta non descritto caoticamente, ma sistematizzato mediante lo sviluppo delle determinazioni più astratte. Il concreto non è nient'altro che la concentrazione e lo sviluppo di molte, diverse e contraddittorie determinazioni essenziali.

La seconda osservazione, che è una conferma empirica della prima, riguarda la cronologia del lavoro di Marx, che all'epoca dell'intervento di Böhm-Bawerk non era ancora nota. Infatti, la stesura dei manoscritti noti come terzo libro del Capitale - in realtà degli abbozzi non destinati alla pubblicazione - è antecedente alla stesura del primo libro, l'unica realmente data alle stampe da Marx stesso, prima della sua morte. Se egli fosse stato un positivista, dopo aver scoperto i prezzi di produzione, non sarebbe tornato alla categoria metafisica del valore. È più ragionevole pensare che vi sia tornato perché non ha ravvisato nei prezzi di produzione nessuna contraddizione, bensì una conferma dell'astrazione determinata del primo libro.

Ladislaus von Bortkiewicz Ladislaus von Bortkiewicz, economista austriaco, e con lui la maggior parte degli economisti che dopo di lui si occuperanno di questo problema, ritenne che la possibilità di errore, di cui Marx nel passo sopra citato aveva dato avvertenza, si fosse effettivamente concretizzata.

Il motivo di questa convinzione sta nel ritenere che per Marx il valore del capitale costante sia dato dal lavoro direttamente e indirettamente contenuto dai mezzi di produzione e quello del capitale variabile dal lavoro direttamente o indirettamente contenuto nei mezzi di sussistenza dei lavoratori. Partendo da queste due definizioni e assodato che i prezzi di tali merci costituenti il capitale, in generale, differiscono dai loro valori, se ne deduce che Marx, a causa della sua scarsa padronanza della matematica, aveva sì trasformato il prezzo dei prodotti (gli output), ma non quello dei mezzi di produzione e di sussistenza (gli input). Lo scopo di Bortkiewicz, però, non era distruttivo ed egli propose, nel 1907, un modo di correggere l'errore di Marx con una soluzione alternativa al problema della trasformazione.

A tale scopo utilizzò un sistema a più settori mutuato dai noti schemi di riproduzione del Libro II del Capitale di Marx, ma che ha molto a che vedere anche con il sistema di equilibrio generale di Léon Walras, in cui le medesime merci appaiono sia tra gli input, sotto forma di elementi del capitale costante o dei consumi dei lavoratori, che negli output, sotto forma di prodotti. L'unità di misura prescelta per il valore degli input e degli output è il denaro che esprime tale valore. Ad esempio il valore del capitale costante impiegato è dato dalla somma di denaro che rappresenta le quantità di lavoro direttamente e indirettamente necessarie per produrre tale input.

Tutto ciò può essere rappresentato attraverso un sistema di equazioni lineari, in cui ogni equazione rappresenta un settore. Così, ad esempio, in un sistema di tre equazioni, la prima equazione rappresenta il settore che produce i mezzi di produzione (le merci costituenti il capitale costante), la seconda riga il settore che produce i mezzi di sussistenza dei lavoratori (cosiddetti beni o merci-salario), ad esempio grano, e la terza il settore che produce i beni di lusso, ad esempio oro.

Cc pc + Lc w pw + r (Cc pc + Lc w pw) = (Cc + Cw + Cz) pc

Cw pc + Lw w pw + r (Cw pc + Lw w pw) = (Lc + Lw + Lz) w pw

Cz pc + Lz w pw + r (Cz pc + Lz w pw) = Z pz

dove: Cc indica il valore dell'unica merce di cui è composto il capitale costante impiegata nel settore che produce la stessa; Cw il valore di quella impiegata nel settore che produce l'unico bene di consumo dei lavoratori; Cz il valore di quella impiegata nel comparto che produce beni di lusso; Li il lavoro impiegato nel settore i-esimo; w il valore del salario unitario, cioè il salario per una unità di lavoro prestato o, ciò che è lo stesso, il valore della merce spettante ai lavoratori per un'ora di lavoro; Z il valore del bene di lusso prodotto; pc rappresenta il rapporto tra prezzo e valore della merce componente il capitale costante, cioè una sorta di "trasformatore", il parametro per cui deve essere moltiplicato il valore di tale merce al fine di pervenire al suo prezzo di produzione; pw rappresenta, analogamente, il trasformatore della merce costituente i consumi dei lavoratori; pz il trasformatore della merce costituente i consumi di lusso.

La riproduzione è assicurata dal fatto che il prodotto è sufficiente a reintegrare sia il capitale costante che i consumi dei lavoratori. Infatti, nella prima equazione, il prodotto complessivo è dato da Cc + Cw + Cz, cioè esattamente dal valore della quantità della merce C che serve a rimpiazzare gli input di tale merce in tutti i settori. Analogamente si dica per il settore producente i beni salario, in grado di produrre le sussistenze dei lavoratori di tutti e tre i settori.

Per semplicità è stato proposto lo schema di un sistema senza crescita. Nel caso di un sistema in espansione il prodotto dei primi due settori dovrebbe essere tale da: permettere la reintegrazione degli input; ed inoltre generare l'eccedenza (o sovrappiù o surplus) necessaria a ripetere nelle fasi successive il ciclo produttivo su scala allargata.

Le incognite sono quattro: i tre rapporti prezzi/valori (pc, pw e pz) e il saggio del profitto (r).

Abbiamo quindi un sistema con tre equazioni e quattro incognite, che può essere risolto solo scegliendo un ulteriore vincolo. Una scelta ragionevole - ma ne sono possibili altre - è quella di porre pz, il prezzo dell'oro, uguale a 1. In questo modo il prezzo dell'oro, che è anche la merce rappresentata dalla moneta (nel sistema monetario aureo), viene posto uguale al suo valore, e gli altri parametri di trasformazione possono essere espressi in termini del primo, cioè come rapporto tra ciascuno di loro e il valore della moneta.

È stato successivamente dimostrato che un siffatto sistema ha un'unica soluzione non negativa (cioè economicamente significativa) per ogni incognita.

In sostanza Bortkiewicz ci propone un sistema diverso da quello di Marx, e non una pura e semplice sua correzione. Le differenze più significative sono le seguenti: La soluzione viene determinata simultaneamente per il saggio del profitto e per i prezzi di produzione, mentre per Marx veniva prima la determinazione del saggio del profitto; Come verrà dimostrato successivamente, il saggio del profitto, le composizioni del capitale, il prezzo complessivo della produzione sociale risultano diversi da quelli calcolati in termini di valore.

Piero Sraffa Piero Sraffa è stato il più noto seguace dell'interpretazione di Bortkiewicz, da cui ereditò anche parte della strumentazione matematica. L'opera principale di Sraffa, Produzione di merci a mezzo di merci. Premessa a una critica della teoria economica, giunse a pubblicazione nel 1960, e rappresenta una lucida critica all'impostazione marginalista. In precedenza Sraffa aveva curato, assieme a Maurice Dobb, una riedizione critica di tutte le opere di David Ricardo, di cui fu sempre grande estimatore e profondo esegeta. La chiara ispirazione ricardiana di Sraffa e dei suoi seguaci ha portato alcuni a definirli neoricardiani.

In Produzione Sraffa non si pone dichiaratamente l'obiettivo di risolvere il problema della trasformazione. L'attenzione di Sraffa è infatti rivolta all'analisi dei cambiamenti nel sistema dei prezzi relativi al variare della distribuzione del reddito, e la sua merce tipo appare sotto molti punti di vista la soluzione analitica al problema sollevato un secolo e mezzo prima da David Ricardo in merito alla ricerca di una "misura invariante" del valore. In ogni caso, è accertato che la riflessione di Sraffa, oltre che dalle suggestioni derivategli da Ricardo, prese le mosse dalle equazioni di riproduzione di Marx, e il sistema sviluppato da Sraffa può essere facilmente adattato per affrontare il problema della trasformazione.

Il modo in cui Sraffa imposta il problema è per molti versi simile a quello di Bortkiewicz. Ci limitiamo ad elencare le differenze più significative:

In luogo dei valori da trasformare Sraffa utilizza le quantità fisiche dei beni che entrano nella produzione ed escono come prodotti, mentre, al posto dei parametri di trasformazione, egli utilizza i prezzi. Sraffa pone uguale ad uno il prezzo di uno dei beni. Tale bene diventa il "numerario" del sistema: i prezzi di tutti gli altri beni vengono cioè espressi in termini relativi rispetto a questo.

Rimangono le caratteristiche principali della soluzione.

Nonostante la somiglianza con quella di Bortkiewicz, l'impostazione che Sraffa diede al problema ebbe una fortuna di gran lunga maggiore, e questo soprattutto grazie al ruolo centrale che Sraffa rivestì in quella che successivamente venne chiamata la controversia sul capitale, che contrappose la scuola di Cambridge agli economisti neoclassici, soprattutto americani. Dibattito che si risolse, secondo molti, in favore dei primi ed ebbe il suo culmine nella dimostrazione della possibilità di ritorno delle tecniche.