La Valpolicella (Valpołezèła in veronese) è la zona collinare che precede l'inizio delle Prealpi Veronesi, nella Regione Veneto. Essa comprende il territorio di sette comuni, tutti appartenenti alla provincia di Verona. L'area si estende per 240 km², confinando a sud con il fiume Adige, è delimitata ad est dalle colline a nord di Parona e di Quinzano e dalla Valpantena, mentre a nord si protrae fino ai monti Lessini. A ovest è invece separata dalla Vallagarina dal monte Pastello.
Rinomata fin dai tempi di Roma antica per la viticoltura ed oggi celebre in particolare per il vino Amarone della Valpolicella, è altresì importante per l'estrazione del marmo rosso di Verona. Dal punto di vista architettonico, il paesaggio della Valpolicella è adornato di ville venete di grande pregio ed è abbellito da capitelli votivi, chiesette, pievi, contrade e corti, che arricchiscono il territorio con testimonianze di anni di storia.
Geografia Confini e paesaggio
Con il toponimo Valpolicella si indicano comunemente: le tre vallate dei torrenti (chiamati in dialetto progni) che scendono dai Lessini a occidente di Verona, i monti che le separano e una larga zona d'alta pianura terrazzata che accompagna l'Adige dalla chiusa di Ceraino (presso Rivoli Veronese) fino a Parona. I confini verso monte sono incerti: è assente un limite naturale tra la Valpolicella e la Lessinia, dato che la prima è una regione per motivi storici più che geografici. Geograficamente si potrebbe intendere come confine il bacino del progno di Fumane fino al monte San Giovanni, includendo quindi Breonio ed escludendo parte di Sant'Anna d'Alfaedo.
Nella Valpolicella si possono distinguere tre zone, nettamente diverse per natura morfologica, geologica e per la vegetazione presente. La parte posta più a nord è caratterizzata da una zona montuosa (costituita da calcari cretacei) che va a formare l'ampio pianoro dei Lessini. Qui sono presenti ampi prati dove in estate è facile trovare capi di bestiame portati al pascolo. La zona è povera di grandi corsi d'acqua; ciononostante il paesaggio risulta diviso in gradini e ripiani alternati da cavità carsiche scavate nel corso di millenni.
La zona collinare, disposta subito più a sud di quella montana, è formata da propaggini meridionali parallele ai monti che, con dossi allungati, vanno a dividere le già citate tre valli dei progni. Questa zona è quella più classica per la coltivazione della vite, che avviene spesso su particolari terrazze artificiali realizzate in pietra e denominate (nel dialetto veneto) "marogne". Nella zona più bassa è coltivato intensamente anche l'ulivo. Come nella zona montana, anche qui sono presenti calcari cretacei costituiti da ampi strati di basalto.
Nella parte più meridionale della Valpolicella troviamo una zona pianeggiante venutasi a formare dai sedimenti delle alluvioni, sia del fiume Adige che da quelle dei tre progni. La recente bonifica e l'opera d'irrigazione ne hanno fatto un luogo fertile che vanta coltivazioni di ortaggi, pescheti e ciliegeti di grande pregio, oltre che dei classici vigneti.
A partire dal 1950 il paesaggio della valle è stato teatro di radicali trasformazioni, dovute a un'intensa e disordinata attività edilizia conseguente alla crescita economica e industriale del dopoguerra. Comuni locali e soprintendenza hanno fatto ben poco per attenuare e regolamentare questo fenomeno che ha rappresentato un vero sfregio per la bellezza della vallata e che ancora oggi la minaccia..
La parte della Valpolicella che più ha pagato questa "cementificazione" è stata quella mediana. Essa è attraversata dalla strada provinciale sul percorso Parona-San Pietro in Cariano-Sant'Ambrogio, appartenente al primo tratto della soppressa ferrovia Verona-Caprino-Garda. La strada, studiata inizialmente perché fosse un'arteria di interesse panoramico e turistico, ha visto sorgerle a ridosso costruzioni di ogni tipo e destinazione. Anche la collina non è rimasta immune al problema: a Negrar, in particolare, sono sorte alcune vaste zone residenziali che ne hanno snaturato il paesaggio, tanto da arrivare a far coniare il neologismo "negrarizzazione" a indicarne il fenomenoIl termine negrarizzazione è stato usato spesso dai mass-media e nei dibattiti politici. Si veda ad esempio il recente libro di Gabriele Fedrigo, che usa il neologismo proprio come titolo: "Negrarizzazione. Speculazione edilizia, agonia delle colline e fuga della bellezza" (QuiEdit, Verona, 2010) cfr. .
Geologia
Il primo periodo in cui si può classificare la storia geologica della valle è quello definito come "marino" ed è datato oltre 100 milioni di anni fa. A questa fase risalgono i vari depositi calcarei, di diverse colorature, ricchi di reperti fossili. Questi depositi hanno poi reso possibile la formazione dei marmi che oggigiorno vengono qui estratti.
Nel secondo periodo si verifica l'emersione delle terre dal mare: è caratterizzato, nello strato inferiore da calcari compatti (oggi utilizzati per la produzione di cemento) mentre in quello superiore da pietre, ricche anch'esse di fossili, le cosiddette "pietre di Prun". L'intensa attività vulcanica dell'era terziaria origina a diversi strati di tufi e basalti.
Proprio a seguito del periodo dell'emersione delle terre, durato oltre 20 milioni di anni, la morfologia del territorio si evolse. Il successivo periodo neozoico, grazie al fenomeno delle glaciazioni, contribuì al modellamento e alla sagomatura delle colline. Fondamentale anche l'azione del fiume Adige che, grazie a vaste alluvioni, creò dei depositi superficiali; e infine l'erosione, compiuta dai numerosi torrenti, originò diverse strette insenature nella roccia, il cosiddetto "vaio".
Idrografia
A sud, la Valpolicella è delimitata dal fiume Adige, che rappresenta il maggior corso d'acqua della zona. La valle è poi caratterizzata dalla presenza di numerosi progni, dalla portata incostante nel corso dell'anno, che nei millenni hanno partecipato alla modellazione delle valli che la compongono.
La valle di Fumane è percorsa dal progno di Fumane (che si forma dal vaio di Vaiara e dalla sengia Canala, localizzati sopra Molina e dal progno di Spiazzo e dal rio di Mondrago) a cui si aggiunge il torrente che scorre nel vaio di Lena che scende da Cavalo. Nella vallata di Marano e di Negrar troviamo i relativi e omonimi progni che raccolgono le acque provenienti da numerosi corsi d'acqua posti nell'alta ValpolicellaI nomi dei corsi d'acqua sono stati presi dalla carta geografica Carta dei sentieri - Sulle colline dalla Valpolicella al lago di Garda edita dalla regione Veneto, provincia di Verona, Comunità montana del Baldo e della Lessinia..
Clima
Il clima della Valpolicella è complessivamente buono durante tutto il periodo dell'anno, soprattutto durante la stagione invernale, grazie alla protezione a nord dei monti Lessini e alla buona esposizione al sole verso sud, tanto da farlo avvicinare molto a quello di tipo mediterraneo, testimoniato dalla presenza di numerosi cipressi ed ulivi. Le peculiarità climatiche del luogo sono certamente influenzate dalla sua conformazione fatta di valli poste in una direzione nord-sud.
Nei mesi invernali la temperatura generalmente risulta più bassa nelle zone pianeggianti rispetto alla collina e raramente scende di molti gradi sotto lo zero. D'estate le temperature massime si aggirano mediamente tra i 25-30 gradi e le minime tra i 18 e i 20, con una lieve differenza tra la collina, generalmente più fresca e ventilata, e la zona pianeggiante.
Per quanto riguarda la classificazione climatica dei vari comuniEnte per le nuove tecnologie, l'Energia e l'Ambiente :
Comune Fascia climatica Gradi giorno Sant'Ambrogio di Valpolicella E 2.579 Fumane E 2.618 Sant'Anna d'Alfaedo F 3.819 Negrar E 2.605 San Pietro in Cariano E 2.439 Marano di Valpolicella E 2.865 Pescantina E 2.324
La piovosità annua è di 850 mm circa nella zona più pianeggiante, di 1.200 mm circa nella zona tra i 500 ed i 700 m e infine di 1000 mm circa nella zona montana. Le precipitazioni sono concentrate soprattutto in primavera e autunno, mentre in estate si possono verificare intensi fenomeni temporaleschi, talvolta accompagnati da grandine. La neve è rara e generalmente non si mantiene a lungo.
I venti invernali dominanti sono la bora, che soffia da nord-est, e lo scirocco, proveniente da sud-est. Talvolta si sperimenta anche il vento di föhn, caratterizzato da raffiche molto elevate. D'estate si hanno, di norma, leggere brezze.
Toponimo
Il significato del nome "Valpolicella" non è certo ed è stato oggetto di svariati dibattiti lungo i secoli. Una delle ipotesi fatte è che derivi dal latino Vallis-polis-cellae, parola composta dal latino "vallis", valle, e dalla parola greca poli, suffisso che significa molti, e dalla radice kell, comune al greco, kelarai, al latino, cella, ma anche al tedesco, keller, che significa cantina, che quindi tradotto letteralmente significa "valle dalle molte cantine". In realtà, però, il termine non compare prima del XII secolo; infatti fino allora si parla sempre di una Valpolicella divisa in due grandi territori: la val Veriago (la parte più orientale con Negrar) e la val Pruviniano (la parte centrale). I primi documenti (1177), inoltre, riportano la dicitura "polesela", senza la "c" dell'ipotetica etimologia latina "cellae". Il toponimo, quindi, è forse originato dal fatto che i funzionari del Comune di Verona, incaricati della amministrazione della valle, arrivavano lungo l'Adige fino a Pol (Santa Lucia di Pescantina) e da lì poi si spostavano poi negli altri paesi vicini: da qui deriverebbe quindi Valpolesela, cioè valle di Pol.
Molto affascinante, ma priva di un reale fondamento storico, è l'etimologia proposta dagli umanisti che la ricercarono nella lingua greca e più precisamente nella parola polyzelos nella sua traduzione più recente di terra "dai molti frutti" o, per i più classici, "molto invidiata". Oppure potrebbe risultare dall'unione di poly = molto e sèlas = splendore, cioè "molto splendida".
Giangiacomo Pigari propose un'etimologia tanto originale ed anomala, quanto sconcertante: curando infatti la raccolta latina dei Privilegia et Jura Communitatis et Hominum Vallis Pulicelle (1588)., pose nel frontespizio lo stemma del Vicariato della Valpolicella che raffigurava una fanciulla inginocchiata e pregante (ora stemma del comune di San Pietro in Cariano). Notò così che la fanciulla era appunto la pulcella (in latino volgare: pulicella ), nome che presenta non poche affinità con Vallis Pulicelle. Bisogna però considerare anche l'ipotesi che lo stemma con la fanciulla fosse nato in relazione a questa somiglianza e non viceversa.
Due secoli dopo, Gabriele DionisiIl marchese Gabriele Dionisi (1719-1808), discendente di un'importante famiglia residente a Ca' del Lago di Cerea (in cui è ancora presente la bella Villa Dionisi), è stato una figura importante nell'illuminismo veronese., propose una doppia derivazione dal greco (poly = molto) e dal latino (cella = custodia) e cioè "custodia di molto", ricondotta alla fecondità e all'abbondanza.
La spiegazione che oggi però trova maggior credito è quella data da Giuseppe Toniolo, che riconduce il nome Pulicella a pullus, la cui radice pol dà luogo a numerosi derivati: pullicu, pulliceu, pullicinu, propri dei luoghi boscosi, ricchi di germogli e vegetazione, fiorenti su cumuli di ghiaia o sabbia che si trovano lungo i corsi dei fiumi. Ma questa caratteristica è propria della Valpolicella solo in pochi punti lungo l'Adige, e a detta dello stesso Toniolo rende «molto incerta la spiegazione del perché tale nome si sia esteso a zone assai distanti e diverse dalla primitiva»..