Il Museo d'arte antica di Milano, situato all'interno del Castello Sforzesco, è sede di una delle raccolte di sculture e oggetti d'arte tardo-antica, medievale e rinascimentale tra le più importanti del nord Italia. Ricco infatti di oltre 2000 pezzi esposti in sale ornate da affreschi di età sforzesca e spagnola,fra cui la Cappella Ducale, il museo ospita opere e capolavori legati in particolar modo alla storia della città e della Lombardia, nonché opere d'arte acquisite nel tempo dal comune di Milano.
Le sale del museo ospitano l'armeria, contenente varie armature e una sezione di armi bianche nonché da fuoco dal tardo medioevo al XVIII secolo, diversi monumenti funerari di varia epoca, fra cui il celebre Monumento funebre a Gaston de Foix, la sala degli arazzi e del gonfalone di Milano (con ricamata l'effigie di Sant'Ambrogio).
Di particolare rilevanza la Sala delle Asse la cui volta affrescata interamente da Leonardo Da Vinci e collaboratori mostra una fitta serie di rami fioriti e intrecciati al cui culmine vi è lo stemma araldico degli Sforza.
Ambienti espositivi del museo d'arte antica
Ingresso La visita ai Musei del Castello si apre con il passaggio attraverso un portale denominato Pusterla Urbica, ricomposto qui coi pezzi che formavano l'arco lato campagna dell'antica Pusterla dei Fabbri, demolita nel corso del 1900.
Sala I o sala della Cancelleria Nella prima sala del Museo vi sono numerose testimonianze paleocristiane provenienti da svariate chiese milanesi oggi non più esistenti. Tra i resti presenti nella sala si possono ammirare le due basi di colonna del IV secolo, facenti parte della Basilica Nova; i frammenti dell'affresco sulla Tomba di Magnifredo, del IX-X secolo; il mosaico pavimentale del IV secolo; il sarcofago con incisi i simboli cristiani, un altro sarcofago da cui provengono i frammenti raffiguranti la filosofia e la musica. Oltre alle testimonianze artistiche classico-romane vi sono anche quelle longobarde, popolazioni barbariche del Medioevo caratterizzate dal decorativismo abbondantemente espresso da una serie di lastre marmoree come il frammento ornato con la mano di Dio e due musi di animale; il frammento di lastra dell'VIII secolo; la vasca del XII secolo con la sua ordinata decorazione con fogliette e intrecci di nastri a nervature.
Nella stessa sala si trovano anche alcuni resti della tradizione bizantina come la testa dell'imperatrice Teodora, databile intorno al VI secolo. Infine sono presenti anche una serie di epigrafi, tutti risalenti al VII secolo, come lepigrafe di Aldone, lepigrafe di Domenico, e molto altro.
Sale II e III – Arte romanica in Lombardia e la scultura Campionese
Le sale sono dedicate alla scultura romanica e gotica Lombarda. All'interno si possono trovare opere databili tra il X e il XIV secolo, precedute da un raro esempio di scultura figurativa alto medievale: il Telamone del VI-VII secolo. La diffusione del romanico lombardo raggiunge l'apice con le maestranze campionesi, scultori e architetti provenienti dalla zona di Campione. In questo gruppo le poche figure artistiche di spicco sono Ugo da Campione, Matteo da Campione, e Bonino da Campione, del quale si può ammirare in questa sala una delle opere migliori: il Monumento equestre a Bernabò Visconti. Altra opera di rilievo è il Monumento sepolcrale di Regina della Scala a fianco a quella del marito Bernabò Visconti. Di autore ignoto sono il frontale di sarcofago con Madonna col Bambino, guerriero e Santi, da ammirare per la ricchezza di particolari; il rilievo con San Paolo, San Lorenzo e Santo Stefano e, infine, il frontale di sarcofago con la Madonna, il Bambino, alcuni Santi e una Monaca.
Per quanto riguarda il gruppo di Statue votive proveniente da Porta Ticinese, la statua raffigurante San Pietro martire sarebbe attribuibile a Giovanni di Balduccio, figura di grande rilievo nella Lombardia del tempo: a lui si deve, infatti, la diffusione dell'arte gotica a Milano. Divise in tre gruppi, le Statue votive raffigurano personaggi religiosi come la Madonna col Bambino, Sant'Ambrogio, San Lorenzo e Papa Celestino V, provenienti non solo da Porta Ticinese, ma anche da Porta Orientale e da Porta Comasina. Nella terza sala troviamo esposta anche una stupenda Mandorla, originariamente decorativa di una finestra, che mostra da un lato l'immagine del Cristo Redentore e dall'altra l'Assunta. Questo frammento reca ancora delle tracce di policromia, influenza della scultura gotica. Sul pavimento vi sono due lastre tombali, l'una di Bianca di Savoia (proveniente dalla chiesa di Santa Chiara la Reale di Pavia) e l'altra, proveniente dalla Chiesa di San Francesco al Prato di Parma, riportante l'effigie di Antonello Arcimboldi.
Sala IV – Influssi toscani nella scultura lombarda Lo stemma affrescato del re di Spagna Filippo II e della moglie Maria Tudor (1555), una delle rare testimonianze della presenza spagnola al Castello, sovrasta la sala che illustra l'incontro e le reciproche influenze tra la scultura toscana e quella lombarda nel corso del XIV secolo.
La sala IV del Museo ospita alcune fra le più significative opere di Giovanni di Balduccio, celebre scultore toscano del '300. Tra le opere presenti in questa sala spicca, per dimensioni ed importanza, il Mausoleo di Franchino Rusca. Esso fu realizzato dopo il 1339, anno della morte di Rusca, che sarebbe dovuto comparire nell'opera adagiato sopra la lastra al di sotto dei due angeli. L'opera è una pregevole testimonianza di arte gotica, assai ben conservata, che richiama nello stile e nell'impostazione i contemporanei monumenti funebri toscani.
Nella stanza è conservata inoltre unAnnunciazione frammentaria, in origine affrescata sull'arco trionfale della Chiesa di San Giovanni in Conca, dalla quale provengono anche gli affreschi trecenteschi esposti nelle sale 2 e 3. Documentata in questa sala, è anche la facciata della perduta Chiesa di Santa Maria in Brera, sempre ad opera dello scultore italiano Giovanni di Balduccio, di cui restano soltanto pochi frammenti architettonici e decorativi. Su di essi è ancora possibile leggere l'iscrizione che attesta la data (1347) e la firma dello scultore. Il maestro toscano lavorò, subito dopo il suo arrivo a Milano, ad un'opera ordinatagli dai Visconti: lo attestano alcuni Frammenti rinvenuti nel 1943, nei pressi della Chiesa di Santa Tecla, che hanno sede in questa sezione del Museo. Dal sepolcro di Azzone Visconti, cui Balduccio doveva la sua fortuna milanese, proviene la Madonna col Bambino. Il sepolcro fu commissionato da Luchino e Giovanni Visconti per essere inserito nella corte della Chiesa di San Gottardo in Corte. Nella sala, inoltre, sono presenti due Pietà: la Pietà di Castelseprio, che è ascrivibile ad un maestro campionese e che sembra essere rappresentativa di un pathos nuovo, sintesi perfetta tra la tradizione lombarda e i nuovi influssi gotici caratterizzati da ritmi sinuosi e naturalistici e l'altra Pietà, proveniente dalla facciata di Santa Maria di Brera, nella quale forse si nota maggiormente un rinnovamento delle forme e degli schemi decorativi.
Sala V o cappelletta
La volumetria di questa sala è stata recuperata da Luca Beltrami nel corso dei restauri della fine dell'Ottocento e riunisce interessanti opere sacre del XIV e del XV secolo sotto una piccola volta affrescata con putti attribuita a Callisto Piazza. L'opera più importante della sala è il Crocefisso ligneo, databile tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo e prodotto in Italia settentrionale, caratteristico per il volto tirato in una smorfia dolente. Alle pareti vi sono lunette affrescate con stemmi gentilizi delle famiglie Alvarez, Figueroa e Pimentel, alle quali appartennero governatori della città e castellani. Sulla parete destra, verso la finestra, si osserva il capitello per colonnine binate, in marmo, risalente alla fine del XIII secolo: esso rappresenta teste di caprone contrapposte e una mezza figura umana incappucciata.
Appartenente a una scuola inglese del XIV secolo è il bassorilievo collocato sulla parete a sinistra, raffigurante il bacio di Giuda (1888), in alabastro, opera trecentesca di scuola inglese e dono di Luca Beltrami e proveniente dalla demolita cappella della Rocchetta di Porta Romana. Al centro della sala, nella superficie del pavimento, è inserita la Lapide tombale di Giovanni Lanfranchi, Podestà di Milano nel 1322. Nel corridoio d'ingresso alla sala è collocata la lastra raffigurante un Poeta laureato, dono del conte Gian Giacomo Poldi Pezzoli. Essa reca, all'interno di una cornice polilobata, il ritratto di profilo di un giovane coronato d'alloro. Nella nicchia posta nella parete di fondo della sala è inserita una Madonna col bambino, in terracotta policroma, con Angeli e Santi, opera artigianale del XV secolo.
Inserite nella finestra che si affaccia sulla Corte Ducale, si trovano cinque vetrate di piccole dimensioni di provenienza svizzera e tedesca. Gli elementi che le compongono non sono pertinenti tra loro, ma probabilmente furono accostate in seguito: stemmi sei/settecenteschi, il Giudizio di Salomone, la Resurrezione e la Madonna col bambino tra San Giovanni Battista e San Martino.
Sala VI o sala della Cancelleria – Memorie storiche della Milano medievale
La sala della Cancelleria contiene sculture che rappresentano la vita civile di Milano nel periodo del basso medioevo. Sulla parete di sinistra si trova una lastra con i simboli degli evangelisti (prima metà del XII secolo), proveniente dalla Chiesa di Santa Maria Beltrade, abbattuta nel 1926 durante i lavori di sistemazione dell'omonima piazza, lungo via Torino. La composizione è molto semplice, basata sulle rappresentazioni speculari del bue, che rappresenta San Luca, e dell'angelo, San Matteo; a sinistra troviamo l'aquila che rappresenta San Giovanni, e il leone a destra, San Marco.
Di grande rilevanza sono i fregi figurati presenti sulla Porta Romana medievale (il più importante ingresso della città demolito nel 1793), montati su due strutture murarie che riproducono, in dimensioni minori, la loro originaria sistemazione sulla porta medievale. I rilievi sulla parete sinistra della sala commemorano il solenne rientro dei milanesi in città dopo la distruzione operata da Federico Barbarossa. Su questi sono presenti le firme dei lapicidi Anselmo e Gerardo. I rilievi di destra ricordano la cacciata degli Ariani ad opera di Sant'Ambrogio. Il rilievo collocato sulla parete riguardante la figura femminile impudica ha funzione apotropaica e proviene dalla fronte esterna di Porta Vittoria. Un altro rilievo di grande significato è quello che rappresenta la processione dell'immagine devota dell'Idea, proveniente anch'esso dalla Chiesa di Santa Maria Beltrade. Posto sulla parete di sinistra si trova un tabernacolo votivo con Sant'Ambrogio, raffigurato seduto in atto di benedire con la mitra e il pastorale, attributi della sua carica episcopale. Sulla parete destra è collocata una lastra con lo stemma dei Torriani (XIII secolo), proveniente da Chiaravalle, raffigurante una torre coronata da merli ghibellini con un robusto portale e due ordini di finestre. All'interno della sala si trovano quattro busti di santi entro mandorle.
Sala VII o sala del Gonfalone – La scultura tra il XVI e il XVIII secolo e gli arazzi