Della dissimulazione onesta è un saggio di filosofia morale scritto da Torquato Accetto.

Composto durante la dominazione spagnola in Italia - epoca in cui la diffusa pratica dell'ipocrisia politica forniva materia a innumerevoli trattati sulla prudenza - questo libello fu pubblicato a Napoli nel 1641 e rapidamente dimenticato per poi essere riscoperto tre secoli dopo da Benedetto Croce, che lo fece ripubblicare nel 1928.

Contenuto La dissimulazione è ben diversa dalla simulazione: questa inscena ciò che non è, quella cela soltanto, provvisoriamente, ciò che è, e in questo risiede la sua "onestà", ovvero la sua liceità morale. La dissimulazione, infatti, è «industria di non far vedere le cose come sono» (cap. VIII) e grazie a essa «non si forma il falso, ma si dà qualche riposo al vero, per dimostrarlo a tempo» (cap. IV); così intesa, essa consente «di viver con riposo» (cap. X) e di spegnere la conflittualità interpersonale: «è amator di pace chi dissimula» (L'autor a chi legge).

Lungo tutto il trattatello, l'autore esamina alcuni casi e sottocasi della mondana applicabilità della dissimulazione (il riserbo nel manifestare i segni della passione amorosa, cap. XIV, oppure la cautela nel mostrare le proprie ricchezze, cap. XIX); tale virtù è testimoniata da auctoritates ed exempla sia classici (Enea, Ulisse) sia biblici (Giuseppe, Giobbe); numerose sono anche le citazioni poetiche (Dante, Tasso). Al termine della propria argomentazione, Accetto si richiama alla dimensione escatologica, affermando che «Se per questa vita in un giorno solo non bisognerà la dissimulazione, nell'altra non occorre mai [...] nel Cielo non occorre che alcuno si celi. Ivi tutto è manifesto, perché è tutto buono» (cap. XXIV).Cfr. D. D'Ascenzi, Ricerche sulle prose di Torquato Accetto e altri studi, pp. 51ss. e 54ss.

Critica La ricezione critica del trattatello di Accetto ha avuto fasi alterne. Se Benedetto Croce, che ne scrisse in piena epoca fascista, ravvisò nell'autore secentesco una rara sollecitudine morale, per Carlo Muscetta, non dimentico dell'esperienza resistenziale e della fiducia nell'azione a essa sottesa, i precetti di Accetto «ricoprono un egoismo, un'accidia che sa di chiostro».

Il principale studioso della Dissimulazione della seconda metà del Novecento, Salvatore Silvano Nigro, ha posto invece l'accento sulle caratteristiche stilistiche del trattatello e ne ha elogiato la capacità di «dire tacendo», che attua, sul piano formale, quanto argomentato su quello speculativo.

Edizioni

Note

Bibliografia Benedetto Croce, Torquato Accetto e il suo trattatello "Della dissimulazione onesta", in «La Critica. Rivista di letteratura, storia e filosofia», 1928. Carlo Muscetta, Torquato Accetto o "La dissimulazione onesta", in Id., Letteratura militante, Firenze, Parenti, 1953. Salvatore Silvano Nigro, Usi della pazienza, in T. Accetto, Della dissimulazione onesta, Genova, Costa & Nolan, 1983. Rosario Villari, Elogio della dissimulazione, Bari, Laterza, 1987

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