Le mura spagnole di Milano (in milanese mure spagnoeule), più comunemente note come bastioni di Milano (i Bastion), erano una delle tre cinte murarie che nel corso dei secoli munirono la città di Milano. Innalzate durante la dominazione spagnola fra il 1548 e il 1562 per sostituire le mura medievali della città, vennero nel corso degli anni demolite, per la gran parte, alla fine del XIX secolo come conseguenza dell'attuazione del Piano Beruto, primo piano regolatore di Milano.
Storia
La costruzione dei bastioni avvenne tra il 1548 e il 1562 per volontà del governatore Don Ferrante I Gonzaga e dei suoi successori, nell'epoca in cui la città era dominata dall'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V d'Asburgo e da Filippo II di Spagna.. La prima testimonianza dei lavori di costruzione ci giunge dall'arcivescovo di Zara Andrea Minuti che nell'ottobre del 1549, visitando Milano nel suo viaggio da Venezia a Parigi, ricorda nel suo diario cheAndrea Minuti, arcivescovo di Zara: Viaggio fatto nel 1549 da Venezia a Parigi — 1549, 15 ottobre..:
Vi è anche una testimonianza relativa a una fastosa cerimonia di posa della prima pietra, che sarebbe avvenuta il giorno 22 marzo del 1549. Il documento, conservato nella Biblioteca Ambrosiana tra i manoscritti Carisio, venne pubblicato nel Giornale dell'Archivio Storico Lombardo nel 1919 e riporta le memorie di un certo Francesco Banfo che aveva assistito a quella cerimonia; il Banfo si esprimeva così:
L'iniziale progetto di rafforzamento delle difese cittadine, eseguito dall'ingegnere militare Giovanni Maria Olgiati, milanese, prevedeva anche la trasformazione del Castello Sforzesco in una cittadella fortificata e la costruzione di un nuovo castello nella parte meridionale della città; sembrerebbe però che la necessità di erigere una seconda fortezza fosse dettata più dal timore di una insurrezione dei milanesi contro gli spagnoli che dal concreto tentativo di migliorare le difese di Milano da attacchi esterni eventualmente portati dai francesi; il progetto del nuovo castello fu però accantonato per l'eccessiva onerosità, e si preferì costruire solo la nuova cinta muraria che sostituisse le mura medievali di Milano, ormai diventate obsolete..
Il Castello Sforzesco fu poi trasformato in una cittadella fortificata con il trasferimento della corte signorile a Palazzo Ducale: la guarnigione che lo difendeva era una delle più grandi d'Europa, variabile da 1.000 a 3.000 uomini, con a capo un castellano spagnoloGuida Milano, Touring Club Italiano, 1985, p. 438.. Dai documenti risulta che Giovanni Maria Olgiati non fosse nuovo a questo tipo di mansione: uno scritto del 1542 conferma che Olgiati ricoprisse il ruolo di direttore dei lavori di ristrutturazione della mura medievali di Milano.
Era infatti necessario costruire una nuova cinta muraria per restare al passo del progresso della tecnica militare, soprattutto a causa dell'invenzione della polvere da sparo, che aveva fatto diventare superati i sistemi di difesa medievali (mura e castelli). I colpi di cannone potevano infatti facilmente sgretolare gli antichi muri medievali. Invece le mura costruite per resistere all'artiglieria, e quelle di Milano non furono un'eccezione, erano generalmente più basse, tozze e provviste di terrapieni a scarpa, che deviavano in modo più efficace i colpi di cannone.
La prima parte delle mura spagnole a essere costruita fu quella compresa tra il Castello Sforzesco e Porta Comasina. Successivamente fu realizzato il tratto tra Porta Romana e Porta Lodovica. Nel 1552 venne innalzata il segmento fra il Castello Sforzesco e Porta Vercellina.
Completata nel 1562, la cinta era costituita da un muraglione con torri e lunette, il cui perimetro si estendeva per circa undici chilometri, rendendola all'epoca il sistema di mura più esteso d'Europa. In alcuni punti le mura erano dotate di fossati, ricavati dai numerosi fiumi e canali che giungevano a Milano: l'Olona da ovest, la Vetra da sud-ovest e il Redefossi, che derivava dal Seveso, da est.
Contestualmente alla costruzione delle mura furono realizzate ex novo le sei porte di accesso alla città che avevano già dato in epoca medievale il nome ai relativi sestieri della città, ovvero Porta Orientale, Porta Romana, Porta Ticinese, Porta Vercellina, Porta Nuova e Porta Comasina, che sostituirono le omonime porte medievali, senza intenti monumentali o estetici, perlomeno all'inizio: esse rappresentavano semplicemente un'apertura delle mure che consentiva l'accesso controllato alla città. A queste, con il passare dei secoli, complice l'aumento dei traffici, se ne aggiunsero altre.
Un'eccezione fu Porta Romana, che venne realizzata già nel 1598 con architettura monumentale grazie al suo imponente arco trionfale: fu innalzata per celebrare l'ingresso in città di Margherita d'Austria-Stiria. La monumentalizzazione di tutte le altre porte fu eseguita nel XIX secolo, quando gli ingressi cittadini assunsero anche una funzione di rappresentanza, che si aggiunse alla primigenia funzione, quella di casello daziario.
Le mura spagnole di Milano possedevano anche nomi che definivano i vari tratti, denominazioni che derivavano dal nome della porta da cui iniziava, in senso antiorario, la parte di cinta muraria. Così il tratto compreso tra Porta Orientale e Porta Nuova era chiamato "Bastioni di Porta Orientale", da Porta Nuova a Porta Comasina le mura erano denominate "Bastioni di Porta Nuova", ecc. In origine i Bastioni di Porta Orientale erano chiamati "Bastioni di San Dionigi", che presero il nome dalla basilica di San Dionigi, poi demolita nel XVIII secolo per far spazio ai Giardini di via Palestro e al Museo Civico di Storia Naturale.
La smilitarizzazione
Nel 1750 le mura, perduta da ormai qualche decennio ogni utilità militare, vennero adibite per ordine del governatore lombardo dell'epoca, Gian Luca Pallavicini a passeggiata pubblica: la sommità dei bastioni fu resa accessibile a tutti e venne dotata di panchine e due filari di gelsi e ippocastani. Tra le possibili soluzioni vagliate ci fu anche la loro completa demolizione con la trasformazione della spianata ottenuta in passeggiata alberata per nobili, ipotesi poi scartata.
Dal 1783 e il 1786 l'architetto Giuseppe Piermarini, già progettista del teatro alla Scala e della Villa Reale di Monza, continuò l'opera di trasformazione dei bastioni, ricavandone dei veri e propri giardini pubblici pensili, soprattutto nei tratti adiacenti a Porta Romana, Porta Ticinese, Porta Vercellina e Porta Orientale. I bastioni divennero quindi una lunga passeggiata panoramica in cui era possibile passeggiare o andare in carrozza: da ogni punto del camminamento era possibile vedere il Duomo, mentre dalla parte settentrionale si potevano osservare le Alpi e la campagna circostante, all'epoca priva di ogni urbanizzazione. Sulle mura situate nei pressi di Porta Romana, nei locali dellOsteria Monte Tabor – frequentata anche da Carlo Porta – si poteva vedere:
Pare addirittura che su quelle montagne russe vi fossero andati persino il viceré e la viceregina:
L'area del Monte Tabor è ai giorni nostri occupata dalla Palazzina Ragno d'Oro, eretta nel 1907 in stile Liberty come stazione di partenza dei tram adibiti al trasporto funebre (le cosiddette Gioconde) verso Musocco, poi sede del circolo ricreativo dell'ATM e oggi sede delle Terme di Milano.
La piacevolezza dei bastioni così trasformati viene sottolineata anche nelle varie guide della città che venivano pubblicate numerose nell'Ottocento; così venivano per esempio descritti nel 1808 in Il forastiere in Milano, ossia alle cose rare antiche e moderne della Città di Milano:
La demolizione Le demolizioni e il rimaneggiamento delle mura, considerate ormai soltanto d'intralcio alla viabilità cittadina, visto che gli unici assi viari che le superavano erano quelli che passavano attraverso le porte della città, iniziarono già in epoca napoleonica, all'inizio del 1800, per ragioni di piano regolatore: si pensava infatti alla costruzione del Foro Bonaparte e si doveva quindi ricavare lo spazio necessario.
Nel trentennio successivo dove le vie radiali della città incontravano la cerchia dei Bastioni si cominciarono a ricavare archi e caselli: Porta Ticinese, Comasina, Nuova, Vercellina e Porta Venezia. Dopo l'uscita degli austriaci, con il rinnovamento urbanistico della città, i Bastioni subirono un nuovo sfregio con l'apertura di nuove "porte": il sottopassaggio di via Principe Umberto verso la vecchia Stazione Centrale (progetto di Giuseppe Colombo, 1886), Porta Genova, Porta Monforte e viene definitivamente sistemata Porta Tosa, poi Porta Vittoria, con la demolizione della porta e l'innalzamento del monumento ai caduti delle Cinque Giornate.
Con il piano regolatore del 1885 si immaginò la demolizione totale di tutta la cerchia, piano poi modificato in un "abbassamento" che ebbe però il medesimo effetto: l'immediato secondo dopoguerra portò all'eliminazione pressoché totale dell'intera cinta muraria. Dopo la prima guerra mondiale furono abbattutti i bastioni di Porta Genova che costaggiavano la vecchia darsena di Milano; la demolizione dei bastioni della Darsena, ormai inutili dal punto di vista militare e spogli degli antichi ippocastani piantumati nel 1750 dal conte Giovanni Luca Pallavicini, ebbe inizio nel gennaio del 1919 su determinazione del Comune del luglio dello stesso anno; i materiali asportati dai bastioni servirono, una volta trasportati via barcone alla Conchetta del Naviglio, a formare il terrapieno stradale della nuova circonvallazione sulla continuazione di viale Tibaldi; il legname, invece, venne impiegato per il riscaldamento del bagno pubblico della non distante via Argelati..
Scriveva nel 1897 Luca Beltrami architetto e storico che fu fra gli attuatori del primo vero piano regolatore di Milano, il piano Beruto, e che aveva proceduto a partire dal 1889 a demolire ampie aree del centro storico della città:.
L'attuazione del Piano Beruto nel 1889 diede quindi il colpo di grazia agli antichi bastioni: al loro posto furono costruite nuove abitazioni signorili, la città poté estendersi fuori dall'angusto perimetro dei bastioni nella quale era stata rinchiusa per trecento anni e venne realizzata la circonvallazione viaria media detta anche cerchia dei bastioni per il suo svilupparsi lungo tale perimetro. Nell'intento del Beruto tali strade dovevano essere circondate da parchi con l'obiettivo di costituire un anello verde per la città, ma in sede di approvazione del Piano si optò per realizzare costruzioni residenziali.
Le porte
Al 1796 le porte principali erano dodici, di cui sei erano quelle principali: Porta Orientale, in epoca napoleonica nota come Porta Riconoscenza e dal 1860 Porta Venezia. Porta Romana. Porta Ticinese, in epoca napoleonica nota come Porta Marengo. Porta Vercellina, dopo il 1859 ribattezzata Porta Magenta. Porta Nuova. Porta Comasina, dal 1860 Porta Garibaldi.
Fin dall'inizio, alle sei principali, erano associate altre quattro porte succursali, che dipendevano da quelle maggiori (ad eccezione di Porta Tenaglia, che faceva riferimento al vicino Castello Sforzesco): Porta Tenaglia, ora piazza Lega Lombarda, esattamente nei pressi dell'attuale Porta Volta (dalla carta del 1883 si evince che le due porte sono sempre state comunque distinte e separate), fu demolita dopo poco tempo, nel 1571. Come accennato, era succursale del Castello Sforzesco. Porta Tosa, dal 1861 Porta Vittoria, succursale di Porta Orientale. Porta Vigentina, succursale di Porta Romana. Porta Lodovica, succursale di Porta Ticinese.
Con la crescita dei commerci e del traffico, nel XIX vennero aperte altre porte, le ultime prima della demolizione delle mura, che iniziò alla fine dello stesso secolo: