Con disaster recovery (brevemente DR, in italiano: ripresaNell'italiano informatico recovery è tradotto anche "ripristino". Restore, anch'esso usato in informatica, è tradotto "recupero". dal disastro), in informatica ed in particolare nell'ambito della sicurezza informatica, si intende l'insieme delle misure tecnologiche e logistico/organizzative atte a ripristinare sistemi, dati e infrastrutture necessarie all'erogazione di servizi di business per imprese, associazioni o enti, a fronte di gravi emergenze che ne intacchino la regolare attività. Il Disaster Recovery Plan (DRP) (in italiano, Piano di Recupero del Disastro) è il documento che esplicita tali misure, compreso all'interno del più ampio piano di continuità operativa (BCP).

Storia Si è sviluppato nella seconda metà del XX secolo, quando i responsabili dei centri di calcolo hanno iniziato a riconoscere la dipendenza delle loro organizzazioni dai loro sistemi informatici. A quel tempo, la maggior parte dei sistemi erano mainframe orientati sulla programmazione batch che, in molti casi, potevano essere interrotti per un numero di giorni prima che si producessero danni significativi all'organizzazione.

Come consapevolezza della potenziale interruzione del business che avrebbe seguito un disastro correlato all'IT, l'industria del Disaster Recovery si è sviluppata per fornire centri per il backup dei dati, con Sun Information Systems (che in seguito divenne Sungard Availability Services) che divenne il primo importante fornitore di hot spot commerciali degli Stati Uniti, stabilito nel 1978 in Sri Lanka.

Durante gli anni '80 e '90, la consapevolezza del cliente e dell'industria sono cresciute rapidamente, guidate dall'avvento di sistemi aperti e di elaborazione sistema real-time che hanno aumentato la dipendenza delle organizzazioni dai loro sistemi IT. Le normative che impongono la continuità aziendale dei piani di Disaster Recovery per le organizzazioni in vari settori dell'economia, imposte dalle autorità e dai partner commerciali, hanno aumentato la richiesta e portato alla disponibilità di servizi di Disaster Recovery commerciali, compresi i data center mobili consegnati in un luogo di recupero idoneo (generalmente in camion).

In occidente una grossa spinta allo sviluppo dei Piani di Disaster Recovery è arrivata dopo l’attacco terroristico al World Trade Center di New York l’11 settembre 2001. In Italia le linee guida per il sistema finanziario sono state emesse da Banca d’Italia a maggio del 2004.

Questa crescente dipendenza dai sistemi IT, così come la maggiore consapevolezza da disastri su vasta scala come tsunami, terremoti, alluvioni ed eruzioni vulcaniche, hanno generato prodotti e servizi correlati al recupero dei dati e dei sistemi dopo i disastri, che vanno dalle soluzioni ad alta disponibilità fino alle strutture Backup site. Una rete migliorata significava che i servizi IT critici potevano essere serviti da remoto, quindi il recupero on-site (sul posto) è diventato meno importante.

L'ascesa del cloud computing dal 2010 continua questa tendenza: al giorno d'oggi, conta ancora meno dove i servizi di elaborazione sono fisicamente serviti, purché la rete stessa sia sufficientemente affidabile (un problema separato e meno preoccupante dal momento che le reti moderne sono altamente resilienti per costruzione). "Il recupero come servizio" (dall'inglese RaaS - "Recovery as a Service") è una delle caratteristiche o dei vantaggi di sicurezza del Cloud Computing promosso da Cloud Security Alliance.

In ambito Cyber Security, l'Università Carnegie Mellon di Pittsburgh rilascia la certificazione internazionale di tipo Computer Emergency Response Team, e opera in collaborazione col Forum of Incident Response Teams (FIRST).

Classificazione I disastri possono essere classificati in due grandi categorie. La prima riguarda i disastri naturali come inondazioni, uragani, tornado o terremoti. Anche se è impossibile prevenire un disastro naturale, è possibile, però, avvalersi di strumenti per misure di gestione del rischio, come evitare situazioni di disastro e realizzare un buon piano per il recupero. La seconda categoria è rappresentata da disastri provocati dall'uomo, come fuoriuscite di materiale pericoloso, guasti infrastrutturali, bioterrorismo, disastrosi bug informatici o mancate implementazioni dei cambiamenti. In questi casi, la sorveglianza, i test e la pianificazione della mitigazione sono inestimabili.

Affinché una organizzazione possa rispondere in maniera efficiente ad una situazione di emergenza, devono essere analizzati: I possibili livelli di disastro; La criticità dei sistemi/applicazioni.

Per una corretta applicazione del piano, i sistemi devono essere classificati secondo varie definizioni.

Critici Le relative funzioni non possono essere eseguite senza essere sostituite da strumenti (mezzi) di caratteristiche identiche. Le applicazioni critiche non possono essere sostituite con metodi manuali. La tolleranza in caso di interruzione è molto bassa, di conseguenza il costo di una interruzione è molto alto.

Vitali Le relative funzioni possono essere svolte manualmente, ma solo per un breve periodo di tempo. Vi è una maggiore tolleranza all'interruzione rispetto a quella prevista per i sistemi critici, conseguentemente il costo di una interruzione è inferiore, anche perché queste funzioni possono essere riattivate entro un breve intervallo di tempo (generalmente entro cinque giorni).

Delicati Queste funzioni possono essere svolte manualmente, a costi tollerabili, per un lungo periodo di tempo. Benché queste funzioni possano essere eseguite manualmente, il loro svolgimento risulta comunque difficoltoso e richiede l'impiego di un numero di persone superiore a quello normalmente previsto in condizioni normali.

Non-critici Le relative funzioni possono rimanere interrotte per un lungo periodo di tempo, con un modesto, o nullo, costo per l'azienda, e si richiede un limitato (o nullo) sforzo di ripartenza quando il sistema viene ripristinato.

Le procedure applicative, il software di sistema ed i che sono stati classificati e documentati come critici, devono essere ripristinati prioritariamente. Applicazioni, software e file classificati come critici hanno una tolleranza molto bassa alle interruzioni. La criticità di applicazioni, software di sistema e dati, deve essere valutata in funzione del periodo dell'anno in cui il disastro può accadere. Software può significare: sistemi operativi, applicazioni, configurazioni HD, policy di dominio, ecc. File può significare: database, documenti, sorgenti e setup, copie di backup, ecc.

Un piano d'emergenza deve prevedere il ripristino di tutte le funzioni aziendali e non solo il servizio ICT centrale. Per la definizione del DRP devono essere valutate le strategie di ripristino più opportune su: siti alternativi, metodi di back up, sostituzione degli equipaggiamenti e ruoli e responsabilità dei team. La prolungata indisponibilità del servizio elaborativo derivante in particolare situazione di disastro, e quindi dei servizi primari, rende necessario l'utilizzo di una strategia di ripristino in sito alternativo.

Caratteristiche Misure di controllo Le misure di controllo sono le azioni o i procedimenti che possono ridurre o eliminare varie minacce per le organizzazioni. Diversi tipi di misure possono essere inclusi nel Piano di Disaster Recovery (DRP). Qui "misura di controllo" non ha il significato di "verifica, valutazione, prova" ma "metodo operativo per tenere sotto controllo".

Il Piano di Disaster Recovery è un sottoinsieme di un processo più ampio noto come piano di continuità operativa e include la pianificazione per la ripresa di applicazioni, dati, hardware, comunicazioni elettroniche (come il networking) e altre infrastrutture IT. Un piano di continuità operativa (BCP) include la pianificazione di aspetti non correlati all'IT come strutture, crisi di comunicazione e protezione della reputazione e dovrebbe fare riferimento al Piano di Disaster Recovery (DRP) per il ripristino/continuità dell'infrastruttura IT.

Le misure di controllo del Disaster Recovery IT possono essere classificate nei seguenti tre tipi: Misure preventive - Controlli mirati a prevenire un evento; Misure investigative - Controlli volti a rilevare o scoprire eventi indesiderati; Misure correttive - Controlli volti a correggere o ripristinare il sistema dopo un disastro o un evento. Le buone misure del Piano di Disaster Recovery impongono che questi tre tipi di controlli siano documentati ed esercitati regolarmente utilizzando i cosiddetti "Test DR".

Nella continuità operativa l'interruzione viene detta disruption: quando l'interruzione è di tipo informatico o elettrico o il termine prevalente è outage; quando l'interruzione è di tipo telematico il termine prevalente è downtime cioè (tempo di) inattività).

Conseguenze e risvolti L'impatto di tali emergenze è tale che si stima che la maggior parte delle grandi imprese spendano fra il 2% ed il 4% del proprio budget IT nella pianificazione della gestione dei disaster recovery, allo scopo di evitare perdite maggiori nel caso che l'attività non possa continuare a seguito della perdita di dati ed infrastrutture IT. Delle imprese che hanno subito disastri con pesanti perdite di dati, circa il 43% non ha più ripreso l'attività, il 51% ha chiuso entro due anni e solo il 6% è riuscita a sopravvivere nel lungo termine.Business continuity statistics: where myth meets fact. Continuity Central. 24 April 2009. Retrieved 3 August 2012. I disastri informatici con ingenti perdite di dati nella maggioranza dei casi possono provocare il fallimento dell'impresa o dell'organizzazione, ragion per cui investire in opportune strategie di recupero diventa una scelta quasi obbligata.

Tecniche Allo stato attuale, la tecnologia offre la possibilità di realizzare varie soluzioni di continuità e Disaster Recovery, fino alla garanzia di fatto di un'erogazione continua dei servizi IT, necessaria per i sistemi (es. finanziari o di monitoraggio) definiti mission critical.

In pratica i sistemi e i dati considerati importanti vengono ridondati in un "sito secondario" o "sito di Disaster Recovery" per far sì che, in caso di disastro (terremoto, inondazione, attacco terroristico, ecc.) tale da rendere inutilizzabili i sistemi informativi del sito primario, sia possibile attivare le attività sul sito secondario nel più breve tempo e con la minima perdita di dati possibile.

Chiaramente quanto più stringenti saranno i livelli di continuità tanto più alti saranno i costi di implementazione della soluzione. In particolare, i livelli di servizio sono usualmente definiti dai due parametri Recovery Time Objective (RTO) e Recovery Point Objective (RPO).

Premessa Attualmente le tecniche di sincronismo dei dati fra il datacenter primario e il datacenter secondario (Disaster Recovery) si basano su un continuo aggiornamento dei dati, con l’obiettivo di avere sempre a disposizione nel sito secondario una copia dei dati del sito primario.

Questa tecnica è utilizzabile per eseguire il ripristino in caso di incidenti hardware e software, ma non è utilizzabile in caso di incidenti Cyber. Negli incidenti cyber, i malware/virus o altro, sono inseriti nei database anche mesi prima della loro attivazione. Per risolvere gli incidenti Cyber è necessario utilizzare tecniche di backup che creino più copie dei database al fine di ritornare indietro nel tempo e ripristinare la copia priva del malware.

Replica sincrona La replica sincrona garantisce la specularità dei dati presenti sui due siti poiché considera ultimata una transazione solo se i dati sono stati scritti sia sulla postazione locale che su quella remota. In caso di evento disastroso sulla sede principale, le operazioni sul sito di Disaster Recovery possono essere riavviate molto rapidamente (basso RTO e RPO praticamente nullo).