Suite francese è un romanzo incompiuto di Irène Némirovsky. Fu pubblicato postumo, con questo titolo redazionale, in Francia solo nel 2004, vincendo il Prix Renaudot: acclamato subito come un capolavoro, è diventato un bestseller internazionale, adattato anche nel film omonimo.
L'idea di un romanzo sulla débâcle militare della Francia del giugno 1940, l'esodo dei civili in fuga e l'occupazione tedesca venne alla scrittrice nel villaggio di Morvan, dove si era rifugiata col marito e le due figlie, realizzando troppo tardi che la campagna non l'avrebbe protetta dal pericolo dei nazisti. Nonostante le leggi anti-ebraiche del regime di Vichy, immaginava di pubblicare una serie in cinque volumi, l'opera maestra della sua produzione letteraria. Ma nel 1942, allorché fu arrestata e deportata ad Auschwitz, come il marito, la fine prematura lascia completati solo i primi due tomi, Tempesta in giugno e Dolce.
Più di mezzo secolo più tardi dopo la sua prematura scomparsa, sono state le figlie - Denise Epstein (1929-2013) ed Élisabeth Gille (1937-1996) - a riscoprire gli ultimi manoscritti della madre. Fu Denise a ricopiare la minuta scrittura dei due previsti tomi della madre, salutati alla loro apparizione come un evento letterario eccezionale, che ha portato alla rinascita dell'interesse per la Némirovsky.
Tempesta in giugno ritrae l'esodo caotico di molti individui, coppie o famiglie di differenti classi sociali, di colpo precipitati in un'attualità dal destino incerto. Dolce racconta tre mesi della vita quotidiana di un villaggio francese sotto l'occupazione tedesca, un microcosmo diviso tra collaborazionismo e velleità di resistenza, nel quale sboccia l'amore tra una giovane donna borghese e un ufficiale della Wehrmacht.
Nell'ambito della critica anglosassone è stato notato che Suite francese non parla della persecuzione contro gli Ebrei.
Storia editoriale A Issy-l'Évêque, fra il 1941 e 1942 Irène Némirovsky, che come il marito porta la stella gialla, scrive La vie de Tchekhov e Les feux de l'automne, che sarà pubblicato solo nella primavera del 1957, e pone mano a un'impresa ambiziosa, Suite française, che non riuscirà a portare a termine. L'opera comprende due volumi. Il primo, Tempête en juin, è una successione di quadri sul tracollo della Francia; il secondo, intitolato Dolce, è redatto in forma di romanzo. La scrittrice capisce che non sarà in grado di pubblicarlo: «Caro amico... non mi dimentichi. Ho scritto molto. Saranno opere postume, temo, ma scrivere fa passare il tempo»Lettera a Albin Michel, suo editore - 11 luglio 1942.
Nel luglio del 1942, dopo aver appena completato le prime due parti della serie, Irène Némirovsky fu arrestata e deportata come ebrea, prima a Pithiviers e poi ad Auschwitz, dove morì il 19 agosto del 1942, di febbre tifoide. Questa la sua ultima lettera: Giovedì mattina – luglio '42 – Pithiviers (scritta a matita e non obliterata) "Mio amato, mie piccole adorate, credo che partiamo oggi. Coraggio e speranza. Siete nel mio cuore, miei diletti. Che Dio ci aiuti tutti"Corrispondenza 1936-1945. 14 luglio 1942.
Venne pubblicato nel 2004 dalla figlia maggiore, Denise Epstein. L'autrice iniziò nel 1940 un ciclo romanzesco, previsto in cinque parti, incentrato sulla disfatta militare subìta dalla Francia e l'occupazione tedesca del Paese, scrivendo la prima parte, intitolata Temporale di giugno, e la seconda Dolce; l'arresto e l'assassinio della Némirovsky, vittima delle leggi razziali del Regime di Vichy, lasciarono il testo incompleto.
Al momento della pubblicazione, la figlia, in possesso delle due versioni del testo, quella manoscritta e quella dattiloscritta, alla quale l'autrice stava lavorando poco prima dell'arresto, optò per la prima, mentre è stato poi dimostrato che l'ultima versione approvata dalla Némirovsky, che contiene due capitoli inediti, sia indubitabilmente il testo dattiloscritto.Cinzia Bigliosi, «L'omaggio al padre spitituale che la convertì al cattolicesimo. La scoperta. Il manoscritto originale», Tuttolibri n.2242, sabato 19 giugno 2021, p. II Queste pagine ritrovate sono state pubblicate in Italia dapprima nel 2021, nel volume antologico di testi della scrittrice «Re di un'ora», e poi in un'edizione integrale col titolo Tempesta in giugno da Adelphi, nel giugno 2022.
Tema Il romanzo tratta dei primi due "movimenti" di quello che avrebbe dovuto somigliare a un "Poema sinfonico", composto da cinque parti: Tempête en juin (Tempesta in giugno) Dolce Captivité (Prigionia) Batailles? (Battaglie) La Paix? (La Pace) "Sì, perché la cosa funzioni ci vorrebbero cinque parti di 200 pagine ciascuna. Un libro di 1000 pagine. Mio Dio!"APPUNTI DI IRÈNE NÉMIROVSKY sullo stato della Francia e sul suo progetto Suite française tratti dal suo diario. Némirovsky sogna un libro di mille pagine, costruito come una sinfonia, ma in cinque parti. In base ai ritmi, alle tonalità. Prende a modello la Quinta sinfonia di Beethoven. Il 12 giugno 1942, pochi giorni prima del suo arresto, dubita di avere il tempo necessario a concludere la grande opera intrapresa. Ha il presentimento che le resti poco da vivere, ma continua a redigere i suoi appunti, parallelamente alla stesura del libro.
Trama Tempesta di giugno L'azione inizia all'alba del 4 giugno 1940 a Parigi, dopo che il giorno precedente per la prima volta la città è stata bombardata. La gente si prepara ad abbandonare Parigi, per dirigersi al sud. I personaggi principali svolgono un ruolo didascalico, attraversando con le proprie peripezie il più ampio dramma corale: Il racconto si sviluppa seguendo alcuni gruppi di persone e individui, provenienti da diverse classi sociali:
Famiglia Péricand Péricand, famiglia notarile, molto ricca, imparentata con altre famiglie alto-borghesi di provincia. La casa è gestita dalla madre, Charlotte La signora Péricand apparteneva a quel tipo di borghesi che hanno fiducia nel popolo. «Non sono cattivi, basta saperli prendere» diceva con il tono indulgente e un po' sconsolato che avrebbe usato per parlare di una bestia in gabbia.
Il marito, che ha lavorato come curatore presso il Museo Nazionale resta a Parigi dove presidia i tesori d'arte, che non hanno potuto essere trasferiti. La signora Péricand deve prendersi cura del padre del marito: un vecchio ricco e testardo che si muove sulla sedia a rotelle. Partendo prende con sé, oltre alla tata, quattro dei suoi cinque figli di età compresa tra 2 e 17 anni. Il figlio maggiore è in Alvernia, dove si è fatto prete ed è incaricato di portare in salvo un gruppo di orfani di età compresa tra 14 e 18 anni.
Charlotte vuole mettersi in salvo a Nîmes dove la aspettano i parenti. Nel corso della fuga, nel caos terribile causato dai bombardamenti, dagli incendi e dal panico dei fuggitivi, il vecchio Péricand viene dimenticato, si salverà ma solo per morire poco dopo dettando le sue ultime volontà ad un notaio di provincia. Nel frattempo la signora Péricand se ne dispiace ma continua imperterrita la fuga: La carità cristiana, la mitezza di secoli di civiltà le cadevano di dosso come vani orpelli rivelando un'anima arida e nuda. Lei e i suoi figli erano soli in un mondo ostile. Doveva nutrire e proteggere i suoi piccoli. Il resto non contava più.
Hubert Péricand, secondogenito, sedicenne e romantico, lascia la famiglia per unirsi alle truppe francesi che ancora combattono. Philippe Péricand, il prete, perde il controllo dei ragazzi, in prossimità di un castello abbandonato. Cerca di impedire a due dei più grandi di saccheggiare il castello, ma viene picchiato selvaggiamente e trascinato in un vicino laghetto. Qui i ragazzini, suoi protetti, trasformati in carnefici, lo uccidono a calci e colpi di pietra.
Charlotte Péricand giunge a Nîmes, dove viene a sapere della morte del vecchio e dei suoi due figli Philippe e Hubert (di cui non si hanno più notizie). Durante la messa di Requiem però compare improvvisamente Hubert, che era stato dato per morto durante i combattimenti a Moulins (Allier). È illeso e si è fatto uomo: ha conosciuto il sangue e l'amore.
Gabriel Corte Gabriel Corte, scrittore, è un Accademico di Francia, quindi fa parte dei quaranta "immortali", come sono chiamati i membri a vita di quel sublime consesso. Deve prepararsi a lasciare Parigi per rifugiarsi a Vichy, con la sua amante, Florence: Florence si era ritirata nella sua camera e, chiusa a chiave la porta, si guardava allo specchio costernata. Il sudore copriva di uno strato lucido il suo volto, abitualmente così sereno, così ben truccato, così riposato, che ora non assorbiva più la cipria e la crema, ma le espelleva in grumi densi come una maionese impazzita; le alette del naso erano contratte, gli occhi infossati, la bocca molle e avvizzita. Si allontanò dallo specchio inorridita.
I due vanno a raggiungere, nella fuga, politici e artisti che vogliono mettersi al servizio del nuovo regime di Pétain, collaborando con l'invasore tedesco. Porta con sé il manoscritto del suo ultimo romanzo, non ancora pubblicato. Sta valutando la possibilità di lasciare la Francia a Bordeaux, travolto dalle disavventure (resta senza cibo e gli rubano anche la cena) e dal disgusto provocatogli dal contatto con il basso volgo, cui non è abituato: Senza rumore, a fari spenti, le macchine arrivavano una dietro l'altra, piene zeppe, sovraccariche di bagagli e di mobili, di carrozzine e di gabbie di uccelli, di casse e di ceste portabiancheria, sulla strada da Parigi scorreva lentamente un fiume di macchine, di camion, di barrocci, di biciclette e carri di contadini. Corte si sentì solo e abbandonato sull'orlo di un baratro. Di nuovo, con terribile violenza, lo assalì il timore di un mondo diverso, a lui sconosciuto, di un mondo in cui tutti sarebbero diventati per miracolo virtuosi, disinteressati, nutriti dei più nobili ideali..
Finalmente giunge alla "zona franca", e il direttore del Grand Hotel di Vichy lo accoglie immediatamente come cliente abituale, lo rinfranca e gli restituisce la sicurezza in se stesso che aveva perduto in quei due giorni di esodo. Il suo mondo non è stato spazzato via dalla violenza della guerra, tutto è ancora in ordine e lo aspetta:
«Il solito martini?»
Con il bicchiere reso opaco dal ghiaccio posato davanti a lui fra due piattini, uno con le olive, l'altro con le patatine, Corte rivolse allo scenario familiare un pallido sorriso da convalescente, poi osservò gli uomini che stavano entrando riconoscendoli via via l'uno dopo l'altro. Ma sì, c'erano tutti, l'accademico ed ex ministro, il grande industriale, l'editore, il direttore di giornale, il senatore, il drammaturgo e quello che firmava Generale X quegli articoli così documentati, così seri, così tecnici su un grande periodico parigino...
La stanza da bagno profumava di sapone al catrame, di lozione per i capelli, di acqua di colonia e di lavanda. Corte sorrideva, allungava le braccia, faceva scrocchiare le giunture delle lunghe dita pallide, assaporava il divino e semplice piacere di essere al riparo dalle bombe e di fare un bel bagno rinfrescante in una giornata torrida.
Famiglia Michaud La coppia piccolo-borghese formata da Maurice e Jeanne Michaud ha lavorato presso la Banca del signor Corbin che, assieme a tutti gli impiegati, si deve recare a Tours, dove è prevista la continuazione dell'attività bancaria. Il loro unico figlio, Jean-Marie è militare e da diversi mesi non dà notizie. Corbin in un primo tempo offre un passaggio alla coppia, ma poi li lascia a piedi per portare a Tours la sua amante, la ballerina Arlette Corail.
I due Michaud cercano di prendere il treno per Tours. La stazione è affollata, gli ingressi sono bloccati, i treni non partono, quindi devono cercare di arrivare a piedi a Tours. Il figlio Jean-Marie, ferito, viene caricato su un camion e lasciato in custodia a una famiglia di contadini, in un casale isolato. Qui vivono tre donne della famiglia Labarie.