Il racconto del medico (The Physician Tale) è la tredicesima novella dei Racconti di Canterbury, scritti da Geoffrey Chaucer.
Trama
Nell'antica Roma, il nobile Virginius ha una bella figlia quattordicenne di nome Virginia. Un giorno, il giudice Appius la nota e decide di farla sua. Con l'aiuto di un complice, lo zotico Claudius, decreta in tribunale che Virginia è una schiava fuggiasca e che suo padre la deve consegnare alla corte. Virginius annuncia allora a sua figlia che, per proteggere il suo onore, si vede costretto ad ucciderla. Lei accetta il suo destino ed il padre le taglia la testa, che porta poi in tribunale. Appius chiede allora che Virginius venga condannato per omicidio, ma il popolo si solleva contro il magistrato corrotto e lo depone. In cella, Appius si toglie la vita, mentre Claudius viene graziato da Virginius e mandato in esilio.
Fonti Si tratta di un dramma domestico, che vede protagonista la relazione fra una figlia e suo padre; è uno dei più antichi poemi inglesi giunti a noi su tale tema.
Il racconto deriva da un noto episodio leggendario della prima età repubblicana narrato negli Storia di Roma di Tito Livio, che nel medioevo era stato già ripreso nel Roman de la Rose e nella Confessio Amantis di John Gower.
Temi Tra i temi ricorrenti del racconto figurano il consenso, la virtù, la giustizia e il sacrificio.
Riguardo al tema del consenso, molti critici hanno osservato che, nelle versioni originali della storia, a Virginia non veniva data la possibilità di scegliere se vivere o morire. Ad esempio, nel suo saggio *The Creation of Consent in the Physician's Tale*, Lianna Farber sottolinea come il dettaglio del consenso di Virginia alla propria morte non compaia né nella fonte dichiarata da Chaucer — la storia di Tito Livio, che l'autore potrebbe aver conosciuto o meno — né in quella non dichiarata, il *Roman de la Rose* di Jean de Meun, che Chaucer conosceva certamente; ciò implica che fu Chaucer stesso ad aggiungere tale particolare alla storia. Non è chiaro quale fosse l'obiettivo di Chaucer nel concedere a Virginia una scelta nella sua versione del racconto. Farber evidenzia inoltre una criticità nell'ultimatum di Virginius — morte o disonore — osservando che «tali alternative sono problematiche, poiché presumibilmente vi sarebbero molti altri modi per gestire la situazione: Virginia potrebbe fuggire; potrebbe nascondersi; Virginius potrebbe prendere tempo radunando tutti gli amici — menzionati esplicitamente al momento della sua presentazione — e così via».
Alcuni sostengono che la morte di Virginia serva a mettere in luce l'inadeguatezza di Virginius come padre. Farber afferma che l'ultimatum rivolto alla figlia non sarebbe stato considerato un comportamento consono per un genitore: «come tende a concordare il pubblico della storia — al di là dell'Oste — si tratta di una cattiva gestione». Tuttavia, la studiosa avanza anche un'interpretazione diversa, sostenendo che «la responsabilità non ricade interamente su Virginius: Virginia accoglie la logica del padre, così come la sua autorità, e facendole proprie acconsente alla propria morte».
Molti critici e teorici hanno inoltre analizzato il valore e l'impatto del sacrificio di Virginia all'interno del racconto. Daniel T. Kline, nel suo saggio "Jephthah's Daughter and Chaucer's Virginia: The Critique of Sacrifice in The Physician's Tale", sostiene che "il *Racconto del Medico* (Physician's Tale) non vada letto alla luce della tradizionale narrazione agiografica – in cui la morte sacrificale è socialmente valorizzata e teologicamente naturalizzata – bensì in relazione alla vicenda della figlia di Iefte narrata nel capitolo 11 del Libro dei Giudici, un racconto biblico in cui il sacrificio della figlia non viene né esaltato né condannato". In sintesi, Kline afferma che il sacrificio di Virginia non fu un atto nobile, bensì il tragico esito di una serie di eventi sfortunati.
Note
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