I Sydney Kings sono una società cestistica avente sede a Sydney, in Australia. Fondati nel 1988 dalla fusione tra West Sydney Westars e Sydney Supersonics, giocano nella National Basketball League. Tra il 2008 e il 2010 a causa di problemi finanziari la squadra non poté partecipare al campionato.
Storia
1988–2002: i primi quindici anni
I Kings nacquero nell'ottobre 1987 dalla fusione dei West Sydney Westars e dei Sydney Supersonics. La nuova franchigia adottò i colori viola e oro, tradizionalmente associati alla squadra più vincente della NBA degli anni ottanta, i Los Angeles Lakers.
Prima della fusione nessuna squadra di Sydney era mai riuscita a raggiungere le semifinali della NBL. La situazione cambiò nel 1989, quando i Kings conclusero la stagione regolare al quinto posto con un record di 15 vittorie e 9 sconfitte e avanzarono alle semifinali grazie al successo per 2-1 sui Melbourne Tigers. Dopo aver diviso le prime due gare della serie, furono però travolti dai Canberra Cannons con il pesante punteggio di 142-82 nella decisiva terza partita.
Nel 1990 il Sydney raggiunse nuovamente i playoff, venendo eliminata al primo turno dai Brisbane Bullets. Nel 1992, trascinati dagli statunitensi Dwayne McClain, inserito nell'All-NBL First Team, e Ken McClary, tra i migliori rimbalzisti del campionato, i Kings chiusero al secondo posto della classifica. Anche in quell'occasione raggiunsero le semifinali, dove furono eliminati dai Tigers, che avrebbero poi perso la finale contro i South East Melbourne Magic.
Negli anni successivi, nonostante le ingenti risorse economiche del proprietario Mike Wrublewski, i Kings si guadagnarono la reputazione di squadra incapace di concretizzare le proprie potenzialità. Nel corso degli anni novanta il club schierò giocatori di primo piano come Leon Trimmingham, Mario Donaldson, Dean Uthoff e Phil Smyth, ma non riuscì a qualificarsi ai playoff nel 1993 e nel 1995, mentre fu eliminato al primo turno nel 1994 e nel 1996. In quel periodo la squadra ricevette il soprannome di The Violet Crumbles, in riferimento a una popolare barretta di cioccolato confezionata in un involucro viola: il gioco di parole suggeriva che la squadra fosse avvolta nel viola ma tendesse a sgretolarsi sotto pressione. Un altro soprannome diffuso era The Cardiac Kids, dovuto alla frequenza con cui il club era coinvolto in partite molto equilibrate e ricche di emozioni.
Dopo l'eliminazione del 1996, i Kings non tornarono ai playoff fino al 2001, quando raggiunsero il primo turno prima di essere eliminati dai Townsville Crocodiles. Per rilanciare la squadra venne ingaggiata la guardia della nazionale australiana Shane Heal, che concluse la stagione al secondo posto nella classifica marcatori dietro al compagno di nazionale Andrew Gaze. Heal terminò al terzo posto nella graduatoria dei punti realizzati anche nel campionato 2001-02, ma Sydney mancò nuovamente l'accesso ai playoff.
2003–2008: la prima era vincente
Per la stagione 2002-03, Heal venne affiancato dai talentuosi stranieri Chris Williams e Kavossy Franklin. Alla guida tecnica arrivò inoltre Brian Goorjian, l'allenatore con il maggior numero di vittorie nella storia della NBL. I Kings conclusero la stagione regolare al primo posto con un record di 22 vittorie e 8 sconfitte e superarono i Perth Wildcats per 2-0 nella serie finale, conquistando il primo titolo nazionale della loro storia.
Grazie al sistema difensivo introdotto da Goorjian, già vincente nelle sue precedenti esperienze con Spectres, Magic e Titans, i Kings divennero rapidamente una delle squadre dominanti del campionato. Oltre a trattenere l'MVP della lega Chris Williams, il club riuscì ad attirare a Sydney diversi giocatori provenienti dal Victoria che avevano già lavorato con il tecnico, tra cui Jason Smith e Bradley Sheridan.
Al termine della stagione 2002-03 Shane Heal annunciò il ritiro. Per sostituirlo venne ingaggiato C.J. Bruton, mentre Jason Smith fece ritorno in NBL dopo un'esperienza europea. Un grave infortunio costrinse però Smith a fermarsi dopo tredici partite e il suo posto venne preso dall'americano Chris Carrawell. I Kings iniziarono il campionato 2003-04 con dieci vittorie consecutive e conquistarono il secondo titolo della loro storia superando nella finale al meglio delle cinque partite i rivali cittadini dei West Sydney Razorbacks soltanto in gara 5. Matt Nielsen venne nominato MVP della stagione regolare e delle finali prima di trasferirsi all'estero.
Anche nella stagione 2004-05 il Sydney si confermò ai vertici della lega nonostante diversi problemi fisici. Bruton rimase fuori per settimane a causa di un infortunio al gomito, mentre il promettente Luke Kendall subì la rottura del legamento crociato anteriore. L'ingaggio del lungo statunitense Rolan Roberts consentì alla squadra di mantenere un elevato livello competitivo. I Kings conclusero ancora una volta al primo posto e dominarono i Wollongong Hawks nella serie finale, vincendo il terzo titolo consecutivo e diventando la prima squadra nella storia della NBL a conquistare tre campionati di fila. Jason Smith fu nominato MVP delle finali.
Nel campionato 2005-06 i Kings terminarono nuovamente in vetta alla classifica e raggiunsero la finale. Durante l'All Star Weekend, tuttavia, Rolan Roberts riportò la rottura del muscolo pettorale mentre tentava una schiacciata in stile Vince Carter nella gara delle schiacciate. Per sostituirlo venne ingaggiato Sedric Webber. Nella serie finale il Sydney fu però sconfitta per 3-0 dai Melbourne Tigers guidati da Chris Anstey. Nello stesso periodo il club fu acquistato per circa due milioni di dollari australiani da Tim Johnston, presidente della società tecnologica Firepower International, che nel 2007 cedette una quota della proprietà a Dorry Kordahi, fondatore e amministratore delegato della DKM.
La stagione 2006-07 vide i Kings continuare a essere protagonisti nonostante la partenza di C.J. Bruton, trasferitosi ai Brisbane Bullets. Nei playoff la squadra affrontò proprio i Bullets guidati dall'ex capitano, venendo eliminata in semifinale per 2-0 mentre il leader , Jason Smith, tentava di giocare nonostante una mano fratturata.
Nel 2007-08 il Sydney tornò a sfidare i Melbourne Tigers in nella serie finale per il titolo nazionale. La sfida si protrasse fino alla decisiva gara 5, disputata in un clima di forte incertezza legato alle difficoltà economiche del club e alle voci su un possibile collasso societario. Davanti al proprio pubblico i Kings vennero sconfitti per 73–85, perdendo la serie per 3-2 e lasciando ai Tigers il titolo nazionale. 2008–2010: il fallimento del club
Il 24 marzo 2008 l'allenatore Brian Goorjian lasciò i Kings in seguito a una risoluzione consensuale del contratto.
La situazione economica della società peggiorò rapidamente nei mesi successivi a causa del collasso della Firepower International, principale proprietaria del club. Incapaci di far fronte al pagamento degli stipendi dei giocatori, i Kings videro revocata la propria licenza dalla NBL il 12 giugno 2008.
Agli inizi di luglio due tentativi dell'ultimo minuto per salvare i Sydney Kings dal fallimento non andarono a buon fine e la NBL confermò che la stagione 2008-09 si sarebbe disputata con sole undici squadre partecipanti. La perdita della licenza segnò di fatto la scomparsa della franchigia originale dei Sydney Kings, ponendo fine a uno dei cicli più vincenti della storia della National Basketball League australiana.
2010–2012: la rifondazione dei Kings Grazie a una nuova struttura dirigenziale e a una nuova proprietà, i Sydney Kings furono rifondati e tornarono a partecipare alla NBL nella stagione 2010-11, rientrando nel campionato dopo due anni di assenza. Nonostante l'arrivo di giocatori di rilievo come Julian Khazzouh, Ben Madgen e Luke Martin, nella loro prima stagione dopo il ritorno i Kings chiusero all'ultimo posto della classifica con un record di 8 vittorie e 20 sconfitte.
A causa del lockout NBA del 2011, il più celebre cestista australiano dell'epoca, l'ex centro dei Milwaukee Bucks Andrew Bogut, cercò una squadra con cui giocare durante la stagione 2011-12 della NBL. Bogut fu accostato agli Adelaide 36ers, ai Gold Coast Blaze e ai Sydney Kings, squadra per la quale tifava fin dall'infanzia. Sydney appariva la favorita per assicurarsi le sue prestazioni e il giocatore scelse effettivamente di debuttare nella NBL con i Kings. Tuttavia non fu possibile trovare una copertura assicurativa adeguata per il restante contratto da 39 milioni di dollari statunitensi che lo legava ai Bucks e l'accordo sfumò, privando i Kings e la NBL della presenza del più importante giocatore australiano del momento. Si riteneva che il suo arrivo avrebbe aumentato notevolmente sia gli abbonamenti dei Kings sia l'affluenza generale del campionato. Pur non riuscendo a scendere in campo, Bogut manifestò successivamente interesse a entrare nello staff tecnico dei Kings durante il lockout per aiutare la società. Anche questa ipotesi, tuttavia, non si concretizzò. I Kings mostrarono segnali di miglioramento nella stagione 2011-12, terminando il campionato al settimo posto con un record di 11 vittorie e 17 sconfitte.
2012–2018: anni di difficoltà continue Nei sei anni successivi i Kings continuarono ad attraversare un periodo difficile. Nelle otto stagioni disputate dal loro ritorno nella NBL riuscirono a qualificarsi ai playoff una sola volta, nel campionato 2012-13, chiudendo inoltre tutte e otto le stagioni regolari con un record negativo di vittorie e sconfitte. Nel novembre 2015 il club disputò la sua 800ª partita nella storia della franchigia.
In vista della stagione 2016-17, la leggenda del basket australiano Andrew Gaze venne nominata allenatore capo della squadra con un contratto triennaleSYDNEY KINGS ANNOUNCE ANDREW GAZE AS NEW HEAD COACH. Per rafforzare il roster furono ingaggiati giocatori di primo piano come Kevin Lisch, Brad Newley e Aleks Marić, oltre agli stranieri Greg Whittington e Michael Bryson. Dopo un promettente avvio, caratterizzato da cinque vittorie nelle prime sei partite, i Kings riuscirono però a vincere soltanto altre otto gare nelle restanti ventidue della stagione, mancando nuovamente la qualificazione ai playoff.
Prima dell'inizio del campionato 2017-18 la società aggiunse al roster altri tre giocatori stranieri: Amritpal Singh (il primo giocatore indiano a giocare nella NBL), Perry Ellis e Travis Leslie, oltre all'ala australiana Todd Blanchfield. I risultati, tuttavia, non migliorarono: la squadra perse sedici delle prime ventuno partite, mentre Kevin Lisch fu costretto a saltare gran parte della stagione regolare a causa di un infortunio al polpaccio.
Nella parte finale del campionato il club ingaggiò l'MVP della NBL 2016-17 Jerome Randle e il lungo Jeremy Tyler. Randle guidò i Kings a sei vittorie nelle ultime sette partite della stagione e venne inserito nell'All-NBL Second Team, ma ciò non bastò per raggiungere i playoff. Sydney mancò infatti la qualificazione alla post-season per il quinto anno consecutivo.
2018–2021: il ritorno alle finali La stagione 2018-19 coincise con il trentesimo anniversario dei Sydney Kings nella NBL. Il 24 aprile 2018 il club annunciò l'ingaggio dell'icona del basket australiano Andrew Bogut. Nello stesso periodo la franchigia divenne la prima a beneficiare del nuovo Next Stars Program della NBL, iniziativa che offriva ai giovani talenti provenienti dalle scuole superiori un'opportunità professionistica alternativa al basket universitario statunitense. Attraverso questo programma i Kings misero sotto contratto il giovane statunitense Brian Bowen.