I Gatti furono una famiglia lombarda originaria di Gonzaga, appartenente alla borghesia rurale e assurta a particolare ricchezza e rilievo politico tra età napoleonica e Restaurazione.M. A. Romani e Fondazione Banca Agricola Mantovana, Storia di Mantova: le radici del presente 1792-1960, Tre Lune 2005, p. 380. Il loro patrimonio fondiario si estendeva, oltre che a Gonzaga, anche a Moglia e Concordia sulla Secchia nel modenese.Sesto S. Giovanni, Fondazione ISEC, Archivio Zaccaria, Archivio generale: amministrazione, Atti di famiglie diverse, Busta 15, Fasc. 83, Gonzaga (Mantova) 1861 - 1864: Atti notarili riguardanti beni e possedimenti delle famiglie Riva e Gatti Grami.S. Barresi, Storie di carte, storie di famiglia. L'archivio della famiglia Zaccaria (1498 -1942), Guerini e Associati Ed., Milano 2007, pag. 133. Residente a Modena e Bologna, il successivo spostamento a Milano ha interessato il ramo dei Gatti Grami a causa della parentela contratta con i Sessa, nobile famiglia alla cui estinzione i Gatti Grami hanno ereditato cognome e sostanze.Andrea Borella, Annuario della Nobiltà Italiana, Edizione XXXII, Teglio (SO), 2015, S.A.G.I. Casa Editrice, Vol. 2 della Parte II, alla voce Sessa (2° ramo, estinto nei Gatti Grami) Annovera fra i suoi membri Angelo Gatti Grami, esponente del Risorgimento mantovano, e Girolamo Gatti, Senatore del Regno d'Italia e Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia..
Storia della famiglia Origini e discendenze principali La famiglia Gatti ha il suo capostipite documentato in Giovanni,Bollettino delle leggi del Regno d'Italia, Parte 2, Stamperia Reale Veladini, Milano 1806, pag. 863 possidente terriero residente a Gonzaga nella prima metà del Settecento. Dal suo matrimonio con Elisabetta Sissa si divisero due discendenze principali: Domenico Gatti diede origine alla linea dei Gatti Grami, che continua in linea maschile sino ad oggi; in particolare, il secondo cognome Grami entrò nell'uso di questo ramo a partire dal figlio di Domenico, Giuseppe, nato nel 1767 da Maria Grami e battezzato soltanto come Giuseppe Gatti.Moglia, Chiesa di S. Giovanni Battista, Libro dei nati, Indice dell'anno 1767. Questi, sposatosi con Domenica Scarpari, aggiunse il cognome Grami solo in età adulta per volontà di un cugino materno, ultimo discendente di una ricca famiglia possidente di Moglia, che morì senza figli e rovinato dal gioco.B. Pavesi, Relazioni sui delitti commessi nelle terre dei Gonzaga dal 1492 al 1722, 1993, pag. 198.L'aggiunta del cognome va collocata prima del 9 novembre 1809 quando nei registri dello Stato civile napoleonico è Rosalinda la prima dei figli a comparire col doppio cognome. Giuseppe Gatti (1748 - ?), altro figlio di Giovanni e marito di Antonia Scarpari, è capostipite invece del ramo che diede i natali a Federico Gatti, proprietario a metà Ottocento di un vasto patrimonio fondiario a Gonzaga e padre di Girolamo Gatti (1866 - 1956); questa linea tuttavia si estinse in linea maschile proprio con lo stesso Girolamo, avendo avuto dalla moglie Eleonora Guarnieri solo figlie femmine.
L'accrescimento dei beni fondiari
Il confuso periodo che va dall'occupazione delle truppe francesi al Regno d'Italia sino alla Restaurazione (1796 - 1815) fu per i Gatti il principio della loro fortuna: in quel ventennio i fratelli Domenico e Giuseppe coi loro figli, sfruttando le confische e la svendita dei beni ecclesiastici, riuscirono ad accumulare un ingente patrimonio fondiario che andava ad aggiungersi a quello già ereditato dal padre Giovanni Gatti. La ricchezza della famiglia aumentò quindi considerevolmente, e con essa anche il prestigio se nel 1807 il Viceré d'Italia Eugenio di Beauharnais nominò Giuseppe Gatti Consigliere per il Dipartimento del Mincio.Bollettino delle leggi del Regno d'Italia, Parte 2, Regia Stamperia Veladini, Milano 1806, Pag. 863 L'omonimo nipote Giuseppe, figlio del fratello Domenico, si impegnò invece, dopo l'accrescimento delle terre, in una politica di sviluppo della loro produttività: il sistema della mezzadria fu limitato a favore di un controllo più diretto dei terreni, mentre la tendenza degli affittuari e dei mezzadri a non corrispondere o ritardare i pagamenti o i canoni in natura richiesti furono spesso corrisposti con ricorsi di tipo giudiziario.
Giuseppe Gatti Grami contrasse due matrimoni: il primo con Domenica Scarpari, parente di Antonia Scarpari moglie dello zio omonimo Giuseppe Gatti, il secondo con Anna Maria Zaccaria, appartenente a nobile ed antica famiglia cremonese. Dei tre figli maschi, tutti nati dal primo matrimonio, Angelo assunse la conduzione del patrimonio familiare a Gonzaga, Anselmo divenne dottore in medicina e medico primario del comune di San Benedetto Po,Atti della quarta riunione degli scienziati tenuta in Padova nel Settembre del 1842, Tipografia del Seminario, 1843, pag. 83 mentre Celeste fu il primo della famiglia ad avere interessi nel modenese, sposandosi a Concordia sulla Secchia con Angiola Bellini: da quest’ultima nacque Emilia Gatti Grami, andata in sposa nel 1849 al Commendatore della Corona d'Italia Giovanni Bortolucci, Deputato al Parlamento del Regno dal 1865 al 1882.La Rassegna nazionale, XXIII (1901), pp. 186-92
Il ramo Gatti Grami di Moglia L'età risorgimentale L'epoca in cui visse la discendenza di Domenico e Giuseppe Gatti furono anni di fermento politico: i moti del 1848 e le Guerre d'indipendenza erano alle porte. Di fronte a questi eventi, l'accortezza con cui i Gatti rivolsero i propri interessi alla cura e al mantenimento dei propri beni si accompagnò all'impegno politico sul territorio: già si è detto del ruolo di Giuseppe Gatti come Consigliere per il Dipartimento del Mincio sotto i francesi; negli anni quaranta invece, sotto il restaurato potere asburgico, fu la volta di Angelo Gatti Grami che venne nominato membro della Congregazione Provinciale di Mantova, i cui sette componenti venivano scelti fra i possidenti nobili o borghesi della provincia i cui beni avessero un valore censuario non inferiore ai 2000 scudi. L'attività di Angelo Gatti all'interno di questo collegio fu inizialmente volta alla collaborazione col governo centrale, ma presto, resosi conto dell'ininfluenza degli organismi rappresentativi nei confronti delle autorità, pensò che la cacciata degli austriaci fosse l'unica speranza per il territorio mantovano: lo scoppio della Prima guerra di indipendenza nel 1848 parve l'occasione giusta per agire. Il Gatti organizzò quindi segretamente con Pietro Panzani ed altri il movimento di cospirazione e propaganda anti-austriaca che animò il distretto di Gonzaga sino alla fine della guerra, la quale però si concluse con la vittoria degli austriaci.C. d'Arco, Studi intorno al Municipio di Mantova dall'origine di questa fino all'anno 1863 ai quali fanno seguito doc. rari ed inediti per Carlo d'Arco, Guastalla 1873, p. 68. Da quel momento per il Gatti, già vittima di delazioni e una denuncia e quindi tenuto sotto controllo dalla polizia che sospettava fortemente di lui, fu sempre più difficile continuare l'attività politica in seno alla Congregazione Provinciale, fino al punto in cui, nel luglio del 1849, una petizione sottoscritta da cinque dei sette membri della Congregazione contro le imposte per il mantenimento dell'esercito austriaco, causò a lui e agli altri sottoscrittori una pesante multa, seguita per il Gatti dall'apertura di un'istruttoria circa le sue attività durante la guerra e per l'ingegnere Arrivabene addirittura dalla prigione: gli esiti dell'istruttoria, che potevano prevedere la confisca dei beni e anche la pena di morte per alto tradimento fu scampata con la fuga e l'esilio. Il Gatti infatti riparò nel Regno di Sardegna, portando con sé la moglie Anna Coppini e i figli Giuseppe e Pompeo.G. Rumi - G. Mezzanotte - A. Cova, Mantova e il suo territorio, Cariplo, Milano 1999.T. Mazzola, Fatti, avvenimenti, episodi e personaggi mogliesi nell'età della restaurazione e delle guerre d'indipendenza (1815-1866), Quistello, Off. Grafica Ceschi, 1984.
Il ritorno a Mantova fu precluso per più di un decennio, dal momento che gli austriaci sorvegliavano con una fitta rete di spie e informatori le attività dei cittadini.
Con lo scoppio della Terza guerra di indipendenza, Pompeo, il figlio più giovane di Angelo Gatti, si arruolò come volontario tra le file dell'esercito sabaudo, e così fece anche il cugino Federico Gatti, figlio di Gerolamo e Maria Teresa Moretti e nipote del predetto Giuseppe Gatti:Regia Deputazione di storia patria per le province modenesi, Atti e memorie, 1988, pag. 276. essi, combattendo per la liberazione della Lombardia dal giogo austriaco, si guadagnarono la promozione a ufficiali del Regio Esercito.
La vendita dei possedimenti a Gonzaga Poco tempo dopo la morte di Angelo Gatti Grami (1863), una volta nato il Regno d'Italia, fu possibile il ritorno dei Gatti Grami a Gonzaga e il loro pieno recupero nel possesso dei beni. Il mantenimento delle rendite agricole si rivelò però meno conveniente rispetto al passato: la lunga assenza aveva reso difficile sia i rapporti con i mezzadri e i fittavoli, sia la gestione pratica del grande patrimonio ereditato. Quindi nel 1864 Anna Coppini vedova Gatti Grami, in accordo coi figli e consigliata dal cognato Anselmo Gatti e dal nipote Giovanni Bortolucci, fece stilare l'atto di vendita di una parte dei beni a favore di diversi acquirenti, il maggiore dei quali fu il curato di Moglia don Luigi Zucchi.
Grazie al guadagno ottenuto dalla vendita, i fratelli Giuseppe e Pompeo Gatti Grami accumularono un ingente capitale col quale fondarono una società, attiva a Moglia, Modena e Parma nei settori della produzione e commercio di prodotti agricoli e da allevamento.
Restava comunque cospicuo il patrimonio terriero a Moglia: nel 1889, Giuseppe Gatti Grami, allora sindaco del comune, risultava primo estimato della comunità mogliese.
Giovanni Bortolucci Ebbe importanza per il ramo dei Gatti Grami il matrimonio, celebrato nel 1849, tra Emilia Gatti Grami e il cavalier Giovanni Bortolucci, il quale, assieme allo zio Anselmo Gatti Grami, sostenne i figli orfani di Angelo Gatti Grami, Giuseppe e Pompeo. Il Bortolucci nel 1866 era stato eletto Deputato alla Camera del Regno nel gruppo dei cattolici liberali. Sono noti i convegni politici di ispirazione cattolica organizzati da Giuseppe Bortolucci, Emilia Gatti Grami e i nobili Campello della Spina, ai quali presero parte esponenti di spicco del partito cattolico di quei tempi, come Cesare Cantù, il conte Cesare Valperga di Masino e il barone Vito D'Ondes Reggio e dove fiorì l'opposizione alla politica anti-clericale del neonato governo italiano. Il ramo Gatti di Gonzaga Benché con la costituzione della società a gestione familiare i Gatti Grami si fossero adoperati per rendere nuovamente produttive le proprietà terriere superstiti a Moglia di Gonzaga, erede delle ininterrotte tradizioni fondiarie fu il loro cugino Federico Gatti, abitante a Gonzaga e detentore ancora di vasti possedimenti provenienti in parte dall'asse ereditario del bisnonno Giovanni Gatti, in parte da acquisti e doti matrimoniali.D. Marelli, L'archivio di Monsignor Luigi Martini: inventario, 2003, pag. 120. Tornato dalla guerra col grado di Tenente del Regio Esercito, il Gatti sposò Zeffira Sofia Orsi dalla quale, come si è detto sopra, ebbe il figlio Girolamo che negli anni a seguire fu avviato, secondo una tradizione consolidatasi in famiglia, agli studi in medicina, ma senza trascurare un'educazione volta anche alla gestione del patrimonio fondiario.
Sviluppo imprenditoriale e carriera di Girolamo Gatti