Fu uno degli inventori del genere bossa nova e uno dei protagonisti della musica popolare brasiliana.
Considerato da molti il più importante compositore brasiliano nell'ambito della musica popolare (omologo di Heitor Villa-Lobos nel campo della musica colta), nel suo paese è conosciuto semplicemente come O Maestro. Talora è citato nei crediti come Tom Jobim.
Biografia Infanzia Antônio "Tom" Carlos Jobim nacque il 25 gennaio 1927 nella casa dei suoi genitori in Rua Conde do Bonfim 634, nel quartiere di Tijuca, nella zona nord Rio de Janeiro, ma la famiglia si trasferì presto a Ipanema, sul litorale della città carioca.
Tom, come verrà sempre chiamato, era figlio di un diplomatico, professore, poeta e scrittore, Jorge Jobim, e di una professoressa, Nilza Brasileiro de Almeida Jobim, direttrice di una rinomata scuola femminile. Nel 1931 nacque la sua unica sorella, Helena, divenuta scrittrice e giornalista.
L'appellativo di Tom gli fu dato dalla madre, che lo coniò ispirandosi a una canzone francese, perché la piccola Helena non riusciva a pronunciare il nome completo del fratello maggiore.
Nel 1935 il padre Jorge morì in circostanze non chiare. Secondo alcune fonti si trattò di suicidio; secondo Helena Jobim, invece, si trattò di arresto cardiaco a causa di una dose eccessiva di morfina che gli era stata prescritta come antidepressivo. Il padre, uomo profondamente religioso e inquieto, di cultura ottocentesca, abbandonò per due volte la famiglia per le divergenze con la moglie, di idee socialiste. La sua figura influenzerà Tom per tutta la vita. La carriera di diplomatico di Jorge Jobim non decollò mai completamente, condizionata dal suo umore e dai suoi problemi caratteriali. Dopo alcune esperienze nelle sedi diplomatiche brasiliane, decise di ritornare stabilmente in patria e divenne prima professore di diritto e poi funzionario del ministero dell'educazione. Non poteva restare a lungo fuori dal suo paese: soffriva di saudade do Brasil. Non era il titolo di una canzone (Tom intitolerà così una sua opera strumentale) o una barzelletta: per Jorge Jobim era una cosa seria e lo sarà sempre anche per il figlio.
La madre Nilza si risposò nel 1937 con Celso Frota Pessoa, che ne adottò i figli. La famiglia si trasferì prima a Copacabana e poi ritornò a Ipanema in una casa immersa nel verde e nella natura che influenzerà molto il compositore. Il padre adottivo era socialista e agnostico, molto diverso da Jorge; fu lui, insieme a uno zio materno, a indurre Tom a coltivare il proprio talento musicale.
L'incontro con il pianoforte
Tom crebbe in un ambiente familiare che favorì la sua formazione musicale. A casa, grazie a due zii musicisti, si ascoltavano Bach, Igor' Fëdorovič Stravinskij, Arnold Schönberg, Sergej Sergeevič Prokof'ev, Claude Debussy, Maurice Ravel e Béla Bartók e, ovviamente, la musica brasiliana, Heitor Villa-Lobos, Ary Barroso, Dorival Caymmi e Pixinguinha, il choro e i chôrinhos.
A quattordici anni Tom scoprì un pianoforte nel garage di casa. Dapprima lo trattò con distacco (era stato acquistato per la sorella Helena e Tom lo considerava roba da ragazze), ma allo stesso tempo ne fu intimorito. Fu l'avvenimento che gli cambiò la vita. Iniziò a prendere lezioni, svogliatamente, ma abbastanza per apprendere velocemente le basi, e non solo, della teoria musicale e della tecnica strumentale.
Non imparò solo a suonare il pianoforte. Gli servì solo per iniziare a comporre scale e armonie: suonare lo strumento era per Tom un fatto tutto sommato secondario. Era la ricerca di soluzioni armoniche originali che gli interessava innanzitutto. In seguito completò gli studi musicali dedicandosi alla composizione e imparò a suonare il flauto e la chitarra.
Nel 1946 si iscrisse alla facoltà di architettura, ma l'abbandonò presto. Decise che la sua vita sarebbe stata la musica.
Le prime esperienze
Nel 1949 Jobim si sposò con Thereza Hermanny e un anno dopo nacque il suo primo figlio, Paulo. La seconda figlia della coppia, Elisabeth, nacque nel 1957.
Preoccupato per le condizioni economiche della famiglia, iniziò a cercare ingaggi e a suonare nei night club (i famigerati inferninhos) di Copacabana. Formò un gruppetto di cui faceva parte anche Newton Mendonça, suo primo grande partner musicale (morto giovanissimo nel 1960). Una caratteristica di molti di questi locali, spesso bettole di infimo ordine, ma anche locali più chic, è che erano tematici. Così Tom suonò ogni genere e stile musicale che si potesse ascoltare in Brasile a quell'epoca: samba, tango, jazz, swing, canzoni francesi e americane. Fu una palestra importante e fu in quei locali che iniziò a farsi un nome e a perfezionare il suo personalissimo senso dell'armonia.
Tramite lo zio, Tom conobbe il direttore di una radio di Rio che gli procurò una scrittura come pianista per l'emittente e, contemporaneamente, in un locale notturno. Furono i suoi primi lavori da professionista.
I suoi primi lavori importanti furono come arrangiatore. Nel 1952 iniziò a lavorare alla casa discografica Continental. Fu assunto perché sapeva leggere la musica e inizialmente il suo compito era quello di scrivere sul pentagramma la musica composta dagli artisti dell'etichetta. Il suo modo di trascrivere era però personalissimo: Jobim stravolgeva i pezzi, non solo li arrangiava, li riempiva di accordi che nessuno era in grado di capire e di suonare.
Nell'aprile del 1953 uscì il primo disco contenente una canzone di Jobim. Era un 78 giri di Mauricy Moura che conteneva Inserteza composta con Mendonça. Pochi mesi dopo uscirono altri dischi con sue canzoni: Pensando em você e Faz uma semana cantate da Ernani Filho.
I primi successi
Il suo primo successo come compositore fu Tereza da Praia, un samba-cançao su testo di Billy Blanco, inciso da Dick Farney e Lúcio Alves nel 1954, che era un omaggio alla moglie Theresa.
Il 1954 fu l'anno decisivo per la carriera di Jobim. La Continental decise di lanciare un LP che doveva essere un omaggio e una esaltazione di Rio (con le sue montagne, il suo mare e il suo sole) e lo commissionò a Jobim. Il disco, intitolato Rio de Janeiro - Sinfonia Popular em Tempo de Samba, con testi del paroliere Billy Branco e interpretato da cantanti di successo tra i quali Elizete Cardoso, Dick Farney, Lúcio Alves e altri, non fu un successo memorabile, anche perché l'arrangiamento non fu affidato a Jobim, ma al suo mentore Radamés Gnatalli (allora principale arrangiatore della casa discografica), ma consolidò la sua reputazione.
Alla radio nazionale poté rappresentare una sua composizione sinfonica dedicata al padre, Lenda, e in seguito lavorò con Dolores Duran, celebre compositrice e cantante dell'epoca, e con tutti i principali cantanti brasiliani (tra i quali Luiz Bonfá). Alla fine del 1954 era considerato uno dei migliori arrangiatori e compositori del paese preceduto solo dal mostro sacro Pixinguinha.
Nel 1955 Jobim divenne direttore artistico dell'etichetta Odeon, la più importante del Brasile. Alla fine dell'anno se ne andò, ma l'esperienza gli servì comunque molto e gli diede modo di lavorare con Aloysio de Oliveira con il quale compose molte canzoni poi divenute classici della bossa nova (Dindi, Eu Preciso de você, Demais e Inútil paisagem).
L'incontro con Vinícius
Nel 1956 il poeta, diplomatico e musicista Vinícius de Moraes propose a Jobim di musicare il suo poema Orfeu da Conceição. I due si conoscevano poco e solo perché frequentavano lo stesso esclusivo locale di Ipanema, il Clube da Chave, dove Tom suonava il piano e che fu la vera culla della musica brasiliana degli anni cinquanta. Vi si esibiva spesso Johnny Alf, un musicista che suonava il jazz e il cui stile conteneva già il DNA della futura bossa nova.
Jobim fu consigliato a Vinícius, appena tornato da un soggiorno diplomatico all'estero, da suo cognato, il giornalista Ronaldo Bôscoli. L'incontro decisivo, secondo la versione ufficiale della storia, avvenne in un bar del centro, il Villarino, luogo d'incontro degli intellettuali di Rio, alla presenza del giornalista Lúcio Rangel. Alla proposta del grande poeta, Jobim chiese: «C'è da guadagnarci qualche soldo?» L'uscita indignò Rangel che rimproverò il pianista: «Come fai a parlare di soldi davanti a un invito come questo? Tom, hai di fronte il poeta Vinícius de Moraes!». Jobim non si impressionò poi molto e rimase dell'idea che la questione economica non era poi così trascurabile, ma Vinícius simpatizzò immediatamente per l'impertinente pianista.
Ne nacque una amicizia e una collaborazione che fece la storia della musica brasiliana. La sintonia tra i due si rivelò immediatamente fruttuosa. Jobim e Vinícius si rinchiusero in un appartamento di Rio e iniziarono a lavorare sull'Orfeo, la versione carioca del mito classico. Dopo alcuni tentativi su temi samba, fu la volta di Se todos fossem iguais a você e di altre splendide canzoni.
La piéce fu rappresentata il 25 settembre del 1956 al Teatro Municipal di Rio de Janeiro, con Haroldo Costa nella parte di Orfeo e Dirce Paiva in quella di Eurídice. Ebbe un notevole successo e, nell'ottobre dello stesso anno, Aloysio de Oliveira, che aveva sostituito Jobim alla direzione artistica della Odeon, pubblicò un disco con le canzoni dello spettacolo teatrale. Gli arrangiamenti erano di Jobim, la chitarra era suonata da Luiz Bonfá e la voce di Orfeo era di Roberto Paiva.
Non si può dire che il disco ebbe un grande successo commerciale, ma si trattava pur sempre dell'opera di uno dei più considerati intellettuali brasiliani. La carriera di Jobim come compositore ebbe un nuovo impulso. Le sue canzoni venivano incise da tutti i più importanti interpreti: fu soprattutto la bravissima Sylvia Telles a lanciare le sue nuove canzoni scritte con il fido Newton Mendonça.
Orfeu negro
Nel 1957 il produttore francese Sacha Gordine, che aveva conosciuto Vinícius durante un suo soggiorno diplomatico a Parigi, decise di realizzare un film basato sul lavoro teatrale Orfeu da Conceição. Gordine decise di non utilizzare nessuna delle musiche già scritte per la piéce originale e per il film, una co-produzione franco-italo-brasiliana, pretese una nuova partitura che fu commissionata a Jobim e a Vinícius.
Jobim rimase parecchio indispettito: non capiva perché bisognasse rifare tutto il lavoro. Ma Vinícius era amico del produttore e quindi, alla fine, Jobim si sottomise alla richiesta. In pochi giorni, al telefono (Vinícius si trovava in quel periodo a Montevideo in missione diplomatica), vennero composte alcune nuove canzoni: A felicidade, Frevo e O nosso amor.
Il regista, Marcel Camus, e Gordine non le ritennero sufficienti e aggiunsero due pezzi composti da Luiz Bonfá che era stato ingaggiato per suonare la chitarra e per la direzione artistica. Bonfá tirò fuori dal cassetto due sue vecchie e inedite composizioni. Ci fu un po' di scarica barile su chi avrebbe scritto i testi: Vinícius declinò l'invito e alla fine Antônio Maria, pur senza entusiasmo, scrisse le parole per Manhã de Carnaval e Samba de Orfeu. Vinícius protestò perché riteneva i testi del tutto estranei alla sua idea di Orfeo: erano troppo positivi e ottimistici, mentre la sua era, nelle intenzioni, la riproposizione di una tragedia greca.
I motivi che portarono malcontento tra i musicisti brasiliani (in particolare Jobim) e che rischiarono di far naufragare il progetto (al punto che Gordine cercò di risolvere la cosa accordandosi con dei compositori europei) erano legati ai diritti di pubblicazione. Le canzoni originali non andavano bene perché erano già state pubblicate in Brasile e i francesi, invece, volevano canzoni inedite per poterle pubblicare in Francia. Gordine si prese, così, metà della torta e furono inseriti nel gruppo il regista Marcel Camus e due parolieri francesi a cui, nonostante non avessero fatto niente, fu attribuita una quota. Alla fine a Jobim («Fu una truffa!») e a Vinícius, così come a Bonfá e a Antônio Maria, rimaneva solo il 10%.