Gli epigoni (o I discendenti) (greco antico: Ἐπίγονοι) è una tragedia perduta di cui restano solo frammentiFrr. 189-195 R., scritta dal tragediografo Sofocle nella metà del V secolo a.C..
Trama Sofocle s'ispirò, per la stesura della tragedia, ad un poema epico perduto intitolato Gli Epigoni, che trattava il mito degli Epigoni, ovvero i discendenti dei Sette condottieri che presero parte alla guerra scatenata da Polinice contro Tebe. La tragedia era probabilmente ambientata direttamente prima della spedizioneLo si ricava dal fr. 275 dell'omonima tragedia di Accio, che è concordemente ritenuta una "traduzione" da Sofocle., ad Argo, davanti alla reggia di TersandroFrr. 284-285 di Accio.. La reggia di Tersandro è più probabile di quella di Anfiarao, poiché la presenza di Demonassa, sua moglie e figlia di Erifile, in un'altra reggia sarebbe difficile.
Al centro della tramaCfr. la ricostruzione di A. Kiso, Notes on Sophocles' Epigoni, in «Greek, Roman, and Byzantine Studies» (GRBS), 1977, pp. 207-226. vi è la riluttanza di Alcmeone a guidare la spedizione militare contro Tebe, poiché il padre Anfiarao gli aveva imposto di uccidere la madre Erifile prima di partire per vendicare il tradimento subito. L'opera mette in scena un forte confronto fraterno tra Alcmeone, riluttante e angosciato dal dilemma morale tra il dovere filiale e il matricidio, e il fratello Anfiloco, il quale spinge risolutamente per la guerra sostenendo che il volere divino e paterno debba essere compiuto.
La svolta drammatica che piega l'ostinazione di Alcmeone non deriva direttamente dall'oracolo divino (che si limita a sanzionare il matricidio), bensì dalla scoperta di un secondo tradimento di Erifile. Quest'ultima, corrotta una seconda volta tramite la consegna del peplo di Armonia per spingere i figli alla guerra, viene smascherata grazie all'intervento di Demonassa. Messa di fronte alla nuova colpa materna, la resistenza di Alcmeone crolla definitivamente, portando all'esecuzione del matricidio.
Nel finale dell'azione, in seguito all'omicidio, Alcmeone viene colto da una temporanea follia che gli dei fanno subito svanire in virtù della pietosità e della giustizia del suo gesto filiale. L'opera si conclude con la previsione della futura vittoria degli Epigoni a Glissa, guidati da un Anfiloco erede delle capacità profetiche del padre, evitando così la tradizionale purificazione esterna dell'eroe e permettendo lo svolgersi della campagna militare. Conservazione Anche dalle recenti scoperte papiracee sembra che il dramma riprendesse il tema eschileo del matricidio, presentando Alcmeone che, per vendicare il padre Anfiarao, uccideva la madre Erifile, venendo a discussione con lo zio AdrastoM. Murray, Newly Readable Oxyrhynchus Papyri Reveal Works by Sophocles, Lucian, and Others, in "Theatermania", 18 Aprile 2005.. Infatti, nell'aprile del 2005, studiosi di studi classici dell'Università di Oxford, utilizzando la tecnologia a infrarossi precedentemente impiegata per le immagini satellitari, ne hanno scoperto ulteriori frammenti nei Papiri di Ossirinco:
Prima di questo ritrovamento, diversi frammenti erano stati definitivamente attribuiti agli Epigoni. Uno di questi recitava «O figlio mio di sventura gravato, quale mai voce hai tu posta alle labbra?». A quanto pare, Erifile diceva queste parole ad Alcmeone poco prima che la uccidesse. Un altro frammento ha un tema simile: «Donna cui sfrontatezza estrema il passo / spinse oltre il segno, e che a null'altro il freno / volgesti mai: nessun flagello è tristo / o fia peggior di te, che nata vivi / sol per recare ai miseri mortali / affanni acuti e duol senza confine».
Un altro frammento presenta uno scambio tra Alcmeone e Adrasto, fratello di Erifile e quindi zio di Alcmeone, il quale osserva che Adrasto «è il fratello di una donna che ha ucciso suo marito». Adrasto ribatte accusando Alcmeone di aver assassinato «la madre che lo ha partorito». Un'osservazione nel libro di Filodemo sulla musica porta gli studiosi a credere che la disputa tra Alcmeone e Adrasto sia stata in qualche modo risolta attraverso il potere della musica. Un altro frammento propone l'idea che «le vittime dell'invidia scoprono che la cattiva reputazione prevale sulle azioni vergognose piuttosto che su quelle onorevoli». Un ulteriore frammento nota che qualcuno (non nominato nel frammento) non vivrà più ad Argo.
Oltre ai frammenti assegnati agli Epigoni, esistono sette frammenti attribuiti a un'opera teatrale di Sofocle intitolata Erifile e molti studiosi ritengono che questo sia solo un titolo alternativo per gli Epigoni. .
Esistono altri frammenti che potrebbero appartenere a questa tragedia, ma la loro attribuzione è incerta. Ad esempio, un frammentoFr. 958. che narra della morte di Anfiarao – quando la terra di Tebe si aprì per accoglierlo con le sue armi, i suoi cavalli e il suo carro. Note
Bibliografia R. C. Jebb-W. G. Headlam-A. C. Pearson, The Fragments of Sophocles, Cambridge, University Press, 1917. A. Kiso, Notes on Sophocles' Epigoni, in «Greek, Roman, and Byzantine Studies» (GRBS), 1977, pp. 207-226. H. Lloyd Jones, Sophocles: Fragments, Harvard, University Press, 1994.
Categoria:Opere teatrali ambientate a Tebe