La Via Romana agli Dei, altrimenti detta Tradizione Romano-Italica, o Tradizionalismo Romano-Italico o Gentilità Romano-Italica, è la continuazione e riproposizione moderna e contemporanea della Religione Romana e italica attraverso pratiche tratte o adattate dalla documentazione storica dell'Antica Roma. A volte è qualificata, per molti suoi seguaci impropriamente, come neopaganesimo romano-italico.

È praticata in Italia in forma sia individuale che comunitaria, da alcune migliaia di persone, raccolte in diverse associazioni. Gruppi minori esistono anche in altri paesi europei e in Nord America.e in altri Paesi europei e in Nord America.

Inquadramento Alcuni studiosi delle religioni tendono ad associare la via romana agli dèi al gruppo di religioni appartenenti al neopaganesimo, mentre gran parte degli aderenti rifiutano sia tale associazione sia il concetto stesso di neo-paganesimo, come si è venuto a sviluppare negli ultimi decenni del Novecento. Le principali associazioni aderiscono all'organizzazione delle religioni etniche europee dell'ECER (European Congress of Ethnic Religion).

Culto

La via romana agli dèi è una religione politeista. Tuttavia, a seconda delle sensibilità e come avviene anche in altre tradizioni, alcuni gruppi pongono l'accento sull'unità di fondo del divino, di cui la molteplicità sarebbe espressione.

Alcuni gruppi, come il Movimento Tradizionale Romano, praticano i rituali esclusivamente in ambito privato, altre realtà, come l'ente per la religione classica "Pietas Comunità Gentile", provvedono allo svolgimento di riti aperti al pubblico, prevalentemente presso i templi eretti dal suddetto ente.

Ogni individuo adulto è sacerdote di sé stesso e venera anzitutto il proprio Genio (o la propria Iuno, nel caso delle donne), i Lari familiari, divinità protettrici della propria casa, i Penati (divinità della Patria), gli dei Mani (spiriti degli antenati), in secondo luogo le divinità, alle quali sono consacrate le festività dell'anno calendariale. Tali dèi sono i dodici Olimpi coi nomi romani (Giove, Giunone, Minerva, Marte, Apollo, Diana, Venere, Bacco, Nettuno, Cerere, Vulcano e Mercurio) e altre divinità come Plutone, Vesta, Proserpina, Ercole, Giano, Saturno, Quirino (ossia Romolo divinizzato), Enea divinizzato, Esculapio, Sol Invictus, Mater Matuta, Anna Perenna, imperatori romani divinizzati come Cesare, Augusto, Traiano, Antonino Pio, Giuliano o Marco Aurelio, la dea Roma, Cibele, Bellona, Tellus, Bona Dea, ecc. e tutte quelle che considera protettrici di sé o della propria famiglia e comunità.

Le occasioni rituali importanti, come i momenti di passaggio della vita (nascita, pubertà, matrimonio, morte), le ordinarie festività annuali, i tre cardini del mese (Calende, none, Idi), i solstizi, gli equinozi e le fasi lunari sono spesso celebrati comunitariamente. In particolare, i riti legati alle fasi lunari, le calende, le none e le idi si basano sulla logica dell'evoluzione spirituale; annualmente il collegio pontificale dell' ente per la religione classica "Pietas Comunità Gentile" elabora il calendario per le festività sulla base di calcoli lunisolari, che vengono poi celebrate dai praticanti in sede privata o presso i templi riedificati.Per ben comprendere le logiche intime della tradizione romana si segnala la lettura di Il culto privato di Roma Antica, vol. 1 e 2, di Attilio de Marchi, Aspetti esoterici nella Tradizione Romana di Elio Ermete e Memoranda et Agenda del MTR, quest'ultimo non privo di diverse imprecisioni.

Di importanza fondamentale è la lettura dei testi antichi pervenuti.Raucci La tradizione gentile considera alcuni poemi epici come testi sacri, in particolare lIliade e lOdissea di Omero (ambito greco), e lEneide di Virgilio (ambito romano). Altrettanta valenza sacra conservano gli Inni omerici e quelli orfici. Nelle fonti antiche (sia epigrafiche sia letterarie) si rinvengono molte preghiere (Cicerone, Lucrezio, ecc.).

Storia Teorie della continuità

In Grecia Nella penisola di Mani, nel Peloponneso, il cristianesimo fu introdotto tardivamente, con i primi templi greci convertiti in chiese cristiane nell'XI secolo. Il monaco bizantino Nikon il Metanoita (Νίκων ὁ Μετανοείτε) fu inviato nel X secolo per convertire i Manioti, che erano rimasti prevalentemente pagani. Sebbene la predicazione di Nikon avesse avviato il processo di conversione, ci vollero oltre 200 anni affinché la maggior parte della popolazione accettasse pienamente il cristianesimo, cosa che avvenne solo nell'XI e XII secolo. Patrick Leigh Fermor osservò che i Manioti, isolati dalle montagne, furono tra gli ultimi greci ad abbandonare la religione pagana.Mani (1958) In De Administrando Imperio, Costantino VII scrive che i Manioti erano chiamati 'Ellenici' e che furono pienamente cristianizzati solo nel IX secolo, sebbene alcune rovine di chiese del IV secolo indichino una presenza cristiana precoce. Il terreno montuoso della regione permise ai Manioti di sfuggire agli sforzi di cristianizzazione dell'Impero romano d'Oriente, preservando così le tradizioni pagane nello stesso territorio che fu l'Alma Mater di Gemistos Plethon.Constantino VII, De Administrando Imperio p237

Il lignaggio bizantino rappresenta la continuità interna del pensiero greco nell'Impero bizantino, caratterizzato da una gestione strategica del rischio teologico attraverso pratiche di oikonomia e dissimulazione, riconducibili alla moderna categoria di cripto-paganesimo. La sopravvivenza dei lignaggi neoplatonici fu garantita da figure come Proclo (412–485) e Damascio (458–538), praticanti espliciti di paganesimo ellenico e teurgia, che trasformarono le proprie opere in strumenti filosofici di continuità con la tradizione religiosa e cosmologica classica, similmente ai rituali e culti civici romani. La pseudepigrafia dello Pseudo-Dionigi l'Areopagita (c. 500), attribuita a Damascio, sancì una continuità simbolica tra filosofia ellenica e teologia cristiana. Altre figure come Ammonio di Ermia (440–520) utilizzarono accomodamenti pragmatici con le autorità cristiane per preservare le scuole neoplatoniche.

Simplicio di Cilicia (fl. 530–560), allievo di Damascio, preservò ampie sezioni di testi pagani perduti, tramite i commentari aristotelici, fonte primaria per la tradizione ellenica nei secoli successivi.Richard Sorabji (ed.), Aristotle Transformed, London, Duckworth, 1990, pp. 235–260. Accanto a lui operò Prisciano di Lidia (VI sec.), il cui Solutionum ad Chosroem mostra la sopravvivenza della fisica e cosmologia platonica nella diaspora neoplatonica in Persia.G. Fowden, The Egyptian Hermes, Princeton University Press, 1993, pp. 182–190. Un altro membro del gruppo, Eulamius di Filadelfia (VI sec.), testimoniato nelle fonti arabe e siriache, contribuì alla trasmissione di materiali astronomici e teologici neoellenici nell’ambiente sasanide.A. Cameron, The Last Pagans of Rome, Oxford University Press, 2011, pp. 736–740. In area palestinese, Isidoro di Gaza (VI sec.) preservò elementi di retorica e paideia ellenica nella sua scuola, largamente usata in epoca protobizantina.K. Krumbacher, Geschichte der byzantinischen Literatur, 2ª ed., München, Beck, 1897, pp. 60–65. Nella stessa fase, il medico e traduttore siriaco Sergio di Reshaina († 536) veicolò in Siria testi aristotelici e galenici, fondamentali per la tenuta del curriculum filosofico tardo-antico.S. Brock, “Sergius of Reshaina as Translator”, in Orientalia Christiana Analecta, 205 (1978), pp. 33–45. A corte sasanide operò anche Paolo il Persiano (VI sec.), la cui Esposizione della Logica di Aristotele dimostra l’uso continuo della logica neoplatonica in ambiente non cristiano.D. Gutas, “Paul the Persian”, in: Encyclopaedia Iranica, vol. III, 1989. Nel VII secolo, Stefano di Alessandria (fl. 600) operò come matematico, alchimista e astrologo presso la corte bizantina di Eraclio. Le sue opere contengono elementi neoplatonici e pratiche esoteriche, facendo di lui un esempio significativo di filosofo “cripto-pagano” attivo in epoca bizantina.Garth Fowden, The Egyptian Hermes: A Historical Approach to the Late Pagan Mind, Princeton University Press, 1993, pp. 209–215. In seguito si sviluppò a Costantinopoli un filone sotterraneo di erudizione ellenica: figure come Teodoro il Grammatico (VIII sec.), accusato nelle cronache di pratiche astrologiche e “ellenismo”,Cyril Mango & R. Scott (eds.), The Chronicle of Theophanes Confessor, Oxford University Press, 1997, ad a. AM 6262. Leone il Filosofo († ca. 869), in cui gli studi moderni vedono elementi di rinascita del quadrivio di matrice tardo-antica,Anthony Kaldellis, Hellenism in Byzantium, Cambridge University Press, 2007, pp. 243–246. e il poeta-grammatico Stefano il Geometra (IX sec.), la cui produzione conserva riferimenti matematico-cosmologici di derivazione neoplatonica,Marc Lauxtermann, Byzantine Poetry from Pisides to Geometres, Vienna, 1999, vol. 2, pp. 345–420. testimoniano la persistenza di saperi ellenici anche in ambiente imperiale. Infine, la sintesi operata da Giovanni Damasceno († ca. 750), che cita materiali neoplatonici e porfiriani, rappresenta l’ultimo punto della catena bizantina da cui attingeranno gli eruditi dell’VIII–IX secolo e, indirettamente, i centri filosofici siro-mesopotamici connessi anche alla tradizione harraniana.Andrew Louth, St John Damascene: Tradition and Originality in Byzantine Theology, Oxford University Press, 2002, pp. 45–70.

Durante la rinascenza macedone (IX secolo), il rischio teologico divenne palese con figure come Leone il Matematico (c. 790–869), accusato di cripto-paganesimo e costretto a difese politiche pubbliche. Fozio di Costantinopoli (c. 810–893) e Areta di Cesarea (c. 860–935) preservarono testi pagani cruciali tramite copia fisica, usando strategie retoriche per schermare la loro continuità pagana.

Durante l'età comnena (XI–XII secolo), Michele Psello (1017–1078) perfezionò la dissimulazione, studiando Proclo e gli Oracoli caldaici mentre ripudiava pubblicamente l'astrologia per motivi politici. Giovanni Italo (1025–1085) fallì nella strategia dell'abiura, venendo condannato come "pagano" nel 1082.

Il Rinascimento paleologo culminò con Teodoro Metochite (1270–1332), che reinterpretò i costumi pagani come precursori storici della verità cristiana, e con Giorgio Gemisto Pletone (c. 1355–1452), ultimo rappresentante del cripto-paganesimo bizantino, autore dei , proponendo un sistema religioso neo-pagano e teocratico.

In Italia Le evidenze archeologiche, epigrafiche e testuali indicano che alcuni elementi delle pratiche religiose tradizionali romane continuarono a influenzare la vita cultuale in Italia dalla tarda antichità fino al tardo Medioevo. Nei secoli V–VII, gli scavi alla Crypta Balbi di Roma documentano strati domestici contenenti oggetti di culto riutilizzati, amuleti protettivi e piccoli oggetti figurativi, interpretati come residui di comportamenti rituali tardo-romani.Museo Nazionale Romano, Crypta Balbi (Electa, 2000). Depositi tardoantichi in varie regioni italiane restituiscono defixiones, pendenti apotropaici e amuleti iscritti databili fino al VI secolo, suggerendo la persistenza di tecniche rituali al di fuori dei culti ufficiali.A. Kropp, Defixiones: Magical Texts from the Ancient World (De Gruyter, 2010), pp. 211–230. La continuità intellettuale è testimoniata dalla sopravvivenza delle scuole neoplatoniche ad Atene e Alessandria fino ai secoli V e VI, che conservarono concetti mitologici, teurgici e rituali dopo il declino dei sacrifici pubblici.P. Athanassiadi, “Paganism and Christianity,” in A. Cameron & P. Garnsey (eds.), The Cambridge Ancient History XIV (Cambridge University Press, 2000), pp. 105–137.