Il matrimonio tra persone dello stesso sesso negli Stati Uniti d'America è consentito in tutto il paese, a seguito della sentenza della Corte Suprema del 26 giugno 2015 riguardante il caso Obergefell v. Hodges che ha stabilito che il negare la licenza matrimoniale a coppie dello stesso sesso viola alcune clausole del XIV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America. Con questo pronunciamento gli Stati Uniti sono diventati il 21º Paese al mondo a riconoscere il matrimonio fra persone dello stesso sesso.

Prima di questa data era già stato reso legale nella capitale Washington, nel territorio del Guam e in 37 stati della federazione: Massachusetts, Connecticut, Vermont, New Hampshire, Iowa, Stato di New York, Maine, Maryland, Rhode Island, New Jersey, DelawareIl Delaware ha legalizzato i matrimoni gay, il Post, 8 maggio 2013, MinnesotaIl Minnesota legalizza i matrimoni gay, il Post, 14 maggio 2013, Stato di Washington, California, Illinois, Hawaii, Nuovo Messico, Oregon, Pennsylvania, Virginia, Wisconsin, Indiana, Utah, Oklahoma, Colorado, Virginia Occidentale, Nevada, Carolina del Nord, Carolina del Sud, Alaska, Idaho, Arizona, Wyoming, Kansas, Montana, Florida e Alabama.

Dal giugno 2013, a seguito di una sentenza della Corte Suprema, che ha dichiarato incostituzionale il DOMA (Defense of Marriage Act), i matrimoni fra persone dello stesso sesso sono riconosciuti anche a livello federale.

Il 26 giugno 2015 la Corte Suprema ha emanato la sentenza Obergefell contro Hodges che ha dichiarato che le leggi che non permettono la contrazione del matrimonio tra due persone dello stesso sono incostituzionali poiché violano il XIV Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti e due sue importanti clausole, la Equal Protection Clause e la Due Process Clause. Il giudice Kennedy, insieme ad altri 4 suoi colleghi, ha scritto l'opinione di maggioranza. Tale opinione ha formalmente legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso sotto la giurisdizione degli Stati Uniti.

Tutte le amministrazioni statali e territoriali si sono adeguate alla sentenza, ad eccezione delle Samoa Americane, in quanto i cittadini di quest'ultimo territorio non hanno la cittadinanza americana. L'amministrazione territoriale ha comunque annunciato che revisionerà la sentenza della corte e, nel caso, la implementerà.

I governi tribali, che sono indipendenti in materia legislativa, non hanno alcun obbligo di aprire il matrimonio tra persone dello stesso sesso sotto la loro giurisdizione. La scelta ricade su ogni singolo governo tribale. Alcuni di essi hanno comunque già aperto il matrimonio omosessuale anche ben prima della sentenza della Corte Suprema.

Storia del matrimonio tra persone dello stesso sesso negli Stati Uniti

Prima degli anni novanta del XX secolo, il matrimonio omosessuale era ritenuto sempre illegale sebbene non esistesse una legge espressa, federale o statale, che lo vietasse esplicitamente nel linguaggio giuridico. Negli anni '70 una coppia omosessuale contrasse matrimonio nello stato del Minnesota ma la corte suprema statale, sulla base che le unioni omosessuali non sono paragonabili a quelle eterosessuali, ha nullificato la licenza di matrimonio. Fu comunque effettuato un ricorso alla Corte Suprema degli Stati Uniti, la quale lo respinse col nome di Baker v. Nelson per la "mancanza di una domanda federale sostanziale". Il caso Baker v. Nelson è stato ritenuto un precedente della Suprema Corte per almeno 40 anni.

Molti anni più tardi, nel 1993, la corte suprema dello stato delle Hawaii ha ritenuto che, sotto la Costituzione statale, limitare il matrimonio a persone del sesso opposto significava discriminare una classe minoritaria della popolazione, e di conseguenza nasceva una situazione di incostituzionalità. Nonostante la sentenza, non sussisteva alcun principio legale per consentire il matrimonio omosessuale nelle Hawaii e la popolazione dello stato approvò subito dopo un emendamento alla Costituzione che bloccò i lavori dei giudici della corte suprema, giacché veniva elevato al rango costituzionale la legge che non permetteva alle coppie dello stesso sesso di contrarre matrimonio.

Tuttavia il caso scoppiato nelle Hawaii ha spinto il Congresso degli Stati Uniti a formulare un disegno di legge, chiamato DOMA (Defense of Marriage Act), il quale avrebbe stabilito due punti precisi: ogni singolo stato aveva il potere di aprire il matrimonio omosessuale se lo desiderava, ma allo stesso tempo il matrimonio sarebbe stato solamente riconosciuto come unione tra un uomo ed una donna a livello federale. La legge fu passata a larga maggioranza, e firmata subito dal presidente democratico Bill Clinton, il quale aveva già espresso il suo sostegno.

Con l'entrata in vigore del DOMA, quasi tutti gli Stati approvarono delle leggi simili (chiamate "Mini-DOMAs" nel gergo giornalistico statunitense) che chiudevamo il matrimonio alla sola unione tra un uomo ed una donna anche a livello statale. Alcuni stati cominciarono ad approvare tramite proposte referendarie anche degli emendamenti costituzionali che stabilivano ciò, per evitare interventi giurisprudenziali. Intanto, lo stato del Vermont approvò una legge che creò l'istituto delle unioni civili, giacché la corte suprema dello stato aveva deciso, in una sentenza del 2000, che non dare alcun riconoscimento giuridico alle coppie omosessuali violava la costituzione.

Nel 1997 e nel 2003 la Corte Suprema degli Stati Uniti emanò due diverse sentenze che diedero le prime vittorie alla comunità LGBT: la prima sentenza, denominata Romer v. Evans, ha dichiarato costituzionalmente illegittimo un emendamento approvato dallo Stato del Colorado che chiudeva ogni possibilità di introdurre leggi antidiscriminazione a favore delle persone omosessuali. La seconda sentenza, denominata Lawrence v. Texas, ha stabilito che introdurre leggi che vietassero la sodomia violava la libertà personale di ogni individuo, e pertanto tali leggi erano anticostituzionali e inapplicabili. La maggioranza degli stati aveva già comunque abrogato tali leggi, sia tramite processo legislativo che tramite sentenze di una corte suprema statale. I 14 stati rimanenti (Alabama, Florida, Idaho, Kansas, Louisiana, Michigan, Mississippi, Missouri, Carolina del Nord, Oklahoma, Carolina del Sud, Texas, Utah, Virginia) videro le proprie invalidate dalla Corte Suprema e quindi inapplicabili.

Nel 2003, in una sentenza storica, la Corte Giudiziaria Suprema del Massachusetts ha stabilito, in un voto 4-3, che limitare il matrimonio a sole coppie del sesso opposto violava alcune clausole della Costituzione del Massachusetts. A livello nazionale tale sentenza fu vista come una grande vittoria per la comunità omosessuale, tanto che l'amministrazione statale, guidata dal repubblicano Romney, non la accettò immediatamente, e il parlamento dello stato formulò un disegno di legge sulle unioni civili che rispondesse alla sentenza della suprema corte in modo efficace. Quest'ultima, in un giudizio postumo, respinse tale disegno di legge, affermando che l'istituto delle unioni civili era altresì incostituzionale in quanto le coppie eterosessuali e quelle omosessuali sarebbero state trattate differentemente sotto il punto di vista giuridico. Il matrimonio omosessuale fu aperto pertanto tramite ordine della Corte, inaugurandolo nel primo stato federato in assoluto. Diversi stati, a guida democratica, riconobbero i matrimoni contratti nel Massachusetts.

Con le elezioni del novembre 2004, undici stati approvarono degli emendamenti costituzionali che proibirono i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Nel novembre del 2006 altri sette stati approvarono questo tipo di emendamenti, portando complessivamente a ventisette il numero di quelli che non proibivano il matrimonio omosessuale. Questi ventisei stati erano Alabama, Alaska, Arkansas, Colorado, Georgia, Florida, Hawaii, Idaho, Kansas, Kentucky, Louisiana, Michigan, Mississippi, Missouri, Montana, Nebraska, Nevada, Dakota del Nord, Ohio, Oklahoma, Oregon, Carolina del Sud, Dakota del Sud, Tennessee, Texas, Virginia e Wisconsin.

Successivamente altri stati aprirono l'istituto del matrimonio tramite sentenze e poi tramite leggi, dopo che il Partito Democratico si dichiarò assolutamente a favore di quest'ultimo e tutti gli stati nei quali aveva una maggioranza parlamentare cominciarono ad emanare leggi in materia. Ciononostante in molti altri stati ciò era possibile solo tramite un intervento di una corte federale, poiché i divieti costituzionali non potevano essere superati da una singola legge.

Nel 2013 la Corte Suprema degli Stati Uniti emanò due sentenze, United States v. Windsor ed Hollingsworth v. Perry riguardo ai diritti delle persone omosessuali. Nella prima sentenza il giudice Kennedy evidenziò come la sezione terza del DOMA fosse incostituzionale poiché trattando diversamente matrimoni tra persone del sesso opposto e matrimoni tra persone dello stesso sesso a livello federale veniva violato il V Emendamento della Costituzione e la cosiddetta Due Process Clause. Il giudice Kennedy fu appoggiato dai 4 giudici a nomina democratica (Breyer, Ginsburg, Kagan, Sotomayor). Nella seconda sentenza, invece, il Presidente della corte Roberts scrisse l'opinione di maggioranza (sostenuta da Scalia, Ginsburg, Breyer, Kagan) la quale ha inaugurato i matrimoni omosessuali nel solo Stato della California. Per una mera analisi giuridica, infatti, il Presidente della Corte ha concluso che la difesa (composta da un'associazione contraria al matrimonio omosessuale) non aveva basi legali per difendere l'emendamento. L'amministrazione della California aveva declinato di difendere l'emendamento costituzionale, pertanto la Corte Suprema ha rimandato il caso al tribunale distrettuale con sede a San Francisco, annullando anche la sentenza della Corte d'Appello.

Sebbene Windsor permise la sola equiparazione dei matrimoni omosessuali a livello federale, le parole della Corte Suprema costituirono un solido precedente nella giurisprudenza statunitense e molti tribunali federali stabilirono, in primo grado, che i matrimoni omosessuali, essendo stati equiparati dalla Corte Suprema, sono coperti dalla cosiddetta Equal Protection Clause del XIV Emendamento. Molti emendamenti costituzionali, leggi e statuti che vietavano a due parti dello stesso sesso di contrarre matrimonio furono dichiarati incostituzionali e i giudici emanarono varie ingiunzioni con cui ordinarono agli Stati di unire in matrimonio qualunque coppia dello stesso sesso.

Le Corti d'Appello per il Nono, Settimo, Decimo e Quarto circuito riconobbero il diritto a contrarre matrimonio negli stati sotto la loro giurisdizione riconfermando, anche più di una volta, le sentenze di primo grado; la Corte d'Appello per l'Undicesimo circuito rigettò invece i ricorsi della Florida e dell'Alabama, assentendo al matrimonio omosessuale senza un'ulteriore parola. Sicché una Corte d'Appello conferma un giudizio, si crea un precedente in un circuito federale, e si rendono molto più veloci le procedure legali. Tuttavia nel novembre 2014 la Corte d'Appello per il Sesto circuito emanò una sentenza contraria a quelle emanate dalle altre corti d'appello, creando un cosiddetto circuit split. Una situazione del genere poteva solamente essere risolta dalla Corte Suprema, la quale fino ad allora aveva sempre rigettato i ricorsi provenienti dalle corti d'appello. I casi furono consolidati con il nome Obergefell v. Hodges, nel gennaio 2015.