Biografia Tra Ostiglia e Ferrara Nato ad Ostiglia nell'anno 1793, il 17 marzo alle sei pomeridiane, Giuseppe Anselmo viene battezzato nella parrocchia di Santa Maria Castello in Ostiglia da don Pietro Luigi, alla presenza dei padrini Girolamo Zanardi e Aurelia Marosa. Ultimo di sette figli, è ‘destinato’ alla carriera ecclesiastica e ad assumere – per libera vocazione o consumato cliché – uno dei ruoli più importanti che la società ottocentesca riservava alle famiglie abbienti. È il padre Domenico a presentare il 20 novembre 1811, istanza di remissoria alla Curia Vescovile di Mantova, affinché il figlio, già domiciliato a Ferrara, possa colà entrare in seminario, vestire l'abito clericale e ottenere gli ordini minori.
Seminarista a Ferrara, dove quindi già nel 1811 studiava teologia dogmatica e teologia morale, riceve proprio in quella diocesi la prima tonsura e i quattro ordini minori, il sabato delle Quattro Tempora di Pentecoste 23 maggio dell'anno bisestile 1812, ultima ricorrenza della Cinquantina pasquale, cinque mesi dopo la licenza di ammissione agli ordini minori, concessa con dimissoria del 25 novembre 1811 dall'arciprete e vicario capitolare della diocesi di Mantova don Girolamo Trenti. È dunque a Ferrara che Giuseppe riceve il primo titolo ecclesiastico e con esso il beneficio immediato (non secondario) dell'esonero dalla coscrizione militare (esteso dal 1803 anche agli aspiranti ecclesiasti) che in quel periodo, complice la pratica dell'infame marchiatura, non poco contribuiva ad ingrossare le file dei seminari, anche di famiglie intere. Sono anni difficili, di grandi e profondi cambiamenti, caratterizzati dall'invasione napoleonica e dall'istituzione del Regno d'Italia che dal 1800 al 1814 vede il dominio francese anche nei territori lombardi, veneti, emiliani e nel limitrofo Stato Pontificio, compreso dunque Mantova e Ferrara. Qui don Giuseppe pare risiedere anche nel 1813 come si desume da un suo appunto sul frontespizio dello spartito di un Kyrie e Gloria di Pleyel.
Nel gennaio del 1815, tornato ormai a casa, dopo aver rifiutato l'incarico di “Maestro Elementare” offertogli dalla comunità di Ostiglia per l'intercessione del vigente e ‘affaticato’ precettore, aspirante pensionato don Gaetano Boccaletti, Giuseppe accetta di lì a poco l'istesso incarico in Quistello, oltre a quello di organista nella stessa chiesa parrocchiale: vi resterà fino al luglio dell'anno successivo.
Ritornato in Ostiglia, già diacono, dopo aver finalmente accettato l'incarico annuale, tanto discusso e controverso, di Maestro Elementare per l'anno scolastico 1816-1817 – il sabato SitientesÈ il sabato della IV settimana di Quaresima, così detto dalla prima parola dell'introito. 22 marzo 1817, a ventiquattro anni appena compiuti, già orfano di padre ormai da due anni, cinque anni dopo l'ordinazione minore – riceve gli ordini sacri dal vescovo Innocenzo Maria Liruti nella cappella del palazzo episcopale della diocesi di Verona, antico riferimento giurisdizionale della parrocchia di Ostiglia, dove già lo zio Antonio era stato ordinato circa sessant'anni prima. Giunge in qualche modo alla fine dell'anno scolastico e nel settembre 1817, ormai curato, decide di terminare (momentaneamente) la sua esperienza di precettore e di rassegnare le dimissioni dopo il pubblico saggio scolastico.
Cappellano curato nel settembre 1817 nella sua parrocchia di Santa Maria in Ostiglia, giovanissimo tra veterani – tra cui anche l'arciprete vicario Luigi Ceruti (che l'ha sempre favorito ed agevolato) e lo stesso don Gaetano Boccaletti (suo sospettoso detrattore, ora anziano e qui “senza impiego”) – lo sarà fino alla sua rinuncia, avvenuta due anni dopo nel settembre 1819, quando deciderà di non seguire la famiglia a Sermide presso il fratello maggiore Antonio jr, ivi pretore, e di restare precettore in Ostiglia, probabilmente da solo.
L'abbandono di Ostiglia della propria famiglia, nel vivo degli anni della Restaurazione (1815-1840), dev'essere stato un colpo durissimo per il giovane Giuseppe. La vicenda, motivata da complesse concause che sicuramente hanno origine nella conclusione delle cause giudiziarie del padre Domenico, è descritta nella triste (ed imprecisa) cronaca di don Boccaletti del 15 settembre 1819, pagina infelice della biografia di Giuseppe, retrospettiva di una realtà familiare che non vorremmo mai fosse vera.
In questo periodo, dopo aver rinunciato agli impieghi di Curato, accetta di sostituire ad Ostiglia il precettore don Giuseppe Corridori per l'anno scolastico 1820-21 e ciò fino ad ottobre del 1821 quando – promoveatur ut amoveatur? – non decide di lasciare Ostiglia per trasferirsi definitivamente a Mantova.
Mantova La Scuola Elementare Maggiore Dal 1821, per un “esiguo stipendio”, è prima “Maestro di Lettere Italiane” e poi maestro di Metodica e supplente agli altri maestri nella Scuola Elementare Maggiore maschile di quattro classi di Mantova, con funzioni direttive fin dal 1824. L'iter per l'affidamento della nuova direzione inizia nel settembre 1823, con la rinuncia all'incarico del provvisorio direttore arciprete Pietro Vaccari. La nomina di don Giuseppe, con decreto (38473/6530) dell'I. R. Governo del 22 dicembre 1823, è inizialmente provvisoria e comporta, per incompatibilità, la contestuale e conseguente rinuncia all'incarico di maestro di IV classe. La nomina a direttore sarà definitiva il 5 gennaio del 1826.
Dopo il prescritto giuramento d'ufficio, prestato nelle mani del Delegato Provinciale, il 2 marzo 1826 la pratica viene inoltrata agli uffici competenti, ed è l'inizio per don Giuseppe di un incarico stabile e di uno stipendio sicuro e regolare. Sarà direttore fino al 1846, operativamente per lo meno fino ad aprile, come risulta da un foglio d'invito al pubblico esame semestrale, allorquando, verso la fine dell'anno – per esigenze di salute, dopo oltre ventisei anni di attività – sarà messo in stato di riposo. Formalmente lo sarà a partire dal 1º gennaio 1847. È sostituito interinalmente dal collega Don Michele Polla e poi definitivamente dall'amico Luigi Pellicari, nominato direttore il 13 agosto 1847, che già gli era subentrato quale maestro di IVa classe, quando era stato nominato direttore provvisorio nel 1824. Nel 1825 don Giuseppe è direttore onorario dello stabilimento di educazione femminile Bellavite (il medesimo in cui nel 1826 è maestra in prima classe la futura cognata Branca Carolina).
Dedito a tempo pieno alla direzione della scuola elementare e all'insegnamento, non risulta che don Greggiati abbia avuto a Mantova particolari incarichi o impieghi sacerdotali. Per motivi da indagare non è presente nell'elenco dei sacerdoti in Mantova e provincia al 1º agosto 1830, nemmeno nella chiesa sussidiaria di San Simone Apostolo (dove si trova solo don Francesco Nasi, cappellano sussidiario) negli elenchi della quale sarà invece inserito negli anni successivi, quale direttore delle scuole elementari, senza impieghi religiosi. In quegli anni, dopo la morte della zia Margherita (Sermide, 1825) e della sorella Marianna (Sermide, 1826) la famiglia Greggiati di fatto si ricompone anagraficamente a Mantova proprio intorno alla figura di Giuseppe – al n° di casa 724 – con la sorella Maria Maddalena (con lui fin dal 1821), il fratello Giovanni Battista (ritornatovi nel 1827) e la madre Annunziata (dal 1829), nel mentre Antonio jr, a Volta Mantovana dal 1828, proseguiva solitario la sua carriera legale. Persona erudita, preparata e disponibile, don Giuseppe collabora marginalmente anche alla stesura del Vocabolario Mantovano-Italiano del Cherubini. È un “dilettante” di musica, come amava definirsi, avendo studiato i primi rudimenti forse con lo zio Don Antonio – del quale in giovane età suonò alcune composizioni insieme al fratello Giovanni Battista – forse in seminario a Ferrara.
Del suo percorso didattico-musicale non si conosce quasi nulla. È organista, prima in Quistello e poi in Ostiglia, e chissà, forse un po' violinista e un po' violoncellista, come lascerebbero intendere gli innumerevoli strumenti ad arco trovati e inventariati dopo la sua morte nella sua residenza; di certo è insegnante privato di musica, per passione, come testimonia il suo agile ma completo compendio di teoria musicale dal titolo Elementi di Musica per uso degli scolari di D. G. G., manoscritto e senza data; di certo studia seriamente per qualche anno l'armonica a mantice, alla quale si applica con dedizione per lo meno dal 1839 e della quale apprende il corretto funzionamento e le più recondite particolarità tecniche se riesce – come poi riesce – a scrivere il MetodoDiviso in tre parti, la prima di natura storica, pedagogica, organologica consta di 47 pagine manoscritte e tre tavole; la seconda di 412 pagine in 33 capitoli con esercizi per lo studio tecnico; la terza di natura artistica con cinquanta pezzi musicali di vario genere. con la sorprendente dovizia di particolari che conosciamo.
Il lascito di Giovanna Manfrin Plattis In età adulta, oltre a dilettarsi a comporre e trascrivere brani musicali di ogni tipo, si dedica alla raccolta e all'acquisto di manoscritti, libri e strumenti musicali – ad arco, a tastiera ed a mantice – anche sulla scia di un'antica e consolidata tradizione familiare. Coltiva questa passione con fervore, ma con una certa restrizione rispetto alle proprie innate ambizioni e ciò fino al 1848 quando, defunta la Marchesa Giovanna Manfrin vedova Plattis il 17 agosto, a seguito della donazione patrimoniale che la stessa gli aveva riconosciuto con il lascito testamentario del 25 gennaio 1846, le sue condizioni economiche non cambiano radicalmente. Un vero colpo di fortuna per don Giuseppe, ma non per il mondo dell'armonica: l'eredità Plattis, comprendente un numero considerevole di fondi per un totale di “3.079 pertiche di terra”, del valore censito di 23.079 Scudi da godersi senza vincoli e obblighi di sorta, gli permette infatti di vivere in agiatezza fino alla morte, ma lo impegna probabilmente a tal punto, da distoglierlo almeno in parte dalla sua passione per la musica. Prova ne è l'assenza di materiale musicale per armonica a mantice, e non solo, composto o trascritto di suo pugno in date posteriori al 1849.
Le nuove condizioni patrimoniali e le accresciute possibilità economiche (nel lasciapassare del 1848 don Giuseppe veniva definito “possidente”) rafforzano notevolmente la sua capacità d'acquisto e consolidano la sua passione per la collezione biblio-musicale. È a questo punto che don Giuseppe, ormai in pensione da più di un anno, senza stringenti limitazioni economiche e con maggiore determinazione, se possibile, manifesta appieno la propria indole di ‘filantropo culturale’ e investe nell'ampliamento della sua libreria musicale raccogliendo con caparbietà sia intere biblioteche private, sia opere e intere collezioni a stampa direttamente dagli editori. È l'obiettivo della sua vita che ora si concretizza e che perseguirà con energia fino all'ultimo dei suoi giorni: una grande biblioteca di musica, ricca di opere teoretiche, enciclopedie, composizioni, arricchita a latere da un'importante collezione di strumenti musicali di valore.