Borgata Tesso è uno storico sotto-quartiere della Circoscrizione 5 di Torino, situato nell'area nord della città.

È delimitato: a nord e nord-est da via Stradella a est dalla ferrovia Torino-Ceres (fino alla vecchia stazione di Torino Dora, in piazza Baldissera) a sud da corso Mortara a ovest da via Orvieto

Un tempo nota come Barriera di Lanzo (da non confondersi con l'attuale omonima) e, successivamente, come Vecchia Barriera di Lanzo,Per distinguerla dalla Nuova Barriera di Lanzo (oggi detta semplicemente Barriera di Lanzo), posta più a nord-ovest lungo la direttrice per Lanzo Torinese. la Borgata Tesso è un esempio di quartiere operaio e piccolo borghese sorto a cavallo fra il XIX e il XX secolo, sotto la spinta della prima industrializzazione di Torino. Ancora oggi la zona mantiene gran parte del suo stile architettonico originario, poco interessato dagli sviluppi dell'edilizia moderna.

A livello amministrativo, il quartiere è considerato un rione di Borgata Vittoria, nonostante la storica separazione dovuta ai binari della Torino-Ceres; l'interramento della ferrovia, fra l'altro, ha permesso di ricucire i due quartieri, a lungo separati dalle rotaie in superficie.

Storia Età preindustriale Sino alla metà del XIX secolo le terre a nord del fiume Dora erano zone prevalentemente rurali, caratterizzate da una notevole presenza di cascine e da ampie distese di campagna. Poche erano le strade principali che le attraversano, sviluppate più spesso come vecchie provinciali dirette al di fuori dei confini cittadini.

Le terre di nord-ovest, in particolar modo, erano percorse obliquamente da una lunga via maestra, conosciuta al tempo come strada provinciale di Lanzo (precedentemente strada della Venaria Reale), un'importante via di comunicazione che collegava Torino alle Valli di Lanzo e alla residenza reale di Venaria.Si tratta delle odierne vie Antonio Cecchi, Errico Giachino e Stradella (tra Largo Errico Giachino e corso Grosseto), che si diramano poi in via Lanzo e via Venaria. Un'altra vecchia strada, detta strada antica di Lucento, collegava invece la campagna nord-ovest di Torino alla città, raggiungendo così il territorio di Lucento.Strada molto antica risalente all'epoca romana, in origine il suo percorso corrispondeva pressappoco alle attuali via Chivasso, via Aosta, il prolungamento di via Fossata (in un tratto ormai inesistente), via Cervino e via Verolengo.

Per quanto riguarda Borgata Tesso, l'area in cui oggi sorge il quartiere era nota da secoli come Riva Gagliarda (Ripa Gagliarda, secondo la dizione antica). Storicamente, Riva Gagliarda sorgeva sul pianalto che costeggiava a nord il vecchio corso della DoraAnticamente, in questo tratto di Torino, il letto della Dora seguiva un percorso molto più irregolare e frastagliato rispetto a quello odierno, formando lunghe anse che si spingevano sia a nord che a sud del moderno alveo fluviale. Nell'XI secolo questo percorso venne alterato radicalmente, rendendolo più rettilineo e facilitando così l'insediamento di zone rurali. (lo stesso pianalto percorso anche da strada antica di Lucento), occupando così una regione ben più grande della sola Borgata Tesso; l'area, nel suo complesso, comprendeva diverse porzioni dei moderni quartieri di Madonna di Campagna, Borgo Vittoria, Aurora e, in misura minore, Barriera di Milano.Naturalmente le aree più interessate erano quelle in prossimità del fiume, nonostante Riva Gagliarda si estendesse verso nord per un tratto relativamente lungo. A riprova di ciò si possono citare due vecchie cascine, ormai scomparse ai giorni nostri: la cascina Rivagagliarda (posta un tempo all'incrocio fra corso Vigevano e via Cigna), che deve il suo nome alla stessa zona in cui sorgeva, e la cascina Colombè (sita un tempo lungo l'odierna via Villar, nei pressi di piazza della Vittoria), che la celebre Guida alle cascine, e vigne del territorio di Torino e' suoi contorni colloca nella “region di Riva Gagliarda”.

A metà secolo, tuttavia, la costruzione della ferrovia per NovaraLa futura ferrovia Torino-Milano, inaugurata nel 1856. e successivamente di quella per Cirié e LanzoLa futura ferrovia Torino-Ceres, inaugurata nel 1868. comportarono un netto frazionamento di questa regione, delineando in tal modo le linee di sviluppo dei futuri quartieri. Lo stesso toponimo Riva Gagliarda divenne sempre più desueto nei decenni successivi e i confini cui alludeva vennero parzialmente ridimensionati, arretrandoli verso ovest (fino al tracciato della Torino-Milano); nel primo Novecento il toponimo fu ormai quasi dimenticato.

In termini generali, ad ogni modo, va ricordato che buona parte dell'area nord-occidentale di Torino rientrava all'epoca nella sfera di Madonna di Campagna (ad eccezione di Lucento), in particolar modo nel tratto compreso fra la Dora Riparia, i confini di Lucento, la Stura di Lanzo e l'antica Strada Reale d'Italia (oggi corso Vercelli). Probabilmente questo contribuì all'obsolescenza del toponimo Riva Gagliarda, successivamente insidiato anche dai crescenti quartieri di Barriera di Lanzo, Borgo Vittoria, Aurora e Barriera di Milano (gli stessi quartieri, fra l'altro, che ridefinirono anche i confini di Madonna di Campagna, sempre più arretrata verso ovest).

Industrializzazione a cavallo fra Ottocento e Novecento La seconda metà dell'Ottocento fu un periodo fondamentale per l'evoluzione urbanistica di Torino. Diverse opere, quali la costruzione delle ferrovie, l'insediamento della cinta daziaria e la realizzazione del canale Ceronda in Torino Nord, costituirono un forte incentivo alla prima industrializzazione della città.

Riva Gagliarda, in questo contesto, andò incontro a profondi cambiamenti nel suo tessuto socio-economico, diventando un'importante protagonista degli sviluppi industriali del secolo. La zona, infatti, era servita da due importanti ferrovie (la Torino-Milano e la Torino-Ceres) e sorgeva appena al di là della cinta del dazio, in prossimità della barriera di Lanzo,In questa parte di Torino, la cinta daziaria passava lungo gli attuali corsi Vigevano e Mortara; l'accesso era reso possibile tramite la cosiddetta barriera di Lanzo, una barriera del dazio posta lungo la strada provinciale di Lanzo (nell'odierna piazza Generale Antonio Baldissera). godendo in tal modo di un regime fiscale più favorevole rispetto al territorio interno alle mura (in termini di prezzi e costi di produzione). Il canale Ceronda, inoltre, passava proprio lungo queste terre nell'Oltredora torinese, potenziando così la disponibilità di energia idraulica per l'industria locale.

L'insediamento delle prime fabbriche non tardò a venire alle porte della barriera. Nel 1869 alcuni terreni della cascina GrangettaSi tratta di un'antica cascina ormai scomparsa ai giorni nostri, che sorgeva nell'isolato fra via Tesso, via Mondrone, corso Mortara e via Orvieto. vennero ceduti all'opificio Galoppo, stabilimento destinato alla filatura e tessitura di lana, cotone e canapa. Pochi anni dopo, nel 1882, lo stesso impianto venne rilevato dalla SAIA (Società Anonima Italiana Ausiliaria), ditta specializzata nella “fabbricazione, l'acquisto, la vendita […] la manutenzione e la riparazione di ogni sorta di materiale fisso o mobile per tramvie e strade ferrate”; nel 1889 la ditta passò definitivamente alla Società Nazionale Officine di Savigliano (SNOS).

Negli stessi anni, lungo la strada provinciale di Lanzo, aprì i battenti l'opificio Prochet Gay e Co. (1871), fondato da Michele Prochet - l'inventore del cioccolatino gianduiotto - e impegnato nella produzione cioccolatiera. Questo impianto, tuttavia, ebbe poca fortuna e la Prochet Gay e Co. fu costretta a venderlo già l'anno successivo (forse per via delle infiltrazioni che il canale Ceronda provocava nei magazzini); trasformato dapprima in cotonificio dalla ditta Peyrot e Figli, lo stabilimento cambiò più volte proprietà nei decenni successivi.

Alle fabbriche stabilitesi nel quartiere (fra le altre la Società Anonima Trinchieri, produttrice di vini aromatizzati e particolarmente nota per il vino chinato Trinchieri) si accompagnarono nel Novecento i grandi impianti siderurgici delle Ferriere Piemontesi, che si insediarono dapprima al di sotto della Dora (nella regione di Valdocco) e successivamente, col passaggio di proprietà alla FIAT,Da qui il nome di FIAT Ferriere. vennero ampliati ed estesi nell'Oltredora, a ovest dell'attuale via Orvieto. Un simile destino toccò anche alla Michelin, il cui stabilimento si estendeva tanto a sud quanto a nord del fiume, interessando direttamente il perimetro della borgata (fra via Orvieto, via Tesso, corso Mortara e le officine Savigliano).

Questi impianti, così come altri in prossimità del quartiere, inquadrano bene gli sviluppi della zona a cavallo fra i due secoli, sviluppi che incisero fortemente sulla crescita della vecchia Barriera di Lanzo.

Nascita del quartiere Al di fuori delle fabbriche, il centro abitativo e residenziale del quartiere si sviluppò più intensamente fra gli anni ottanta e novanta dell'Ottocento, con le lottizzazioni dei terreni agricoli posti intorno allo stradale di Lanzo.

Il nuovo borgo assunse presto il nome di Barriera di Lanzo, per via dell'omonima barriera del dazio presso cui sorgeva, e si caratterizzò subito come borgata operaia e piccolo borghese, abitata tanto dalla manovalanza industriale quanto da commercianti e imprenditori di zona.

Fra le case della piccola borghesia, esempi di rilievo sono il villino dell'orologiaio Pio Cesa (in via Giachino 32), uno dei primi edifici residenziali del quartiere, e la cosiddetta casa Chiavazza (in via Tesso 10), proprietà dei coniugi Chiavazza attivi nel commercio e nell'imprenditoria locale di allora. Fra le molte case da reddito, invece, vale la pena ricordare casa Hänhel (in via Giachino 53), situata nel complesso dell'opificio HänhelLo stesso opificio che inizialmente ospitava la Prochet Gay e Co. e appartenente all'industriale Max Hänhel, e casa Rovey (in via Giachino 16), appartenente all'imprenditore Luigi Rovey e affittata agli operai delle industrie conciarie e metalmeccaniche di zona.

In quegli anni, a proposito del contesto sociale, la borgata fu molto coinvolta nell'associazionismo operaio di fine secolo, contando ben cinque Società di Mutuo Soccorso all'interno dei suoi confini.

Nell'ambito dell'educazione, invece, il quartiere si dotò ben presto di una scuola infantile, nota all'epoca come Asilo Infantile della Barriera di Lanzo (oggi Scuola d'infanzia Candido Viberti). L'asilo, inaugurato il 1º ottobre 1886, nacque su iniziativa di un gruppo di proprietari, industriali e operai di zona per rispondere ai problemi legati alla forte crescita demografica dell'area.

Per quanto riguarda i trasporti, Barriera di Lanzo godette subito di un'importante stazione ferroviaria, conosciuta in origine come Sussidiaria della linea Torino-Novara. Realizzata fra il 1855 e il 1856, questa prima stazione venne demolita e ricostruita negli anni novanta dell'Ottocento, prendendo il nome di Succursale di Porta Susa (solo più tardi si affermò il nome di stazione Dora).

Gli sviluppi del Novecento Barriera di Lanzo continuò a ingrandirsi nei primi anni del Novecento, con la crescita dell'attività edilizia e l'insediamento di nuove fabbriche ed esercizi commerciali. Il suo sviluppo lungo la provinciale di Lanzo le assicurava una certa centralità nell'area a nord-ovest della cinta daziaria, servendo da porta di ingresso verso Torino.

Per rendere più agevole la viabilità locale, nel 1907 si provvide all'apertura del primo tratto di via Stradella (tra gli attuali Largo Giachino e via Chiesa della Salute) e, contestualmente, fu costruito il cavalcavia sopra la linea ferroviaria per Novara (dando forma all'attuale piazza Baldissera). Nel 1912 venne inaugurato il ponte Amedeo IX il Beato, che, posto sull'asse delle odierne vie Orvieto e Livorno, collegava il quartiere con la borgata di Valdocco al di sotto della Dora.