Secondo la legislazione vigente., in Italia la birra è "la denominazione riservata al prodotto ottenuto dalla fermentazione alcolica con ceppi di Saccharomyces carlsbergensis o di Saccharomyces cerevisiae di un mosto preparato con malto, anche torrefatto, di orzo o di frumento o di loro miscele ed acqua, amaricato con luppolo o suoi derivati o con entrambi. La fermentazione alcolica del mosto può essere integrata con una fermentazione lattica. Il malto di orzo o di frumento può essere sostituito con altri cereali, anche rotti o macinati o sotto forma di fiocchi, nonché con materie prime amidacee e zuccherine nella misura massima del 40% calcolato sull'estratto secco del mosto".
Storia In Sicilia nel VII secolo a.C. i Fenici commerciavano e consumavano la birra. In Piemonte, a Pombia, scavi archeologici hanno portato alla luce una necropoli protoceltica a cremazione, appartenente alla cultura di Golasecca. In una tomba a pozzetto, in proprietà Baù, risalente al 560 a.C., sono state rinvenute tracce di birra.
La birra era nota ai romani che ne producevano una certa quantità, ma le invasioni barbariche distrussero i pochi impianti esistenti.. Tuttavia la produzione di birra non deve essere cessata del tutto se, alcuni secoli dopo, la famosa Scuola salernitana ne lodava in questo modo le proprietà:
In occasione delle proprie nozze, Ludovico il Moro fece distribuire birra gratuitamente ai milanesi. e in quel periodo a Firenze era nota come "vino d'orzo".
Nel 1650 venne data alle stampe l'opera del medico bolognese Vincenzo Tanara, L'economia del cittadino in villa, ove vengono descritte le tecniche per la produzione casalinga di birra e pure le caratteristiche delle birre negli altri paesi d'Europa..
La prima birreria italiana, secondo Ermes Zampollo, che pubblicò un suo articolo in merito sul numero di ottobre 1984 di Civiltà del bere, sarebbe stata la Spluga, di Chiavenna, che aprì i battenti nel 1840, ma la Wührer vanta l'inizio della sua attività in quel di Brescia nel 1829, ad opera del fondatore, Franz Saverio Wührer, mastro birraio austriaco..
In Italia il primo a coltivare luppolo per la produzione della birra fu il forlivese Gaetano Pasqui, nel 1847.
In generale la metà del XIX secolo vede la nascita di piccoli impianti industriali per la produzione di birra; a fine XIX secolo si contavano in Italia già circa 140 birrerie a produzione industriale ma con tecniche poco più che artigianali, tra le quali si annoverano le marche Wührer, Peroni, Menabrea. Produzione e consumo, in costante ascesa, raggiungono il picco alla fine degli anni venti, con 0 hl prodotti nel 1925. A partire però dal 1927, con la famigerata Legge Marescalchi e con l'aumento della tassazione sulla birra, il consumo e quindi la produzione di birra calano rapidamente (a favore di chi produceva vino).
Le successive vicende belliche non aiutano e i decenni successivi alla seconda guerra mondiale vedono livelli altalenanti di produzione e consumo, tendenzialmente comunque sempre in crescita, sino agli anni più recenti. Nel 1964 il consumo di birra in Italia (produzione nazionale più importazioni) raggiunge i milioni di ettolitri e nel 1983 giunge fino a 12 milioni, con un consumo annuo pro capite di, rispettivamente, 8,41 litri e 20,77..
Dato che storicamente nella penisola italiana si produce e si consuma molto vino, l'Italia è tra i paesi con il tasso di consumo di birra più basso d'Europa, circa 28,6 litri pro capite all'anno nel 2010. Il trend è però in crescita costante, con 30 litri di birra pro capite consumati nel 2011, fino ad arrivare a circa 35 litri pro capite nel 2022. Tradizionalmente la birra viene abbinata alla pizza.
Le produzioni di nicchia
A partire dal 1996, in seguito a novità legislative che permisero anche ai privati di produrre legalmente birra (homebrewing) un gran numero di microbirrifici hanno aperto i battenti. Cfr. gli anni di fondazione dei birrifici italiani. Queste piccole realtà possono definirsi tali se la loro produzione non supera i hl annui.
La produzione dei microbirrifici italiani nel complesso presenta una creatività e una varietà notevolissima, forse proprio a causa della mancanza di una tradizione consolidata. Si producono birre ispirate ai più diversi stili internazionali, ed anche create con ingredienti e aromatizzazioni più o meno inusuali come farro, frutta e castagne, ma anche mirra, zenzero e fagioli. Inoltre in diverse realtà l'esperienza derivata dalla vinificazione è stata messa a frutto anche per la produzione della birra.
Nella seconda metà degli anni 2000 anche l'esportazione di queste birre "artigianali" ha raggiunto un discreto livello, principalmente sul mercato statunitense, ricevendo in alcuni casi un ottimo apprezzamento, come testimoniano i principali siti internet di rating.
Legislazione La legislazione italiana suddivide la birra nelle seguenti categorie, con finalità fiscali (differenti accise che gravano sul produttore): birra doppio malto: oltre 14,5 gradi Plato birra speciale: oltre 12,5 gradi Plato birra: oltre 10,5 gradi Plato e titolo alcolometrico volumico superiore a 3,5% birra leggera o light: grado Plato compreso tra 5,0 e 10,5 e titolo alcolometrico volumico compreso tra 1,2% e 3,5% birra analcolica: grado Plato compreso tra 3,0 e 8,0 e titolo alcolometrico volumico inferiore a 1,2%
Queste diciture devono essere utilizzate nella designazione in etichetta.
Da sottolineare che è entrato anche nel linguaggio comune (ma solo in Italia) il termine "birra doppio malto", ma in realtà non ha alcun significato (qualitativo o di tipologia) se non, appunto, di tipo fiscale, e quindi non serve ad individuare un particolare tipo di birra rispetto ad un altro, contrariamente a quanto comunemente si crede. A ciò si aggiunga che tale dizione è prevista solo dalla legislazione italiana, pertanto fuori dall'Italia è sconosciuta. Infine, non solo "doppio malto" non è uno stile brassicolo ma, paradossalmente, ha poco a che fare con la effettiva quantità di malto estratta nel mosto.
Birra artigianale Dall'estate 2016 in Italia la birra artigianale è definita per legge. Infatti, la legge 28 luglio 2016, n. 154 (capo V). definisce la birra artigianale come "la birra prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e di microfiltrazione.
Ai fini del presente comma si intende per piccolo birrificio indipendente un birrificio che sia legalmente ed economicamente indipendente da qualsiasi altro birrificio, che utilizzi impianti fisicamente distinti da quelli di qualsiasi altro birrificio, che non operi sotto licenza di utilizzo dei diritti di proprietà immateriale altrui e la cui produzione annua non superi ettolitri, includendo in questo quantitativo le quantità di birra prodotte per conto di terzi".
Grazie a questa legge sono protette le denominazioni "birra artigianale" e "piccolo birrificio indipendente", rendendole indisponibili ai numerosi marchi di proprietà delle multinazionali della birra.
Birrifici Nel XXI secolo, ci sono pochi grandi birrifici tra i quali possiamo ricordare: i tre stabilimenti Peroni di Roma, Bari e Padova, nata originariamente a Vigevano (PV) nel 1846, proprietà della giapponese Asahi Breweries, nei quali si producono anche Nastro Azzurro, Wührer, e Raffo; lo stabilimento ex "Industrie Poretti" nel sito di Induno Olona presso Varese, dal 1982 proprietà della Carlsberg; il secondo stabilimento situato a Ceccano presso Frosinone, dove un tempo veniva prodotta la Splügen Brau è stato chiuso nel 2009; i birrifici Heineken Italia (Pollein, Massafra, Comun Nuovo, Assemini), che producono anche i marchi Birra Moretti, Birra Ichnusa, Birra Messina, Dreher e la birra Von Wunster storico marchio bergamasco; L'alto atesina Forst, maggiore produttore italiano indipendente, controlla anche la Menabrea di Biella; Birra Castello, produttore friulano attivo dal 1997 in seguito all'acquisizione di un impianto del marchio Birra Moretti a San Giorgio di Nogaro. All'inizio del 2006 ha rilevato dalla Heineken anche lo storico stabilimento di Pedavena e il relativo marchio. Drive Beer, a Baragiano in provincia di Potenza, che produce fra gli altri i Morena, Drive Beer, Black Royal. Birra Venezia nel 1928 inglobata da Birra Pedavena, è tornata autonoma ed ha ripreso la produzione nel 2008. i quattro stabilimenti Prinz Bräu a Crespellano (Bologna), Carisio (Vercelli), Ferentino (Frosinone), Bitonto (Bari), attivi dai primi anni sessanta e ceduti ad altri marchi dopo vent'anni.
Note Annotazioni
Fonti
Bibliografia
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