Gorizia (AFI: ; , , , , in friulano goriziano Guriza o Gurissa) è un comune italiano di abitanti, capoluogo dell'omonimo ente di decentramento regionale nella regione a statuto speciale del Friuli-Venezia Giulia. In passato è stata capoluogo dell'omonima provincia, oggi amministrativamente soppressa.

La città forma un'area urbana integrata anche amministrativamente con i comuni sloveni di Nova Gorica e di San Pietro-Vertoiba. Il territorio della città slovena di Nova Gorica, anch'essa situata lungo il fiume Isonzo, fu parte integrante del comune di Gorizia fino al 1947, quando l'Istria e gran parte della Venezia Giulia vennero cedute alla Jugoslavia in seguito al trattato di Parigi. Per la sua posizione e per la sua storia, Gorizia è uno dei punti di congiunzione fra le culture romanze, slave e germaniche. Come il resto del Goriziano, la città rientra sia nei confini del Friuli sia in quelli della Venezia Giulia.

Geografia fisica Territorio

Gorizia si trova all'estrema periferia orientale della Pianura friulana al confine tra l'Italia e la Slovenia. Situata alle pendici del Carso, altopiano roccioso calcareo, appartenente alle Alpi Giulie, alla confluenza delle valli dei fiumi Isonzo e Vipacco, naturali vie di comunicazione tra oriente e occidente già in tempi remoti.

Gorizia è bagnata dal fiume Isonzo, corso d'acqua che scorre per nel Goriziano sloveno e per in provincia di Gorizia. L'Isonzo entra in territorio italiano proprio presso Gorizia. La sua portata massima è stata registrata nel 1924 a Salcano (frazione di Nova Gorica), quando raggiunse i m³/s. In particolare il fiume Vipacco confluisce nell'Isonzo a Savogna d'Isonzo, comune italiano situato a sud della città.

Lungo il fiume Isonzo, dirimpetto a Gorizia oltre il confine tra l'Italia e la Slovenia, è situata la città slovena di Nova Gorica, il cui territorio fece parte integrante del comune di Gorizia fino al 1947, quando l'Istria e gran parte della Venezia Giulia vennero cedute alla Jugoslavia in seguito al trattato di Parigi, che fu la conseguenza della sconfitta dell'Italia nella seconda guerra mondiale.

La città si affaccia sulla pianura friulana orientale, nome della porzione di Pianura Padana prossima al fiume Isonzo, ed è circondata dalle colline del Collio, che sono note per la coltivazione della vite e per la produzione di vini di qualità. Nel Collio vengono prodotti dei vini, ai quali è assegnata la DOC "Collio Goriziano", che sono conosciuti anche a livello internazionale. Nel Collio vengono prodotte ciliegie ed è stata riscoperta, dopo decenni di abbandono, la coltura dell'olivo.

Clima

Gorizia è riparata a nord dai monti e quindi non risente dei freddi venti settentrionali: nonostante ciò, trovandosi quasi allo sbocco dei valichi prealpini e carsici, è soggetta alla bora, vento catabatico di provenienza est/nord-est che soffia con particolare intensità. Tale vento, che generalmente è secco, talvolta può portare abbondanti nevicate. La bora che soffia su Gorizia, dato che proviene dalla valle del fiume Vipacco, incontra prima della città l'ostacolo delle colline a est del suo centro abitato, che ne mitigano sensibilmente la furia.

Il clima di Gorizia, relativamente temperato, è tuttavia influenzato dai venti freschi e umidi provenienti da sud-ovest, che penetrano nel bassopiano verso cui si apre la città. In estate sono abbastanza frequenti i fenomeni temporaleschi e le grandinate: non è raro lo scirocco cui fanno seguito, di norma, abbondanti precipitazioni. In base alla media trentennale di riferimento 1971–2000, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +3,3 °C, mentre quella del mese più caldo, luglio, è di +23,0 °C:

Origini del nome

Il nome italiano Gorizia deriva dal termine slavo gorica, che significa "collina" o "piccola montagna", diminutivo di gora, che indica "monte" o "montagna". La radice gora è di origine proto-slava, ed è alla base di numerosi toponimi nelle lingue slave, dove si riferisce a formazioni geografiche come montagne o colline. Il suffisso -ica conferisce il significato di "piccolo" o "diminutivo", indicando quindi una collina o un rilievo di modeste dimensioni.

La città di Gorizia, situata nell'omonima provincia, è conosciuta anche con il nome Goriza, che in lingua slava significa "villaggio" o "piccola città". La forma latina del nome, "Villa quae Sclavorum lingua vocatur Goriza", significa infatti "il villaggio che nella lingua degli slavi è chiamato Goriza", facendo riferimento alla tradizione linguistica slava che ha influenzato la denominazione del luogo.

Il nome di Gorizia, quindi, si inserisce in un contesto linguistico e geografico più ampio, riflettendo la tradizione toponomastica delle lingue slave, in particolare per quanto riguarda i riferimenti a rilievi montuosi e collinari.<. Il nome di Gorizia compare per la prima volta nell'anno 1001, riportato su un atto di donazione imperiale di Ottone III di Sassonia: su di esso il sovrano sassone cedeva il castello di Salcano e la villa denominata Goriza a Giovanni IV di Ravenna, patriarca di Aquileia, e a Guariento, conte del Friuli, con queste parole:

Toponimi di origine slava sono comuni anche ad altre località sud-orientali della Bassa friulana, come Goricizza (frazione di Codroipo) e Gorizzo (frazione di Camino al Tagliamento). La loro origine sta a indicare il ripopolamento della zona a opera di genti slave dopo le devastanti incursioni degli Ungari (IX secolo).

Mentre il nome friulano Gurìze continua l'originale Goriza, il toponimo italiano è dovuto a una tradizione notarile che l'ha adattato all'uscita -itia, -icia per attrazione del tipo Venetia.

Storia

Età antica

Più o meno nell'area dove attualmente si trova la città di Gorizia, in epoca romana sorgevano, fin dal I secolo a.C., due vici, Castrum Silicanum, da cui trasse la moderna Salcano, e Pons Aesontii o (Pons Sontii), corrispondente alla moderna località di Mainizza, come indicato sulla Tabula Peutingeriana.

Qui sorgeva una mansio della via Gemina nel punto in cui questa strada romana, che collegava Aquileia ad Aemona (la moderna Lubiana).Princeton Encyclopedia of Classical Sites: Aquileia Udine, attraversava il fiume Isonzo. È possibile che nella zona fosse situata, nel XV secolo a.C., Noreia, capitale dell'antica regione del Norico.

Età medievale Il nome di Gorizia compare per la prima volta nell'anno 1001 nella già citata donazione imperiale che Ottone III di Sassonia fece redigere a Ravenna, mediante la quale il sovrano sassone cedeva il castello di Salcano e la villa denominata Goriza a Giovanni IV di Ravenna, patriarca di Aquileia, e a Guariento, conte del Friuli.

La località di Goriza è ricordata successivamente, nel 1015, su un altro documento, con queste parole: Medietatem unius villae que sclavonica lingua vocatur Goriza (it. "la metà del villaggio che in lingua slava è detto Goriza"). La famiglia degli Eppenstein ressero Gorizia fino al 1090. A partire da tale data la città fu governata prima dai Mosburg, poi dai Lurngau, una famiglia originaria della Val Pusteria imparentata con i conti palatini di Baviera.

Con costoro si accrebbe la popolazione della città, costituita in massima parte da friulani (artigiani e mercanti), tedeschi (impiegati nell'amministrazione pubblica) e sloveni (agricoltori), con questi ultimi insediati principalmente nelle zone periferiche e nei centri rurali limitrofi.

Ciò permise alla contea, nel suo periodo di massimo splendore (corrispondente alla seconda metà del XIII e ai primi decenni del XIV secolo) di estendersi su gran parte del nord est italiano (tant'è che comprese per un breve periodo anche le città di Treviso e Padova in Veneto), sulla parte occidentale dell'odierna Slovenia, sull'Istria cosiddetta "interna" (la contea di Pisino) e su alcune zone del moderno territorio austriaco (Tirolo e Carinzia). I conti avevano fissato la propria residenza abituale nella città austriaca di Lienz, mentre a Merano si trovava la principale zecca dello Stato.

Durante il regno di Enrico II (1304-1323) l'abitato di Gorizia, che ormai aveva acquisito delle connotazioni tipicamente urbane, ottenne il titolo di città. Nei primi decenni del secolo successivo l'assorbimento del principato patriarcale di Aquileia da parte della Repubblica di Venezia indusse i conti di Gorizia ad adottare una politica in equilibrio tra la Casa d'Asburgo e la repubblica veneta. Il passo politico verso la Repubblica di Venezia fu obbligato per la caduta del patriarcato di Aquileia. Gorizia chiese infatti al doge veneziano l'investitura feudale (1424) per i territori comitali concessi in precedenza al Conte dal Patriarca.

Con tale atto Gorizia si ritrovò nell'ambigua posizione di vassalli della Repubblica di Venezia, Stato successore del Patriarcato, per quanto riguardava alcuni feudi friulani oltre l'Isonzo, e vassalli dell'Imperatore asburgico per quanto concerneva i territori storicamente costituenti l'antica contea. Nel 1455 vennero incorporati a Gorizia, mediante l'estensione dei privilegi cittadini, anche i quartieri non compresi nelle mura difensive, della zona meridionale (la cosiddetta Città bassa), che erano abitati in parte da sloveni.

L'appartenenza all'Austria

Il 12 aprile 1500, domenica delle Palme, l'ultimo conte di Gorizia, Leonardo di Gorizia, morì nella città di Lienz senza discendenti, lasciando in eredità la contea a Massimiliano I d'Asburgo. Questo passaggio avvenne grazie alla mediazione dell'amministratore di Leonardo Virgilio di Graben con l'aiuto di suo figlio Luca di Graben a Gorizia.La signora di Schwarzenegg. Un feudo goriziano sul Carso alle porte di Trieste, XIV-XIX secolo, S. 38, von Ugo Cova (2009) L'atto, ritenuto invalido dai veneziani che reclamavano l'annessione della contea di Gorizia alla Repubblica di Venezia per antichi diritti di vassallaggio, fu il casus belli che spinse i veneti a denunciare la violazione di questi antichi trattati.

Ogni tentativo veneziano di impadronirsi della città, anche mediante la forza, risultò vano. Solo fra l'aprile del 1508 e l'agosto del 1509 l'esercito della Repubblica di Venezia, allora in guerra anche contro Luigi XII di Francia, riuscì a occupare la parte bassa della città, ma non il castello di Gorizia. Pochi mesi dopo, in seguito alla sconfitta veneziana nella battaglia di Agnadello (14 maggio 1509) a opera delle armi francesi, la forza d'occupazione della Repubblica di Venezia fu costretta ad abbandonare Gorizia.

Gorizia fece da allora parte delle terre ereditarie della Casa d'Asburgo, prima come capitale dell'omonima contea e successivamente come capoluogo della Contea Principesca di Gorizia e Gradisca. Quest'ultima, dalla metà del XIX secolo, entrò a fare parte del Litorale austriaco, regione amministrativa dell'Impero austriaco nata nel 1849 dalla soppressione del previgente Regno d'Illiria.

Il 30 aprile 1848, l'Arcivescovo di Gorizia Francesco Saverio Luschin, su richiesta del Commissario Imperiale, pubblicò un appello anonimo ai contadini del Veneto affinché deponessero le armi e non seguissero più i rivoluzionari, firmandosi semplicemente come "Un buon prete cattolico".

Sino al 1918 il titolo di conte di Gorizia passò ai sovrani d'Austria, salvo una breve interruzione: l'occupazione francese, che ebbe luogo dal 1809 al 1813 con l'inclusione della città nelle Province illiriche, governatorato creato da Napoleone nell'ambito del Primo Impero francese.