Gli Amerighi, originari della Francia meridionale, furono una famiglia patrizia senese protagonista nelle vicende politiche ed economiche della Repubblica di Siena. Strenui difensori delle libertà repubblicane, parteciparono attivamente nelle guerre contro la Repubblica di Firenze e la nascente signoria dei Medici.

Le origini Questa famiglia viene ricordata da Jean de Nostradame, il quale, nel descrivere la vita di Raoulx di Gassin, poeta provenzale del XII secolo, cita quella degli Amerighi, come sua famiglia di provenienza. La storia di questo personaggio è, probabilmente, immaginaria o potrebbe essere la sintesi biografica di diversi cantori occitani. Anche Giovanni Mario Crescimbeni nei suoi Comentari dell' Istoria della volgar poesia, riprende la stessa notizia. Come poi accertato in epoca successiva, Nostradamus soleva arricchire le vite dei suoi poeti con notizie di fantasia e «…indotto inoltre da spirito di adulazione, si compiacque di far risalire le maggiori famiglie aristocratiche della Provenza ai migliori trovatori…». Collegò, quindi, l'immaginario Raoulx a questa famiglia, che viveva nel Castello di Gassin, ricordando che «…suo padre della Cafa degli Amerighi, era uno de' più facultofi Gentiluomini, che fossero in tutte la Marche della Provenza…».

Un'ipotesi, legata a considerazioni leggendarie, riprese dall'abate Pompeo Amerighi, alla fine del XVII secolo, e tratte da precedenti Memorie domestiche di Cafa Amerighi, vedrebbe, sia il ramo provenzale che quello, poi, radicato in toscana, discendere da Teodorico di Autumn, altrimenti conosciuto, come Aimery de Narbonne, per il tramite di antiche famiglie feudali, quali, la casa dei Semur-en-Brionnais e quella dei Le Blanc de Macôn. La memorialistica genealogica, tuttavia, è concorde con il Passerini, nel fissare le prime origini italiane, di questa famiglia, nel Ducato di Spoleto durante il XII secolo.

Storia

Giunti in Italia nella seconda metà del XII secolo, vissero inizialmente, nel Ducato di Spoleto. Successivamente, con Ulrico definito anche come Amerigo da SpoletoPasserini Luigi, Manoscritto Passerini n. 8 - pagina 31 bis', in Alberi Genealogici, Biblioteca Nazionale Centrale,Firenze. e Renaud, suo fratello, decisero di insediarsi definitivamente nella città di Siena. I loro figli parteciparono al governo della giovane Repubblica, con l'incarico di "Consoli" negli anni 1180,Gio.Vincenzo Coppi, Annali, memorie ed Huomini illustri di Sangimignano ove si dimostrano le leghe e le guerre delle repubbliche Toscane. al principe Ferdinando di Toscana' (pag. 71). Firenze 1695 1190, 1195Rerum Italicarum Scriptores - Tomo Decimo Quinto (pag.17,18) Milano 1729 . Nelle fonti documentarie e nelle fonti bibliograficheRerum Italicarum Scriptores - Tomo Decimo Quinto (pag.17,18) 1729 Milano Rerum italicarum scriptores: ab anno aerae Christianae quingentesimo ad… - Google Libri, per individuare l'appartenenza alla stessa origine familiare, vengono usati singolarmente o contemporaneamente sia il predicato "de' Machoni" (a volte nella forma contratta "de Macôni" o "Macôni"), sia i cognomi di origine patronimica Amerighi e Renaldini. Negli anni seguenti, abbandonato definitivamente il predicato "de' Macôni", nacquero due distinte famiglie: Renaldini e appunto Amerighi.

Il periodo senese (1180 circa - 1739)

Durante la "Repubblica di Siena"

Durante tutto il XIII secolo, nella fase di maggiore espansione, Siena ebbe come principale obiettivo, quello di consolidare i confini, sia di mare che di terra a danno dei signori feudali (Pannocchieschi, Aldobrandeschi, Tederighi, Salimbeni), i cui territori vennero progressivamente annessi, frazionati e redistribuiti ai signori di comprovata fedeltà alla Repubblica. In questo contesto anche gli Amerighi, appartenenti al "Monte dei Riformatori" furono parte attiva partecipando alla progressiva integrazione sia politica, che socio-economica delle popolazioni e dei territori della Toscana meridionale.

Tra i personaggi principali, vanno ricordati: Amerigulino: è fra gli emissari della Repubblica che ratificano il giuramentoDell'Historie di Siena - Giugurta Tommasi(Parte Prima)- Gio.Batt. Pulciani Sanese - Venezia - 1625 (pag 211) dell'osservanza della Lega con Siena da parte della Città di Poggibonsi, posta al confine con i Fiorentini. 10 luglio 1221. AmerigoIl Caleffo Vecchio del Comune di Siena (Fonti di Storia Senese) a cura di Giovanni Cecchini - Istituto di Arte e di Storia del Comune di Siena Vol. II ( pag. 1080 - N.ord. 885) - Leo S. Olschki - Editore - 1932 - Firenze.: è fra i procuratori nominati dal Comune di Massa di Maremma (attuale Massa Marittima) per ratificare la pace con i fuoriusciti di quella città. 8 aprile 1276. PartecipòFrancesco Masetti, Historiae urbium et Regionum Italiae rariores, Volume 99 - Salvatore e Giandomenico Marescandoli ed. Lucca - 1722 (pag. 61), con il fratello Giovanni, entrambi capitani, alla Battaglia di Montaperti (4 settembre 1260) distinguendosi contro il generale Uberto dei FiorentiniArchivio di Stato di Siena - Biblioteca Sestigiana - Appunti sulla famiglia Amerighi . Il manoscritto è sicuramente nella biblioteca dell'archivio, è da controllare l'appartenenza alla "Sestigiana" Giovanni, fratello del precedente Amerigo, dopo la rovinosa battaglia di Colle di Val d'Elsa (1269), in cui i ghibellini furono definitivamente sconfitti, prese con la sua famiglia la via dell'esilio, trovando la protezione di Federico III d'Aragona in Sicilia. Non si hanno molte notizie di questa linea; probabilmente i suoi discendenti seguirono le sorti dei regnanti aragonesi in Italia. Un altro Giovanni, appartenente a questo ramo, andò a Napoli nel XV secolo al seguito di Alfonso V d'Aragona, di cui era cameriere di corte. La discendenza di Giovanni, presumibilmente, si estinse nello stesso secoloGeorgius Vivianus Marchesi, La galeria dell'onore, ove sono descritte le memorie del sagr'ordine militare di S. Stefano. Pagg. 453 -454 Ed. Marozzi. Forlì - 1735 . Fonte. Il Genealogista Filadelfo Mugnos, peraltro noto per le sue inesattezze, ne dà notizia, formulando da una parte, l'origine senese e l'appartenenza ghibellina di questa discendenza, dall'altra, però ne travisa il cognome in Amarighi, individuando, per l'arme di famiglia, una blasonatura sconosciutaFiladelfo Mugnas, Teatro della nobilta del mondo del sig. dottore don Filadelfo Mugnos … Dove si leggono molte famiglie imperiali, regie, ed altre titolate, e graduate … e tutte l'altre famiglie nobili d'Europa, d'Asia, e d'Africa … nelle quali si scorgono le serie, i dominij, le patrie, gli huomini illustri d'armi, e di lettere … Diviso in tre libri. Pag. 422 Novello de Bonis stampator arcivescovale. Napoli 1680 Fonte. Goso di AmerigoIl Caleffo Vecchio del Comune di Siena (Fonti di Storia Senese) a cura di Giovanni Cecchini - Istituto di Arte e di Soria del Comune di Siena Vol. III ( pag. 1379, pag.1380 - N.ord. 989 - pag. 1382 - N.ord 990 - pag. 1387 - N.ord 991) - Leo S. Olschki - Editore - 1932 - Firenze.: legato nominato dal governo di Siena per l'acquisizione alla Repubblica, della Roccatederighi e tutti i territori, vassalli e diritti ad essa direttamente connessi. Unitamente il signore della Rocca Guasco Tederighi cede a Goso, sempre in rappresentanza della Repubblica, tutti diritti e le ragioni contro i Signori di Sassoforte. 14 aprile 1294

Nel 1360 il Castello di Vignoni, in Val d'Orcia (già di Ciampolo Gallerani), entra nell'orbita della famiglia Amerighi nel nome di GherardoGalgano Bichi - Serie Manoscritti della biblioteca dell'archivio di Stato di Siena (a.c. 37 nello spoglio delle "Famiglie Nobili Esistenti") e di suo figlio Amerigo.

Maestro Amerigo di Gherardo: (Siena 1335 ca.). Ereditò dal padre una cospicua fortuna, accumulata con il commercio dei legnami e le attività di costruzioni. Divenne Priore della Arte dei Maestri di Pietra e LegnameOrlando Malavolti, Historia del Sig. Orlando Malavolti de' fatti, e guerre de' Sanesi, così esterne, come civili: Seguite dall'origine della lor città, fino all'anno M.D.LV. Fra le quali si narra in che modo, e 'n quai tempi si crearon quelle cinque fattioni, che domandan' ordini, ò monti. Dove, secondo l'occasioni, vengon frapposte ancora cose notabili, avvenute, e nell'Asia, e nell'Africa, oltre a quelle d'Italia, e quasi di tutta Europa. Con un profilo, ò veduto della città di Siena, e con la descrittione del suo stato…, p. 147, Siena, Ed. Marchetti, 1599 . Fonte Aveva inoltre un ruolo militare, essendo anche Priore dei Difensori delle Arti. Nel 1380, come emissario della Repubblica, acquisì dai conti Pannocchieschi D'Elci, due terzi del contado annessi al Castello di Giuncarico, che entrò a far parte dei territori di Siena. Agnolo di Maestro Amerigo (Siena 1370). Durante la campagna di Sigismondo di Lussemburgo in Italia, nel 1432, era membro del Concistoro di SienaCarlo Francesco Carpellini, Dell'ordinamento politico della Repubblica di Siena nel secolo XIV in "Bullettino della società senese di storia patria municipale", I, 1865, p. 191. Siena . Fonte. Fu nominato commissario della RepubblicaFrancesco Ighirami, Storia della Toscana compilata ed in sette epoche distribuita dal cav. Francesco Inghirami, Poligrafica fiesolana dai torchi dell'autore, pag. 217, Fiesole, 1842. Fonte, per gestire il contingente militare, mandato in appoggio a Bernardino Ubaldini della Carda, comandate dell'esercito, che Filippo Maria Visconti Duca di Milano aveva inviato, contro la Repubblica di Firenze.Durante quel periodo era anche Podestà di Casole d'Elsa, città fortezza al confine con i territori fiorentini. Nel 1431, portò alla luce una cospirazione di alcuni fuoriusciti fiorentini, che tradendo la fiducia accordata loro, dai Senesi, trattavano segretamente la vendita di alcuni castelli e territori a Firenze. Ne ordinò la pena capitale, che fu eseguita, mediante impiccagione, nella pubblica piazza di CasolePaolo di Tommaso Montauro, Cronaca Senese. Pagg. 832-834. In Rerum italicarum scriptores: raccolta degli storici italiani dal cinquecento al millecinquecento (1900) a cura di Ludovico Antonio Muratori, Città di Castello. Fonte. Paolo di Maestro Amerigo (Siena 1375 ca.). Dopo un periodo di vacanza del governo e conseguente instabilità politica a Siena, nel 1413 fu chiamato a far parte dei sette di BalìaPaolo di Tommaso Montauro, Op. cit. Pag. 777 . Fonte, per gestire il difficile passaggio, che vedeva, contrapposti, gli interessi in Italia di Luigi II d'Angiò e di Ladislao I re di Napoli. In quell'anno, la Repubblica, con la sua diplomazia, riuscì ad evitare l'invasione dei propri territori, mentre Firenze veniva occupata dai Napoletani.