Il Decameron,La pronuncia prevalente, secondo il Dizionario di pronuncia italiana di Luciano Canepari, è decàmeron; tuttavia è considerata corretta, e per alcuni preferibile in quanto più aderente con l'etimo greco, la pronuncia con l'accento sull'ultima sillaba, decameròn. o Decamerone (parola composta , genitivo plurale di , hēméra, "giorno", letteralmente "di dieci giorni", nel senso di "[opera] di dieci giorni"), è una raccolta di cento novelle scritta da Giovanni Boccaccio nel XIV secolo, probabilmente tra il 1349 (anno successivo all'epidemia di peste nera in Europa) e il 1351 (secondo la tesi di Vittore Branca) o il 1353 (secondo la tesi di Giuseppe Billanovich).

È considerata una delle opere più importanti della letteratura del Trecento europeo, durante il quale esercitò una vasta influenza sulle opere di altri autori (si pensi a I racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer, opera con una struttura e una cornice narrativa del tutto simili), oltre che la capostipite della letteratura in prosa in volgare italiano. Boccaccio nel Decameron raffigura l'intera società del tempo, integrando l'ideale di vita aristocratico, basato sull'amor cortese, la magnanimità e la liberalità coi valori della mercatura: l'intelligenza, l'intraprendenza, l'astuzia.

Il libro narra di un gruppo di giovani che per dieci giorni si trattengono fuori da Firenze, spostandosi in una villa sulle colline del fiorentino, per sfuggire alla peste nera che imperversa nella città, e che a turno si raccontano delle novelle di taglio spesso umoristico e con frequenti richiami all'erotismo bucolico del tempo. Per quest'ultimo aspetto il libro fu tacciato d'immoralità o di scandalo e fu in molte epoche censurato o comunque non adeguatamente considerato nella storia della letteratura. Il Decameron fu anche ripreso in versione cinematografica da diversi registi, tra cui Pier Paolo Pasolini e i fratelli Taviani.

Descrizione Il titolo Decameron è un termine che deriva dal greco, che letteralmente significa "di dieci giorni". Il titolo è un rimando allExameron ("di sei giorni") di Sant'Ambrogio, una riformulazione in versi del racconto biblico della Genesi. Il titolo in greco è anche sintomo dell'entusiastica riscoperta dei classici della commedia e della tragedia ellenica, non filtrati in latino prima dalla Roma imperiale e poi da quella cristiana. L'intenzione di Boccaccio è costruire un'analogia tra la propria opera e quella di Sant'Ambrogio: come il santo narra la creazione del mondo e dell'umanità, allo stesso modo il Decameron narra la ri-creazione dell'umanità, che avviene per mezzo dei dieci protagonisti e del loro novellare, in seguito al flagello della peste abbattutasi a Firenze nel 1348.

A mano a mano che si susseguono i racconti dei protagonisti, tramite essi vengono ricostruiti l'immagine, le strutture relazionali e i valori dell'umanità e della società che altrimenti sarebbero perduti, dal momento che la città è sotto l'effetto distruttivo e paralizzante della peste. Si tratta di una metafora importante, in quanto esprime la concezione preumanistica di Boccaccio nella quale le humanae litterae (qui rappresentate dalle cento novelle) hanno la facoltà di rifondare un mondo distrutto e corrotto. In particolare, è notevole la capacità del Boccaccio di passare senza soluzione di continuità dal sublime al triviale e viceversa, pur mantenendo costante la sua estrema avversione rispetto alle aberrazioni e ai soprusi.

L'intitolazione del Decameron nell'apografo di Francesco Mannelli (Codice Laurenziano Pluteo XLII 1), datato 13 agosto 1384, è la seguente:

Con la frase "cognominata (ossia sottotitolata) Prencipe Galeotto", si fa riferimento a un personaggio, Galeuth o Galehaut, del ciclo bretone del romanzo cortese che fece da intermediario d'amore tra Lancillotto e Ginevra. "Galeotto" inoltre riecheggia un famoso verso, riferito allo stesso personaggio, del V canto dellInferno di Dante Alighieri, Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse, verso con cui Francesca termina il suo racconto.

A margine va annotato che il tempo effettivo trascorso fuori città dai giovani è di quattordici giorni, poiché il venerdì è dedicato alla preghiera e il sabato alla cura personale delle donne.

La struttura narrativa

All'interno del Decameron, Boccaccio racconta di una brigata di dieci giovani amici, sette ragazze e tre ragazzi, tutti di elevata condizione sociale, i quali, durante il periodo in cui la peste devasta Firenze (1348), decidono di cercare una possibilità di fuga dal contagio spostandosi in campagna. Qui i dieci personaggi trascorrono il tempo secondo precise regole, tra canti, balli e giochi. Notevole importanza, come vedremo dopo, assumono anche le preghiere.

Per occupare le prime ore pomeridiane, i giovani decidono di raccontare quotidianamente una novella ciascuno, tranne il venerdì e il sabato, seguendo un preciso regolamento: ogni giorno, a turno, viene eletto un re o una regina, che fissa il tema della giornata, al quale tutti dovranno ispirarsi nei loro racconti. Al solo Dioneo, per la sua giovane età, è concesso di non rispettare il tema stabilito, tuttavia dovrà novellare sempre per ultimo ("privilegio di Dioneo"). Inoltre, la prima e la nona giornata hanno un tema libero per tutti.

Si sono date molteplici interpretazioni dei singolari nomi attribuiti ai narratori, in gran parte riecheggianti etimologie greche: Dioneo ("lussurioso", da Dione, madre di Venere; spurcissimus dyoneus si definiva Boccaccio in una lettera giovanile); Filostrato ("vinto d'amore"); Panfilo (il "Tutto Amore", che infatti racconterà spesso novelle ad alto contenuto erotico); Elissa (l'altro nome di Didone, la regina dell'Eneide di Virgilio, rappresenta l'amore tragico); Emilia, "l'orgogliosa della sua bellezza"; Fiammetta (la donna amata da Boccaccio; la fanciulla che arde d'amore come una fiamma); Filomena ("amante del canto" oppure "colei che è amata"); Lauretta (come Laura de Noves, la donna simbolo di Petrarca, il cui nome viene da alloro, la pianta simbolo della gloria); Neìfile ("nuova amante"); Pampinea ("la rigogliosa").

Pampinea, Filomena ed Elissa sono coloro che all’interno dell’opera spiccano per il loro senso di iniziativa.

Pampinea, il cui nome vuol dire “la rigogliosa”, è un personaggio già presente nella Commedia delle ninfe fiorentine, opera giovanile di Boccaccio. Nel Decameron Pampinea rappresenta l’immagine di una donna nuova, indipendente, è lei che propone alle sue amiche di fuggire dalla città, ed è sempre lei che suggerisce ai tre ragazzi di fare da accompagnatori. Giunti sulle colline di Fiesole, Pampinea viene nominata regina dalla brigata e assegna ad ognuno dei compiti per mantenere ordine ed equilibrio all’interno del gruppo; è sempre lei che propone di raccontare ogni giorno delle novelle, nominando un re o una regina che devono decidere il tema della giornata. Le novelle raccontate da Pampinea riportano temi cari a Boccaccio quale quello della fortuna, dell’amore e della furbizia. Considerevole è la premessa alla decima novella della prima giornata, in cui Boccaccio per bocca di Pampinea sostiene che il motto, essendo breve, è più adatto alle donne, anche se solo poche sono in grado di comprenderlo perché la maggior parte di queste impiegano parte del tempo alla cura del corpo e parlano poco giustificando il loro silenzio con la purezza d’animo. Filomena, il cui nome vuol dire “l’amante del canto”, è colei a cui viene dedicato il Filostrato. Le sue parole vanno a correggere il discorso iniziale di Pampinea poiché lei è consapevole che una donna ha bisogno della presenza di un uomo al suo fianco, in quanto le donne sono esseri troppo fragili. A lei si deve la scelta di un tema fisso per ogni giornata che funge da filo conduttore per tutte le novelle. Tra le novelle raccontate da Filomena spiccano maggiormente quelle in cui la vita della donna è determinata dalle scelte dell’uomo, una delle più famose è la novella di Lisabetta da Messina. Il nome Elissa rimanda alla Didone presente nell’Eneide virgiliana; non è un caso che Elissa narra la quarta novella della quarta giornata accennando al quarto libro dell’Eneide in cui si racconta la vicenda di Didone abbandonata; tra le due però non emerge alcuna affinità. Elissa, nell’introduzione, prende parola subito dopo l’intervento di Filomena e chiarisce che la donna non è libera di prendere alcuna decisione senza la presenza di un uomo. E’ anche colei che con fermezza rimprovera Dioneo alla fine della quinta giornata per impedirgli di introdurre temi osceni nella ballata. In tutte le novelle raccontate da Elissa non vengono mai usati temi osceni, ma al centro dei suoi racconti c’è l’immagine di una donna adultera che utilizza l’ingegno per paura di essere scoperta dal marito ma anche il tema del matrimonio che viene ostacolato da uno dei genitori per motivi sociali. Rilevante è il ruolo che svolge nella conclusione alla sesta giornata poiché è Elissa stessa che conduce le sole donne nella così detta “Valle delle Donne”; la valle è un luogo idilliaco circondato da montagne, fiumi e piccoli laghi; le donne approfittando del caldo decidono di fare un bagno in quelle acque cristalline. Molti studiosi hanno riflettuto sull’attribuzione del luogo alle donne: l’immersione nelle acque può essere visto come atto di purificazione dalla peste o dall’inganno commesso nei confronti degli uomini poiché le donne si sono recate sole nella valle; non è un caso che l’inganno diventa poi il tema centrale delle novelle della settima giornata.

Neifile, Emilia, Fiammetta e Lauretta sono parte della brigata ma non svolgono un ruolo attivo, non intervengono mai nelle scelte, tantomeno hanno spirito d’iniziativa, perciò possono essere considerate figure di contorno.

Neifile, il cui nome significa “la nuova innamorata”, è un rimando al Dolce Stilnovo; una delle caratteristiche principali di questo personaggio è la timidezza. Nell’introduzione arrossisce quando Pampinea propone ai giovani ragazzi di unirsi a loro e nuovamente si intimidisce quando le viene affidato il ruolo di regina della terza giornata. La sua voce si fa sentire quando propone alla brigata di non raccontare novelle il venerdì perché è il giorno della passione di Cristo, e il sabato perché in quel giorno le donne si dedicano alla cura del corpo. Emilia, il cui nome vuol dire “la lusinghiera”, come Neifile è una donna molto timida, ha pochissimo rilievo all’interno della brigata. E’ la reginetta della nona giornata e sceglie di non dare alcun tema. Fiammetta, il cui nome allude alla fiamma, ovvero all’ardore della giovane, è la musa ispiratrice di Boccaccio, la donna di cui pare fosse innamorato negli anni della sua giovinezza a Napoli. E’ uno dei nomi più utilizzati nelle opere di Boccaccio, compare nel Filoloco, nel Teseide, nell’Elegia di Madonna Fiammetta, nella Commedia delle Ninfe Fiorentine e nelle Rime. Nel Decameron è la regina della quinta giornata; non è casuale il fatto che Fiammetta ricopra in tutte le opere la quinta posizione, questa è un’allusione a Maria, musa di Boccaccio, il cui nome è composto da cinque lettere. L’argomento centrale nelle novelle raccontate da Fiammetta è l’amore, tragico e felice ma anche il tradimento, presente nella sesta novella della terza giornata, che avviene da parte di una donna sposata. Lauretta, il cui nome è un chiaro riferimento alla musa di Petrarca, è una figura che spicca poco all’interno del gruppo. E’ la regina dell’ottava giornata e si ricollega al tema scelto da Dioneo il giorno precedente; quest’ultimo aveva scelto le beffe che gli uomini fanno alle donne, lei invece sceglie come tema le beffe che uomini e donne si fanno reciprocamente. Ricorrente nelle novelle di Lauretta è il tema legato all’avarizia, alla gelosia e all'ira.