La storia di Raffadali, comune italiano della provincia di Agrigento in Sicilia, ha inizio a partire dall’Eneolitico, con la comparsa dei primi insediamenti.. Nelle epoche successive l’area fu abitata da diverse popolazioni. Sono stati infatti ritrovati resti di nuclei di età greca, romana tardoantica e medievale. Il centro abitato di Raffadali, seppur talvolta ritenuto di origine islamica, è documentato solo a partire dal 1177:. dapprima fu un semplice casale, poi signoria della nobile famiglia dei Montaperto.

Nel 1650 il re di Spagna Filippo IV elevò Raffadali al rango di principato.

Dopo l'abolizione del feudalesimo, Raffadali divenne capoluogo di circondario borbonico; nel 1860, entrò a far parte del Regno d'Italia, e rivestì il ruolo di capoluogo dell'omonimo mandamento della provincia di Girgenti.

Età antica

Preistoria

Il territorio presenta testimonianze preistoriche di estremo interesse che dimostrano la continuità della presenza umana sin dall’eneolitico superiore, con resti di capanne, ingrottati, reperti fittili, e sculture litiche.

All'età del bronzo risalgono i reperti rinvenuti in contrada Pietra Rossa, ove si trova una necropoli costituita da decine di loculi, nei quali erano inumati degli scheletri, in posizione fetale. Accanto ai corpi gli archeologi hanno scoperto una moltitudine di ceramiche grossolane impresse, che testimoniano lo stanziamento di una popolazione, il cui sostentamento si basava sull'agricoltura e l'allevamento..

Un altro sito archeologico presente a Raffadali è Cozzo Busonè,Picone faceva derivare il toponimo Busonè dall'arabo Abu-Senem, prato dell'idolo aureo. Secondo lo studioso Salvatore Raccuglia, Busonè avrebbe origine dai termini greci βοῦς, bue, e, ὠνή, prezzo o acquisto, e indicava un luogo in cui si teneva un mercato del bestiame() ubicato in prossimità dell'attuale Strada statale 118. La necropoli è costituita da diverse tombe a grotticella artificiale, delle quali dodici andarono perdute a causa dei lavori di sventramento della collina ad opera di una società produttrice di calcare. L'archeologo Bianchini fu il primo a condurre degli scavi nel sito scoprendo l'esistenza di diverse tombe, la tipologia delle quali variava da semplici nicchie, per un singolo individuo, a intere stanze circolari, destinate ad accogliere un intero nucleo familiare. Le ceramiche e i reperti litici ritrovati svelano la presenza della Cultura di Castelluccio (XVIII secolo - XV secolo a.C.). Tra i ritrovamenti più importanti figurano due idoletti femminili, le cosiddette Veneri di Busonè, raffiguranti la Dea Madre, conservate nel Museo archeologico regionale di Agrigento.. La presenza di grotte ha ispirato una leggenda araba, secondo la quale la montagna si aprirebbe ogni sette anni e mezzo rivelando i tesori celati al suo interno.

Resti di una necropoli preistorica sono visibili presso il Colle Palombara, nella "grotta del Bruno", dove sono state ritrovate alcune ossa cementate in una spessa formazione cristallina..

Dentro una fenditura sui fianchi del colle, alcuni speleologi hanno scoperto, alla fine di un grande cunicolo, uno slargo con stalattiti, e cocci fittili della Facies Castellucciana.

Fino agli anni cinquanta, secondo lo storico Lo Mascolo, a poche centinaia di metri da Raffadali vi erano ancora grotte più grandi, ora non più esistenti, vere e proprie stanze scavate nella roccia. Una grandissima, nel poggio di Terranova, un'altra semidistrutta verso nord - ovest scavata sul piccolo masso roccioso, sul quale sorgeva la cappella della Madonna delle Grazie, dalla quale la contrada prende il nome. Altre grotte si trovano sul cozzo dove sorge la chiesa di Sant'Antonio Abate presso la quale, nel secolo scorso, ve ne erano molte altre che furono in seguito distrutte..

Verso la fine del II millennio a.C. lo stanziamento in Sicilia di popolazioni sicule causò la migrazione dei Sicani nella parte occidentale dell’isola. Nel corso dell’età del ferro i Sicani occuparono le zone interne dell’odierna provincia di Agrigento.

In Contrada Sant'Avignone si trova una necropoli scavata in una collina di calcare, che presenta una tomba a grotticella dell'età del bronzo, e numerose tombe ad arcosolio..

Sulla cima del monte Guastanella è stata ritrovata una necropoli con tombe a grotticella scavate nella parete rocciosa..

Periodo greco-siceliota, romano e bizantino

Nel periodo greco nel territorio dell'odierna Raffadali sorgevano probabilmente casali agricoli, popolati soprattutto da contadini. Ceramica tardo-ellenistica è stata infatti trovata presso contrada Canalicchio, riconducibile a un nucleo abitativo che fu successivamente abbandonato e ripopolato nel V secolo d.C..

Secondo lo studioso Gaetano Pottino, Guastanella sarebbe stata parte di una rete cartaginese di postazioni di segnalazione con fuochi..

Nel 241 a.C. al termine della prima guerra punica la Sicilia passò sotto il dominio di Roma. Testimonianze della presenza romana sono emerse nel sito di Terravecchia. Secondo lo storico agrigentino Giuseppe Picone tali luoghi costituivano l'antica Erbesso. Ad avvalorare la tesi vi sarebbe stata la presenza in quei siti di fondamenta di antichi edifici. Polibio narra come i Romani si rifornissero a Erbesso durante l'assedio di Agrigento nella seconda guerra punica. Tale centro è stato anche individuato in prossimità della costa presso Siculiana Marina. Picone insistette invece nell'identificare il sito dell’antica città con il territorio chiamato "Terravecchia", presso l’antico feudo del Modaccamo a nord di Raffadali... Tra gli importanti reperti ritrovati nei dintorni di contrada Terravecchia si ricordano:

Il Sarcofago con Ratto di Proserpina, ritrovato nel XVI secolo in contrada Grotticelle, a breve distanza da Raffadali, dove sono note anche altre testimonianze del periodo romano.. Il sarcofago venne custodito prima nel palazzo dei principi di Montaperto, che in seguito lo donarono alla chiesa madre del paese, dove è tuttora conservato..

Il Rilievo delle Vestali,. della seconda metà del I secolo d.C., raffigurante sacerdotesse nell'atto di offrire un sacrificio, in presenza di una figura maschile togata.

Tra il II e il III secolo d.C. mutò l'assetto economico e sociale della campagna siciliana.. Essenziale per l'economia locale divenne il cursus publicus, le cui stationes coincidevano spesso con i mercati presso i quali aveva luogo lo scambio dei prodotti del territorio. L'insediamento di contrada Terravecchia è stato identificato con la Statio Pitiniana menzionata nell'Itinerarium Antonini...

Dalla fine del III fino alla metà del V secolo d.C. nell’agro raffadalese si affermò l’abitato disperso, segno di un più intenso sfruttamento del territorio in seguito alla riacquisita importanza per Roma della produzione agricola siciliana. In questo periodo il territorio era suddiviso in massae fundorum, raggruppamenti di fondi agricoli, non sempre contigui, che facevano capo a un unico grande proprietario terriero. Oltre alle massae fundorum erano presenti fondi indipendenti.

Nel V secolo, l'invasione dei Vandali mise in crisi il popolamento diffuso. La decadenza delle infrastrutture viarie romane portò all'abbandono dell'insediamento di Terravecchia.. Dopo l'VIII secolo scomparve il sistema delle massae fundorum, sostituito da un’organizzazione per distretti, con un insediamento principale collegato a piccoli nuclei.. Ne sono esempio i due piccoli nuclei abitati di contrada Butermini, che servivano il più grande agglomerato in località Masseria Genuardi..

Nel 535, durante la guerra gotica, la Sicilia fu conquistata da Belisario e annessa all'Impero bizantino. Risalente al periodo tardo-antico e bizantino sono: la necropoli di Grotticelle, connessa all'insediamento di Terravecchia, nella quale si trovano diverse decine di tombe cristiane a loculo e arcosolio, realizzate sulla parete verticale della montagna;. la necropoli scavata nella collina nei pressi della sorgente Safo, con circa quindici grandi tombe a forno..

Medioevo

La Raffadali araba: Rahalfadala

Tra l'839 e l'840 il territorio di Raffadali fu occupato dai Saraceni che vi introdussero nuove colture (albicocco, carrubo e agrumi), tecniche di coltivazione avanzate e una rete di canali per irrigare i campi.. È in questa epoca che nasce il casale di Rahalfdala. Riferisce lo storico Tommaso Fazello:.

L’antico casale di Rahalfadala è stato identificato con l’insediamento che un tempo sorgeva su un terrazzamento in contrada Terrasi, che è situata a un chilometro dall'odierno abitato di Raffadali.. Nell'area l’acqua era abbondante e per questo le fu attribuito il toponimo di "Fontanelle". Dal terreno affiorano frammenti di ceramiche bizantine, come tegole striate, e cocci di ceramica invetriata e sigillata, che dimostrano come la zona sia stata abitata nel corso del tempo da greci, romani e bizantini. I frammenti di ceramica medievale sono in prevalenza dell’XI secolo..

In seguito alla conquista del Gran Conte Ruggero I solo alcuni documenti si riferiscono a Rahalfadala come "casale". Ciò indurrebbe a ritenere che il villaggio non fosse più abitato nel periodo tra il XIII secolo e il XIV secolo, o che vi fosse una presenza umana insignificante..

Nei pressi di Rahalfadala si ergeva molto probabilmente la fortezza di Bugamo,Secondo Michele Amari, Bugamo è termine di origine araba, derivante da Abu-l-Giami’, o Abu-l-Gema’, o abul-l-Agiamo, cioè il prato di Agiami. È più probabile che derivi da aba-Agiar, prato di pietra () espugnata e rasa al suolo dai normanni nel 1064. I difensori superstiti furono deportati a Scribla in Calabria.. Il monaco benedettino di origine normanna Goffredo Malaterra descrive così la fine della roccaforte araba nella sua cronaca sull'origine dei Normanni in Italia:.

Un'altra tradizione vuole che il casale si estendesse dal quartiere di San Giovanni al quartiere di Torrazza, nella parte più antica del centro storico di Raffadali. Il toponimo "Torrazza" deriverebbe dall'antica presenza di una torre di avvistamento..

Il Regno di Sicilia

Due secoli dopo, l'invasione normanna degli Altavilla pose fine all'Emirato di Sicilia. Dalla fondazione della Contea di Sicilia fino al 1177 non risulta l'esistenza di alcun significativo agglomerato con il toponimo Raffadali, ma prima di quella data emerge dai registri della diocesi l'esistenza di una comunità detta "Cattà" o un feudo di Catal, che sarebbe stata concessa dal Gran Conte Ruggero I di Sicilia al vescovo Gerlando di Agrigento nel 1092, anno della costituzione della diocesi di Agrigento.. Secondo il Libellus de successione pontificum Agrigenti (codice membranaceo compilato tra il 1250 e il 1260 durante il vescovato di Rainaldo Acquaviva),. Catal era un feudo cum centum villanis, luogo che una volta la settimana ospitava un mercato, oltre che sede di un balneum pro tota regione.. È stato ipotizzato che fosse l'al-Qatta menzionato dal geografo siculo arabo Muhammad al-Idrisi, ma Michele Amari ha criticato questa identificazione.. L'insediamento era ancora abitato nel XIII secolo, come si può desumere dalla presenza dei nomi di due suoi abitanti, "Martinus" e "Nicolaus de Catta", in due distinti documenti.. Nel XIV secolo due fonti testimoniano l'esistenza di un casale "Capte" e di un altro di nome "Cacta",. che probabilmente corrispondono a Cattà..

In questo periodo il territorio di Raffadali venne inquadrato in un assetto territoriale e amministrativo tipico del feudalesimo. Entrò a far parte di una circoscrizione territoriale della diocesi di Agrigento, comprendente 54 comuni, che doveva versare alla chiesa un tributo annuo, la decima.