La zona industriale di Porto Torres, chiamata anche zona industriale di Sassari-Porto Torres o zona industriale della Marinella, è il complesso industriale sorto a Porto Torres intorno alla metà degli anni Sessanta.

La zona industriale occupa la parte occidentale del territorio della città di Porto Torres, che si trova a circa quindici chilometri a nord-ovest del capoluogo Sassari, cui è collegata dalla strada statale 131 Carlo Felice e da diverse altre strade minori. Dista inoltre una ventina di chilometri dall'aeroporto di Alghero-Fertilia. Amministrativamente è subordinata all'ente pubblico del Consorzio Industriale Provinciale di Sassari

Storia

Nata in area ricadente nelle competenze della Cassa del Mezzogiorno, subì successivamente una notevole riduzione delle attività a causa della delocalizzazione e della deindustrializzazioneIvan Blecic, Costruzione degli scenari per la pianificazione, FrancoAngeli, 2012 - ISBN 8856858185, oltre che per le scelte dell'Eni e per il crescere della coscienza ambientalistaConsorzio Industriale Provinciale di Sassari, La storia. Ospitò uno dei più importanti complessi industriali del settore petrolchimico in Italia.

Sull'area dove sorge l'attuale zona industriale, alla metà del XX secolo l'unica attività presente era quella svolta dalla società siderurgia mineraria Ferromin (allora dell'IRI), che vi si era insediata con una sede distaccata della miniera di Canaglia; i minerali estratti venivano trasportati al porto industriale mediante una ferrovia a scartamento ridotto e imbarcati verso il continente dopo una prima lavorazione, oggi note come elementi di archeologia industrialesardegnaabbandonata.it, Le vecchie fornaci di Porto Torres.

Nel 1956 per far fronte alla crescente disoccupazione e alla questione meridionale venne istituito un consorzio per la creazione di una zona industriale localizzata nell'area di Porto Torres. I motivi che portarono alla scelta del territorio di Porto Torres per la nascita di un così importante bacino industriale furono in primis legati al fatto che la suddetta città godesse già di un approdo costiero sicuro e parzialmente sviluppato, che essa fosse molto vicina alla principale città della subregione (Sassari), al fatto che il continuo spirare dei venti in quella zone scongiurasse il rischio di inquinamento atmosferico, dalla grande disponibilità idrica dovuta al Riu Mannu ed infine per la vicinanza all'aeroporto di Alghero, essenziale per il rapido spostamento delle maestranze.

L'arrivo di Rovelli

Con la promulgazione della Legge 623/1959Legge 30 luglio 1959, n. 623, recante norme in materia di "Nuovi incentivi a favore delle medie e piccole industrie e dell'artigianato", l'imprenditore Angelo Rovelli ed il Credito Industriale Sardo, di cui era allora presidente Raffaele Garzia, stipularono accordi che condussero poi al primo finanziamento, accordato nel 1961Erogato nel 1962, per gli investimenti a Porto TorresVera Zamagni, L'Istituto Mobiliare Italiano e i finanziamenti all'industria chimica sarda , in Atti del Convegno “Società e industria in Italia negli anni sessanta-ottanta del Novecento: i poli petrolchimici in Sardegna” - Alghero, 3-4 dicembre 2004. Nel frattempo la Regione Sardegna elaborava i provvedimenti che presero consistenza con il Piano di Rinascita della Sardegna per l'industrializzazione dell'Isola e che comprendevano finanziamenti a fondo perduto cumulabili con quelli della Cassa per il Mezzogiorno, grazie ai quali Rovelli ricevette quindi altre cospicue tranche di finanziamento dal CIS ogni anno sino al 1970; parallelamente, Rovelli riceveva l'appoggio del ministro per lo sviluppo del Mezzogiorno Giulio Pastore e dei vertici dell'IMI - Istituto Mobiliare Italiano, fra i quali il sassarese Sergio Siglienticorriere.it, IMI SIR, la madre di ENIMONT. Sono stati peraltro ricostruiti rapporti con altri importanti esponenti politici e bancari fra i quali Antonio Segni e Giovanni Leone, entrambi poi capi dello statoLa Nuova, Ascesa e caduta dell'ingegner Rovelli che insegnò ai sardi la parola «boom» La Nuova, La guerra chimica dei trent'anni.

Rovelli operò complessivamente con circa 50 società, fra le quali la SIR - Società Italiana Resine (chiamata in Sardegna SIR - Sarda Industrie Resine), costituita nel 1959Altre ricostruzioni lo collegano a un numero complessivo di 107 società: Il Messaggero Sardo, Il futuro incerto del petrolchimico, 11 marzo 2009; i rapporti fra il gruppo Rovelli e l'IMI furono oggetto di casi giudiziari infine confluiti nella vicenda del cosiddetto Lodo Mondadori, passando attraverso lo scoop giornalistico non pubblicato di Mino Pecorelli ("Gli assegni del presidente") con cui si sarebbe insinuato il pagamento di tangenti a Giulio Andreotti, che in qualità di ministro dell'industria ebbe a inaugurare la raffineria di Porto Torres.

La nascita del polo petrolchimico fu accompagnata dalla freddezza dell'Eni, che contemporaneamente avviava investimenti in Sicilia, e la visita a Porto Torres di Enrico Mattei nell'ottobre 1962 (due settimane prima della morte) resta tramandata in viva aneddotica localeLa Nuova, Era il 1962, quando Mattei fece “un giro” a Porto TorresLa Nuova, L'umiltà di Enrico Mattei e la supponenza di Rovelli.

Ad ogni modo la SIR avviò nel 1962 l a produzione su larga scala del fenolo, nel 1964 di cumene e stirene, poi nel 1965 aggiunse quella dell'etilene (in steam cracking, per 45.000 tonnellate l'anno) e nel 1968 realizzò una raffineria di petrolioQuesta società, che realizzò gli impianti con la collaborazione della Gulf Oil, la quale contemporaneamente riceveva sovvenzioni dall'IMI (si veda Zamagna, cit.), aveva una capacità produttiva nel 1974 di 125.000 barili di greggio al giorno - in proposito, James I. Sturgeon, Joint ventures in the international petroleum industry; exploration and drilling, Norman, Oklahoma, 1974; promosse inoltre, aggiungendole nel corso del tempo, produzioni di altre resine e altri polimeri anche termoplastici comprendenti il polietilene, l'ABS, il PVC, il polistireneFred Aftalion, A History of the International Chemical Industry, Chemical Heritage Foundation, 2001 - ISBN 0941901297.

Nel 1979, due anni dopo i primi procedimenti penali a carico di Rovelli, i debiti stimati del gruppo assommavano a circa 1.740 miliardi di lireSi consideri che nello stesso periodo il "buco" accertato ascrivibile al bancarottiere Michele Sindona veniva stimato da Giorgio Ambrosoli in 207 miliardi di lire; in proposito, Sole24Ore, 1979 L'anno nero della finanza. e per questo l'IMI costrinse l'imprenditore a cedere il controllo del gruppo a un consorzio costituito fra le banche creditrici.

Dopo Rovelli

Dopo l'uscita di Rovelli, che nel frattempo fece causa all'IMI, gli impianti vennero poco dopo rilevati dall'Ente nazionale idrocarburi (Eni), allora presieduto da Giorgio Mazzanti; l'ente, che poi si scoprì contemporaneamente impegnato nella vicenda "Eni-Petromin"Mario Guarino, Ladri di stato: storie di malaffare, arricchimenti illeciti e tangenti, Dedalo, 2010 - ISBN 8822063120Andrea Tagliaferri, La storia sommersa: i misteri dell'Italia repubblicana, ed. L'Universale, 2015 - ISBN 6050381364, continuò l'attività attraverso le controllate Syndial e Polimeri Europa.

Nel decennio 90-00 l'economia turritana ritrovò un po' d'ossigeno e gli impianti si ripresero. Ci fu un secondo boom anche per il porto, ma con l'avvenire della crisi nel nuovo millennio, gli impianti petrolchimici chiusero lasciando in cassa integrazione diversi lavoratori.

Attività L'area, in cui operano 140 soggetti, rappresenta l'area di maggior rilievo fra quelle ricadenti nella giurisdizione del Consorzio industriale provinciale di Sassari e si estende per 2311 ettari, di cui 1280 in uso; di questi, la maggior parte è a servizio del polo petrolchimico, ma 408 ettari ospitano attività diverseConsorzio Industriale Provinciale di Sassari, Agglomerato industriale di Porto Torres.

Energia Confina a ovest con il territorio di Fiume Santo, in cui si trova una importante centrale elettrica, all'8º posto nazionale per emissioni di NOx e ossido di zolfo secondo i dati E-PRTR 2007. I relativi dirigenti sono sospettati di inquinamento ambientale doloso. Nel 2011 era progettata l'ulteriore espansione dell'uso del carbone nella medesima centrale, mediante conversione di altri 2 gruppi a olio combustibile (dopo i 2 del 2003).

Nel 2011 è stato inaugurato un collegamento elettrico sottomarino a 500 kV in corrente continua della linea SAPEI, primo al mondo per profondità di posa e secondo per lunghezza; in precedenza il riferimento elettrico principale si situava a punta Tramontana, a Est, in territorio di Castelsardo, ove si trova l'elettrodo positivo del circuito SACOI (SArdegna-COrsica-Italia).

Nel 2012, fu avviato il processo per un parco eolico di 100 MW al largo del porto, poi ritirato.

Nel 2015 è stato inaugurato un gassificatore destinato a produrre azoto gassoso e aria compressa.

Nel 2019 l'Eni inaugura un nuovo impianto fotovoltaico da 31 MW.

Bonifica

Sotto il profilo della igiene pubblica e dell'ambiente, Porto Torres è uno dei 39 siti di interesse nazionaleMinistero dell'ambiente, Mappa dei SIN e relativi dettagli . Vi si riscontrano malformazioni congenite e incrementi di mortalità per le emissioni degli impiantiUnione Sarda, Inquinamento, allarme a Porto Torres - "Qui si muore più che a Taranto"Castedduonline.it, Inquinanti chimici, ricerca shock a Porto Torres. Tumori in aumento; la mortalità per forme tumorali dell'apparato respiratorio nel periodo 2003-2010, per la zona aggregata Sassari-Porto Torres, era più elevata del 49% rispetto alla media dell'intera regioneLa Nuova, Veleni killer, tra Sassari e Porto Torres è boom di tumoriPer dati precedenti l'ultimo studio (2005), si veda Istituto Superiore di Sanità, Documentati i danni alla salute nelle aree a rischio della Sardegna.

Nel dettaglio, la zona è stata inserita nei siti di interesse nazionale nel 2002 e poi determinata in un'area di 4600 ettari, di cui 1874 su terraferma e 2741 a mare, con decisione del 2005.Decreto ministeriale 3 agosto 2005, in materia di "Perimetrazione del sito di interesse nazionale di Porto Torres". Il "piano di caratterizzazione" approvato riguardava 1651 ettari a terra nel 2013, 1530 nel 2014 (di cui un decimo con progetto di bonifica approvato).

Sono stati approvati dei progetti di bonifica del suolo per alcune delle aree della zona industriale, afflitte da gravi problemi di inquinamento ambientale (3 a marzo 2013); in particolare nel 2014 è stato presentato il "Progetto Nuraghe", affidato per appalto alla ditta Astaldi, per un lotto di circa 100 ettariLa Nuova, Presentato il progetto per le bonifiche all'ex petrolchimico di Porto Torres.

Chimica verde

Le industrie chimiche originali del polo hanno attraversato seri problemi occupazionali, che hanno dato luogo a proteste talora clamorose, come per esempio nel caso della Vinyls nel 2010.Corriere.it, Porto Torres: operai della Vinyls occupano l'antica torre aragonese Nel 2011 è stata quindi decisa una riconversione alla "chimica verde" dalle parti pubbliche e private.Protocollo d'intesa per la "chimica verde" a porto Torres , 26 maggio 2011.

È stato inaugurato nel 2014 un impianto sulla chimica verde da parte di Matrica, una divisione aziendale della Novamont e dell'Eni,La Nuova, Chimica verde, inaugurato a Porto Torres il primo impianto Matrica volto a utilizzare fonti rinnovabili vegetali dell'agricoltura locale.