Padre e Dottore della Chiesa, tradusse in latino parte dell'Antico Testamento greco (ci sono giunti, integri o frammentari, Giobbe, Salmi, Proverbi, Ecclesiaste e Cantico, dalla versione dei Settanta) e, successivamente, l'intera Scrittura ebraica.
Biografia
Nacque da Eusebio a Stridone «villaggio distrutto dai Goti al confine fra Pannonia e Dalmatia», come egli scrisse nel capitolo 135 del De Viris illustribus, dedicato a sé stesso. Qualcuno identifica il sito con l'attuale Stridone/Zrenj in Istria vicino al margine della Croazia con la Slovenia. Inviato giovanissimo a Roma, dopo un inizio di vita irregolare in un ambiente frivoloPenna in fu allievo di Mario Vittorino e di Elio Donato. Qui fu battezzato a 19 anni da papa Liberio. Si dedicò anche agli studi di retorica, terminati i quali si trasferì a Treviri, dove era ben nota l'anacoresi egiziana, insegnata per qualche anno da Sant'Atanasio durante il suo esilioAlfredo Cattabiani, Santi d'Italia, p. 530.. Si trasferì poi ad Aquileia, dove entrò a far parte di una cerchia di asceti riunitisi in comunità sotto il patronato dell'arcivescovo Valeriano, ma, deluso dalle inimicizie che erano sorte fra gli asceti, partì per l'Oriente. Ad Antiochia avvenne il suo cosiddetto «sogno ciceroniano» in cui Cristo giudice lo accusa di essere ancora amante della letteratura profana che riteneva scritta meglio dei testi sacri: «Tu mentisci! sei ciceroniano, non cristiano...»; fustigato dagli angeli promise «Signore, se ancora avrò in mano libri mondani, se li leggerò, sarà come se ti avessi rinnegato» (Ep. 22, 30)Penna in . Ritiratosi nel deserto della Calcide, vi rimase un paio di anni (375 - 376) vivendo una dura vita di anacoreta e allo stesso tempo imparando l'ebraico e perfezionando il greco già appreso a Roma.
Fu questo periodo ad ispirare i numerosi pittori che lo rappresenteranno come San Girolamo penitente ed è a questo periodo che risale l'episodio leggendario del leone che, afflitto da una spina penetratagli in una zampa, gli sarebbe poi stato accanto, grato poiché Girolamo gliel'avrebbe tolta (in realtà la leggenda del leone è importata dalla vita di san Gerasimo); così come la tradizione secondo la quale Girolamo era uso far penitenza colpendosi ripetutamente con un sasso.
Deluso anche qui dalle diatribe fra gli eremiti, divisi dalla dottrina ariana, tornò ad Antiochia, da dove era passato prima di venire in Calcide, e vi rimase fino al 378, frequentò le lezioni di Apollinare di Laodicea e fu ordinato presbitero dal vescovo Paolino II di Antiochia. Si recò quindi a Costantinopoli, dove poté perfezionare lo studio del greco sotto la guida di Gregorio Nazianzeno (uno dei Padri Cappadoci). Risalgono a questo periodo le letture dei testi di Origene e di Eusebio.
Allorché Gregorio Nazianzeno lasciò Costantinopoli, Girolamo tornò a Roma, nel 382, dove fu segretario di papa Damaso I, divenendone il più probabile successore. Qui si formò un gruppo di vergini e di vedove, capeggiate dalla matrona Marcella e dalla ricca vedova Paola, cui si accompagnarono le figlie Eustochio (detta anche Giulia) e Blesilla, che vollero dedicarsi ad una vita ascetica fatta di preghiera, meditazione, astinenza e penitenza e delle quali Girolamo divenne padre spiritualeAlfredo Cattabiani, Santi d'Italia, p. 531..
Il rigore morale di Girolamo, però, che era decisamente favorevole all'introduzione del celibato ecclesiastico e all'eradicazione del fenomeno delle cosiddette agapete, non era ben visto da buona parte del clero, fortemente schierato su posizioni giovinianiste. In una lettera ad Eustochio, Girolamo si esprime contro le agapete nei seguenti termini:
Alla morte di papa Damaso I, la curia romana contrastò con grande determinazione ed efficacia l'elezione di Girolamo, anche attribuendogli una forte responsabilità nella morte della sua discepola Blesilla. Questa era una nobile ventenne romana, appartenente alla gens Cornelia, che era rimasta vedova ancor fanciulla e che aveva seguito la madre Paola e la sorella Eustochio nel gruppo di dame che avevano deciso di seguire la vita monastica con le rigide regole di Girolamo, morendo ben presto, probabilmente a causa dei troppi digiuni. Data la singolarità dell'evento e la grande popolarità della famiglia di Blesilla, il caso sollevò un grande clamore. Caduta la sua candidatura, sul finire del 384, fu eletto papa il diacono Siricio.
Girolamo decise allora di lasciare Roma alla volta dell'Oriente. Nell'agosto del 385 s'imbarcò dal porto di Ostia col fratello Paoliniano, il presbitero Vincenzo ed alcuni monaci a lui vicini. Successivamente lo raggiunsero le discepole Paola, Eustochio ed altre appartenenti alla comunità delle ascete romaneAlfredo Cattabiani, Santi d'Italia, p. 532.. Giunto a Gerusalemme, si dedicò alla traduzione della Sacra Scrittura direttamente dall'ebraico al latino. Paola fondò a Betlemme un monastero maschile ed uno femminile, dove andò a vivereSecondo Hubertus R. Drobner nella primavera del 386 vennero fondati ben tre monasteri femminili.. Insieme alla figlia e a Girolamo visitò la Terrasanta; tutti e tre decisero di rimanerci fino alla fine dei loro giorniFranco Cardini, Le dimore di Dio. Dove abita l'eterno, Il Mulino, 2021, p. 195.. Nel 386 Girolamo andò a vivere nel monastero maschile, dove rimase fino alla morte. Qui visse dedicandosi alla traduzione biblica, alla redazione di alcune opere ed all'insegnamento ai giovani. Anche questo periodo ha ispirato numerosi pittori, che lo ritraggono, ispirato dallo Spirito Santo, come estensore della Vulgata nella sua cella monastica, accompagnato dal fido leone. Nel 404 morì la sua discepola Paola, che verrà poi venerata come santa, ed alla quale egli dedicò post mortem lEpitaphium sanctae Paulae.
Nell'ultima parte della sua vita si dedicò soprattutto alla polemica contro Pelagio, che si era trasferito a Gerusalemme, confermando gli scritti in proposito di Agostino, con cui intrattenne una corrispondenza. I pelagiani risposero violentemente, anche assaltando il suo convento; contro questa sedizione Girolamo chiese l'intervento di papa Innocenzo I, la cui lettera di risposta al vescovo di Gerusalemme Giovanni, difensore dei pelagiani, giunse dopo la morte di questi nel 417Penn in .
Morì nel 420, proprio nell'anno in cui il celibato, dopo essere stato lungamente disatteso, venne imposto al clero da una legge dell'imperatore Onorio.
Opere Vulgata
La Vulgata, prima traduzione completa in lingua latina della Bibbia, rappresenta lo sforzo più impegnativo affrontato da Girolamo. Nel 382, su incarico di papa Damaso I, affrontò il compito di rivedere la traduzione dei Vangeli e successivamente, nel 390, passò all'antico testamento in ebraico, concludendo l'opera dopo ben 23 anniCfr. Adam Kamesar, Jerome, Greek Scholarship, and the Hebrew Bible: A Study of the "Quaestiones Hebraicae in Genesim", Oxford, Clarendon Press, 1993.. Nelle Quaestiones hebraicae in Genesim, composte a sostegno della sua attività pluridecennale, anzi, si confronta il testo della Genesi nella traduzione Vetus latina con il testo ebraico a lui accessibile e con la LXX a giustificazione delle scelte operate nella Vulgata.
Il testo di Girolamo è stato la base per molte delle successive traduzioni della Bibbia, fino al XX secolo, quando per l'antico testamento si è cominciato ad utilizzare direttamente il testo masoretico ebraico e la Septuaginta, mentre per il Nuovo Testamento si sono utilizzati direttamente i testi greci. Dalla Vulgata sono tratte le pericopi per l'epistola e il Vangelo della Messa tridentinaL'introito, le orazioni e il graduale, il tratto e l'offertorio invece derivano dal Messale gallicano (tranne alcuni casi), che derivando a sua volta del Messale gregoriano, sono tratte dall'Itala, che sarà soppiantata in Occidente solo nell'VIII secolo..
Girolamo fu un celebre studioso del latino in un'epoca in cui questo implicava una perfetta conoscenza del greco. Fu battezzato all'età di venticinque anni e divenne sacerdote a trentotto anni. Quando cominciò la sua opera di traduzione non aveva grandi conoscenze dell'ebraico, perciò si trasferì a Betlemme per perfezionarne lo studio.
Girolamo utilizzò un concetto moderno di traduzione che attirò le accuse da parte dei suoi contemporanei; in una lettera indirizzata a Pammachio, genero della nobildonna romana Paola, scrisse:
Nonostante la fierezza riportata all'interno di questa missiva, San Girolamo visse a pieno il tipico dissidio degli umanisti medievali: tesi tra l'amore per le lettere e l'amore per Dio. La soluzione a questo contrasto interiore fu espressa dallo studioso sempre all'interno di una lettera, ovvero lEpistula ad Magnum, all'interno della quale sono citati numerose testimonianze della possibilità di un uso quanto meno strumentale dei testi classici. A tal proposito, ad esempio, Eli si propose di fare come David il quale uccise Golia con la sua stessa arma.
Opere storiografiche e agiografiche
Il De Viris Illustribus, scritto nel 392, intendeva emulare le "Vite" svetoniane dimostrando come la nuova letteratura cristiana fosse in grado di porsi sullo stesso piano delle opere classiche. In esso sono presentate le biografie di 135 autori in prevalenza cristiani (ortodossi ed eterodossi), ma anche ebrei e pagani, che però hanno avuto a che fare con il cristianesimo, con uno scopo dichiaratamente apologetico:
Le biografie hanno inizio da Pietro apostolo e terminano allo stesso Girolamo ma, mentre nelle successive Girolamo elabora conoscenze personali, le prime 78 sono frutto di conoscenze di seconda mano, desunte da varie fonti, tra cui Eusebio di CesareaRobert Browning, Storia, in Letteratura Latina Cambridge, Milano, Mondadori, 2007, vol. 2, pp. 539-540..
Il Chronicon è, invece, una traduzione-rielaborazione latina del Chronicon di Eusebio di Cesarea, composto nel IV secolo e perduto nella sua originale versione greca. Ultimato nel 381, il Chronicon tratta dei periodi storici e mitici della Storia universale a partire dalla nascita di Abramo fino all'anno 325. Nell'impalcatura cronologica, estesa dal 325 al 378, rientrano sia figure mitologiche come Minosse, il re Edipo e Priamo, che personaggi storici, mentre Girolamo, per completezza, inserisce anche dati preziosi di letteratura latina, desunti dal De viris illustribus svetonianoRobert Browning, Storia, in Letteratura Latina Cambridge, Milano, Mondadori, 2007, vol. 2, pp. 537-539..
Una sorta di curiosa commistione tra storia, romanzo e agiografia sono le Vite degli eremiti San Paolo di Tebe, Sant'Ilarione e San Malco.
Tutte le opere storiche ed agiografiche di san Girolamo sono state pubblicate nell'originale latino e tradotte in italiano in: Bazyli Degórski (a cura di), Girolamo. Opere storiche e agiografiche. Vita di san Paolo, eremita di Tebe. Vita di Ilarione. Vita di Malco, l'eremita prigioniero. Prefazione alla traduzione delle Cronache di Eusebio di Cesarea. Continuazione delle Cronache di Eusebio di Cesarea. Gli uomini illustri. Prefazione alla traduzione della Regola di Pacomio, in Opere di Girolamo, XV, Roma, Città Nuova, 2014.
Opere polemiche La Altercatio Luciferiani et Orthodoxi, composta nel 378 circa, rappresenta un dialogo tra Lucifero da Cagliari, un antiariano, e un ortodosso anonimo. Cinque anni dopo, nello Adversus Helvidium, scritto nel 383, Girolamo polemizza contro Elvidio, che dichiarava che la Vergine Maria dopo aver generato Gesù avesse partorito altri figli. Nella seconda parte del testo Girolamo esalta con lodi la verginità della Madonna.