Dormono le cime dei monti è il titolo comunemente assegnato al Fr. 49 GarzyaAlcmane, I Frammenti, a cura di A. Garzya, Napoli 1954, pp. 126 ss. di Alcmane. È noto anche col titolo alternativo "Notturno", poiché il topos della descrizione del paesaggio in quiete .

In questo frammentoPeraltro, nella sua apparente semplicità, complesso da tradurreː si veda la riflessione in https://www.rivistazetesis.it/Alcmane.htm. si descrive, con una tipica Ringkomposition arcaica, il fatto che cime dei monti, gli abissi, i promontori e i burroni sembrano dormire nella quiete della notte. E tutti gli animali che trovano la terra come fonte di sostentamento, insieme a tutte le api esistenti e gli animali feroci delle montagne, dormono, così come tutti i tipi di uccelli che hanno le ali lunghe, ed i mostri, che vivono nelle profondità marine, tra le acque scurite dalle tenebre sopraggiunte.

Ogni parola e ogni immagine del brano di Alcmane ha precisi antecedenti in Omero, come, peraltro, in tutta la lirica arcaicaː la terra è μέλαινα come il mare è purpureo, gli uccelli sono τανυπτερύγων e le fiere ὀρεσκώιοι, riprendendo epiteti formulari tipici dell'Odissea.

A livello stilistico, a parte l'uso del dialetto dorico, si nota la duplice anafora di εὕδουσιVv. 1 e 6. e la variatio φῦλά ... γένος ... γένος, che mira a dare sacralità alla descrizione della notte con una ripetizione variata del termine indicante le specie.

Note

Voci correlate Alcmane Antonio Aloni

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