La disoccupazione in un'economia di mercato è la condizione di mancanza di un lavoro retribuito per persone in età da lavoro. Si possono avere sia disoccupati perché hanno perso il lavoro che svolgevano (disoccupati in senso stretto), sia perché sono in cerca della prima occupazione (inoccupati). Con disoccupazione si intende dunque la condizione opposta all'occupazione.

In macroeconomia il concetto di disoccupazione si può estendere all'intero Stato e sulla base dei dati raccolti si possono calcolare stime statistiche come il tasso di disoccupazione.

Descrizione

La disoccupazione di Stato Stazionario di una economia dipende dal tasso di separazione dal lavoro e dal tasso di ottenimento di occupazione. Durata Se la maggior parte della disoccupazione è di breve durata, si può ipotizzare che si tratti dell'inevitabile disoccupazione frizionale. Se la disoccupazione è di lunga durata è da classificarsi come disoccupazione strutturale. Se ci si pone l'obiettivo di abbassare il tasso naturale di disoccupazione, la politica economica deve tendere a focalizzarsi sulla disoccupazione a lungo termine, ossia quella a cui si riferisce la maggior parte della quantità di disoccupazione.

In diversi gruppi demografici Il tasso di disoccupazione varia sensibilmente tra diversi gruppi di popolazione. I lavoratori più giovani hanno un tasso di disoccupazione molto più elevato dei lavoratori più anziani"La forza più importante da cui scaturisce il senso d’inutilità dei lavoratori disoccupati è l’età, per due ordini di ragioni: intanto perché nei comparti produttivi d’avanguardia i lavoratori anziani sono giudicati pregiudizialmente “bloccati, lenti e fiacchi”; in secondo luogo perché ai pregiudizi nei confronti della forza lavoro avanti negli anni si aggiungono quelli di genere": Gianfranco Sabattini, Lo spettro dell’inutilità, Mondoperaio, n. 12/2016, pp. 32-33.. Si possono individuare due diverse possibili cause di un elevato tasso di disoccupazione: un basso tasso di ottenimento di lavoro e un alto tasso di separazione dal lavoro. I gruppi demografici caratterizzati da un elevato tasso di disoccupazione tendono ad avere un elevato tasso di separazione dal lavoro; le variazioni del tasso di ottenimento del lavoro tra i diversi gruppi tendono ad essere meno marcate. I giovani, appena entrati nel mercato del lavoro, sono incerti sulla carriera da intraprendere; risulta utile per loro provare diversi tipi di lavoro. È giusto attendersi per questo gruppo un elevato tasso di separazione dal lavoro e un più alto tasso di disoccupazione frizionale.

Costi Quando la disoccupazione ciclica è elevata, la società deve sopportare un costo opportunità causato dalla mancata produzione di una certa quantità di prodotto potenziale (equivalente a ciò che si sarebbe potuto produrre in condizioni di piena occupazione).

Altri costi della disoccupazione sono i costi sociali e i costi umani, che si manifestano in svariate problematiche psicologiche o psicofisiche che affliggono il disoccupato. In alcuni casi, oltre al declino economico la disoccupazione a lungo termine può portare a perdita di identità di gruppo, impatto sul ruolo famigliare, conflitto interiore di valori ed aspirazioni che può portare ad accettare proposte pur di ottenere un impiego che in altri momenti avrebbe considerato immorali, ipertensione, depressione e alcolismo. Nei casi più disperati si sono registrati suicidi.

Tipi di disoccupazione

Gli economisti distinguono diversi tipi e diverse teorie sulla disoccupazione, come quella ciclica, la disoccupazione frizionale, quella strutturale e quella classica. Altre categorie di disoccupazione sono quella stagionale, quella ciclica e quella nascosta. Possiamo anche distinguere fra disoccupazione volontaria e involontaria, in base ad una semplice distinzione: quella volontaria è attribuita alla volontà del singolo individuo, mentre quella involontaria esiste a causa delle condizioni socio-economiche (come la struttura del mercato, l'intervento del governo, ecc..) della società nella quale si trova l'individuo.

Messa in questi termini, molta della disoccupazione frizionale è volontaria, perché riflette un comportamento di ricerca individuale. La disoccupazione volontaria include quei lavoratori che rifiutano lavori a basso guadagno mentre la disoccupazione involontaria include le persone che sono state licenziate a causa della crisi economica, del fallimento della compagnia per cui lavoravano o della sua riorganizzazione. La disoccupazione congiunturale, la disoccupazione strutturale e la disoccupazione classica sono in gran parte di natura involontaria. Tuttavia, l'esistenza di disoccupazione strutturale può riflettere le scelte fatte dai disoccupati in passato, mentre quella classica (naturale) può derivare da scelte legislative ed economiche fatte da sindacati o partiti politici.

Quindi la distinzione tra disoccupazione volontaria e involontaria è difficile da disegnare. I casi più evidenti di disoccupazione involontaria sono quelli in cui ci sono meno posti di lavoro vacanti rispetto ai lavoratori disoccupati. In questo modo, anche se tutti i posti vacanti sono coperti, alcuni lavoratori disoccupati rimarrebbero ancora.

Disoccupazione classica

La disoccupazione classica avviene quando il numero di posti di lavoro disponibili è inferiore all'offerta di lavoro da parte dei candidati. Gli economisti neoliberisti affermano che l'aumento delle regolazioni imposte dal governo può portare ad una crescita della disoccupazione. Per esempio, una paga minima garantita aumenterebbe il costo dei lavoratori con poche competenze specifiche sopra l'equilibrio di mercato, portando ad un aumento della disoccupazione. Leggi che vanno a limitare i licenziamenti potrebbero indurre gli imprenditori ad assumere di meno.

Questo ragionamento però ignora altri fattori che contribuiscono alla disoccupazione. Altri, come Murray Rothbard, suggeriscono che persino i taboo sociali possono prevenire la caduta dei salari.

Nell'opera Out of Work: Unemployment and Government in the Twentieth-Century America, gli economisti Richard Vedder e Lowell Gallaway sostengono che il livello record di stipendi, produttività e disoccupazione in America conferma la teoria della disoccupazione classica. I dati a loro disposizione mostrano una forte correlazione fra i salari adattati all'inflazione e il livello di disoccupazione negli USA fra il 1900 e il 1990, anche se affermano che i loro dati non tengono conto di variabili esogene.

Disoccupazione ciclica

Questa è la disoccupazione determinata dalle variazioni del ciclo economico. Il tasso di disoccupazione aumenta quando l'economia è in fase di recessione. La disoccupazione ciclica o keynesiana si verifica quando non c'è abbastanza domanda globale nell'economia per fornire lavoro a tutti coloro che vogliono lavorare. La domanda per molti servizi e beni crolla, minore produzione è richiesta e conseguentemente meno lavoratori sono richiesti, gli stipendi sono ridotti. Il suo nome deriva dai frequenti spostamenti del ciclo economico, anche se la disoccupazione può anche essere persistente come è avvenuto durante la Grande Depressione.

Con la disoccupazione ciclica, il numero di lavoratori disoccupati supera i posti di lavoro disponibili, quindi anche se si raggiungesse la piena occupazione, alcuni lavoratori rimarrebbero comunque disoccupati. Alcune persone associano la disoccupazione ciclica con quella frizionale perché i fattori che causano la frizione sono parzialmente causati da variabili cicliche. Gli economisti keynesiani vedono la mancanza di lavoro come una cosa risolvibile dall'intervento del governo. Una strategia suggerita è quella di aumentare le spese statali per accelerare l'occupazione e la domanda. Un'altra strategia consigliata è quella di adottare una politica monetaria espansiva che aumenti la quantità di denaro circolante per ridurre i tassi d'interesse e così aumentare le spese private.

Teoria marxista della disoccupazione

I marxisti condividono la visione keynesiana del rapporto fra la domanda globale e la disoccupazione, ma con l'avvertimento che la tendenza del sistema capitalistico di ridurre la partecipazione dei lavoratori nell'attività imprenditoriale e la compressione dei loro salari causa la diminuzione della domanda globale, portando alla crisi della disoccupazione e a periodi di stagnazione prima che la crescita economica possa tornare. Secondo Karl Marx, la disoccupazione è inerente ad un sistema capitalistico instabile e periodiche crisi di disoccupazione generale devono essere previste. In questo modello di organizzazione sociale, il proletariato serve a serbatoio di forza lavoro, spingendo all'abbassamento dei salari. Tutto ciò è realizzato dividendo il proletariato in lavoratori che producono surplus economico e disoccupati..Marx, Karl (2009). Capital: An Abridged Edition. Edited by David McLellan, Oxford Paperbacks, Oxford, UK. ISBN 978-0-19-953570-5. Secondo Marx, l'unico modo di eliminare per sempre la disoccupazione sarebbe quella di abolire completamente il capitalismo e un sistema sociale che spinge alla competizione per lo stipendio e passare ad un modello economico socialista. Per i Marxisti contemporanei, l'esistenza della disoccupazione è la prova che il modello capitalista non riesce a garantire piena occupazione.

Disoccupazione strutturale

La disoccupazione strutturale è la mancanza di un impiego legata all'assenza di corrispondenza tra domanda e offerta di lavoro. In altre parole, è la mancata corrispondenza tra abilità del lavoratore e richiesta del datore, oppure la differenza di posizione geografica; si verifica quando il mercato del lavoro non riesce a fornire un lavoro a tutti i potenziali candidati in quanto non c'è un accordo fra le competenze e le conoscenze richieste e quelle possedute da chi vuole lavorare.

Questo tipo di disoccupazione è difficile da separare in maniera empirica dalla disoccupazione frizionale, ma dura molto di più di quest'ultima. Lo stimolo della domanda globale non va a diminuire questo tipo di disoccupazione. La disoccupazione strutturale può essere indotta ad aumentare da una disoccupazione ciclica persistente: se i lavoratori sono fuori a lungo dal mercato del lavoro, le loro competenze diventano obsolete e inutili e diventa per loro più difficile reinserirsi anche se in futuro l'economia dovesse risollevarsi.

Molta della cosiddetta disoccupazione tecnologica, consistente nei lavoratori rimpiazzati da macchine, potrebbe rientrare nella disoccupazione strutturale. Alternativamente, la disoccupazione tecnologica si può anche riferire al modo in cui una stabile crescita della produttività dei lavoratori implica che meno lavoratori sono richiesti per produrre lo stesso livello di beni ogni anno. Il fatto che la domanda globale possa essere aumentata per risolvere questo problema indica che questo tipo di disoccupazione è, in realtà, ciclico. Come è indicato dalla legge di Okun, la domanda globale deve crescere abbastanza velocemente per assorbire non solo la crescente forza lavoro ma anche quei lavoratori resi inutili dall'aumentata produttività.

Disoccupazione stagionale Questo tipo di disoccupazione rappresenta la mancanza di lavoro causata dalle variazioni climatiche e stagionali. Anche questo tipo di disoccupazione interessa il breve termine ed è tipica degli impieghi legati al turismo. Per es. la maggior parte dei bagnini è soggetta a disoccupazione stagionale durante la stagione invernale. Di solito le statistiche non considerano questo tipo di mancanza di lavoro adottando apposite tecniche correttive.

Disoccupazione frizionale